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da il foglio del 11 novembre 2006 Cinque saggi per un rebus, scrivere la ricetta dell’islam italiano Chi sono i professori voluti dal ministro Amato per elaborare la "carta dei valori" dei "nuovi cittadini" |
Milano. Si chiamerà Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione e sarà pronta nell’aprile del 2007. Voluta dal ministro dell’Interno Giuliano Amato – che nell’agosto scorso si è trovato ad affrontare il rompicapo dello scontro fra musulmani radicali e moderati dopo la pubblicazione da parte dell’Ucoii di un manifesto dai toni antisemiti – diventerà una sorta di Carta costituente per “i nuovi cittadini”, così li chiama il ministro, che dovranno sottoscriverla e impegnarsi a rispettare i principi laici della nostra società, sulla falsariga di esperienze simili già realizzate in Francia, in Germania e in Olanda, dove sono stati elaborati documenti giuridici da far sottoscrivere agli immigrati di diverse etnie e fedi. Per questo motivo il ministro ha nominato un comitato di “saggi”: cinque giuristi che, partendo dalla questione islamica, allargheranno la loro elaborazione anche agli immigrati di fede ortodossa e ai buddisti. Ma chi sono i saggi-tecnici che dovranno elaborare la Carta? Il coordinatore del gruppo, composto da quasi tutti islamologi, è Carlo Cardia, noto saggista (e collaboratore del Foglio). Professore di Diritto ecclesiastico e Filosofia del diritto all’università di Roma Tre, è storico della Chiesa e fine giurista. Ha dedicato vent’anni alla redazione della legislazione ecclesiastica italiana, dal Concordato fino alle varie Intese. Il Viminale gli ha affidato questo delicato incarico soprattutto per le sue conoscenze del rapporto fra le diverse confessioni religiose e lo stato, che gli saranno utili nel compito di redigere una Carta dei valori che possa essere condivisa sia dagli immigrati che leggono le massime di Confucio sia da quelli che memorizzano le sure del Corano. Essendo stato anche membro della Commissione consultiva per la libertà religiosa della presidenza del Consiglio, è utile riportare alcune sue considerazioni manifestate nel gennaio del 2002 durante un’audizione parlamentare sul tema della libertà religiosa: “Non si può dire che le confessioni religiose abbiano tutte diritto a un’intesa, ma neppure il contrario”, ha detto. “Quando fu elaborata la Costituzione, le confessioni religiose erano quelle che si collocavano nell’orizzonte giudaico-cristiano (alcune protestanti) e non si immaginava minimamente che avremmo potuto avere questo florilegio di nuovi movimenti religiosi. E’ difficile pensare che si possa affermare il diritto all’intesa di tutte le religioni; altrettanto difficile è dire che lo stato detenga una possibilità arbitraria di valutazione”. Infatti, il centro della discussione che avverrà all’interno della Consulta islamica ruoterà intorno alla libertà religiosa. O almeno così la pensa Khaled Fouad Allam, deputato della Margherita, anche lui membro del gruppo dei “saggi”. Nato in Algeria da padre algerino e madre siriana, ha studiato diritto all’università di Orano. Poi si è specializzato in islamologia e sociologia del mondo arabo a Parigi. In Italia insegna Sociologia del mondo arabo all’università di Trieste. Ha pubblicato diversi saggi e ha collaborato con la Nato e con il Consiglio d’Europa come analista dei processi di acculturazione sia nelle società arabe sia in quelle europee. Fouad Allam ricorrerà alla fonte giuridica del Ijtihad (l’interpretazione) per cercare di modernizzare il messaggio del Corano e aggirare il reato di apostasia prevista dall’interpretazione classica. I diritti umani Adnane Mokrani invece è un professore tunisino, laico. Dopo gli studi a Tunisi, si è trasferito a Roma per un dottorato sul dialogo interreligioso al Pisai, Pontificio istituto degli studi arabi e islamici. Oggi insegna all’Università gregoriana ed è convinto fautore di una contestualizzazione del messaggio del Corano. E’ ottimista sulla possibilità di risolvere le contrapposizioni con una parte significativa della comunità musulmana. Così come sembra essere molto ottimista Francesco Zannini, anche lui docente del Pisai, dove insegna Teologia islamica e islam contemporaneo. Zannini parla arabo, persiano e bengalese. Ha studiato arabo all’università americana del Cairo e ha vissuto vent’anni in Asia, soprattutto nel Bangladesh. Attento studioso alle nuove esegesi dell’islam che cercano di attualizzare la sharia, è convinto che le interpretazioni “moderne” – più assimilabili ai principi laici dell’occidente – stiano emergendo in tutti i paesi arabi. Ovviamente fautore del dialogo interreligioso, ha scritto un libro che s’intitola “Ahmed, il mio vicino” ed è convinto che sia possibile trovare dei valori comuni condivisibili per tutti gli immigrati. Unica donna del comitato è la professoressa Roberta Aluffi Beck-Peccoz, docente associato di Sistemi giuridici comparati presso la facoltà di Giurisprudenza dell’università di Torino. Esperta sia di islam sia di integrazione, ha pubblicato saggi sul diritto di famiglia e la libertà di coscienza nei paesi musulmani. Nei suoi testi (significativo quello pubblicato dal Mulino “Musulmani in Italia”, dedicato alla condizione giuridica delle comunità islamiche e curato dal docente di diritto canonico Silvio Ferrari) ricostruisce la storia “non monolitica” della giurisprudenza musulmana e analizza la frammentazione del diritto islamico che “segue i tracciati dei confini politici”, ma riconosce il problema di fondo. “Gli stati a prevalenza musulmana sono prudenti, se non freddi – ha scritto – nei confronti di molti dei documenti internazionali in materia di diritti umani che contrastano con alcuni principi fondamentali della loro comune tradizione giuridica”. Un concetto importante visto che oggi i cinque “saggi” inizieranno un confronto con i membri della Consulta islamica proprio sui temi internazionali (il disarmo, la pace, i diritti umani). E cercheranno di sciogliere le perplessità dei musulmani moderati della Consulta che ritengono l’elaborazione della Carta dei valori, estesa a tutti gli immigrati, un tentativo di ovviare agli interrogativi reali suscitati dalla fede e dalle tradizioni di molti musulmani italiani che sempre più frequentemente confliggono con le leggi del nostro paese. |
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