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da PiùVoce
del 25 Giugno 2010

Con la nuova legge, affitto anche per i gay. Solo la Chiesa cattolica ha detto no

Libertà di mercato per gli uteri delle Indiane

di Nicoletta Tiliacos
 

Il fiorente mercato indiano degli uteri in affitto, sul quale soprattutto le coppie straniere possono contare per “prestazioni” a prezzi molto inferiori al mercato occidentale e in particolare americano (nel 2009 è stato stimato in India un giro d’affari di quattro miliardi e mezzo di euro) cerca nuove vie legali per espandersi. Per farlo, naturalmente, ricorre alla finzione della “donazione non a fini di profitto”.

In questi giorni, come informa una nota dell’agenzia Asianews, è in discussione una proposta di legge, l’Assisted Reproductive Technology regulation bill 2010, che dà diritto a chiunque di richiedere l’utilizzo di una madre surrogata. La nuova legge proibisce in teoria il pagamento della madre portatrice (ma lo rende possibile attraverso la solita beffa del “rimborso spese”) e rende legali le “donazioni spontanee” da parte di donne tra i 21 e i 35 anni.

La novità è che possono accedere alla generosità “disinteressata” della madri portatrici indiane anche single e coppie non sposate. Uno degli autori della proposta di legge ha francamente dichiarato che, “con il termine single, il sentiero è aperto anche a gay e lesbiche che potranno usufruire della legge. Con l’espressione coppie non sposate si intendono in genere le relazioni eterosessuali. Ma la sua interpretazione è stata lasciata aperta”.

Un esercito di schiave povere – di questo si tratta, altro che di “donatrici” – potrà essere arruolato senza limiti. L’unica voce contraria è per ora quella della Chiesa cattolica indiana.

 

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