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da il foglio
del 23 novembre 2006

Né Dio né Epicuro

Una morale laica non accetta precetti, neanche quelli un po’ stucchevoli dell’atarassia

di Angiolo Bandinelli



Il periodico “Le Monde des religions” dedica il suo ultimo numero a un tema attualissimo: “La sagesse. La quête d’une spiritualité sans Dieu” (La saggezza. La ricerca di una spiritualità senza Dio). Al centro del fascicolo, dieci brevi testi “fondamentali, che aiutano a vivere”: sono citazioni da Buddha, Mencio (Men-tzu), Aristotele, Epicuro, Epitteto, Marco Aurelio, Montaigne, Schopenhauer, Simone Weil, Swami Prajnanpad.

Per Buddha, la saggezza è liberarsi del dolore esistenziale; per Mencio è senso della compassione e rispetto per l’umano; secondo Aristotele, la felicità del saggio consiste nella vita dello spirito, nutrito dell’amicizia e in contemplazione; Epitteto esorta al distacco dalle cose che non dipendono da noi; Montaigne privilegia l’introspezione, lo scetticismo dinanzi alle certezze religiose e filosofiche; Schopenhauer elogia la “disposizione interiore” a capire il mondo; Simone Weil si proietta nell’esperienza dell’amore per l’altro; il massimo che c’è, per Swami Prajnanpad, consiste nell’accettare il reale, non attendere nulla. Suppongo che il fascicolo venda bene: agli inizi degli anni Novanta, un microeditore dotato di fantasia, “Stampa Alternativa”, si inventò una microcollana a bassissimo prezzo, la chiamò “Millelire”, appunto. Uno dei primi titoli fu la “Lettera a Meneceo” di Epicuro, con i suoi famosi precetti: “Quando noi viviamo, la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi”; “Non è irreligioso colui che rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità”; la saggezza consiste nella “perfetta serenità dell’animo”, che si raggiunge quando “la bufera interna cessa, perché il nostro organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa…”. Il fascicolino ebbe un successo clamoroso, ne furono vendute centinaia di migliaia di copie ed è ancor oggi un fortunato long seller.


Mere tecniche di sopravvivenza

A cosa è dovuta la presa di certi temi su un pubblico non certo tagliato per il filosofare? Torniamo a “Le Monde des religions”, scorriamo i sommari relativi a due articoli. Il primo: “Il crollo delle ideologie politiche o religiose ha lasciato il posto a una spiritualità laica. Essa costituisce per l’uomo di oggi, più che un pensiero, una pratica di vita, la vita ‘buona e giusta’”. Il secondo: “Cafés philo, logge massoniche, meditazioni e arti marziali. Cresce la richiesta di senso: come è possibile vivere bene? Come unificare corpo e spirito? Si moltiplicano i luoghi dove si può dibattere su questioni filosofiche o cercare la pace dell’anima”. Senza più Dio né ideologie, ridotto allo stato “laico”, l’uomo sembra pronto al ripiegamento su una mera tecnica di sopravvivenza per lo più ricalcata sul modello stoico-epicureo, che identifica la saggezza nella chiusura nell’ambito del privato, nell’atarassia (la “pace dell’anima”). Al massimo, potrà concedersi all’apertura compassionevole verso il prossimo, ispirata a una generica benevolenza. Un po’ stucchevole, no? Tra parentesi: la saggezza stoica è presunzione compiaciuta del laicista, il sigillo della sua superiorità etica e filosofica. Non faccio l’inquisitore, non mi impiccio, ma dubito che costui viva davvero nell’atarassia dei sensi e dei desideri.

Il mondo classico fu segnato dal divario crescente tra un potere sempre più monocratico/ assolutista e l’individuo – l’“idiotes” dei greci, colui che vive chiuso nel suo privato – comprensibilmente portato a una vita lontana dalla cosa pubblica, ormai estranea se non ostile. Oggi l’antica precettistica ha perso appeal. Il mio amico Marco sostiene che una laica innocenza, cioè la vera saggezza, è propria dei vecchi sperimentati e vissuti, non dei giovani ancora ignari del vivere, dei suoi drammi, delle sue compromissioni, delle sue miserie: senza Dio, ma anche senza dogmi epicurei o stoici, l’uomo saggio è non chi evita la caduta, ma chi sa riemergerne, ricco di una nuova esperienza. Nel nostro piccolo, continueremo dunque a gettarci tra le cose del mondo (anche la vita pubblica, la politica), a sporcarci con le vicende dell’umano non rifiutandoci al suo oscuro lato dionisiaco: anzi, visto che non possiamo non dirci cristiani, avendo a che fare anche con Belzebù, il Maligno.

 

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