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da il foglio
del 2 dicembre 2006

La condanna degli Ayatollah per l'Azero Rafiq Tagi

Una franca e sincera fatwa contro lo scrittore che elogia il cristianesimo

di Giulio Meotti



Roma. Hamid al Ansari, preside della facoltà di Legge islamica all’Università del Qatar, un mese fa aveva detto al Wall Street Journal: “Queste fatwe sono un marchio morale e ideologico di vergogna, che dobbiamo estirpare dal nostro islam”. Ma il sistema iraniano di fatwe ha ingranato un ritmo impressionante. Nel settembre 2002 il televangelista Jerry Falwell, ospite di “60 minutes”, disse che “Maometto era un uomo di guerra”. Durante la preghiera del venerdì un portavoce dell’ayatollah Ali Khamenei emette una fatwa contro Falwell: “La sua morte è un dovere religioso”.

Tutto iniziò con la fatwa del 1989 contro Salman Rushdie da parte dell’ayatollah Khomeini. A Tokyo venne ucciso a pugnalate il traduttore giapponese Hitoshi Igarashi, il traduttore norvegese William Nygaard si prese un paio di pallottole e trentasette ospiti di un albergo a Sivas vennero assassinati nel tentativo di linciaggio del traduttore turco, Aziz Nesin. Anche Ettore Capriolo, traduttore italiano, è stato accoltellato.

Per molto meno dei “Versetti satanici”, per i suoi versi ammalianti sul vino e l’amore, il grande poeta persiano Omar Khayyam era stato bandito dagli ayatollah. Nel 1991 i mullah hanno inviato uno “specialista” a tagliare la testa di Shapour Bakhtiar, primo ministro dell’ex Shah, in un sobborgo di Parigi. Hashemi Rafsanjani, allora presidente della Repubblica Islamica, ringraziò Allah per avere permesso “la decapitazione di quel serpente”.

L’algerino Muhammad Boukhobza è stato ucciso con altri cinque autori liberali. E Rashid Mimouni, autore del romanzo “La maledizione”, è apparso nelle liste di morte affisse nelle moschee insieme all’autore di “Ripudio”, l’algerino Rashid Boudjedra, più volte incarcerato. Haidar Haidar è stato accusato di essere il “Rushdie siriano” per un romanzo “blasfemo” e il poeta Saeed Soltanpour è stato ucciso durante il proprio matrimonio. A Mehdi Shokri spararono in faccia, come il poeta curdo Delshad Mariwani, l’arabo Abdul-Nabi Majid e Khaled al-Amin, traduttore di Goethe e Schiller.

Il marocchino Mohamed Choukri faceva parte delle undici vittime designate dagli ayatollah khomeinisti insieme a Rushdie. Ucciso anche il saggista Farag Foda, amico di Naguib Mahfuz, premio Nobel per la Letteraura pugnalato quasi a morte nel 1994, dopo che lo sceicco Omar Abdel Raman, implicato nella prima strage al World Trade Center, lo aveva accusato di apostasia. Un altro scrittore egiziano condannato a otto anni di carcere, Alaa Hamed, ha tentato il suicidio. I libri della siriana Ghada Samman sono stati bruciati e la bengalese Taslima Nasreen, autrice de “La vergogna”, si è salvata grazie alla protezione di Stoccolma.

Quest’anno la fatwa, per fortuna non ancora eseguita, è toccata al danese Flemming Rose e al francese Robert Redeker, per citare solo due casi.

Ora è la volta di un giornalista dell’Azerbaijan: una fatwa contro uno scrittore azero, accusato di esaltare la cristianità contro l’islam, è stata lanciata dal grande ayatollah Mohammed Fazel Lankarani, che ha ordinato ai fedeli islamici di uccidere l’apostata. Lui è Rafiq Tagi e scrive per il giornale dell’Azerbaijan “Senet”. I suoi articoli avevano già provocato manifestazioni a Teheran contro l’ambasciata dell’Azerbaijan, paese a maggioranza sciita come l’Iran. Alcuni giornali iraniani riferiscono che molti fedeli azeri hanno scritto all’ayatollah Lankarani per chiedergli consiglio su come comportarsi con lo scrittore, accusato di offendere il Profeta Maometto e di affermare la superiorità dell’Europa cristiana sul medio oriente islamico.

Samir Huseynov, direttore di Senet, e il reporter Tagi erano già stati incarcerati per aver pubblicato l’articolo “Europe and Us”, in cui Tagi suggeriva che i valori islamici fossero all’origine dell’arretratezza economica e additava l’islam come causa della violenza. “Non erano parole offensive verso il Profeta, e poi non viviamo in uno stato religioso”, ha detto Tagi, che elogiava i valori europei e la libertà garantita dal cristianesimo rispetto all’islam. Alcuni abitanti di Nasradan, un villagggio islamico a nord di Baku, si sono già offerti di assassinare l’“infedele”. “Nessuno può tollerare lo sfregio del Profeta”, ha detto Haji Hajiaga Nuri, portavoce del Partito islamico dell’Azerbaijan. E il Consiglio islamico del Caucaso, per bocca dello sceicco ul-Islam Haji Allahshukur Pashazad, ha invitato le autorità a prendere provvedimenti contro la blasfemia.

Il ministero della Giustizia azero ha annunciato che Tagi e la famiglia sono stati evacuati in una destinazione sconosciuta. Nel frattempo il direttore del quotidiano Huseynov ha chiesto scusa per aver pubblicato l’articolo. La stampa azera, guidata dal quotidiano principale Azadliq, ha accusato Tagi di voler emulare Ohran Pamuk. Si è messa in moto la milizia iraniana Basij, quella che sminava i campi iracheni con i corpi dei suoi adepti. Contro Rushdie ha reclutato 508 volontari per eseguire la sentenza di morte.

 

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