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da il foglio
del 18 settembre 2007

Caro James Hillman, attento a non fare lapsus freudiani su Platone

di Ruggero Guarini



Gli psicoanalisti, quando parlano delle intuizioni prefreudiane di Platone, citano sempre, di solito, quei passi del Simposio dai quali si può estrarre una teoria della libido e della sua sublimazione

Mai invece ricordano quel primo paragrafo del IX libro della Repubblica, dove a mio sommesso parere sono enunciati tutti o quasi tutti i principi fondamentali della psicoanalisi




Secondo il grande psicologo, la psiche è molto più grande della scienza che la studia. È inafferrabile senza una base filosofica. “Non conosciamo, ma siamo conosciuti”
L'anima è una leonessa che deve essere stanata, cioè educata
Testo della conferenza tenuta ieri al Festival della filosofia di Modena

di James Hillman da il foglio del 15 settembre 2007 



Al direttore - Bella la conferenza di Hilman sull’Anima. Specialmente per le citazioni da Eraclito, Platone, Plotino, Proclo e Agostino. Proprio quelle da Platone erano, tuttavia, le meno pertinenti. Non perché i brevi passi platonici riferiti da Hillman non parlassero dell’anima. Ma perché non erano quelli che a un psicoanalista dovrebbero sembrare più abbaglianti. Gli psicoanalisti, quando parlano delle intuizioni prefreudiane di Platone, citano sempre, di solito, quei passi del Simposio dai quali si può estrarre una teoria della libido e della sua sublimazione. Mai invece ricordano quel primo paragrafo del IX libro della Repubblica, dove a mio sommesso parere sono enunciati tutti o quasi tutti i principi fondamentali della psicoanalisi. In quel paragrafo Socrate, discorrendo con Trasimaco, parla dell’uomo tirannico, che egli dipinge come un tipo che, per tiranneggiare gli altri, non può non essere tiranneggiato a sua volta da una passione che sfugge del tutto al suo controllo e alla sua coscienza.

Ecco il passo decisivo di quel dialoghetto sublime:
Socrate – Tra i piaceri e appetiti superflui, taluni mi sembrano contrari a ogni legge. Forse insorgono in ognuno, ma tenuti a freno dalle leggi e dagli appetiti migliori, aiutati dalla ragione, in certe persone svaniscono completamente, o restano pochi e deboli, in altre più vigorosi e numerosi.
Trasimaco – E questi ultimi per te quali sono?
Socrate – Quelli che si risvegliano durante il sonno, quando il resto dell’anima, ciò che in essa razionale, calmo e governa l’altra parte, dorme, mentre l’elemento ferino e selvaggio si sfrena, respinge via il sonno e cerca di sfogare i propri istinti. Sai bene che in simile condizione ardisce ogni cosa, come sciolto e liberato da ogni pudore e prudenza. Non prova il minimo scrupolo di tentare, nell’immaginazione, l’unione sessuale con la madre o qualunque altra creatura umana, divina o bestiale; di macchiarsi di qualsiasi delitto; di non astenersi da alcun alimento. In una parola, non c’è follia né spudoratezza che gli manchi. Insomma in ciascun individuo esiste una data specie di appetiti, tremenda, selvaggia e contraria a ogni legge: anche in alcuni di noi che passano per persone molto moderate. E questo si rende appunto manifesto nel sonno.

Che questo passo contenga in nuce i princìpi fondamentali della psicoanalisi può vederlo anche un bambino. Infatti vi si sostiene:
1) che la coscienza (nous) è solo una parte dell’anima (psiche) e che pertanto esiste qualcosa come l’Inconscio;
2) che della parte inconscia dell’anima possiamo sapere qualcosa grazie al fatto che essa si esprime e si manifesta nei nostri sogni;
3) che i sogni hanno dunque una funzione e un senso giacché portano alla luce i desideri rimossi;
4) che fra questi desideri spiccano proprio quelli (incesto, perversione e altre follie, compreso il taciuto parricidio) che per Freud sono all’origine del dramma edipico;
5) che la parte cosciente e razionale della psiche è tendenzialmente solidale con le leggi della società ed è in effetti il suo organo;
6) che non c’è dunque civiltà, o pura e semplice convivenza umana, senza un grado più o meno intenso di repressione;
7) che i desideri stivati nell’Inconscio, per quanti sforzi facciano Ragione e Società per estirparli del tutto, sono in realtà indistruttibili;
8) che infine la costituzione profonda dell’Anima è essenzialmente identica in tutti gli umani, giacché i nostri sogni dimostrano che l’Inconscio di un pervertito, di un criminale o di un pazzo non è diverso, fondamentalmente, da quello del cittadino più assennato.

Esistenza dell’Inconscio, funzione e significato del Sogno, centralità del complesso di Edipo, nesso indissolubile fra Civiltà e Repressione, indistruttibilità del Rimosso, impossibilità di tracciare una linea netta di demarcazione fra Salute, Ragione e Follia: sono tutti concetti freudiani. Ma sono anche concetti Platonici. Hillman avrebbe pertanto dovuto citarli, e il fatto che non l’abbia fatto dev’essere un lapsus causato dal fatto che il Platone che piace agli alunni di Jung come lui non è esattamente lo stesso che piace ai devoti di Freud. Ma per quale oscura ragione sull’anima umana, all’alba e al tramonto della storia del pensiero occidentale, sono stati pensati gli stessi terribili pensieri? Giro la domanda a tutti coloro che oggi, presumibilmente confortati dall’uso stolto e triviale che ormai da un pezzo si fa della psicoanalisi nel mondo, pretendono ancora oggi di vedere nei testi di Freud un interessante episodio della cultura borghese anziché uno dei pochi discorsi che tra l’Ottocento e il Novecento siano riusciti a offrire all’uomo occidentale una visione del suo destino e della sua condizione abbastanza degna, per la sua tragica audacia screziata d’ironia, del pensiero degli antichi.

 

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