![]() |
da il foglio del 20 settembre 2007 Strage di tecnici di Teheran e Damasco mentre maneggiano armi chimiche e missili Il gas nervino di Iran e Siria Il raid contro una base nucleare siriana. La guerra delle notizie e il silenzio dei paesi arabi e di Ankara. In medio oriente è deterrenza dura La Siria sta tentando di dotarsi di armamento nucleare comprato dalla Corea del nord e di installarlo su uno dei suoi 60 Scud-C. Sta anche tentando di dotarsi di armi chimiche letali a lunga gettata In termini di “deterrenza” il successo israeliano non riguarda solo l’eliminazione delle atomiche, ma anche e soprattutto la dimostrazione di una straordinaria capacità operativa |
Roma. “Abbiamo ristabilito la deterrenza nei confronti della Siria e dell’Iran”: con questa frase Amos Yadin, capo dei servizi segreti militari di Israele, ha spiegato alla Knesset il senso dell’ultima scossa impressa da Israele agli equilibri mediorientali. Una frase un poco criptica, che però ha in sé anche la spiegazione della ridda di dichiarazioni e smentite che occupano i giornali in questi giorni. Il senso delle parole di Amos Yadin è tutto riassunto in alcuni fatti. Il primo: la Siria, che ha rinnovato il 21 luglio scorso a Damasco il patto militare che lega il presidente siriano Beshar al Assad a quello iraniano Mahmoud Ahmadinejad, sta tentando di dotarsi di armamento nucleare comprato dalla Corea del nord e di installarlo su uno dei suoi 60 Scud-C. Sta anche tentando di dotarsi di armi chimiche letali a lunga gettata, come dimostra l’esplosione del 23 luglio scorso – rivelata lunedì dalla rivista militare Jane’s Defense – in cui dozzine di ufficiali iraniani e 15 ufficiali siriani sono morti mentre tentavano di armare alcuni Scud-C con gas nervino in una base di Aleppo. Il riequilibrio della deterrenza a favore di Israele è stato conseguito con l’azione dell’aviazione di Gerusalemme che il 6 settembre ha fatto alzare otto Raam F151 e un Elint da ricognizione, che hanno percorso indisturbati tutto lo spazio aereo siriano senza essere intercettati dai modernissimi sistemi russi Pantsyr e hanno distrutto la caserma di Dayr ar Zawe, in cui era custodito l’armamento atomico sbarcato giorni prima a Tartus. Va notato che in termini di “deterrenza” il successo israeliano non riguarda solo l’eliminazione delle atomiche, ma anche e soprattutto la dimostrazione di una straordinaria capacità operativa. Tutte le illusioni islamiste sulla crisi militare di Israele, dopo le difficoltà riscontrate nel 2006 in Libano, sono state spazzate via. Con l’azione del 6 settembre, Ehud Barak ha dimostrato che Israele può ripetere quando vuole l’exploit del giugno 1967, quando distrusse al suolo le flotte aeree di Egitto, Siria e Giordania. In questa luce vanno lette le minacciose dichiarazioni di ieri di Mohammed Alavi vicecomandante dell’aviazione dell’Iran: “Abbiamo un piano che prevede, nel caso di un eventuale attacco di pazzia del governo israeliano, che i cacciabombardieri iraniani colpiscano per rappresaglia il territorio israeliano: la gittata dei nostri missili copre l’intero territorio di quel regime. Questo piano non è una vana minaccia, Israele dovrebbe togliersi dalla testa ogni follia”. In questo contesto di deterrenza riequilibrata, vanno infine collocate le dichiarazioni di Simon Peres che martedì ha affermato: “Il nervosismo nelle relazioni tra noi e la Siria è finito”. Il tutto mentre Ehud Olmert, dopo la dimostrazione di forza data il 6 settembre, apriva cautamente una disponibilità di trattative con Damasco, nel chiaro intento di arrivare con un clima migliore all’imminente conferenza sul medio oriente. Le stesse parole di Bernard Kouchner sulla possibilità di una guerra con l’Iran, sono state palesemente ispirate dalla scossa che la diplomazia occidentale ha ricevuto nel constatare che la Siria – lungi dal disporsi alla trattativa invocata dai democratici di mezzo mondo – sta addirittura tentando di dotarsi di armi atomiche. Notevole, peraltro, lo straordinario silenzio dei paesi arabi e della Turchia (che sicuramente monitorava l’azione aerea israeliana ai suoi confini e non ha minimamente protestato per il sorvolo del suo territorio nazionale). Le denuncie siriane contro l’atto di guerra israeliano sono cadute nel vuoto totale, non una capitale araba ha pronunciato una parola contro Gerusalemme, segno evidente del sollievo – soprattutto del Cairo, di Amman e di Riad – per il pieno successo di un’azione che le ha liberate dalla nuova minaccia dell’asse Damasco-Teheran. Con eccellente sintesi, ieri Condoleeza Rice ha posto il sigillo a due settimane di convulsioni: “Siamo convinti che a fronte del programma nucleare iraniano, la via diplomatica possa funzionare soltanto se accompagnata da una serie di incentivi, ma se è capace anche di mostrare i denti”. |
|