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da Avvenire del 9 ottobre 2007 A dieci mesi dalle prime critiche, un centinaio di giovani denuncia apertamente il capo dello Stato: «Sei un dittatore» Gli studenti all’attacco: contestato Ahmadinejad |
Da Teheran - «Morte al dittatore!»: lo slogan ostile nei confronti del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad è tornato a risuonare ieri all’Università di Teheran, dove un centinaio di studenti lo ha contestato durante una visita, dando vita a tafferugli con i miliziani islamici suoi sostenitori. Si è così ripetuto un episodio che era avvenuto dieci mesi fa al politecnico Amir Kabir della capitale e che aveva segnato la prima clamorosa iniziativa di protesta del mondo giovanile dopo anni di silenzio. Ahmadinejad si trovava all’Università per parlare alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico, che si è poi svolta regolarmente. I tafferugli sono avvenuti prima dell’inizio dell’evento, quando, all’esterno, si sono fronteggiati giovani Basiji, cioè volontari delle milizie islamiche che sostengono il presidente, e i suoi contestatori. I primi innalzavano cartelli su cui era scritto, tra l’altro: «Mettiamo al bando il Tahkim americano». Cioè il Tahkim Vahdat, che è la maggiore organizzazione riformista studentesca. Dall’altra parte vi erano striscioni in cui si leggeva tra l’altro «Perché solo alla Columbia? Anche noi abbiamo domande da fare». Con riferimento a una sessione di domande e risposte avuta da Ahmadinejad alla Columbia University di New York il mese scorso. Parlando alla cerimonia di ieri Ahmadinejad, che non ha fatto riferimento agli incidenti appena avvenuti fuori della sala in cui ha preso la parola, ha ricordato il suo intervento all’Università americana, il cui presidente, Lee Bollinger, lo ha accolto definendolo «un meschino e crudele dittatore». «Era un complotto per rovinare l’immagine dell’Iran», ha affermato il presidente, lasciando intendere tuttavia che il piano è stato sventato. A Teheran gli studenti riformisti hanno anche chiesto il rilascio di tre loro colleghi dell’Amir Kabir – di cui innalzavano le fotografie – in carcere per il contenuto di pubblicazioni studentesche di cui erano direttori, e il ritorno di alcuni docenti allontanati negli ultimi anni. Il movimento studentesco è stato tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000 tra i principali sostenitori della politica di riforme dell’allora presidente Mohammad Khatami. Ma una vasta repressione, con migliaia di arresti, ha portato nel 2003 all’esaurimento dell’ondata di protesta. Nei giorni scorsi, in un comunicato, il Tahkim Vahdat ha sottolineato le cifre di quelli che ha chiamato «i diritti calpestati degli studenti» nei due anni da quando Ahmadinejad è presidente: 43 organizzazioni e centri culturali studenteschi chiusi, 70 giovani attivisti arrestati e altri 550 convocati davanti ai comitati disciplinari delle Università. ( E.A.) |
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