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da il foglio
del 10 ottobre 2007

Così ha cancellato gli ebrei vittime dell’imperialismo islamico

Pubblichiamo un’anticipazione di Defending the west (Prometheus), il nuovo libro dello storico e dissidente islamico Ibn Warraq

di Ibn Warraq





Una delle cose più gravi di “Orientalismo” riguarda il totale disprezzo per il contesto in cui lavoravano gli scrittori orientalisti, accusati da Edward Said di razzismo, imperialismo e altri crimini. Gli europei sono da lui condannati in termini assoluti e astratti. Said e i suoi accoliti possono promuovere lo scontro occidente malefico contro gli “altri”, presentati come moralmente superiori e buoni, solo con una visione manichea del mondo. Combinato alla fallace superiorità morale della vittima colonizzata, questo vizio metodologico lo ha portato a una distorta interpretazione della storia. Ciò che viene prima e dopo il dominio britannico in India non viene mai preso in considerazione da Said e dai suoi epigoni. Anche una casuale comparazione con l’imperialismo dell’islam, le distruzioni dei templi indù e buddisti, delle sculture e delle opere d’arte, le conversioni forzate, le tasse sui “dhimmi” imposte dalla legge islamica, la riduzione della popolazione indù a schiavi e cittadini di seconda classe, dovrebbe modificare l’immagine dell’Impero britannico come forza storica completamente negativa (...) La conquista dell’Egitto da parte di Napoleone gioca un ruolo importante nello schema di Said, in cui tutto il male deriva dall’orientalismo. Per Said, Napoleone conquistò, dominò, sfruttò e oppresse l’Egitto, descritto come vittima passiva della rapacità occidentale. In realtà Naguib Mahfouz, il premio Nobel egiziano per la letteratura, una volta ha detto che grazie alla campagna di Napoleone in Egitto il suo paese era emerso da secoli di oscurantismo. Un risultato dell’incontro con l’occidente fu la scoperta del suo passato preislamico, grazie all’opera geniale di studiosi come Mariette e Champollion.

L’archeologia fu una creazione dei vittoriani. E’ un gruppo di europei che con un’insaziabile sete di conoscenza, curiosità ed energia, lentamente e pazientemente ha messo insieme la storia del buddismo in India, riscoprendo i testi in tibetano, sancrito e pali, trovati nelle monete, nelle iscrizioni e nelle sculture. Hanno riportato alla luce monumenti che sono l’orgoglio di tutti gli indiani e una fonte di consolazione per i buddisti di tutto il mondo. Erano studiosi britannici, soldati e amministratori.

L’uso che Said fa del linguaggio emotivo, per quanto riguarda l’imperialismo occidentale con tutti i suoi supposti mali, in verità gli serve a coprire il reale retroterra storico dell’intera regione. Laddove la presenza francese è durata meno di quarant’anni, gli ottomani sono stati i padroni dell’Egitto dal 1517, per un totale di 280 anni. Anche se consideriamo gli ultimi protettorati britannici e francesi, l’Egitto è rimasto sotto controllo occidentale per 67 anni, la Siria per 21 e l’Iraq solo per 15. E ovviamente l’Arabia Saudita non è mai stata controllata dall’occidente. Al contrario il sud della Spagna è stato sotto il dominio musulmano per 781 anni, la Grecia per 381 e la splendida capitale cristiana che ha eclissato Roma, Bisanzio, è ancora in mani islamiche. Il colonialismo islamico ha distrutto per sempre molte culture. Tuttavia, nessuna politica vittimistica è mai stata promossa da parte degli spagnoli e dei greci.

Secondo un recente rapporto, il Gran Mufti d’Egitto, Ali Gomaa, ha dichiarato proibite dall’islam le antiche sculture dell’Egitto (...) Edward Said non fa mai riferimento al fatto che gli ebrei erano una parte significativa del mondo arabo. Negli ultimi quindici anni, alcuni studiosi occidentali hanno cercato di dimostrare che l’antisemitismo islamico è solo un fenomeno recente, una acquisizione dai nazisti negli anni Quaranta e che gli ebrei vivevano al sicuro sotto la legge islamica, specialmente durante l’“età dell’oro” della Spagna musulmana. Sono entrambe affermazioni non suffragate dall’evidenza. Amartya Sen scrive ad esempio che il filosofo ebreo Maimonide “fu costretto a lasciare una Europa intollerante e trovare rifugio nel mondo arabo tollerante”. In verità Maimonide, rabbino e scienziato, fuggì dai musulmani che avevano conquistato Cordoba nel 1148. Perseguitarono gli ebrei offrendo loro la scelta se convertirsi all’islam, morire o l’esilio. Come altre, la famiglia di Maimonide scelse l’esilio. Per citare alcuni esempi di persecuzione di ebrei nelle terre dell’islam: il massacro di 6.000 ebrei a Fez nel 1033; di centinaia di ebrei uccisi fra il 1010 e il 1013 a Cordoba e in altre zone della Spagna musulmana; il massacro dell’intera comunità ebraica di 4.000 a Granada durante i moti islamici del 1066.

Ci sono numerosi studiosi che scrivono e vivono in occidente, le cui opere sono lette, rispettate e influenti ma che, per diversi motivi, hanno messo a tacere la storia dei dhimmi, i non musulmani, fra cui il genocidio armeno, i massacri non solo di ebrei ma anche di cristiani, indù, zoroastriani e buddisti. Said ha dimenticato questi “orientali”. Con questo termine designa soltanto i musulmani e li pone in modo passivo, eterne vittime dell’occidente.

 

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