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da Avvenire
del 12 ottobre 2007

La pillola grimaldello per l'aborto fatto in casa

di Eugenia Roccella



La pillola Ru486 è un metodo abortivo lungo, incerto, doloroso, con un tasso di mortalità 10 volte più alto delle altre tecniche

In Italia, la Ru486 non è solo una tecnica abortiva: alla pillola è affidato un ruolo ben più ambizioso, quello di grimaldello per scassinare la normativa sull'aborto


La pillola Ru486, nel mondo, è il metodo chimico più diffuso per interrompere una gravidanza. Se si volessero selezionare le migliori pratiche abortive con criteri oggettivi, il farmaco sarebbe in fondo alla classifica: è un metodo lungo, incerto, doloroso, con un tasso di mortalità 10 volte più alto delle altre tecniche, e inoltre ha provocato alcune morti da choc settico i cui meccanismi non sono stati ancora chiariti. In Italia, però, la Ru486 non è solo una tecnica abortiva: alla pillola è affidato un ruolo ben più ambizioso, quello di grimaldello per scassinare la normativa sull'aborto. È per questo che alcune forze politiche da tempo conducono un'insistente battaglia per introdurla nel nostro Paese, ottenendo finalmente che la Exelgyn, l'azienda che produce la pillola, dichiari - l'ha fatto nei giorni scorsi - che a novembre ne chiederà la registrazione in Italia.

La legge 194 sull'interruzione di gravidanza, e il successivo referendum, hanno prodotto una lacerazione tra laici e cattolici che ha lasciato un lungo strascico di incomprensioni e diffidenze reciproche, e nessuno, nel mondo politico, ha più voluto toccarla. Il dibattito sull'aborto è rimasto fermo, congelato a trent'anni fa, e la legge è stata blindata da una diffusa volontà di non aprire ulteriori scontri nel Paese. I cattolici ormai da anni ne chiedono la piena applicazione per quanto riguarda la parte sulla prevenzione, e adesso anche un adeguamento interpretativo, attraverso linee guida che forniscano regole e indirizzi sul piano pratico. Oggi sarebbe forse possibile riaprire una discussione meno aspra sull'interruzione di gravidanza, che permetta per esempio di lavorare sul sostegno alla maternità e sui modi per circoscrivere e ridurre il ricorso all'aborto, cominciando da ciò che unisce e non da ciò che divide.

Ma la sinistra radicale e anticattolica ha trovato la leva che può far saltare la legge 194 senza il pericolo di un passaggio parlamentare, creando semplicemente nel Paese una situazione di fatto da cui non è più possibile tornare indietro.

L'arma è appunto la Ru486: se si diffondesse, la normativa italiana sull'interruzione di gravidanza - che prevede che l'aborto avvenga nelle strutture pubbliche con tutte le garanzie connesse - non potrebbe più essere rispettata. La Ru486 infatti è sinonimo di aborto a domicilio; secondo le esplicite intenzioni del suo inventore, Emile Baulieu, è nata per promuovere l'aborto di massa nei Paesi terzi, dove non esistono sufficienti strutture sanitarie. La Francia, patria della pillola (il governo deteneva in origine il 30% delle azioni della casa produttrice), aveva una legge molto simile alla nostra, ma con la diffusione della Ru486 ha dovuto cambiarla per renderla compatibile con l'aborto 'fatto in casa'. Il risultato è che il 20% delle francesi che abortiscono con il metodo chimico non si presenta all'ultima visita di controllo dopo 15-20 giorni, con gravi rischi per la propria salute.

Cosa può succedere in Italia lo si capisce già osservando i dati che provengono dalle regioni, Toscana in testa, dove la Ru486 viene adoperata in barba alla legge e con il sostegno delle amministrazioni locali. La stragrande maggioranza delle donne viene rispedita a casa dopo l'assunzione dei farmaci. Eppure il Consiglio Superiore di Sanità ha emesso due pareri in cui si spiega con chiarezza che tra metodo tradizionale e metodo chimico c'è parità di rischio solo se la paziente rimane in ospedale "fino a completamento dell'aborto". Ma a chi importa davvero dei rischi che corrono le donne? Quello che conta è svuotare la 194, farne un guscio vuoto. E continuare impavidamente a sostenere che la legge sull'aborto non si tocca.

 

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