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da il foglio del 16 ottobre 2007 Messaggio chiaro agli islamisti, va affisso nelle moschee. A noi spetta un gesto di buona volontà Islam caritatevole, osiamo fidarci? Scruton di Roger Scruton (testo raccolto dalla redazione) L’enfasi sull’amore per il prossimo è certamente inteso come un attacco agli islamisti e ai terroristi e un invito rivolto ai musulmani di avvicinarsi agli aspetti della loro religione che predicano la pace e la riconciliazione |
Il mio primo pensiero è stato di gratitudine e di apprezzamento. Questa lettera, che è senza dubbio un’offerta di pace e un tentativo autentico di riconciliazione, era da molto attesa. È stata tatticamente parafrasata ed è chiaro che una grande scuola di pensiero e di organizzazione ha preso parte alla preparazione di questo testo al fine di ottenere firme così autorevoli. L’enfasi sull’amore per il prossimo e i due grandi comandamenti come li conosciamo dalla tradizione ebraica e cristiana, è certamente inteso come un attacco agli islamisti e ai terroristi e un invito rivolto ai musulmani di avvicinarsi agli aspetti della loro religione che predicano la pace e la riconciliazione, anziché quelli che approvano il conflitto. La lettera proviene da un ampio spettro di studiosi, invece che da imam e altri chierici religiosi, per la semplice ragione che l’islam non ha una istituzione paragonabile alle altre chiese che possa parlare a nome dei suoi membri e assumersi la responsabilità per lo sviluppo della fede. Un imam non ha autorità istituzionale nella tradizione sunnita ed è soltanto un uomo le cui qualità personali e la cui conoscenza religiosa lo rendono degno di quel ruolo. Il titolo di imam è riservato dagli sciiti al primo cugino Alì di Maometto e ai suoi discendenti, che sono visti come i veri successori del Profeta. Ma anche nella tradizione sciita non esiste il concetto di una figura giuridica che conferisca autorità. L’autorità è riposta direttamente nel potere di Dio. Secondo gli sciiti, la linea di discendenza degli imam si è interrotta con il dodicesimo, che è ancora vivo e ‘nascosto’ ed è destinato a ricomparire negli ultimi giorni come il mahdi. Dunque nessun chierico vivente può agire con una autorità più grande di quella conferitagli dalle proprie qualità agli occhi di Dio. L’islam, in altre parole, è più un sistema di pietà che una dottrina teologica. Tuttavia mi auguro che questa lettera possa essere letta nelle moschee, che gli imam wahabiti siano invitati a ripetere il suo messaggio e infine che venga affissa in ogni stipite del Pakistan rurale e dell’Afghanistan. Nei giorni in cui l’oriente era l’oriente e l’occidente era l’occidente, era possibile per i musulmani dedicare le loro vite alla pia osservanza e ignorare il male che prevale nel dar al-harb. Ma quando questo male si è diffuso in tutto il pianeta, seducendo con libertà e licenziosità al posto delle esigenze austere di un codice religioso, fino a invadere il dar al-islam, i vecchi antagonismi si sono risvegliati. È quello che si trova a dovere affrontare oggi l’occidente. Mi domando se un giorno potremmo sperare in un sequel della lettera, che condanni gli assassini e le atrocità di al Qaida e dei suoi imitatori e inviti i musulmani a distanziarsi completamente da questi crimini. Nel frattempo sarebbe del tutto ragionevole se i leader cristiani rispondessero amichevolmente a questa lettera e la facessero loro con un gesto di buona volontà. |
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