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da il foglio
del 16 ottobre 2007

L’effetto della lettera è positivo ma lento, nell’islam è ancora dominante la cultura del rigetto

Islam caritatevole, osiamo fidarci? Samir



Questo gruppo di 138 rappresenta la tendenza più aperta dell’islam, maggioritaria numericamente, ma non la più forte


Roma. Samir Khalil Samir è il massimo studioso cristiano di islam. Egiziano d’adozione libanese, formatosi in Francia e in Olanda, Samir insegna oggi all’Università Saint-Joseph di Beirut e al Pontificio istituto orientale di Roma. È stato visiting professor alla Georgetown University di Washington e al Cairo. Al Foglio Samir spiega perché gli è piaciuto il testo dei 138 saggi musulmani. “È un documento più rappresentativo di quello che i 38 scrissero alcuni mesi fa. Nel nuovo testo citano il Corano ma anche il Vangelo e l’Antico Testamento. È un riconoscere, non dichiarato ma implicito, del Nuovo Testamento come documento di rivelazione. Tutto è impiantato sull’amore per Dio e il prossimo. La terminologia usata è cristiana, non musulmana, come un voler fare passi autentici verso il dialogo fra le fedi. Tutto il discorso è spirituale e permette un dialogo tra gli uomini più sereno dei testi precedenti. La conclusione cita il versetto 5,48 del Corano, ‘se Dio avesse voluto avrebbe fatto di voi una sola comunità’, sanziona la diversità anche a livello religioso”. Veniamo ai silenzi del documento. “Restano fuori i problemi conflittuali, la violenza nell’islam, a causa di un residuo di quel tipico miscuglio fra politica e religione. I saggi parlano di cristiani che non devono aggredire l’islam. Intendono gli Stati Uniti e le nazioni occidentali. Dobbiamo distinguere sempre fra stati e persone. Hanno scelto brani positivi del Corano e della Bibbia. È bello ma ambiguo, un altro gruppo di studiosi potrebbe scegliere versetti che vanno in senso opposto”. C’è poi un problema di forma. “Il testo non ha autorità giuridica, ma morale perché rappresentativo di vari paesi e di tendenze sunnite, sciite e sufi. Ha un valore etico ma non dogmatico. Da questo documento i gruppi radicali terroristi non saranno mai toccati. Ma può aiutare gente di buona volontà ad avere una visione più aperta e più pacifica. Si tratterà di diffonderlo nel mondo islamico e non di farne solo un testo per l’esportazione verso il mondo occidentale. Del testo non hanno fatto versioni persiane, urdu e turche, le lingue dell’islam. È pensato per l’occidente supposto essere cristiano”. Il dubbio è che resti elitario e non scalfisca la massa fondamentalista. “C’è una tendenza massiccia dell’islam attuale allo scontro e al rigetto dell’occidente, dentro il quale mettono di tutto. Dobbiamo ripensare la formazione degli imam, chi tiene i discorsi del venerdì in tutto il mondo e chi governa le moschee, quasi ovunque i sauditi, fra i quali è fortissima la corrente radicale. Questo gruppo di 138 rappresenta la tendenza più aperta dell’islam, maggioritaria numericamente, ma non la più forte. Un venti per cento di musulmani radicali causa molti più danni dell’ottanta per cento di non radicali. Chi ha scritto il testo non è militante, sono musulmani che sanno di dover trovare un accordo preservando le affermazioni islamiche positive. I musulmani in Europa non scendono però per strada contro il terrorismo, dicono sempre ‘questo non è il vero islam’, non agiscono. L’effetto della lettera è dunque buono ma ridotto e lento”.

 

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