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da il foglio
del 19 ottobre 2007

Benvenga il dialogo teologico, ma non spegnerà da solo lo scontro di civiltà

di Giulio Meotti
Coloro che in occidente insistono a voler negare che questo conflitto sia in corso, dovrebbero prendere nota della grande urgenza con cui si conclude la lettera degli studiosi musulmani

«La lettera non coglie che il conflitto fra islam e occidente non sarà risolto dai teologi, ma dai musulmani ordinari capaci di tollerare altre religioni e di permettere ai propri simili di decidere a quale chiesa aderire, senza paura, violenza e intimidazione»


Roma. Edward Rothstein sul New York Times ha appena recensito il suo ultimo libro, “The suicide of reason” (Basic Books). “Lee Harris invita a una pausa, sostiene che la visione moderna per sconfiggere i nostri nemici è basata su false premesse: che la storia progredisca, che la storia progredisca verso una ragione sempre più influente e che la ragione possa superare ogni ostacolo. Nella visione di Harris questi errori hanno condizionato il confronto cruciale fra il jihadismo e la cultura liberale occidentale”. Filosofo, saggista, polemista e scrittore americano, Lee Harris è autore di un classico del pensiero contemporaneo, “Civilization and Its Enemies”. Un anno fa avevamo pubblicato un suo lungo saggio sulla lezione di Benedetto XVI a Ratisbona, tradotto in molte lingue. Harris è noto come “l’anti-Fukuyama” per il suo attacco alle teorie sulla “fine della storia” e al neoconservatorismo come “illusione postmoderna”.

Con il Foglio Harris commenta la lettera che i 138 saggi musulmani hanno indirizzato a Ratzinger e agli altri leader cristiani. “La lettera è molto significativa, arriva a un anno esatto dalla prima che 38 musulmani spedirono a Benedetto XVI, in risposta alla lectio di Ratisbona. Il tema della lettera è lo stesso della lezione di Ratzinger: il conflitto fra islam e occidente. Coloro che in occidente insistono a voler negare che questo conflitto sia in corso, dovrebbero prendere nota della grande urgenza con cui si conclude la lettera degli studiosi musulmani: ‘Se musulmani e cristiani non sono in pace, il mondo non può essere in pace. È forse in gioco la stessa sopravvivenza del mondo’. La lettera aperta è un tentativo di trovare un terreno comune per superare l’attuale conflitto che potrebbe risolversi in una catastrofe mondiale”. Tuttavia, Harris dice di essere costretto a prendere atto della “sensazione dolorosa che i musulmani hanno fallito nell’individuare la fonte profonda di questo conflitto. Sono d’accordo con loro che il futuro comune è in pericolo e che lo scontro di civiltà fra islam e occidente può mettere in gioco la nostra sopravvivenza. Non ho dubbi circa la sincerità dei 138 nel tentativo di trovare un accordo fra islam e tradizione giudeocristiana. Sono d’accordo che le tre grandi religioni monoteistiche abbiano in comune una teologia e dei principi etici. Però non sono affatto convinto con la fede ottimistica che, al fine di prevenire il conflitto, abbiamo bisogno di riflettere sulle posizioni teologiche che condividiamo”. Una comune teologia non esclude di essere anche peggiori nemici. “Sunniti e sciiti hanno teologicamente più in comune che cristiani e musulmani, tuttavia la teologia non ha impedito loro di massacrarsi a vicenda. In Iraq le squadre della morte uccidono i ragazzi che portano gli short e i barbieri che tagliano la barba contro i principi dell’islam. In Afghanistan un musulmano si è convertito al cristianesimo ed è stato minacciato di morte, in quello stesso Afghanistan che gli Stati Uniti hanno liberato dal fanatismo talebano. Ma l’intolleranza fanatica non aveva bisogno dei talebani, sorge spontaneamente dai mullah e dal popolo. Un chierico musulmano disse che l’apostata andava smembrato pezzo dopo pezzo dal popolo. Durante le guerre di religione che scossero l’Europa dopo la Riforma, cattolici e protestanti erano d’accordo sulla maggior parte delle dottrine cristiane, ma si sono sgozzati l’un l’altro in nome del comune Salvatore, lo stesso Gesù di Nazareth che ha detto loro di amare il prossimo”.

Oggi negli Stati Uniti c’è un’ondata di letteratura ateistica. “Tuttavia i battisti vivono accanto agli atei senza scannarsi. I mormoni credono che Cristo sia il figlio biologico di Dio, tuttavia un mormone sta correndo per la Casa Bianca. In occidente siamo diventati estremamente tolleranti della teologia degli altri perché non prendiamo sul serio la nostra. Per noi la teologia non è più degna di essere presa in considerazione e uccidere altri esseri umani perché teologicamente diversi ci sembra una follia”.

Al cuore del conflitto di civiltà c’è la relazione fra religione e cultura: “La lettera non coglie che il conflitto fra islam e occidente non sarà risolto dai teologi, ma dai musulmani ordinari capaci di tollerare altre religioni e di permettere ai propri simili di decidere a quale chiesa aderire, senza paura, violenza e intimidazione. Dovunque è passato l’islam, è avvenuta una trasformazione rivoluzionaria e totale nelle culture convertite o conquistate, una trasformazione tale che è diventato difficile anche solo immaginare un Egitto o un Iran non islamico. L’islam ha una missione che non è creare imperi, ma la diffusione dell’islam. Un ebreo russo sotto la dominazione nazista non aveva scelta, esendo ebreo non era per lui possibile convertirsi all’arianesimo. Nel caso del jihad, puoi convertirti all’islam. Tolleranza e libertà religiosa sono principi che l’occidente non può abbandonare. La domanda è un’altra: riuscirà l’islam a farli suoi?”.

 

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