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da Il foglio
del 24 ottobre 2007

Il documento dell'Europarlamento tracima nel ridicolo, e dimostra di non conoscere la storia della scienza

Il creazionismo una minaccia per la democrazia? Suvvia

di Giorgio Israel



In realtà, nel sostenere che la scienza ha soltanto bisogno di osservazione e confronto con i fatti empirici si assume una metafisica ancora più pesante: il positivismo mascherato da anti-metafisica

Se si volesse entrare nella logica aberrante del Parlamento europeo occorrerebbe osservare che, piuttosto, è stato nel secolo del darwinismo che il nazifascismo e il comunismo hanno celebrato i loro lugubri trionfi


Il 4 ottobre 2007 il Parlamento europeo ha approvato a maggioranza un documento dal titolo “I pericoli del creazionismo nell’ambito dell’educazione”, che condanna le teorie creazioniste, includendovi le teorie del “disegno intelligente”. Il tono è particolarmente acceso: si manifesta preoccupazione per i “possibili effetti deleteri” che queste teorie possono avere sul sistema dell’istruzione e addirittura per le “conseguenze che potrebbero avere per le nostre democrazie”. Secondo il Consiglio d’Europa “se non stiamo attenti, il creazionismo potrebbe divenire una minaccia per i diritti umani”.

Il documento ha sollevato reazioni di segno opposto. Di particolare interesse ci sembra il commento di Massimo Piattelli Palmarini (Corriere della Sera del 16 ottobre), in quanto, pur partendo da posizioni equilibrate e da talune affermazioni interessanti, arriva a salutare come “razionale e liberatoria” la delibera. Piattelli Palmarini non si profonde in un peana della teoria dell’evoluzione, a differenza dei darwinisti professionali. Anzi, sostiene – con notevole coraggio, dati i tempi che corrono – che “la dottrina darwiniana tradizionale fa acqua da molte parti”. Cita l’illustre genetista americano Gregory C. Gibson, che su Nature ha parlato della “concezione emergente che la selezione naturale è solo uno dei fattori dell’ordine biologico, e forse nemmeno il più importante”. Secondo Piattelli Palmarini il vero approccio scientifico consiste nell’offrire nella scuola una visione complessa dell’evoluzione del vivente, e “non il tradizionale fumetto darwiniano”. Fin qui potremmo sottoscrivere parola per parola. Anzi, potremmo aggiungere che, per quanta acqua faccia la teoria dell’evoluzione, ciò non basta a motivare un ritorno al creazionismo. Secondo Piattelli Palmarini attenersi al “caricaturale” fumetto darwiniano significa “non fare tesoro della saggia risoluzione del Parlamento europeo”. Ma è proprio certo che sia questo lo spirito che ha animato quel consesso?

L’assunto del ragionamento di Piattelli Palmarini è che la scienza avrebbe stipulato con la società un “contratto implicito” consistente nello “spiegare i fenomeni della natura, vita compresa, in termini accessibili all’intelligenza umana, senza invocare fattori esterni alla natura stessa”. Ne deduce la necessità di mantenere una barriera impenetrabile tra scienza e credenze non naturalistiche, in particolare tra scienza e religione: l’una non si deve immischiare delle seconde e viceversa. Ma, per quanto si possa provare simpatia per la tirata d’orecchie che egli fa a Richards Dawkins, Daniel Dennett e Piergiorgio Odifreddi (“improvvisato teologo”) non mi pare che si possa seguirlo in questa distinzione rigida, tanto meno nell’ammettere l’esistenza di quel “contratto implicito”. Il contratto non è stato mai scritto perché quella barriera, se è mai esistita, è stata un colabrodo e, soprattutto, un colabrodo in continuo movimento. Chi conosca un minimo la storia della scienza sa che definire i confini esatti tra scienza e non-scienza è impossibile, a meno che non si assuma come “scienza” il suo stato attuale e tutto il resto, o quel che precede, venga vagliato alla luce di questa pietra di paragone. È la posizione “cumulativa” che tanto efficacemente ha demolito Thomas Kuhn quarant’anni fa. Dimenticare quella lezione non è una buona idea.

Prendiamo proprio il caso al centro di questa discussione. Secoli di biologia creazionista – e quindi intrisa di visioni teologiche – sono stati secoli di non-scienza? Eppure, questa non-scienza ci ha lasciato in eredità una grande mole di conoscenze “positive”, quantomeno in termini di classificazione, senza la quale sarebbe stato impossibile allo stesso Darwin pensare la teoria dell’evoluzione. Nessuna persona seria potrà sostenere che l’idea della fissità delle specie non abbia un’ispirazione teologica. La teologia creazionista è stata il motore metafisico della ricerca scientifica dei naturalisti preevoluzionisti, come la metafisica del “matematismo” (ovvero l’idea che il mondo è matematico) ha guidato la ricerca dei fondatori della fisica-matematica moderna. La scienza non può fare a meno di una metafisica influente, anzi parte da essa, a differenza di una scienza di tipo aristotelico, come osservava Alexandre Koyré, ammonendo di non dimenticare questo fatto essenziale. In realtà, nel sostenere che la scienza ha soltanto bisogno di osservazione e confronto con i fatti empirici si assume una metafisica ancora più pesante: il positivismo mascherato da anti-metafisica.

La scienza non evolve in una sorta di tubo sotto vuoto, isolata dal resto del mondo. Essa è intrisa di preconcetti metafisici, di visioni del mondo, di teologie, di filosofie di vario tipo. Nel suo percorso storico, associa sovente vecchi risultati con interpretazioni del mondo nuove e magari contrapposte a quelle precedenti. È arduo sostenere che il darwinismo non possieda una sua metafisica influente: basta sentire cosa predicano da mane a sera i darwinisti professionali. Sono questioni complesse che non dovrebbero essere trattate in un organismo politico-istituzionale. Ad esempio, mentre l’ipotesi creazionista si associa a un’idea di fissità delle specie, le teorie del disegno intelligente sono interpretazioni filosofiche ed eventualmente teologiche che possono associarsi a una teoria evolutiva. Pertanto, quando il Parlamento europeo ha associato nella condanna creazionismo e disegno intelligente non ha soltanto messo nero su bianco una sciocchezza ma ha anche esibito il presupposto ideologico fazioso che dettava la sua presa di posizione.

Piattelli Palmarini ha scritto un articolo corredato di osservazioni coraggiose e ispirate a un autentico spirito critico. Si è invece rinchiuso in una visione angusta e inesistente della scienza, come qualcosa di separato dal resto del pensiero e che si svolgerebbe in una purezza incontaminata, e ne è stato indotto a valutare positivamente un documento scandaloso. Dovrebbe essere inutile ripetere che qui non è in gioco la rivalutazione del creazionismo. Qui è in gioco la libertà di pensiero, il fatto elementare che le contese filosofiche, scientifiche, culturali si fanno fuori dalle aule parlamentari e dai tribunali e non si risolvono votando. La teoria dell’evoluzione non dovrebbe avere bisogno di un voto per reggersi in piedi. Tanto più è scandaloso arrivare addirittura a parlare di minacce per le democrazie e per i diritti umani. Qualcuno può forse asserire seriamente che secoli di creazionismo hanno messo in pericolo i diritti umani e hanno ostacolato la formazione delle democrazie? Se si volesse entrare nella logica aberrante del Parlamento europeo occorrerebbe osservare che, piuttosto, è stato nel secolo del darwinismo che il nazifascismo e il comunismo hanno celebrato i loro lugubri trionfi.

Le persone autenticamente libere dovrebbero rinviare al mittente questo scandaloso e avvilente documento che mostra da dove vengano i veri pericoli per la libertà di pensiero, per la cultura e per la scienza.

 

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