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da il foglio
del 27 ottobre 2007

Al Zarqawi capiva (e temeva) la democrazia meglio di noi

Perché non bisogna far l’errore di non leggere i testi di al Qaida

Lo storico Davis Hanson li pubblica: "prendeteli sul serio, anche un cratere a Manhattan sembrava assurdo"

di Giulio Meotti



“Il ‘Mein Kampf’ di Hitler contemplava una guerra mondiale e un olocausto, e fu ignorato”

“Leggere il ‘Libretto rosso’ di Mao significa capire la logica del carnaio della Rivoluzione culturale. Gli architetti di al Qaida ci spiegano perché sono in guerra con noi”

“Loro capiscono che la forza inesorabile del capitalismo occidentale, della libertà e della libera scelta spazzeranno via i loro rintocchi funebri”


I terroristi di al Qaida sono impegnati in una guerra per distruggere la cultura occidentale o sono soltanto una banda di criminali a cui è andata bene l’11 settembre?”. Della prima tesi è convinto Victor Davis Hanson, celebre grecista e massimo storico militare americano, l’autore del capolavoro “Massacri e cultura” che ha legato la superiorità bellica occidentale non solo alla supremazia economica e tecnologica, ma alla disponibilità a combattere per la libertà. Insieme al suo allievo, Raymond Ibrahim, Hanson ha curato la pubblicazione dei testi di al Qaida, “The al Qaida reader” (Doubleday), la prima lettura esegetica della letteratura terroristica. Hanson dice che li porterebbe nelle scuole per far capire la natura del nemico che stiamo affrontando in Iraq, lì si trova la chiave per capire la funzione strategica della democrazia costituzionale di Baghdad. “Il ‘Mein Kampf’ di Hitler contemplava una guerra mondiale e un olocausto, e fu ignorato” ci dice Hanson. “Leggere il ‘Libretto rosso’ di Mao significa capire la logica del carnaio della Rivoluzione culturale. Gli architetti di al Qaida ci spiegano perché sono in guerra con noi”.

Hanson e Ibrahim accostano l’autobiografia di Hitler ai testi di Osama bin Laden, del dottor Ayman al Zawahiri e del colto decapitatore Abu Musab al Zarqawi. Al Qaida recita: “L’America è una nazione che consente l’usura, gli ebrei hanno assunto il controllo dell’economia e di tutti gli aspetti della vita. Gli ebrei hanno mentito sul Creatore, sono gli assassini dei profeti, credono che gli esseri umani sono loro schiavi”. Così il “Mein Kampf”: “Perché mai la terra è stata promessa a questo popolo che vive solo per questa vita?”. Sulla democrazia, Hitler parla di una “una massa di gesticolanti che gridano tutti nello stesso momento ma in modo diverso”, mentre per al Qaida “la sharia è superiore a un pezzo di carta che si presenta come il consiglio del popolo”. Sul rapporto fra democrazia e giudaismo, il “Mein Kampf “dice che “solo un ebreo può adorare una istituzione che è sporca e falsa quanto lui stesso”, mentre i qaidisti ritengono che “i più grandi bugiardi e depravati, gli ebrei, vi hanno schiavizzato attraverso la menzogna della democrazia”. Hitler dice che “le ricchezze della natura sono destinate a chi possiede la forza per prendersele”, mentre bin Laden crede che “i musulmani hanno il dovere di rapinare le terre degli infedeli”. Se il Führer incitava a sacrificarsi contro una democrazia che “attrae ‘parlamentari’ anziché combattenti”, al Qaida recluta “martiri per Allah” contro “la tirannia di conferenze ed elezioni”. Se Hitler parla di “relazione fra ebrei e prostituzione”, al Qaida sostiene che l’ebraismo “permette l’immoralità, sfrutta le donne, pratica il traffico sessuale sotto il nome di ‘industria di intrattenimento e libertà”.

Come Hitler usava dire che l’ebraismo è “un veleno iniettato sull’eroico corpo della nazione germanica”, al Qaida dice si tratta di “un batterio letale che cerca di abbattere il sistema immunitario e di corrompere le cellule del corpo umano”. A differenza di Gilles Kepel che non lo contemplò nella sua raccolta di testi, Hanson si concentra sul manifesto con cui Zarqawi rivendicò la guerra contro gli “dei delle urne” in Iraq. “Gli americani si sono intrufolati nelle menti di molte persone con la bugia della democrazia civile”, creando l’illusione che “felicità e prosperità” possano dipendere da un “moderno progetto a opera degli uomini”. “Ciò che il popolo permette è permesso, l’unica cosa che conta è ciò che si rifà alla legge. Tutto il resto non ha né sacralità né valore né peso, anche se si tratta di una religione che arriva dal Signore dei Mondi. O musulmani! Non fate la pace con chi vuole la democrazia”. Zarqawi scrive che “i candidati per le elezioni chiedono di essere trattati come divinità e coloro che li eleggeranno li tratteranno come dei al posto di Allah”.

Secondo Hanson si capisce meglio il significato della guerra contro al Qaida attraverso gli scritti di Zarqawi piuttosto che dalla pubblicistica occidentale che ha bollato come “fiction” i legittimi governi iracheni. L’emiro giordano comprende meglio il nostro sistema sovrano e libero, lui e gli altri rivoluzionari qaidisti sanno che la più grande sfida al dominio della sharia viene dalla nostra libertà di pensiero e di culto, dalla libertà di parola. “Loro capiscono che la forza inesorabile del capitalismo occidentale, della libertà e della libera scelta spazzeranno via i loro rintocchi funebri” dice Hanson. “Se le urne irachene sono un indicatore, questa strategia ha funzionato. Come sapeva bene Zarqawi, il mondo evolve, se al momento noi possiamo tenerci la nostra testa, i jihadisti sanno che perderanno la loro”. Ci confortano gli scritti di al Qaida letti da Hanson, a cominciare dalla loro paura dichiarata che la “trappola ipocrita” della democrazia uscita dalle baionette possa camminare sulle gambe di milioni di iracheni.

Hitler scrisse il “Mein Kampf” quando non era nessuno. Così, spiega Hanson, “gli Stati Uniti devono assicurarsi che bin Laden resti un malato che balbetta in una grotta, non un califfo islamico in un manto fluente, con miliardi di dollari in petrolio e una schiera di mercanti d’armi allineati davanti alla porta del suo palazzo. Sembra assurdo? Anche un cratere a Manhattan lo era”.

 

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