Home|Editoriali|Rebecchi|Segnalazioni|Immagini|Anni '70


da il foglio
del 15 dicembre 2007

L’Occidente che non prende sul serio la religione disarma se stesso

Delle due torri, di Ratisbona e del jihad. Il nuovo manifesto di Weigel

di Giulio Meotti





Il filosofo tedesco Robert Spaemann ha letto la lezione di Ratisbona come un “antifideismo nuovo”, l’intellettuale francese André Glucksmann ha scritto che la forza di Joseph Ratzinger è quella “che ha sollevato la cortina di ferro e abbattuto il muro di Berlino”, l’esegeta arabo Wael Farouq sostiene che per sconfiggere l’oscurantismo islamista bisogna liberare “Isstiyl al-‘aql”, la ragione imprigionata, e che Ratisbona ha questa forza. Per il saggista americano George Weigel, quel manifesto di Benedetto XVI ha riscritto i confini fra monoteismo giudeo-cristiano e monolitismo islamico.

Capofila degli intellettuali cattolici vicini all’amministrazione repubblicana, autore della più celebre biografia di Karol Wojtyla e di una più recente su Ratzinger (“God’s choice”), Weigel a fine anno pubblicherà un saggio dirompente dal titolo “Faith, reason and the war against jihadism” (Doubleday). Il libro è stato salutato con toni entusiastici da Norman Podhoretz (“la miglior analisi del ruolo della religione nella Quarta guerra mondiale”), dall’ex direttore della Cia James Woolsey (“Bin Laden e Ahmadinejad lo odieranno”), dall’arabista sciita Fouad Ajami (“un libro indispensabile”), dal direttore di Newsweek Jon Meacham (“una voce che va presa molto seriamente”) e dal senatore democratico ribelle Joe Lieberman (“un manifesto”).

“L’11 settembre 2001 nell’arco di due ore l’intero edificio del XXI secolo è stato violentemente cambiato” spiega Weigel. “Contro la teoria secolarizzatrice e l’assunzione globale delle élite mondiali, questo secolo è quello in cui la modernizzazione procede di pari passo con l’esplosione religiosa”. La guerra è iniziata prima dell’11 settembre. “L’idea di un progresso inevitabile del genere umano ha esercitato una tale influenza sull’immaginazione americana che abbiamo dimenticato che, al meglio, si tratta di un’ipotesi e non della condizione umana. Se la cultura occidentale continuerà a perdersi nell’irrazionalismo postmoderno, l’occidente non sarà mai in grado di difendersi. L’occidente che non prende sul serio la dimensione religiosa è un occidente che disarma se stesso, concettualmente e a livello dell’immaginazione”. A Ratisbona il Papa ha chiarito che “il cuore teologico dei jihadisti è l’identificazione con la volontà di Dio”. Il jihadismo non è causato dalla povertà. “Sayd Qutb arrivò negli Stati Uniti a bordo di una nave in prima classe. La povertà non trasforma l’essere umano in jihadista. Non odiano l’occidente a causa di Israele, odiano Israele perché è parte dell’occidente. E’ ciò che ha detto il Papa a Ratisbona: quando si ha un’idea di Dio irrazionale e violenta, il mondo intero è in pericolo. E non ha niente a che fare con l’occupazione di una riva del Giordano”.

Weigel è pessimista sulla possibilità di un vero dialogo con l’islam. “Se l’islam insiste che la sua fede è post giudeo-cristiana, non c’è terreno su cui dialogare. La libertà religiosa non è una questione privata o un optional umanitaristico. Si tratta di rendere il mondo più sicuro per la diversità e l’islam pluralista in sé. Lungi dall’essere un esercizio di teologia astratta, a Ratisbona Benedetto ha svolto un grande servizio per credenti e non credenti, ha dato loro un linguaggio per affrontare il pericolo jihadista: il linguaggio della razionalità e dell’irrazionalità”. Nel libro Weigel propone di rifondare il realismo: “Comprendere l’inevitabile, l’ironia, il pathos e la tragedia della storia; stare allerta sui pericoli; coltivare un robusto scetticismo sugli schemi dell’umana perfezione; amare la democrazia senza venerarla. Sono elementi essenziali su cui fondare la politica contro il jihadismo. Gli sforzi per accelerare i cambiamenti nel mondo islamico da parte dell’amministrazione Bush erano fondati su un realismo post 11 settembre. Un realismo genuino prende il mondo per quello che è, ma non lo lascia così. La diplomazia dell’appeasement preventivo è una prescrizione per il disastro”.

La presidenza Bush sta volgendo al termine, ma l’America resterà a confrontarsi con l’escatologia jihadista: “Coloro che pensano che il proprio martirio favorisca l’età messianica, non saranno toccati dalla deterrenza. Il successore di Bush imparerà in fretta che non può fuggire dal ruolo dell’America nel mondo. In questa guerra c’è l’opportunità per servire la causa della libertà e della vita in tutto il mondo”.

 

Home|Editoriali|Rebecchi|Segnalazioni|Immagini|Anni '70