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da il foglio del 19 dicembre 2007 Parla il filosofo Peter Berkowitz, gran consigliere di Giuliani. “In Iraq si vince, ma non parlate di fascismo islamico” Il surge religioso dell'America di Giulio Meotti Come Bernard Lewis, Berkowitz sostiene che l’Iraq ha dimostrato come il mondo islamico sia in grado di camminare sulle gambe della democrazia nonostante i tentativi dei tagliateste di strozzarla sul nascere «Sarebbe bello se le élite secolariste apprezzassero la grande identità religiosa che è parte stessa della cittadinanza in una democrazia liberale» Secondo Leo Strauss la cosa più urgente da preservare era il diritto naturale e pensava che questo derivasse dalla fede biblica Di tutti i sublimi insegnamenti della Bibbia, Berkowitz pensa che nulla superi l’idea che l’umanità è stata creata a immagine di Dio |
Il paradosso vuole che Peter Berkowitz, considerato fra i più grandi teorici della public religion americana, sia anche la punta di diamante intellettuale di un candidato alla Casa Bianca pluridivorziato e liberal come Rudy Giuliani. Berkowitz è il primo consulente dell’ex sindaco di New York in corsa per la nomination repubblicana, ha scritto alcuni fra i libri di filosofia politica più ammirati della recente saggistica americana, da “Virtue and the making of modern liberalism” a “Never a matter of indifference”. Affiliato alla Hoover Institution e con una cattedra di legge alla George Mason University, straussiano per formazione e vocazione, Berkowitz è un padrino di quella cultura dei diritti umani venata di conservatorismo religioso che ha segnato gran parte della doppia presidenza Bush. Negli ultimi mesi nel mondo conservatore americano non si parla che del nuovo libro del filosofo liberal Mark Lilla, “The Stillborn God” (Knopf), “Il Dio nato morto”. Lilla afferma che non soltanto la secolarizzazione ha perso la sua sfida emancipatrice, ma che forse anche l’islam è perduto alla causa della democrazia liberale. Secondo Berkowitz, che del “Dio nato morto” si è occupato sul Wall Street Journal, quella di Lilla è una tesi audace e innovativa, ma le conclusioni sono ambigue e fallaci. Come Bernard Lewis, Berkowitz sostiene infatti che l’Iraq ha dimostrato come il mondo islamico sia in grado di camminare sulle gambe della democrazia nonostante i tentativi dei tagliateste di strozzarla sul nascere. In quest’intervista a Berkowitz partiamo dal dibattito sulla destra americana. “Oggi in America sta crescendo una nuova diversa generazione di evangelici. Questi nuovi leader sono colti, si trovano a proprio agio nella cultura americana dominante e politicamente sono più inclini a prendersi cura di questioni come l’Aids e l’Africa. Sarebbe bello se le élite secolariste apprezzassero la grande identità religiosa che è parte stessa della cittadinanza in una democrazia liberale”. Il cuore vivo del conservatorismo secondo Berkowitz saprà rinnovarsi dopo l’uscita di scena di Bush. “Il conservatorismo è la preservazione della libertà individuale, ammira le virtù della fede religiosa e della devozione aristocratica all’eccellenza. Tende a enfatizzare la debolezza della natura umana, le ironie e le tragedie della storia, i limiti della ragione e della politica. Bilanciare le pretese della libertà e della tradizione, mostrare come la libertà dipenda dalla tradizione, è l’essenza stessa del conservatorismo. Russell Kirk identifica sei elementi portanti della mente conservatrice: l’idea che un ordine trascendente presiede alla società come alla coscienza, un attaccamento al mistero della esistenza umana, l’assunzione che la civiltà richiede ordine, la convinzione che libertà e proprietà sono legate, la fede nella tradizione e il riconoscimento che una innovazione prudente è il mezzo per la preservazione sociale. Secondo Leo Strauss la cosa più urgente da preservare era il diritto naturale e pensava che questo derivasse dalla fede biblica. Il cuore del conservatorismo è la disposizione a conservare certi valori di principio e pratica. Virtualmente ogni conservatore in America cerca di preservare la libertà. I conservatori sociali pongono la loro priorità nella difesa della fede e della morale tradizionale. I conservatori libertari vogliono il governo limitato, in particolare sulla proprietà privata. I neoconservatori enfatizzano idee, tradizioni e pratiche che rendono i cittadini capaci di mantenere libera la società”. Il sociologo Phillip Longman scrive che poiché gli odiosi fondamentalisti religiosi continuano a fare figli mentre i liberal atei non li fanno più, si deve temere una “nuova età oscura”, un rovescio demografico dell’Illuminismo. “A differenza dell’ateismo classico di Epicuro e Lucrezio, che rifiutavano la fede in Dio in nome del piacere e della tranquillitas, i nuovi atei rigettano Dio il nome della scienza naturale, della libertà individuale e della eguaglianza umana” dice Berkowitz. “A differenza dell’ateismo antimoderno di Heidegger, che vedeva la morte di Dio come una catastrofe per lo spirito umano, i nuovi atei vedono la fine del divino come un bene inquantificabile. Considerano tutte le religioni come una sola unica grande patologia malefica, i best selling ateisti sopprimono la distinzione fra la fede abbracciata dagli americani e l’islam militante che invoca la distruzione dell’America. E non rispondono alla domanda sul perché il secolarismo abbracciato dal XX secolo abbia portato la depravazione umana a livelli senza precedenti. L’America non è un paese legalisticamente ‘under God’, il Primo emendamento qui è profondamente radicato e, insieme alla divisione dei poteri, protegge la stessa libertà religiosa. Ma è altrettanto potente la Dichiarazione di indipendenza laddove afferma che i diritti individuali hanno una fonte trascendente, anche fra coloro che rifiuterebbero l’idea formale che i nostri diritti si fondano sulla natura di Dio”. Berkowitz è d’accordo con Lilla contro l’espressione “fascismo islamico” perché elimina ogni motivazione religiosa all’islam politico. “Quest’ideologia totalitaria contiene una escatologia religiosa, ricrea un mondo che contiene eresia e ortodossia, testi sacri e martiri, punizione e anatema, contaminazione e purezza”. Veniamo all’Iraq. “Sono grato e guardo con ammirazione quei giovani americani che hanno servito in Iraq. In particolare a chi ha compiuto l’ultimo sacrificio della vita. Non sono morti invano, ma per una giusta causa. In America si poteva anche essere contro la decisione di invadere l’Iraq. Ma la gente oggi non è indifferente al fatto che non c’è più un dittatore assassino che aveva già usato armi di distruzione di massa, che aveva ucciso centinaia di migliaia di persone, che manteneva relazioni internazionali con il terrore e che voleva acquisire tecnologia nucleare. Oggi in Iraq si tratta di costruire quella società politica che protegga i diritti individuali e che dia loro un governo legittimo. Il surge di Petraeus va nella giusta direzione”. Dopo l’11 settembre si è spesso detto, fino a diventare quasi un manifesto della Casa Bianca, che bisognava passare attraverso la “liberazione” della umma dal nichilismo qaidista. “È troppo presto per dire come e quanto l’invasione di Iraq e Afghanistan abbiano cambiato la relazione fra occidente e islam. L’America e la sua coalizione hanno liberato 25 milioni di musulmani afghani e altri 25 di musulmani iracheni. Se restauriamo l’ordine in quei paesi, e i segni del progresso ci sono tutti, se garantiamo ai musulmani motivo di sperare per i loro figli, allora anche la relazione fra l’islam e l’occidente ne beneficierà”. Come afferma anche Robert Kagan, l’impresa irachena è legata alla vocazione americana. “Gli Stati Uniti non sono come gli altri, abbiamo bisogno di riaffermare periodicamente i valori di coloro che ci hanno dato indipendenza dalla Gran Bretagna e scritto la Costituzione. Gli americani sono destinati a voltarsi indietro. Non è una questione di destino, ma di scelta. Sappiamo anche che ciò che accadde all’America dei Padri fondatori non accadrà più. I Padri erano gli intellettuali del loro tempo, sono diventati legislatori, presidenti, giudici, non erano ossessionati dal voto”. Di tutti i sublimi insegnamenti della Bibbia, Berkowitz pensa che nulla superi l’idea che l’umanità è stata creata a immagine di Dio. “Insieme alla dignità dell’essere umano che è al fondamento dell’occidente, questo insegnamento rende ogni religione degna di essere ascoltata. E dà ragione a quei credenti che lottano per dare un senso a questo mondo misterioso”. |
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