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John Banville è senz’altro uno dei nomi di punta del mercato editoriale globale. Tuttavia, il suo ultimo lavoro, tradotto come Teoria degli infiniti, lascia alquanto perplessi L'infinito di John Banville affascina il cervello ma non il cuore L'orizzonte identitario, nazional-comunitario, non è l'unico che il romanziere pare essersi lasciato alle spalle: lo stesso trattamento egli sembra riservare anche alla rappresentazione dell’“identità personale” – sia essa, ad esempio, quella dello scrittore/autore/narratore (come attesta anche la sua decisione di adottare lo pseudonimo di Benjamin Black per alcune delle sue apprezzabili fatiche letterarie di matrice giallistico/noir), o quella che si respira nello statuto narrativo e narratologico dei suoi personaggi, i cui lineamenti sono da tempo sottoposti ad ardite manipolazioni che, tuttavia, li rendono – ahimè, non di rado – testualmente sfocati, antropologicamente indeterminati, programmaticamente irrisolti e culturalmente sterili di Enrico Reggiani da Il Sussidiario del 7 Febbraio 2012 [1760] Tratto da The world America made, di Robert Kagan, Copyright © 2012 by Robert Kagan. Reprinted by permission of Alfred A. Knopf, a division of Random House, Inc. Published by Arrangement with Roberto Santachiara Agenzia Letteraria. (Traduzione di Aldo Piccato) Il declino americano Gli Stati Uniti sono in declino, come oggi molti sembrano credere? Oppure gli americani stanno rischiando di commettere un suicidio preventivo per l’errato timore di un inesorabile declino? Molte cose dipendono dalla risposta che si dà a queste domande. L’attuale ordine mondiale (caratterizzato da un numero altissimo di nazioni democratiche; da una notevole prosperità globale, anche nell’attuale momento di crisi; e da una lunga pace tra le grandi potenze) riflette i principii e i valori americani, ed è stato creato e mantenuto dalla potenza americana sul piano politico, economico e militare. Se la potenza americana declina, è destinato a declinare anche l’attuale ordine mondiale. Il suo posto sarà preso da un altro tipo di ordine mondiale, che sarà il riflesso dei desideri e delle qualità di altre potenze mondiali. La tesi secondo la quale, anche a fronte di una diminuzione della potenza americana, “le fondamenta essenziali dell’ordine internazionale liberale continueranno a sopravvivere e prosperare”, come ha sostenuto il politologo G. John Ikenberry, non è altro che una piacevole illusione. Il declino americano, se è autentico, avrà come conseguenza la nascita di un mondo diverso, per ciascuno di noi. Ma è davvero autentico? da Il Foglio del 6 Febbraio 2012 [1759] Intervista a Fabrice Hadjadj Ultime notizie sull’Aldilà «Se ci si stupisce della crisi significa che, in fin dei conti, si crede ancora al "progressismo". Io, personalmente, ritengo che il mondo sia in crisi dall’inizio. È quanto ci trasmette la dottrina del peccato originale. Pensiamo poi alla parabola evangelica del buon grano e della zizzania: essa ci insegna a non essere nostalgici, perché non possiamo tornare indietro, e che andiamo verso il meglio e il peggio allo stesso tempo. Dunque esiste un miglioramento possibile dietro ogni peggioramento» di Lorenzo Fazzini da Avvenire del 6 Febbraio 2012 [1758] Funziona su noi che lo amiamo, si intende. E che con Pietro Citati (ma anche senza di lui) siamo convinti che non amare Dickens sia un peccato mortale. Perché significa non amare il romanzo Inimitabile Dickens Non amare il romanzo: sport assai popolare tra i letterati italiani, che per non affaticarsi a scrivere – costruire trame è una bella fatica – hanno inventato la “prosa d’arte”, che secondo Stephen King rasenta la contraddizione in termini: “Se la chiamano prosa, un motivo ci sarà”. Quando leggono qualcosa che trascina dalla prima all’ultima pagina, si convincono che qualunque mestierante lo possa fare, e che la letteratura sta da un’altra parte di Mariarosa Mancuso da Il Foglio del 6 Febbraio 2012 [1757] Björn Larsson, I poeti morti non scrivono gialli, Iperborea, 353 pagine, 14,45 € Metafisica del giallo In un saggio raccolto nel volume Cruciverba e intitolato Breve storia del romanzo poliziesco Leonardo Sciascia osserva che nella sua forma più originale e autonoma il romanzo poliziesco presuppone una metafisica, l'esistenza di un mondo «al di là del fisico», di Dio, della Grazia, quella Grazia che i teologi chiamano illuminante, quella Grazia illuminante di cui l'investigatore si può considerare il portatore di Sabino Caronia da Liberal del 4 Febbraio 2012 [1756] Ogni poesia dovrebbe contenere molti punti interrogativi e chiudersi sulla soglia della risposta, coi due punti, scrive la Szymborska nella poesia che dà il nome alla sua penultima raccolta del 2005 Nel labirinto della vita non siamo noi a cercare l'uscita “Non avermene lingua se prendo in prestito parole patetiche e poi fatico per farle sembrare leggere” scrive: due versi che potrebbero essere posti a epigrafe di tutta la sua opera di Andrea Ceccherelli da Il Sussidiario del 3 Febbraio 2012 [1755] Il gelo polare, i freddi siberiani, le decine di morti assiderati dovrebbero aprire qualche crepa nelle granitiche certezze dei predicatori del global warming È tutta colpa della green economy Per quale ragione dunque c'è un manipolo di focosi catastrofisti che sostengono il global warming senza tentennamenti, anche a costo di compiere delle piroette scientifiche poco serie? La tesi del riscaldamento è un punto forte a supporto della green economy. Il giro di miliardi intorno alla produzione verde è stratosferico: dagli investimenti nel fotovoltaico a quelli nell'eolico, alla valanga di denaro per i grandi depuratori che consentano di utilizzare più di prima i combustibili fossili (dal carbone alle neo scoperte scisti bituminose) a basso rischio. E poi c'è quel fiume di soldi che occorrerebbe per le famose reti intelligenti tanto care ad Obama. Sono tutti finanziamenti che finiscono nelle tasche di grandi gruppi europei e americani di Carlo Ripa di Meana da Liberal del 2 Febbraio 2012 [1754] Nel 2009, prima del Vertice di Copenaghen, un hacker pubblica informazioni riservate in un server russo: si tratta di uno scambio di email tra scienziati inglesi e americani che lavorano per l'IPCC (Intergovernmental Panel of Climate Change), l'ente delle Nazioni Unite che studia il cambiamento climatico Quelle sul riscaldamento globale erano solo "great balls of fire" I guru del "riscaldamento globale" vengono smascherati: dati opinabili, pressioni e ostracismo esercitati contro gli scienziati che non si piegano al pensiero unico, un atteggiamento che scredita gravemente l'immagine del panel e degli istituti collegati, tra cui la Climatic Research Unit della Università della East Anglia di Ronin da L'Occidentale del 1° Febbraio 2012 [1753] Entrare in un Tuzex era come fare un viaggio in Occidente. Ti seducevano i sorrisi delle commesse, ti assaliva l’aroma del caffè, i profumi ti facevano sentire in una boutique parigina, e ti veniva voglia di fare come nella barzelletta di quel poliziotto che scavalca il bancone e chiede asilo politico Lenka, un paio di jeans e l’"inganno" dell'Occidente Come negli altri paesi socialisti, di fronte al fallimento dell’economia pianificata e alla necessità di disporre di moneta forte, verso gli anni sessanta la Cecoslovacchia aveva introdotto una rete di negozi che offrivano merce di prima qualità, prodotta internamente o di importazione, a prezzi improponibili per gli “operai e i contadini” ma concorrenziali rispetto al mercato occidentale. In questo modo il regime spillava direttamente valuta pregiata dagli stranieri (turisti o diplomatici) o dai propri cittadini che non avevano il diritto di possederla ed erano costretti a cambiarla in “buoni” di Angelo Bonaguro da Il Sussidiario del 2 Febbraio 2012 [1752] Esiste anche (forse è un po’ fuoritempo...) un revisionismo «di sinistra» Il ritorno della Volante Rossa Tra resistenza e resa, tra coerenza e compromissione: la fine di tanti comunisti irriducibili di Roberto Beretta da Avvenire del 2 Febbraio 2012 [1751] Nonostante in anni più recenti, tutti, o quasi, abbiano iniziato a proclamarsi liberali, in Italia il liberalismo non ha avuto grande fortuna, se non altro nelle sue applicazioni pratiche Liberali ma non troppo Dizionario del liberalismo italiano, Rubbettino Editore, 1063 pagine, 45,00 €. L'opera spazia da argomenti culturali (liberalismo, individualismo), all'analisi di periodi della storia nazionale, dalle dottrine e dal costume politico ai partiti. Si definiscono concetti quali il moderatismo, il neoguelfismo, il mazzinianesimo, il radicalismo, il liberalnazionalismo. E poi: il salandrismo, il nittismo, il giolittismo, il qualunquismo, l'azionismo. Una parte importante è rappresentata dalle categorie economiche: capitalismo, profitto, diritto di proprietà. Il Dizionario ricostruisce la ricchezza e la complessità della cultura liberale del nostro paese, delle sue specificità, nonché fragilità. Ma è anche il tentativo di stabilire rapporti fra queste e le elaborazioni dell'Occidente per aiutare l'integrazione dell'Italia, un paese il cui tasso di liberalismo è oggi molto basso. Tanto da far ritenere la nostra democrazia un'anomalia rispetto alle altre grandi democrazie liberali di Gabriella Mecucci da Liberal del 10 Dicembre 2011 (in ritardo) [1750] Fino a qualche tempo fa sarebbe stato difficile crederci, ma da qualche anno a questa parte c'è in Italia un fiorire e rifiorire di pubblicazioni di opere di Hermann Broch Uscita di sicurezza dall’Apocalisse «Che questa civiltà corra incontro alla propria fine - scriveva Broch nel 1909 - è provato dal suo senile perdersi in ciance. Il lezzo che emana nel suo morire si chiama cultura. La nostra cultura consiste nella capacità di parlare d'arte… L'arte è diventata un delicato purè, e quando dicono arte intendono scucchiaiarsi ben bene quel purè» di Vito Punzi da Liberal del 10 Dicembre 2011 (in ritardo) [1749] Come quelle scientifiche, anche le rivoluzioni letterarie modellano l’immagine che l’umanità si forma di sé medesima e del mondo. E solo per pavidità o timidezza, a fronte di quella copernicana o newtoniana, non collochiamo la rivoluzione dostoevskijana Che cosa rende la vita meglio del niente? Dostoevskij ha mutato per sempre il corso dei nostri pensieri sulla nostra stessa natura. Basterebbe far caso a quanto ci dice intorno a tre semplici parole: il cuore, la libertà, il mistero. Questioni o concetti tutt’altro che astratti, con cui ciascuno è chiamato a confrontarsi, in bilico tra l’invadenza del male e la propria passione irriducibile per la felicità. Eppure, questioni o concetti che perfettamente definiscono quel che larga parte dell’educazione oggi alla moda vorrebbe censurare o rimuovere: il dramma della nostra vocazione, della nostra destinazione, della nostra costituzione di Uberto Motta da Il Sussidiario del 1° Febbraio 2012 [1748] Con Pollock e il suo spirito anarchico e libero da ogni regola si voleva dare una risposta al tentativo sovietico di condizionare l’arte europea con un ritorno all’ordine e al realismo più ortodosso Jackson Pollock è davvero quel che ci è stato raccontato? È qui che intervengono due giudizi irreverenti che però sono di un aiuto decisivo per capire meglio Pollock e per rimettere in ordine un po’ di gerarchie di valori di Giuseppe Frangi da Il Sussidiario del 30 Gennaio 2012 [1747] Dimenticate il film di Ridley Scott. Partite dal titolo originale dell'opera, Ma gli androidi sognano pecore elettriche? Sintonizzatevi sul soggetto e il verbo: “androidi”, “sognano” Quando scoprimmo che gli androidi sognavano pecore elettriche In questo mondo-spazzatura apocalittico dove gli esseri umani vivono come automi alienati – talmente assuefatti alla contraffazione da acquistare animali veri solo per sfoggiarli come status symbol – le creature sintetiche sembrano essere le uniche - forse proprio perché prive del dono della vita naturale - interessate a comprendere cosa voglia dire vivere. E così, il capolavoro della tecnica partorito da una catena di montaggio diventa il depositario dell'essenza del suo opposto, il creatore biologico di James Lamarina da L'Occidentale del 29 Gennaio 2012 [1746] Come suggeriscono gli stupendi Dialoghi dell’Anticristo scritti da Vladimir Solov’ev, il principe del male sarà pacifista, grande ecumenista e vegetariano. Una persona per bene, uno di cui ci si può fidare La Giornata della Memoria ci ricorda che il Diavolo è sempre al lavoro Nelle ultime opere René Girard ha identificato nel meccanismo del capro espiatorio la natura del processo satanico. In sintesi, le tensioni del gruppo sociale, il desiderio mimetico che trasforma gli uomini in rivali, trova sfogo per mezzo di Satana attraverso il sacrificio purificatore di un preteso colpevole, di un impuro da uccidere. Così fu nella società tribali e pagane, anche se in seguito si passò dai sacrifici umani a quelli animali, fino all’arrivo di Cristo. O meglio, fino alla sua morte in croce. Sul Golgotha Gesù demistificò completamente quel meccanismo satanico, incarnando in modo definitivo l’innocente ucciso. Da quel giorno, la violenza è desacralizzata, non ha più scuse. Satana è messo a nudo, e fino alla fine del mondo sarà ancora più pericoloso di Luca Negri da L'Occidentale del 29 Gennaio 2012 [1745] Una bioeticista inglese chiede che lo stato finanzi la ricerca sull’utero artificiale La gravidanza? Non è etica I cambiamenti nelle strutture finanziarie e sociali possono marginalmente migliorare le cose, scrive la Smajdor, ma bisogna trovare una migliore soluzione alla gravidanza e al parto, che non sono altro che malattie protratte, qualcosa che assomiglia al morbillo ma che dura assai di più ed è più invalidante. Consideriamo le donne come portatrici di bambini, come marsupi viventi che devono subordinare i loro interessi al bene dei loro figli, o piuttosto dobbiamo ammettere che i nostri valori sociali e il nostro livello di esperienza medica non sono ormai più compatibili con la riproduzione naturale? Può ancora, una società liberale, tollerare che le donne rimangano incinte e partoriscano? No, non può, risponde naturalmente la dottoressa Smajdor, che vanta un curriculum degno del Mondo Nuovo immaginato dal suo conterraneo Aldous Huxley di Nicoletta Tiliacos da Il Foglio del 29 Gennaio 2012 [1744] “La morte di milioni è stata trasformata in intrattenimento popolare e in una forma di liturgia teologica, persino in una banale piattaforma di educazione civica” “No a riti della memoria, uccidono l’Olocausto”. Libro-choc di Rosenfeld Alvin Rosenfeld, storico americano dell’Università dell’Indiana e pioniere di fama negli studi sull’antisemitismo, è durissimo con i guardiani della memoria dell’Olocausto. Ha scritto un libro, The end of the Holocaust, la fine dell’Olocausto, per denunciare e sviscerare la “volgarizzazione”, la “banalizzazione” e i rischi dietro a questa dittatura della memoria: la vittima principale di questa operazione è stato proprio lo stato d’Israele. Mai quanto oggi la memoria è disseminata, eppure mai quanto oggi l’Olocausto viene usato contro l’eredità vivente dei sei milioni, il piccolo stato ebraico sotto assedio pre atomico di Giulio Meotti da Il Foglio del 27 Gennaio 2012 [1743] Qualsiasi cosa si scriva e si dica oggi nel Giorno della Memoria, non servirà a porre fine all’antisemitismo: coloro che si riuniranno per ricordare i propri morti nella shoah, e con loro chi li sostiene, sanno ormai che, come dice lo scrittore yidish L. Shapiro, l’antisemitismo è eterno come è eterno Dio Ecco l’antisemita di oggi Il cristianesimo che si ritenne Verus Israel consentiva la conversione, l’illuminismo promette tutto al cittadino e niente al popolo ebraico, i fascisti, i nazisti ti uccidevano in ogni caso, il comunismo ti perseguitava per il tuo cosmopolitismo. E anche chi ti nascondeva. Oggi, se dici la verità su Israele, se lo ami, hai il naso adunco e la stella di David cucita sul petto di Fiamma Nirenstein da L'Occidentale del 27 Gennaio 2012 [1742] Intervista a Fausto Gianfranceschi Quei "Miracoli di Val Morel", ultimo addio di un’anima inquieta «Buzzati traspone sulla carta, o in parola, i miti che pervadono dall’interno la realtà. La capacità dell’artista, o del narratore, è quella di "accordarsi" con essi, percepirli, sapendoli esprimere. Sarebbe un errore fraintendere la trasfigurazione poetica della realtà in Buzzati con l’approccio di un eccentrico, di un sognatore. Buzzati non è questo. Per lui il "mito" viene prima della realtà e ne costituisce il fondamento. L’arte sta nel farlo riemergere, palesando il mistero che sta nelle cose. La sua è stata l’opera di un solitario; e questo ne garantisce l’assoluta modernità» da Il Sussidiario del 27 Gennaio 2012 [1741] 1973, una data storica per la Russia, anche se il mondo non se n’è accorto, e neppure la Russia Lo strano tentativo di "sostituire" il comunismo Nel 1973, sia pure «ad uso interno», i rappresentanti del potere sovietico - partito, esercito e Kgb - esplicitarono la convinzione che l’ideologia comunista fosse morta e quindi non più in grado di essere una base convincente per il potere. Da questa persuasione nacque l’esigenza di trovare una nuova ideologia, sostitutiva alla defunta ideologia marxista-leninista di Romano Scalfi da Il Sussidiario del 26 Gennaio 2012 [1740] Intervista a Claudio Tardit Vade retro René Girard, dopo aver «visto Satana cadere come la folgore» (titolo di un suo noto libro del 1999), fu il primo ad applicare in merito la sua «teoria vittimaria», basata per l’appunto sul sacrificio dell’innocente che riscatta il male. Ora, Claudio Tarditi – ricercatore in filosofia dell’università di Torino – estrae la demonologia girardiana in apposito volume: Il diavolo, probabilmente. Ripensare Satana oggi, Lindau, pp. 120, € 12,50, un tentativo di fondare una ««demonologia razionale» e ridare cittadinanza al diavolo nel pensiero contemporaneo, sfuggendo sia allo scetticismo razionalista sia agli spauracchi del fideismo di Roberto Beretta da Avvenire del 25 Gennaio 2012 [1739] Ciò che i carnefici hanno intaccato è la carne e lo spirito delle vittime, l’esistenza stessa di un popolo e, più in generale, la fiducia e la speranza di tutti gli esseri umani. Da Auschwitz non si torna indietro Quel sentimento che ha ridotto la memoria a ipocrisia “Basta che esista una sola persona degna di questo nome per poter credere negli uomini”. Così si esprime nel 1941 l’ebrea olandese Etty Hillesum, destinata alla morte ad Auschwitz. Etty era convinta che se avesse incontrato un tedesco buono la sua fiducia nell’umanità si sarebbe rinfocolata. Tale aforisma rivela la dinamica più profonda della memoria, la quale può sfuggire alla duplice tentazione dell’oblìo e del risentimento solo se un evento presente è capace di suscitare il ricordo della felicità passata e la speranza di un suo rinnovamento. In altre parole, l’esperienza della bontà si rivela come condizione necessaria di una memoria felice di Sante Maletta da Il Sussidiario del 25 Gennaio 2012 [1738] A che punto è l'antisemitismo nell'Italia? Satira e naso adunco nell'Italia del 2012 Alcune lezioni per sapere come vanno le cose nell'Italia del 2012, alla vigilia delle solenni celebrazioni della Giornata della Memoria di Pierluigi Battista dal Corriere della Sera del 23 Gennaio 2012 [1737] Intervista a Klaus Berger Il Gesù vero oltre i neo-modernisti «Sono convinto che la fenomenologia possa portare oltre la causalità. Con fenomenologia intendo un’apertura fondamentale verso tutti gli aspetti del reale. Chi per principio evita di voler spiegare tutto solo con le presunte leggi della natura o coi canoni della sociologia e della psicologia, si apre alla percezione di un possibile intervento di Dio nel mondo. Questa curiosità e apertura l’ho appresa da Edith Stein e Edmund Husserl, ma anche da Max Scheler. La dimensione invisibile del miracolo, l’indirizzarsi della forza di Dio sull’uomo, non è illusoria, non è fantasia. Decisiva è la domanda su cosa intendiamo con realtà» di Andrea Galli da Avvenire del 24 Gennaio 2012 [1736] Intervista a Tat'jana Kasatkina La grande "lezione" dell’Inquisitore ai cristiani «Egli difende una tentazione che esiste da sempre, quella di consegnarci alle regole e di rivendicarne la validità per tutti. Chi le rispetta fa la cosa giusta ed è buono, chi non le rispetta è cattivo. Per lottare contro i cattivi che non mettono in pratica le regole, abbiamo tentato di creare paradisi umani che sono diventati degli inferni. Il grande inquisitore ci mostra con rigorosa coerenza non solo tutti i punti deboli della natura umana, ma anche dove porta la strada della nostra tentazione» di Federico Ferraù da Il Sussidiario del 24 Gennaio 2012 [1735] Intervista a Gustavo Zagrebelsky Vi spiego il "patto" tra Cristo e il Grande inquisitore «Amo molto l’interpretazione della «Leggenda» che ha dato Dietrich Bonhoeffer. Mentre una prima lettura porta a dire che le due posizioni, inquisitore e Cristo, legge e libertà, sono diametralmente contrapposte, nella sua Etica Bonhoeffer dice una cosa diversa: che l’inquisitore si occupa delle questioni «penultime», quelle del mondo, il Cristo, invece, delle cose ultime. Ma se non ci fosse una garanzia delle cose penultime – fuor di metafora: se non ci fosse qualcuno che si occupa del reggimento della società – ci sarebbe la possibilità di volgersi alle cose ultime? Per Bonhoeffer il Cristo, col suo bacio, riconosce che l’inquisitore ha ragione. Sia pure soltanto nelle cose penultime» di Federico Ferraù da Il Sussidiario del 23 Gennaio 2012 [1734] Abortire le femmine? In Canada si può Povere bambine canadesi, se non piacete a papà siete morte È una società che cannibalizza i propri figli, dall’utero all’obbligo schiavizzante in età adulta di non procreare. La società del rifiuto non accetta l’imperfezione, non accetta l’imprevisto; e siccome tutto il mondo è imperfezione e imprevisto (e la perfezione e le previsioni azzeccate stanno solo nei romanzi rosa), allora la società del rifiuto si riduce a non accettarsi, a rinchiudersi davanti alla TV dove tutto è perfetto e prevedibile, e ad occhieggiare al suicidio: a quello morale e a quello fisico che inizia ad andare di moda di Carlo Bellieni da Il Sussidiario del 23 Gennaio 2012 [1733] Breton lavorò assiduamente intorno al saggio Il surrealismo e la pittura, tanto da proporne due ristampe rimaneggiate, rispettivamente nel 1945 per Brentano's di New York e nel 1965 per Gallimard L'occhio selvaggio e le sue visioni Si tratta di un lavoro che mette in luce il rapporto esistente tra alcuni artisti di prima grandezza e il credo surrealista ma che, al tempo stesso, non disdegna frequenti divagazioni di altra natura: rêveries, citazioni poetiche, assunti di stampo teorico. Abscondita ora lo ripropone in un piccolo ma elegante volumetto (88 pagine, 12,00 euro) che recupera la traduzione allestita da Ettore Capriolo per la vecchia edizione di Marchi del 1966 di Pasquale Di Palmo da Liberal del 21 Gennaio 2012 [1732] La progressiva oggettivazione dell’Io e di ogni rappresentazione del soggetto di fronte al mondo, e la progressiva riduzione delle relazioni fra i comportamenti individuali a pure connessioni funzionali, definibili secondo sequenze automatiche, ha lentamente portato all’assorbimento della realtà e delle pratiche effettive degli esseri umani dentro la sfera di un mondo semivirtuale Meglio Facebook o la vecchia catena di montaggio? La perdita del mondo come realtà che ci sta di fronte, sia pure attraverso le mille relazioni significative tra oggetti e persone, tocca essenzialmente il rapporto tra l’uomo e la natura. Poiché tale rapporto sta alla base di quella che siamo soliti chiamare economia, è proprio alle trasformazioni del modo di produrre e consumare che bisogna guardare per cercare di capire il rapporto tra la nostra vita materiale e la rappresentazione della società come un flusso liquido e come una somma di paure e di isolamenti individuali di Pietro Barcellona da Il Sussidiario del 20 Gennaio 2012 [1731] Lo Shinto guarda la realtà come segno di un creatore Un incontro tra missionari e Scintoismo Il Giappone contemporaneo è segnato da questa tradizione religiosa nelle abitudini e nella cura della natura, ma la modernità, il lavoro, il secolarismo scientifico portano alla dimenticanza delle radici di Pino Cazzaniga da AsiaNews del 20 Gennaio 2012 [1730] Nel mondo una gravidanza su cinque finisce con l’aborto. Nel 2008 ci sono state quasi 44 milioni di interruzioni di gravidanza (43,8 per la precisione), il 49% delle quali clandestine Oms: in un anno 44 milioni di aborti nel mondo Ciò che si legge nello studio preoccupa, se possibile, ancor più dei dati per l’assoluta mancanza di consapevolezza del valore della vita nascente che continua a trasparire nelle grandi e ricche istituzioni internazionali, mascherata sotto l’abituale linguaggio elusivo da Avvenire del 19 Gennaio 2012 [1729] Quando Karol Wojtyla, l’11 giugno 1988, venne a Messina per celebrare la canonizzazione della grande mistica Eustochia Smeralda Calafato, dell’ordine delle Clarisse, forse non immaginava che stava per elevare agli altari colei che ispirò Antonello da Messina in uno dei capolavori più celebrati e riprodotti, l’«Annunciata» E Antonello copiò la sua beata Un’Annunziata «senza angeli», che colpisce per quella mano sospesa e protesa che Longhi definiva la «più bella mano della storia della pittura». Un «ordine delle somiglianze» che merita degli approfondimenti, e che li avrà sabato 21 gennaio a Roma, nella chiesa di Santa Maria Odigitria dei Siciliani, dove alle 18 si terrà l’incontro «L’ordine delle somiglianze: Antonello e santa Eustochia» con la presentazione di un quaderno dell’associazione culturale «Antonello da Messina» di Roma. Perché c’è quasi un «Codice Antonelliano» a unire uno dei più grandi maestri del Rinascimento e una mistica clarissa di Sergio di Giacomo da Avvenire del 18 Gennaio 2012 [1728] Aveva pubblicato 13 articoli su giornali stranieri in cui difendeva la dignità e i diritti umani come la cosa più preziosa. Il suo avvocato non ha potuto mai vederlo; la sentenza è fuori tempo massimo; l’accusa di sovversione basata su ipotesi Lo scrittore Li Tie condannato a 10 anni per “sovversione” La sentenza contro Li avviene a poche settimane da quella a 9 anni per l’attivista Chen Wei e quella a 10 anni per Chen Xi, entrambi accusati di “incitamento alla sovversione”, e a pochi giorni da quella contro il poeta Zhu Yufu. Tutti loro sono stati condannati in relazione alla possibilità di far nascere un movimento simile alla “primavera araba” in Cina da AsiaNews del 19 Gennaio 2012 [1727] Giovanna d’Arco è diventata il simbolo del nazionalismo francese e della difesa del suolo nazionale nei confronti dell’invasore straniero, mentre si trattava solo di rintuzzare le mire della corona d’Inghilterra Quale sarà la "vendetta" di Giovanna d’Arco contro il furbo Sarkozy? All’uso di interpretare in modo arbitrario il nostro passato – ricordo che la storia non coincide tout-court con il passato, ma ne è l’interpretazione critica – si aggiunge il fatto che il medioevo è forse il periodo più ghiotto per procedere a tale operazione: è infatti abbastanza lontano da noi per poterne dare un’immagine a dir poco fantasiosa, ma al tempo stesso è anche vicino a noi, che conviviamo ogni giorno con istituzioni e modi di vivere radicati nel medioevo e che quindi siamo facilitati a immaginarlo di Maria Pia Alberzoni da Il Sussidiario del 18 Gennaio 2012 [1726] Nelle nostre conversazioni usiamo spesso l’espressione "eterogenesi dei fini". Il significato di questa espressione è semplice: un costrutto umano, istituzione, associazione, ecc., nato per perseguire determinati fini, strada facendo ne persegue altri Vi spiego l'imbroglio delle agenzie di rating A questo penso quando leggo o ascolto le notizie sulle agenzie di rating e sui commenti che la loro azione provoca. Perché? Perché esse, alla loro nascita, erano state concepite come un mezzo grazie a cui non si potessero più vendere lemmons, ossia detto in parole povere “sole”. Le società che vendevano azioni erano sottoposte a un rating, cioè a una valutazione classificatoria che ne misurava il grado di affidabilità nel breve, nel medio e nel lungo periodo... Se le agenzie di rating sono sopravvissute, che so alla delegittimazione che ebbero, per esempio, con la crisi del ‘29, quando un sacco di triple A crollarono rovinosamente, oppure al crollo più recente della Lehman Brothers, valutata come si fa con le stelle del firmamento, la ragione risiede nel fatto molto semplice che sono esse stesse a fare il mercato, con una tale forza e capacità egemonica che sopravvivono a ogni forma di smentita che dallo stesso mercato promana di Giulio Sapelli da Il Sussidiario del 18 Gennaio 2012 [1725] Standard&Poor’s ha operato come braccio armato finanziario del Dipartimento di Stato statunitense e del Treasury C'è un piano di S&P’s e Usa per far crollare l’Europa (e l'Italia) Ci sono tutte le condizioni per un nuovo scossone sul mercato obbligazionario, proprio nel periodo più caldo delle aste sovrane e delle scadenze per il debito corporate, soprattutto italiano di Mauro Bottarelli da Il Sussidiario del 16 Gennaio 2012 [1724] È vero, S&P e le sue consorelle (che si esprimeranno nei prossimi giorni) non sono l’oracolo di Delfo, non hanno il monopolio della verità e soprattutto conservano parecchi scheletri nei loro armadi. Guai, però, a scambiare gli effetti per le cause: è il nervosismo dei mercati a trasformare in un tifone anche un modesto temporale. Ma non avrebbe senso farsi un’agenzia in proprio per sentirsi dire – come se fosse lo specchio della matrigna di Biancaneve – che noi europei siamo i più belli del reame Solo l'Europa dell'Est si salverà dalla crisi dell'economia occidentale Che i mali dell’Italia non fossero dipendenti da Berlusconi e dal suo stile di vita ormai è evidente anche agli avversari più acerrimi. Nessuno, però, fino ad ora, è stato in grado di individuare il virus e di indicare una terapia efficace. È sempre più inquietante il dubbio che sia il nostro modello sociale a minare la competitività della struttura produttiva europea ed occidentale. Nessuno si interroga sui motivi per cui ad essere in declino sono i Paesi più ricchi e civili del mondo. Il fatto è che, per poter competere sui mercati globalizzati, non è più possibile garantire standard di diritti e di condizioni di lavoro come quelli conquistati in decenni di vita democratica. Ma nessuno riuscirà mai ad imporre ad un operaio europeo di lavorare e vivere come un suo collega cinese di Giuliano Cazzola da L'Occidentale del 16 Gennaio 2012 [1723] Numeri, suggestioni, previsioni e nuovi scenari della New Economy. Dalla quotazione di Facebook ai miracoli di Twitter. Perché il 2012 rischia di essere il nuovo Anno zero Bolle da orbi Potremmo metterla così, con una domanda elementare: ma insomma, il prezzo del titolo dei social network oggi è compatibile oppure no con le prospettive della loro crescita futura? Il caso di Facebook, in questo senso, è forse il caso più interessante per provare a studiare la questione. Secondo molti analisti, quando Mark Zuckerberg deciderà di quotare in Borsa il social network più famoso del mondo si stima che la valutazione di Facebook al Nasdaq raggiungerà circa i 70 miliardi di dollari (una stima per difetto, si parla addirittura di quote vicine ai 150 miliardi di Ipo, che nasce dal momento in cui per acquistare poco meno dell’un per cento della società non ancora quotata Goldman Sachs e Digital Sky Technologies hanno speso lo scorso anno circa 500 milioni di dollari: 450 i primi, 50 i secondi). Ora il problema qual è? Il problema è che, stando ai dati del 2011, Facebook fattura circa 32 volte in meno quello che vale (2 miliardi di dollari all’anno) e considerando che maggiore è la differenza tra il fatturato reale di un’azienda e il suo valore in Borsa e maggiore è il rischio che un’azienda sia impossibilitata a rimborsare gli azionisti nel caso di un improvviso crollo della Borsa. Si capisce che una bolla improvvisa avrebbe l’effetto immediato di mettere ko la società di Zuckerberg di Claudio Cerasa da Il Foglio del 16 Gennaio 2012 [1722] La guerra delle tre monete: resoconto a puntate di come dollaro, euro e yuan si affrontano in una spietata guerra commerciale Geofinanza Yuan ed euro si aspettavano un tale attacco? Forse, ma - come scrisse il generale Sun Tzu 2500 anni prima della nascita dell’euro - gli strateghi vittoriosi trionfano ancor prima di dare battaglia di James Charles Livermore da Il Sussidiario del 13 Gennaio 2012 [1721] Tra molti ostacoli e nonostante il fuoco di sbarramento delle categorie schierate a difesa dello status quo, sembra stia per partire davvero un processo di liberalizzazione che dovrebbe riguardare vari settori: le professioni liberali, i trasporti, l’energia, le poste ecc. Gli argomenti economici in favore di una maggiore concorrenza sono noti. Raramente viene sottolineato, però, come il processo di liberalizzazione abbia dalla sua ragioni di ordine giuridico. Quello che bisogna restaurare, soprattutto prestando attenzione al futuro dei più giovani, è il diritto di ognuno a lavorare, intraprendere, costruirsi un futuro La battaglia per le liberalizzazioni è una battaglia in difesa del diritto Liberalizzare vuol dire ridare ad ognuno di noi quelle libertà fondamentali che lo Stato moderno, negli ultimi quattro secoli, ci ha sottratto. Vuol dire restaurare la base stessa del diritto, come lo concepiva il beato Antonio Rosmini: la proprietà. In effetti, ogni regolamentazione rappresenta una forma di esproprio (sono proprietario di un bene, ma non posso disporne liberamente), mentre un processo di liberalizzazione riporta la realtà sotto il pieno controllo dei suoi legittimi titolari di Carlo Lottieri da L'Occidentale del 12 Gennaio 2012 [1720] Lo ha detto lo stesso Umberto Eco: il successo de Il nome della Rosa? «Per me continua a rimanere un mistero». Una riflessione di Sergio Cristaldi sul più grande caso editoriale degli anni ottanta Il falò del Nome della rosa non risparmia nemmeno Umberto Eco Il modello di Guglielmo non è un malinconico integrato né un apocalittico più o meno furente, piuttosto un frate che sa di scienza, Ruggiero Bacone, come dire l’intellettuale volto a «studiare i segreti della natura», in modo da usare il sapere «per migliorare il genere umano», intanto emancipando i propri simili da credenze arcaiche, quindi scortandoli verso un benessere più avanzato e maggiormente condiviso. Da liquidare la “vecchia” percezione del cosmo come rimando a Dio: i segni, di cui Guglielmo è investigatore alacre, e indubbiamente perspicace, possono condurre alle cause prossime dei fenomeni, non certo a quelle ultime, e bisogna limitarsi a inferire dalle tracce sulla neve che il sentiero è stato solcato da un cavallo, mentre è vano ogni tentativo di promuovere a vestigia del Creatore le variopinte creature assiepate su direttrici e svolte del mondo... Il mondo è un pulviscolo di particolari non aggregabili in categorie, le categorie sono puri nomi, secondo l’insegnamento di Occam, anche lui Guglielmo, come il nostro protagonista. Così le congetture umane si muovono in uno spazio «che non ha centro, non ha periferia, non ha uscita», e dove «ogni strada può connettersi con qualsiasi altra»; ad assicurarcelo, stavolta, è l’autore in persona, nelle sue Postille al nome della rosa di Sergio Cristaldi da Il Sussidiario dell'11 Gennaio 2012 [1719] Quando Monti dice che l’Italia non ha una posizione precisa sulla Tobin tax, ma che, in questa fase, ci può servire adottarla per ottenere una più stretta collaborazione con Francia e Germania, rivela la stessa mentalità dell’Italia che entra in guerra perché ci serve qualche centinaia di morti per sedersi al tavolo dei vincitori. È la stessa forma mentis con cui siamo entrati nell’euro e la stessa mentalità con cui è stata fatta l’unità d’Italia Il “risveglio patriottico” è il tentativo dell’intellighenzia di camuffarsi da destra Questo aggrapparsi a Stati più forti, convinti di guadagnarci, senza pensare agli interessi che pagheremo e ai rischi che può correre il paese, è la manifestazione più forte dell’assenza di qualsiasi idea di sovranità, un’idea invece chiara a Gran Bretagna, Francia e Germania. David Cameron ha preso una posizione precisa sulla Tobin tax. Ha detto: “Noi non adotteremo la Tobin tax, finché non l’adotteranno tutti i paesi del mondo: adottarla perché l’adotta l’eurozona andrebbe contro i nostri interessi”. Sarkozy, invece, si è detto pronto ad adottare la Tobin tax anche se nessun altro paese l’adottasse. Sono due linee diverse, ma chiare. L’Italia di Monti va a rimorchio, l’adotta per avere un rapporto più stretto con Francia e Germania di Daniela Coli da L'Occidentale del 10 Gennaio 2012 [1718] Una religiosa carmelitana, attiva nel Paese in opere umanitarie, madre Agnès-Mariam de la Croix, respinge ogni violenza, sia che provenga dal regime siriano o dagli insorti. “Se continua così, temo il peggio”. Intanto la Lega araba ha deciso ieri al Cairo di continuare e rafforzare la missione degli osservatori, mentre ogni giorno si segnalano morti e scontri fra gruppi armati In Siria, la guerra delle bugie La primavera araba è un fenomeno complesso. È allo stesso tempo rivoluzione sociale, cambiamento demografico e culturale, rivolta contro le dittature e guerra mediatica. Su questo piano, la partita che si gioca in questo momento in Siria è assolutamente squilibrata, e il regime siriano ne è ben cosciente. Su un piano ufficiale, siamo in presenza di un sistema di comunicazione sclerotizzato che si basa sulla sola propaganda. Dall’altra parte abbiamo un sistema sofisticato, posto in opera in fretta ma con efficacia, non senza aiuto dall’estero; un sistema di collegamenti mediatici che amplificano, funzionano in circolo e si basano sui telefoni cellulari, i siti sociali e le reti satellitari. Senza tener conto, beninteso, delle reti diplomatiche e politiche delle potenze occidentali, dei Paesi del Golfo, della Turchia e dell’Onu. Sola dimenticata, la popolazione civile di questo Paese di 23 milioni di abitanti di Fady Noun da AsiaNews del 9 Gennaio 2012 [1717] La cultura è un insieme strutturato di conoscenze specialistiche dotate di un valore non solo teorico o contemplativo, ma anche politico e, soprattutto, pragmatico. Non ci sono due culture, ma solo una, e la vera distinzione da fare è tra cultura e in-cultura. La conoscenza non diventa cultura se è incomunicabile, e questo vale sia per il versante umanistico sia per quello tecnico-scientifico. In Italia la situazione è ancor più complicata a causa del lungo predominio di tendenze idealistiche in filosofia e nelle scienze umane, tendenze che - non tutti lo sanno - sono state trasmesse anche alla scuola marxista italiana, poiché Gramsci fu assai influenzato da Croce. La scienza, per Benedetto Croce, era solo “un libro di ricette di cucina”, e ancor meno valeva la tecnica. La vera cultura si faceva in altre sedi È sbagliato pensare che la tecnologia tolga spazio all’umanesimo È tuttavia necessario notare che non esiste una scienza e una tecnica italiana, europea o americana, ma una scienza e una tecnica tout court. Scienza e tecnica, in altri termini, sono potenti strumenti di superamento delle barriere politiche, linguistiche e razziali. Si tratta di cultura cosmopolita per eccellenza. La scienza è dunque tentativo costante di conoscere oggettivamente il mondo, e ciò nulla ha a che fare con le differenze politiche, etniche o religiose. Proprio per questo chi si colloca nell’alveo del pensiero liberale deve capire che la diffusione della tecnologia non toglie spazio all’umanesimo, a differenza di quanto sostengono alcuni celebri filosofi come Martin Heidegger di Michele Marsonet da L'Occidentale del 9 Gennaio 2012 [1716] Bisogna partire dalla fine, nonostante tutto. Dalla furia, dalle invettive, dall’ossessione iconoclasta e addirittura blasfema che caratterizza gli ultimi anni della vita di Antonin Artaud. Attore, poeta, aspirante mago, teorico di una «crudeltà» intesa come adesione incondizionata al reale oltre che esibizione scandalosa di brutture e patimenti Non è chiuso il caso Artaud Con Lei delira, signor Artaud (Stampa Alternativa, pagine 336, euro 15,00) Di Palmo prosegue il suo lavoro di risistemazione di un pensiero ostinatamente non sistematico, ma rivelatosi spesso profetico nell’intuizione di innovativi percorsi artistici... Artaud fu un irriducibile metafisico condannato a vivere in un mondo in cui la metafisica, al contrario, era ormai negata per principio. Un abisso separa l’ateismo disperato della sua ultima fase dall’allegro ateismo pratico della società che lo circondava e che per molti aspetti preannunciava lo scenario nostro contemporaneo, per il quale Dio stesso, in definitiva, ha cessato di essere un problema di Alessandro Zaccuri da Avvenire del 7 Gennaio 2012 [1715] Se n’è andata una delle figure più singolari della cultura cristiana degli ultimi cinquant’anni, don Luisito Bianchi, prete e scrittore Luisito Bianchi il «disarmato» «La memoria è il puntino impercettibile che salda il cerchio della vita e mi fa dire, come succo di queste storie di vecchio lunario: vivere, ne valeva la pena» di Fulvio Panzeri da Avvenire del 6 Gennaio 2012 [1714] Secondo la nota definizione di Ulpiano la giustizia consiste essenzialmente nel riconoscere a ciascuno il suo: dare cuique suum; una formula che ha, tra gli altri, l’ulteriore pregio di sollecitare con urgenza l’interrogativo su cosa sia questo suum da garantire ad ogni uomo perché venga, appunto, assicurata giustizia Perché il potere vuol cancellare la nostra colpa? Se ogni azione, e, si potrebbe aggiungere, se ogni pensiero o parola od omissione, è la risultante di una incidentale convergenza di fattori esterni a me, manipolabili a loro piacimento dai tutori della felicità sociale, allora io non esisto e niente è mio. L’apparente bonomia del potere si rivela assai peggiore della rozza crudeltà del boia, perché affonda la sua scure alla radice stessa di quella libertà che sembra riconoscergli (lei è libero), ma che viene negata nella sua sostanziale irriducibilità ultima ad ogni condizionamento... Togliere la colpa equivale a negare all’uomo la prerogativa dell’iniziativa, vale a dire la capacità di iniziare qualcosa di nuovo, qualcosa di più e di diverso dalla somma degli elementi prevedibili indagati tramite gli strumenti analitici e statistici delle discipline sociali, economiche, psicologiche, culturali, ect di Mauro Grimoldi da Il Sussidiario del 4 Gennaio 2012 [1713] Se l'anno scorso è stato l'anno delle rivoluzioni arabe contro regimi repressivi e corrotti, che hanno umiliato i loro cittadini e calpestato la loro dignità, non è escluso che il nuovo sia l'anno dell'attacco all'Iran per distruggere (o ostacolare) le sue crescenti ambizioni nucleari Iran, l’anno della guerra Così come lo scorso anno ci colse di sorpresa con le rivoluzioni arabe, il nuovo anno potrebbe coglierci di sorpresa con una guerra regionale di cui l'Iran è il principale teatro. La violenta polarizzazione settaria a cui sta assistendo la regione, gli enormi contratti per l'acquisto di armi (aerei e missili per un valore di 120 miliardi di dollari all'Arabia Saudita e agli Emirati), la difficoltà dell'opposizione popolare a decidere a proprio favore la rivolta in Siria, l'incepparsi del processo di pace israelo-palestinese, il cambiamento radicale avvenuto in Egitto e Tunisia con la vittoria degli islamici alle elezioni - tutto ciò indica che le possibilità di una guerra sono maggiori delle possibilità di pace di Abdel Bari Atwan da Liberal del 3 Gennaio 2012 [1712] La situazione odierna è stata definita in tutti i modi sbagliati possibili. Emergenza non è perché le emergenze sono limitate nel tempo. Crisi non è perché le crisi sono limitate nello spazio. Si parla anche, avvicinandosi di più alla realtà, di caos geostrategico, di confusione strategica globale e di era psicopolitica. Ma la definizione più corretta è quella di guerra mondiale Quella della finanza è la nuova guerra mondiale Potremmo chiamarla la guerra del paradosso geopolitico del terzo millennio. Il paradosso sta nel fatto che da una parte il mondo non è mai stato tanto organizzato e gerarchizzato, e dall’altra non è mai stato così caotico. Le ragioni del paradosso vanno ricercate nella globalizzazione, nella crisi finanziaria e soprattutto nella debolezza della leadership statunitense, i cui disimpegni da Afghanistan e Iraq stanno causando aspettative, dinamiche competitive e, in definitiva, più destabilizzazione di quella creata con i disinvolti interventi in quei paesi nel 2001 e nel 2003 di Giovanni Marizza da L'Occidentale del 1° Gennaio 2012 [1710] La rivolta araba si è diffusa come un incendio nell’erba secca. Tutti i Paesi ne sono stati affetti. Ma le novità si scontrano con la presa di potere degli islamisti. I timori dei cristiani e la necessità di collaborare anche con l’islam. Il caso della Siria e dei vescovi siriani. L’occidente troppo impacciato; Obama squalificato. Un bilancio di quanto successo quest’anno nel mondo arabo Cristiani e musulmani a un anno dalla primavera araba Il movimento è stato spontaneo e popolare. Ciò però significa che non vi era una vera leadership e oggi ne vediamo le conseguenze: quelli che hanno fatto la rivoluzione non hanno vinto. Hanno permesso ad altri, più organizzati, di raccogliere il frutto del loro lavoro. È uno scacco enorme, tanto che molti dicono che “non valeva la pena”. Ma io rimango fiducioso: questo passo era necessario perché mostra agli islamisti che anche se hanno vinto, vi è un forte richiamo a priorità diverse dalle loro. Il movente della rivoluzione dei giovani non è stata la religione, ma la dignità, il lavoro, la libertà, l’uguaglianza, la democrazia. È vero: ora gli islamisti hanno il potere ed è la prima volta in Medio Oriente – dai tempi del potere ottomano. È perciò un momento importante per vedere in quali settori gli islamisti danno risposte concrete, in quali fanno difetto. Noi li giudicheremo sui risultati di Samir Khalil Samir da AsiaNews del 24 Dicembre 2011 [1711] AsiaNews dà un premio a chi non è mai stato citato dai media, a chi non ha avuto alcun riconoscimento pubblico, a chi è dimenticato nonostante anni di lotta per la verità, la dignità e la giustizia Il premio 2011 a due vescovi cinesi, martiri e “illustri sconosciuti” Mons. Giacomo Su Zhimin, 80anni, ha subito finora 40 anni di prigionia; mons. Cosma Shi Enxiang, 90 anni, ha passato 51 anni in carcere. Di loro nessuno parla e il governo cinese dice che “non sa dove essi siano”. Si teme che vengano uccisi sotto tortura, come è avvenuto per altri vescovi di Bernardo Cervellera da AsiaNews del 2 Gennaio 2012 [1709] «Ê il poco, il vacuo la grande bestemmia di questi tempi» L’arte torni spirituale Alessandro Bergonzoni: «L’augurio per tutti è: più narrazione e più ascolto, avere meno potere e più potenza. Noi siamo luce e stiamo lavorando al buio pesto. Le parole non sono nulla se non c’è il pensiero e a me interessa quello» di Angela Calvini da Avvenire del 2 Gennaio 2012 [1708] Segnalazioni 2011 Segnalazioni 2010 Segnalazioni 2009 Segnalazioni 2008 Segnalazioni 2007 Segnalazioni 2006 |