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Segnalazioni 2009
La condizione della donna, scriveva Simone de Beauvoir, è stata molto immiserita dall’avvento del cristianesimo. Quest’idea, diffusa con insistenza da una parte del mondo femminista, dalla stampa, dalle rivistine in vista sul tavolo del parrucchiere, da molti testi scolastici, ha ormai radici piuttosto profonde ed è quindi un luogo comune accettato spesso anche all’interno del mondo cattolico, spesso ignaro della propria storia
Chiesa, singolare femminile
Quali sono le conseguenze, storicamente parlando, del cristianesimo riguardo alle donne? Basterebbe indicarne tre. La prima: il cristianesimo è l’unica religione in cui il rito di iniziazione e quindi di ammissione alla comunità, cioè il battesimo, è uguale per uomini e donne. La seconda: il cristianesimo, condannando l’esposizione dei bambini e l’infanticidio, limita drasticamente una pratica presente in tutto il mondo, dall’antica Roma, alla Cina e all’India di oggi: l’infanticidio, molto più spesso quello di bambine. Il terzo: il matrimonio cristiano è imprescindibilmente monogamico e indissolubile. Esso quindi sottintende e implica anzitutto la pari dignità degli sposi: non è lecito ad un uomo avere più mogli; non è lecito, in virtù della sua maggior forza, ripudiare la moglie, come fosse un oggetto, né sostituirla con delle schiave
di Francesco Agnoli da Il Foglio del 30 dicembre 2009 [1491]

Una riflessione del sociologo della «modernità liquida», Zygmunt Bauman, sul lascito del grande scrittore francese i cui romanzi aiutano a riconciliarsi con le stranezze e le assurdità del mondo che abitiamo
Camus, la «rivolta» 50 anni dopo
Parecchi anni fa in un’intervista mi fu chiesto di «riassumere il mio pensiero in un paragrafo». Non saprei trovare descrizione migliore degli sforzi del sociologo per indagare e registrare i sentieri tortuosi dell’esperienza umana che questa citazione di Camus: «C’è la bellezza e ci sono gli umiliati. Quali che siano le difficoltà dell’impresa, vorrei non essere mai infedele né all’una né agli altri»
di Zygmunt Bauman, (tratto da Le Nouvel Observateur, traduzione di Anna Maria Brogi) da Avvenire del 28 dicembre 2009 [1490]

Era qualcosa di molto più del rispetto che gli animali della foresta hanno l’uno per l’altro
Nemmeno la guerra può fare a meno della nostra umanità
Una pagina come questa, giustamente famosa, testimonia in modo eloquente l’esistenza di una innata, istintiva benevolenza tra gli uomini, capace di emergere anche al di là degli schieramenti e delle divise. E ci fa scoprire la com-passione, dunque, non come un comando estrinseco ma come parte della nostra umanità
di Silvana Raposelli da Il Sussidiario del 29 dicembre 2009 [1489]

La sinistra, quando si tratta di definire cosa sia il fascismo, mostra di avere un punto cieco
In Gran Bretagna i liberali tacciono o si allineano al "Siamo tutti Hezbollah"
Nella sua concezione manichea, essa vede tutto ciò che non è “di sinistra” come “di destra”: tutto ciò che è di destra è “il male”, tutto ciò che è male è “di destra”. I fascisti, di conseguenza, sono inevitabilmente, “estrema destra”. La sinistra fonda le sue rivendicazioni di virtù morale sul suo ruolo storico di lotta al fascismo, quindi approfitta di ogni occasione per potersi avvolgere nuovamente in quel glorioso mantello... L’etichetta “estrema destra” avvelena tutto quello che tocca. C’è adesso il pericolo che chiunque si opponga alla supremazia dell’Islam venga tacciato non solo di “islamofobia” ma anche di essere fiancheggiatore del BNP. Tutto ciò pone una seria sfida ai liberali. Se non entrano nella mischia, la linea del fronte su cui si combatterà per la sopravvivenza delle libertà occidentali verrà tracciata dai neofascisti e dai fascisti islamici. In un momento in cui è alto il disprezzo per i partiti politici tradizionali, una tale prospettiva non può non preoccupare
di Melanie Phillips, (tratto da The Spectator, traduzione di Enrico De Simone) da L'Occidentale del 29 dicembre 2009 [1488]

Il British National Party utilizza la paura generata dall’islamismo per creare consenso intorno alle sue posizioni razziste. Prima di condannare, la classe politica farebbe bene a unirsi alla lotta contro il fascismo islamico
Quella che si combatte in Gran Bretagna è una "Guerra d'inciviltà"
Grazie all’antica fissazione secondo cui l’estrema destra è il male assoluto della vita pubblica inglese, la classe politica tradizionale non ha afferrato che il nocciolo della questione non è la rifrittura di ciarpami neonazisti. C’è un altro tipo di fascismo in marcia, ancora più letale, che avanza sotto le sembianze della supremazia islamica... Coloro che sembravano rischiare un colpo apoplettico di fronte all’apparizione in tv di Griffin sono gli stessi che giudicano un’esagerazione dire che il jihadismo è un problema; e, in qualche caso, sono addirittura quelli che marciano dietro le insegne dell’odio jihadista
di Melanie Phillips, (tratto da The Spectator, traduzione di Enrico De Simone) da L'Occidentale del 28 dicembre 2009 [1487]

La strada resta quella di mettere al primo posto l’appoggio ai dissidenti, a chi manifesta e viene imprigionato. Nello stesso tempo spingere la comunità internazionale a inasprire le sanzioni, tagliare i rifornimenti energetici di Teheran, fare pressione diplomatica sul regime
Il 2009 dell'Iran finisce tra morti in piazza e le proteste dell'Occidente
In alternativa, è logico pensare che gli attivisti dell’Onda si chiedano se Obama è con loro o contro di loro. Se aiuterà o meno il “cambio di regime”, l’unica vera speranza che resta all’Iran. Appoggiare la rivoluzione verde iraniana potrebbe innescare un movimento virtuoso destinato a riequilibrare anche gli assetti geopolitici dell’area compresa fra Afghanistan e Iraq, dal Libano a Gaza
di Marco De Palma da L'Occidentale del 28 dicembre 2009 [1486]

È morto trent’anni fa, ignorato dal regime russo. Ma tutti sapevano che avrebbe vinto lui
Chi è Vladimir Vysockij, poeta e attore, cantautore e ubriacone
Uno degli aspetti più sorprendenti della fama di Vysockij è che non conosceva eccezioni. Per una irripetibile alchimia di circostanze, il bardo della Taganka è riuscito, caso anche questo più unico che raro, a realizzare la plurisecolare aspirazione dell’intellighenzja russa: andare al popolo, stabilire un rapporto di fiducia con tutte le componenti della nazione. Conoscevano a memoria le sue canzoni non solo i giovani dallo spleen facile ma anche gente che faticava tutto il giorno e senza grilli per la testa: lo amavano e lo rispettavano gli intellettuali, i militari, gli operai, i detenuti, i cacciatori di orsi siberiani, i poliziotti, e perfino, sia pure di nascosto, gli agenti del Kgb che dovevano mettergli i bastoni tra le ruote. Ovunque andasse, era accolto come un eroe. In ogni ambiente, senza eccezione, era “uno dei nostri”
di Massimo Boffa da Il Foglio del 27 dicembre 2009 [1485]

Il Vangelo Secondo Hollywood
Avatar: un film di Natale che predica il panteismo
Come sempre, Alexis di Tocqueville l’aveva previsto. Il credo americano sulla sostanziale unità di tutto il genere umano, scriveva Tocqueville nel 1830, conduce al collasso delle distinzioni ad ogni livello del creato. “Non contento della scoperta che nel mondo esiste solo la creazione e il Creatore, l’uomo democratico cerca di semplificare ed espandere il suo punto di vista includendo Dio e l’universo in un unico grande insieme”... Come ha notato il filosofo polacco Leszek Kolakowski, attibuire divinità al mondo naturale “aiuta a portare Dio più vicino all’esperienza umana”, e insieme “a impoverirlo di tratti personali riconoscibili”. Per chiunque in cerca di trascendenza ma refrattario all’idea di un Onnipotente che interferisce con le cose umane, si tratta di una combinazione ideale
di Ross Douthat (tratto dal New York Times) da L'Occidentale del 23 dicembre 2009 [1484]

C’è un creatore, le creazione, le creature. Creazione e creature van difese
L'inno di Ferretti Lindo Giovanni a Langone (e non solo)
C’è un Creatore, la creazione, le creature. Creazione e creature vanno difese, conservate e questo è possibile solo in relazione al Creatore. Le creature, a se stesse, s’infiammano e sopiscono tra i migliori sentimenti e gli istinti peggiori o avvizziscono in insignificanze. La creazione sovrasta e annichilisce ogni creatura. I summit poi che ridicola figura! Babele aveva una torre, queste son bolle e balle. L’unica armonia possibile è nella causa incausata d’entrambi cioè Iddio. Il giusto timore non guasta e se c’è salvezza è nell’amore infinito che ha reso possibile l’Incarnazione. Altra verità non c’è
di Ferretti Lindo Giovanni da Il Foglio del 22 dicembre 2009 [1483]

Il 26 novembre scorso è morto improvvisamente a Roma lo storico Victor Zaslavsky
Quello storico che ha dato del filo da torcere a Togliatti e al Pci
Quello della denuncia delle complicità e dei silenzi dell’occidente è stato uno dei punti sui quali il lavoro di storico di Zaslavsky ha dato dei grandi contributi, anche dal punto di vista del significato e degli strascichi che certi silenzi hanno avuto sulla nostra vita contemporanea, basti a questo proposito ricordare quanto scriveva Zaslavsky parlando del muro di omertà e di connivenze che aveva permesso di tollerare i finanziamenti sovietici ai comunisti italiani, mettendoli sullo stesso piano di quelli ricevuti dai partiti democratici per favorire il mantenimento del regime democratico pluripartitico: «la tacita accettazione, se non l’approvazione della prassi dei finanziamenti sovietici, si traduceva in un indebolimento del senso dello Stato e dell’identità nazionale»
di Adriano Dell'Asta da Il Sussidiario del 17 dicembre 2009 [1482]

Nella Carta Costituzionale irlandese si legge: «Lo Stato afferma il diritto alla vita del nascituro e, tenuto conto dell’eguale diritto alla vita della madre, garantisce nella propria legislazione il riconoscimento e, per quanto possibile, l’esercizio effettivo e la tutela di tale diritto, attraverso idonee disposizioni normative»
Dopo i crocefissi italiani Strasburgo processa l'Irlanda antiabortista
La questione che si pone è quella di capire se sia ammissibile che la cultura, la tradizione, i valori e persino le norme approvate in parlamento attraverso un processo democratico, possano essere messe in discussione da un organismo internazionale artificialmente creato e del tutto avulso dal contesto che è chiamato a giudicare. Il paradosso si ingigantisce se si considera che quella cultura, quelle tradizioni, quei valori e quelle leggi appartengono ad uno stato membro dell’Unione Europea e possono essere smantellate da un organismo che con l’Unione non ha nulla a che vedere: la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nonostante l’altisonante aggettivo, non è un’istituzione dell’Unione Europea e non va confusa, come spesso accade, con la Corte di Giustizia Europea, che invece è, a tutti gli effetti, un’importante componente dell’architettura istituzionale comunitaria
di Gianfranco Amato da L'Occidentale del 14 dicembre 2009 [1481]

L’ultima proposta dagli allarmisti del global warming. Le emissioni di carbonio possono essere ridotte attraverso un’iniziativa “caritatevole” da parte dei consumatori del mondo sviluppato nei confronti dei Paesi poveri del pianeta: pagare per garantire loro i mezzi di controllo e di riduzione delle nascite. Condom e aborto per combattere il riscaldamento globale
Per ridurre il global warming c'è chi pensa alla pianificazione delle nascite
Il calcolo più cinico è quello secondo cui «le 10 tonnellate di Co2 che vengono immesse durante un volo di andata e ritorno da Londra a Sydney, potrebbero essere compensate dall’eliminazione di un bimbo indesiderato in un Paese come il Kenya». Gli stessi ricercatori sostengono che quella mancata nascita non solo ridurrebbe le inquinanti emissioni di carbonio, ma anche – udite, udite – il numero delle vittime del climate change. Cos’è, in fondo, il sacrificio di un povero bambino nero di fronte alla salvezza dell’umanità?
di Gianfranco Amato da L'Occidentale del 9 dicembre 2009 [1480]

A Copenhagen ancora teorie antinataliste. Il Guardian avverte: portano al totalitarismo
Ridurre le emissioni di CO2? Investite in preservativi
“Compensazione demografica”: ogni quattro euro spesi per la contraccezione (in nascite mancate) farebbe risparmiare una tonnellata di anidride carbonica al riscaldamento globale. Lo stesso risultato richiederebbe invece otto sterline investite per piantare alberi, quindici sterline investite in energia eolica, trentuno in energia solare, cinquantasei in un’auto elettrica…
di Nicoletta Tiliacos da PiùVoce del 4 dicembre 2009 [1479]

La Conferenza sul clima di Copenaghen è fallita prima ancora di cominciare. Nelle intenzioni di tutti, da Obama a Lula, ha assunto caratteri grotteschi ieri mattina, quando sulle prime pagine di 56 quotidiani di tutto il mondo (Repubblica in Italia) è apparso lo stesso editoriale
Il pensiero unico a Copenaghen e l’altra verità
La verità non ha bisogno del Grande Fratello, nasce dalla critica e dalle differenze; invece, come in un incubo orwelliano, l’ufficio per la propaganda sul riscaldamento globale ha dettato al giornalista mai così collettivo lo stesso allarme: “Ci resta poco tempo. Se non ci uniamo per intraprendere delle azioni decisive il cambiamento climatico devasterà il nostro pianeta”. È il trionfo del pensiero uniforme in salsa apocalittica
da Il Foglio dell'8 dicembre 2009 [1478]

Ci sono due modi per interpretare il voto. Il primo, come il rifiuto di un Islam politico, non il rifiuto dei Musulmani in quanto tali. In questo senso è stato un voto per la tolleranza e l’integrazione, quei valori che l’Islam politico non riconosce. In secondo luogo, il voto ha rivelato il grande gap fra il giudizio del popolo svizzero e quello dell’elite del paese sull’Islam politico
Il voto contro i minareti in Svizzera è stato un simbolo di tolleranza
Il voto svizzero mette in evidenza il dibattito sull’Islam come una questione interna all’Europa. Questo è l’Islam, un insieme di idee politiche e collettiviste. Ai nativi europei è stato chiesto più e più volte, dai loro leader, di essere tolleranti e di accettare i Musulmani. Lo hanno fatto. E questo può essere misurato a) dall’importo di denaro dei contribuenti, che è investito nei settori della sanità, degli alloggi, dell’istruzione e del benessere per i Musulmani e b) dalle centinaia di migliaia di Musulmani che si trovano a bussare alle porte dell’Europa per essere ammessi. Se quelle persone, che piangono perché l’Europa è intollerante, avessero ragione, se ci fosse davvero la xenofobia e il rifiuto dei Musulmani, allora avremmo osservato il contrario. Ci sarebbe stato un esodo di Musulmani fuori dall’Europa
di Ayaan Hirsi Ali (tratto da The Christian Science Monitor, traduzione di Gaia Pandolfi) da L'Occidentale dell'8 dicembre 2009 [1477]

“Abortirai con dolore!” viene sarcasticamente scritto per contestare la decisione di mettere dei limiti all’uso della pillola per l’aborto farmacologico a base di mifepristone, di cui si sta discutendo la commercializzazione in questi giorni
Non è vero che abortire con la Ru486 provoca alla donna meno dolore
In realtà, almeno a sentire le donne che l’hanno usata, il dolore è maggiore se si usa la pillola abortiva piuttosto che se si abortisce chirurgicamente. Lo afferma uno studio pubblicato sulla rivista Health Technology Assessment, rivista incaricata proprio di valutare le qualità degli strumenti per la salute... E se le donne l’accettano di meno, perché allora introdurlo? Certo, si può pensare che qualcuno voglia un aborto completamente fatto a casa, anche perché, soprattutto nei laici Paesi di Inghilterra e Francia, aumenta il numero di medici che non vuole prendere parte ad interruzioni di gravidanza
di Carlo Bellieni da L'Occidentale del 3 dicembre 2009 [1476]

Montalcini critica lo stop alla pillola abortiva dopo aver parlato con il suo inventore
RU486, "grandi risultati" solo sul conto di Baulieu
Sia detto con il massimo rispetto, ma lo spot a favore della Ru486 una grande scienziata come Rita Levi Montalcini se lo poteva risparmiare. Il premio Nobel per la medicina ha avuto modo di parlare con l’inventore dell’aborto chimico, il francese Baulieu, che le ha descritto “risultati straordinari” della Ru486 (strano, non è vero?). Sospettiamo che quei risultati riguardino soprattutto il conto in banca del vispo Baulieu, anche perché nella messa a punto di un metodo che il New England Journal of Medicine ha dichiarato dieci volte più insicuro dell’aborto per aspirazione o chirurgico non vediamo davvero nulla di straordinario
di Nicoletta Tiliacos da PiùVoce del 27 novembre 2009 [1475]

Gli svizzeri vedono la TV e si preoccupano: la sharia porta alla pena di morte, all’impiccagione di omosessuali, alla lapidazione
La religione non c’entra: i minareti sono simboli politici
Certo, non tutto l’Islam è così. Ma parliamone, esaminando i problemi senza censure con accuse di islamofobia; abbiamo un problema, che lo si risolva guardando negli occhi l’immigrazione islamica, o alla prima occasione la preoccupazione si trasformerà in rifiuto
di Fiamma Nirenstein da Il Giornale del 3 dicembre 2009 [1474]

«Noi siamo, per la grazia di Dio, manifestatori agli uomini grossi che non sanno lectera delle cose miracolose operate per virtù ed in virtù della santa fede»
Però basta sarabande e santuari-garage. Appello al Papa per un’arte cattolica
Tra i promotori si trovano i nomi dello scrittore Martin Mosebach (primo firmatario), del filosofo Enrico Maria Redaelli, dello storico Paul Badde, del filologo Francesco Colafemmina, del teologo Michele Loconsole, dell’editore Manuel Grillo, del giornalista Sandro Magister e di vari architetti come Nikos Salingaros, Steven J. Schloeder, Steen Heidemann, Duncan G. Stroik, Ciro Lomonte (è sottoscrivibile su internet all’indirizzo appelloalpapa.blogspot.com)
di Emanuele Boffi da Tempi del 18 novembre 2009 [1473]

Perché rinchiudere il sacro in un museo come una tigre allo zoo quando in una chiesa di Urbino lo si può perfino vivere?
Il Louvre non vale una messa
Alle mostre i valori sono più che altro i valori di mercato e la mancanza di significati arriva a essere ostentata, basti pensare all’interminabile sfilza di opere denominate Untitled. Senza titolo, senza senso. Non ho mai capito come possano gli artisti pretendere di avere un ruolo se non sono nemmeno capaci di dare un nome a ciò che fanno. L’arte contemporanea è per statuto dissacrante, nichilista, quindi andarla a vedere impoverisce l’anima. Maurizio Cattelan è forse il massimo artista italiano vivente e di sicuro è un genio, però del male: uno guarda il suo papa colpito dal meteorite, i suoi fantocci di bambini impiccati agli alberi e pensa che non c’è futuro, gli viene voglia di suicidarsi. L’arte antica, al contrario, è quasi sempre sacra, e quando si trova in un museo significa che è stata rubata o comunque estirpata dal suo ambiente naturale
di Camillo Langone da Tempi del 18 novembre 2009 [1472]

Il saggio di Cavadi spiega la teologia di Cosa nostra (?)
Che faccia ha il Dio dei mafiosi
E così si capisce cosa c’è che a volte non convince in un certo tipo di chiesa antimafia: è che non solo vuole combattere la mafia, vuol combattere anche la chiesa. Per una Sicilia senza mafia, serve un Dio “senza antropomorfismi”
di Maurizio Crippa da Il Foglio del 19 novembre 2009 [1471]

Il tentativo «utopico» di orientare una generazione di giovani credenti stretti tra marxismo, laicismo e «svolta a sinistra» della Dc. A vent’anni dalla scomparsa del filosofo, gli eredi «politici» fanno il punto in un incontro
Del Noce il liberale solitario
Essere liberali, ossia non radicali. È una necessaria revisione non solo politica, ma filosofica, un lavoro sui principi... per una linea realista, da Cavour a De Gasperi, diversa da una linea Gobetti-Gramsci, che sta invece divenendo dominante tra gli intellettuali italiani. Per Del Noce occorre proseguire De Gasperi, fortificando l’intesa tra cattolici non integralisti, liberali non laicisti, socialisti non marxisti
di Giovanni Tassani da Avvenire del 19 novembre 2009 [1470]

Intervista a Giacomo Striuli
Giuseppe Berto scoprì il male che impedisce all'uomo di essere felice
Berto è celebre per la sua rivalità con Moravia: “Mi indigna il suo strapotere, che io credo dannoso per l’Italia” ebbe a dire nei confronti del collega... «Moravia divenne per Berto l’incarnazione di tutti quelli che lo perseguitavano, capo di una mafia intellettuale che voleva ostracizzarlo, e la faccenda finì sulle pagine dei giornali e in tribunale, con tanto di accuse ed epiteti volgari. Ma al di là della rivalità personale, esisteva un dissidio ideologico: mentre Moravia si avvalse di Marx per spiegare l’alienazione sociale in termini di sfruttamento per raggiungere un fine economico, per Berto Marx aveva costruito una colossale trappola per l’uomo. Ecco allora cosa c’è veramente all’origine dei loro scontri: una diversa visione del mondo»
di Luca Meneghel da L'Occidentale del 15 novembre 2009 [1469]

Lo scandalo (letterario) si addice a Vladimir Nabokov
Il geniale padre di Lolita scandalizza anche da morto: la versione di Laura
Oggi, a poco più di trent’anni dalla morte, un nuovo scandalo - l’ultimo dobbiamo immaginare; o forse più semplicemente si tratta di clamore pubblicitario - investe il nome di Nabokov, con la pubblicazione, imminente in lingua inglese e in traduzione, di L'originale di Laura (Adelphi), primissima stesura dell’ultima opera cui Nabokov poté lavorare
di Maurizia Calusio da Il Sussidiario del 16 novembre 2009 [1468]

Storici e opinionisti polacchi in questi giorni sembrano concordi nel sostenere la tesi secondo cui sarebbe proprio la Polonia a possedere speciali titoli per avere concorso – più utilmente e prima di altri – alla generale precipitazione di eventi che portò alla caduta del muro di Berlino e allo sgretolamento del sistema comunista nell’Europa centro-orientale
Negli anni Ottanta fu la Polonia il laboratorio del ritorno alla democrazia
Tre sostanzialmente, sono i punti di forza e di oggettivo rilievo di questa tesi: il primo e forse il più acquisito nella pubblica opinione è il peso indiscutibile di Karol Wojtyla; il secondo è il fatto che fu in Polonia che si manifestarono, in anticipo e più in concreto che altrove, i segni visibili del mutamento in corso; il terzo e ultimo punto sono le prime libere (o semi-libere) elezioni del 4 giugno 1989
di Leonardo A. Losito da L'Occidentale del 9 novembre 2009 [1467]

Sulla fine della Guerra fredda è già stato detto quasi tutto. A vent’anni da quella ricorrenza conviene guardare brevemente le macro-implicazioni di quell’evento che ha radicalmente cambiato la faccia della politica mondiale
La fine della Guerra e la fine di ciò che è seguito
Il neoconservatorismo aveva previsto la fine della Storia (Fukuyama, 1991). Il liberalismo, sulla stessa lunghezza d’onda, aveva previsto pace, democrazia e benessere (Omahe, Keohane e tutto il filone della pace democratica). Il Realismo, più modestamente, aveva previsto instabilità, guerre e crisi internazionali... Se c’è una lezione generale da trarre è che tra tutte le teorie, il Realismo è quello che ha avuto la performance migliore
di Andrea Gilli da Epistemes del 9 novembre 2009 [1466]

Un libro (Terrorismo dal volto umano, documentatissimo saggio in uscita per i tipi dell’editore Cantagalli) ricostruisce carte alla mano l’origine, gli sponsor e le menti della foga antinatalista che ha preso il sopravvento nei consessi internazionali. Onu in testa
Pregasi non proliferare
Ora è certificato. Una delle espressioni più utilizzate dall’Onu e da varie organizzazioni internazionali, “salute riproduttiva”, significa letteralmente qualcos’altro: «aborto legale»... L’autore ha il merito di mostrare le radici profondamente antiumane e razziste delle politiche demografiche che vanno per la maggiore nei corridoi dell’Onu, dell’Oms e via dicendo. Dal cosiddetto Memorandum di Jaffe, dal nome del presidente del Alan Guttmacher Institute dal '68 al ’78: «incoraggiare l’aumento dell’omosessualità, ristrutturare la famiglia, tasse sostanziali sul matrimonio e sul bambino, tassare di più le persone sposate rispetto ai celibi, sterilizzazione obbligatoria per tutti coloro che hanno due figli»
di Lorenzo Fazzini da Tempi del 3 novembre 2009 [1465]

Intervista a Camillo Ruini
Rifiutando Dio si dissolve l'uomo
In un momento storico nel quale la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo stabilisce che la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce "una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni" è utile fare un passo indietro e interrogarsi sull'idea di educazione che viene proposta dalla società, dai media e dalle istituzioni. Da anni la Chiesa richiama l’attenzione sull’"emergenza educativa", forse la sfida antropologica più impegnativa del nostro tempo, in cui la società sembra aver abdicato al suo compito «in nome di una sterile neutralità». A partire da questa preoccupazione è nato il Comitato per il Progetto culturale della Conferenza episcopale italiana, presieduto dal cardinale Camillo Ruini, che ci ha gentilmente concesso un'ampia intervista su questi temi
di Carlo Melato da Il Sussidiario del 5 novembre 2009 [1464]

Intervista a Riccardo Ehrman
«Vi racconto come ho fatto a far cadere il Muro di Berlino»
Il 9 dicembre 1989, Riccardo Ehrman ricevette una telefonata in codice da Günter Pötschke, un membro del comitato centrale del partito comunista in Germania Est. Ehrman era il corrispondente dell’ANSA a Berlino e il giorno successivo avrebbe dovuto partecipare a una conferenza stampa con il ministero della Propaganda della DDR, Günter Schabowski. La sua fonte gli consigliò di fare al ministro “una domanda sulla libertà di viaggio”. Ehrman seguì il consiglio e chiese a Schabowski quando sarebbero state tolte le restrizioni di viaggio ai cittadini della Germania Orientale. “Credo anche subito”, fu la risposta...
di Roberto Santoro da L'Occidentale del 5 novembre 2009 [1463]

Per lo stratega del Pentagono «dobbiamo imparare dall’impero più duraturo della storia: l’intelligenza prima della forza»
Luttwak: «Usa, nuova Bisanzio»
«L’Impero bizantino ha vissuto più a lungo di qualsiasi altra potenza, dinastia, entità storica, grazie a un fortissimo senso di identità. I Bizantini erano orgogliosamente cristiani. Si consideravano inoltre portatori e difensori della cultura classica ellenica, che dava loro rassicurazione sull’importanza della loro civiltà. E fino alla fine si sono sentiti romani...»
di Elena Molinari da Avvenire del 4 novembre 2009 [1462]

Presto una serie di vincoli per le centinaia di stranieri che vanno lì per l`eutanasia
La Svizzera argina il turismo della morte
È certamente esagerato parlare di una possibile marcia indietro della Svizzera in tema di eutanasia e suicidio assistito. Ma quei quattrocento stranieri che ogni anno vanno a morire in terra elvetica, sollecitamente accolti dalle associazioni (come Dignitas ed Exit) erogatrici di morte su richiesta, cominciano forse a sembrare troppi anche al governo confederale
di Nicoletta Tiliacos da PiùVoce del 30 ottobre 2009 [1461]

Affrettiamoci ad amare è il titolo della raccolta di poesie di Jan Twardowski (Varsavia 1915-2006), che Marietti ha recentemente pubblicato
Twardowski: un prete al servizio della bellezza quotidiana
Si direbbe che prediliga il tono medio della quotidianità, fatto di percezione delle cose comuni e di tutto ciò che vive e che è amato da Dio. Le sue sono poesie timide e scalze, che non hanno la pretesa di convertire: parlano della neve, degli animali, dell’attesa nelle stazioni ferroviarie, dei bambini ritardati ai quali insegna e indicano al lettore la via della preghiera nascosta dentro le cose: il Signore sa già tutto anche in piena notte. Poiché la sua fede è semplice e non saputella e poiché egli chiede di essere mediocre purché trasparente, può sorridere delle sottigliezze teologiche e non affliggere il Signore come tanti che sono come il catechismo /ad ogni domanda /devono avere per forza una risposta
di Laura Cioni da Il Sussidiario del 24 ottobre 2009 [1460]

Escono anche in Italia i Quaderni del Concilio (Jaca Book, pp 520, € 98) del padre che fu perito al Vaticano II dopo essere stato posto sotto accusa negli anni ’50. La sua opera fu decisiva in molti dibattiti spesso animati
De Lubac e la lotta del Concilio
A conclusione del Concilio De Lubac non può vantare, come Congar, la partecipazione attiva alla stesura di numerosi documenti. Il suo influsso viene da più lontano, dai volumi Cattolicismo, Meditazione sulla Chiesa, Il mistero del soprannaturale e Agostinismo e teologia moderna ai quali molti padri ed esperti si sono ispirati. Se i primi due volumi sono a fondamento della costituzione sulla Chiesa, gli ultimi due sono la base teologica per la costituzione sulla divina rivelazione
di Elio Guerriero da Avvenire del 24 ottobre 2009 [1459]

«Credere non è affare privato»: parla il giornalista francese Patrick Kéchichian, che dopo la conversione è passato a La Croix
«Le Monde» addio, scelgo la fede
«La nostra epoca vive, con colpevole compiacenza, sotto il regno dell’opinione e non del pensiero, che abbiamo liquidato come "un buono a niente". L’obbedienza, la fiducia, la mancanza di sospetto appaiono debolezze dello spirito. La ribellione, la critica e la denigrazione vengono considerati prove del nostro affrancamento»
di Lorenzo Fazzini da Avvenire del 24 ottobre 2009 [1458]

Compagnia: cum-panis, mangiare il pane insieme, questa cosa qui così concreta quotidiana e reale è la protagonista della fantastica saga tolkieniana, non l’eroismo o l’antieroismo di un singolo
Tolkien nichilista?
Frodo non è come Ulisse e nemmeno come Enea, tantomeno come Sigurd, ma è come Abramo: un uomo della fede... Più che un eroe Frodo è una figura di santo e i santi, si sa, sono coloro che vivono nella Comunione (appunto dei Santi)
di Andrea Monda da Il Sussidiario del 19 ottobre 2009 [1457]

Le guerre dimenticate
Crocifissi in Sudan «Fermate i massacri»
Sette il 13 agosto. Sei il 16. Cristiani crocifissi nei più efferati degli attacchi sistematicamente portati dai ribelli che impestano il Sud Sudan. Tragedia nella tragedia di cui, al Sinodo dei vescovi sull’Africa, s’è fatto voce monsignor Edward Hiiboro Kussala, vescovo di Tombura-Yambio, chiedendo, come ribadisce in questa intervista ad Avvenire, che l’Europa e tutta la Comunità internazionale «torni a guardare al nostro Paese, intervenga per porre fine a una situazione che non si può più sostenere»
di Salvatore Mazza da Avvenire del 18 ottobre 2009 [1456]

Il bottino di al Qaida è di 40 mila vittime, ma la Base è in crisi e in Europa non colpisce da quattro anni. Perché? Proviamo a investigare
Il nostro prossimo 11 settembre con i blue jeans
I “kamikaze made in Europe” sembrano aver lasciato il passo a un progetto totalitario di islamizzazione lenta, graduale e non violenta. A Londra, quest’anno, si è avuto ad esempio il più alto picco di attacchi antisemiti di matrice islamica negli ultimi trent’anni... ma gli esperti di antiterrorismo europeo non minimizzano la minaccia islamista
di Giulio Meotti da Il Foglio del 18 ottobre 2009 [1455]

È in corso la più grande diaspora di blogger, reporter, scrittori e fotografi dal ritorno di Khomeini nel 1979
Ahmadinejad sta svuotando l’Iran dai giornalisti dissidenti
Nelle scorse settimane l’ayatollah Ali Khamenei aveva parlato della necessità di una “seconda Rivoluzione culturale”. Per tanti che sono fuggiti, ve ne sono decine rimasti dietro le sbarre. Le loro “confessioni” sono tutte uguali: “Bismillah, al rahman al rahim… Confesso di aver subito l’influenza della Bbc, di Radio Voice of America e di altri media stranieri”. La repressione della dissidenza iraniana è stata affidata a Saeed Mortasavi, il terribile pubblico ministero di Teheran che ha chiuso giornali, perseguitato scrittori e torturato intellettuali, che venne coinvolto nell’assassinio di una fotografa canadese e per questo noto come “the butchter of press”, il macellaio della stampa. A chi mette in dubbio i suoi metodi criminali, Mortasavi risponde: “Non ho bisogno della legge. Io sono la legge”
di Giulio Meotti da Il Foglio del 13 ottobre 2009 [1454]

La nigeriana Chika Unigwe parla del suo libro-denuncia: «Troppe donne senza prospettive finiscono forzate alla prostituzione»
Una scrittrice contro la tratta
Chika Unigwe, nigeriana, classe 1974, ha alle spalle un curriculum letterario di tutto rispetto: romanzi, poesie, libri per bambini, racconti... Con una laurea in Lingua e letteratura inglese in Nigeria e un dottorato in Letteratura all’Università di Leida nei Paesi Bassi, ha scelto l’olandese per il suo romanzo di debutto, De Feniks (La fenice), prima africana a usare questa lingua per un’opera narrativa. Nel 2007 pubblica il suo secondo romanzo, Fata Morgana, tradotto in inglese con il titolo On Black Sisters’ Street (Sulla strada delle sorelle nere), e in italiano semplicemente come Le nigeriane, pubblicato di recente da Neri Pozza
di Anna Pozzi da Avvenire del 13 ottobre 2009 [1453]

Il nuovo sfruttamento del Terzo mondo con la disumana pratica delle madri surrogate
Utero in affitto, possibilmente low cost
“È etico pagare i poveri del mondo per far loro partorire i nostri bimbi?”. Se lo chiede perfino Vanity Fair, settimanale che più glamour e modernista non si può, nel presentare un reportage sulle moderne schiave indiane dell’utero in affitto
di Nicoletta Tiliacos da PiùVoce del 9 ottobre 2009 [1452]

Il museo è stato collocato nel 2004 a Beacon, piccolo paese a nord di New York, all’interno di un’ex fabbrica di biscotti
Da New York al Dia Beacon: un passaggio attraverso il mondo contemporaneo
L’edificio è stato rinnovato parzialmente dall’architetto Robert Irwin ed è caratterizzato dalla struttura in mattoni e acciaio, dall’ampiezza delle sue sale e da un’incredibile illuminazione naturale garantita solamente dalla luce che filtra diagonalmente dalle finestre aperte sul soffitto, regalando un gioco di prospettive magico... Dia Beacon dimostra come sia possibile una convivenza bilanciata tra le due discipline, artistica e architettonica, che permette al pubblico di fruire al massimo dell’opera d’arte, riportando al centro di tutto, la visione
di Cecilia Torchiana da Il Sussidiario del 5 ottobre 2009 [1451]

Intervista a Giovanni Lindo Ferretti
«Dal ’68 alle Br: ma non era la meglio gioventù»
Pubblichiamo in questa pagina alcuni stralci della lunga intervista a Giovanni Lindo Ferretti contenuta nel libro di Lorenzo Fazzini, collaboratore di Avvenire, intitolato Nuovi cristiani d’Europa. Dieci storie di conversione tra fede e ragione, che l’editrice Lindau manda in libreria mercoledì 30 settembre (pagine 160, € 16; prefazione di Lucetta Scaraffia). Dieci incontri (molti dei quali apparsi su Avvenire) con personalità che hanno incontrato o ritrovato il cristianesimo nelle strade più disparate dell’Occidente secolarizzato di oggi. Oltre a quella dell’ex cantante del complesso CCCP/CSI, figurano le testimonianze del drammaturgo Éric-Emmanuel Schmitt, del vaticanista Marco Tosatti, del giornalista ed editore Jean-Claude Guillebaud, dell’esponente politica norvegese Janne Haaland Matlary, del filosofo Marcello Pera, della saggista Gabriele Kuby, del giornalista musicale John Waters, del filosofo Fabrice Hadjadj e dello storico della letteratura Joseph Pearce
di Lorenzo Fazzini da Avvenire del 27 settembre 2009 [1450]

Due terzi di secolo fa, quand’ero bambino, leggevo già con ammirazione nei libri il racconto che rievocava l’insorgenza della Vandea, così coraggiosa e così disperata
Dalla Vandea ai gulag Il filo rosso di Solzenicyn
Mai, a nessun Paese, potrei augurare una "grande rivoluzione". Se la Rivoluzione del secolo diciottesimo non ha portato la rovina della Francia è solo perché vi è stato Termidoro. La rivoluzione russa non ha conosciuto un Termidoro che abbia saputo arrestarla, e, senza deviare, ha portato il nostro popolo fino in fondo, fino al gorgo, fino all’abisso della perdizione. L’esperienza della Rivoluzione francese avrebbe dovuto bastare perché i nostri organizzatori razionalisti della "felicità del popolo" ne traessero lezioni. Ma no! In Russia tutto si è svolto in un modo ancora peggiore, e in una dimensione senza confronti
di Aleksandr Solzenicyn da Avvenire del 27 settembre 2009 [1449]

Il tomista del terzo millennio va allo stadio, si piazza al terzo anello e contempla la vena metafisica e deduttiva delle azioni da manuale del calcio
Perché il fuorigioco è la prova dell’esistenza di Dio
Come in filosofia e in teologia, anche nel calcio l’azione non può continuare senza termine, altrimenti la partita sarebbe un’infinita e inconcludente serie di passaggi. Laddove non intervenga il gol, serve un limite oltre il quale si palesi la finitezza dell’ordinario rapporto tra causa ed effetto, tra scatto e passaggio. Serve colui che fischia il fuorigioco, splendida metafora contemporanea del tomistico “primo motore che non sia mosso da altri”
di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro da Il Foglio del 27 settembre 2009 [1448]

Una tra le più grandi menti della cultura americana del dopoguerra smaschera le illusioni ideologiche, in cerca di alternative migliori. Pubblichiamo uno "zibaldone" di pensieri tratti dai saggi di Irving Kristol, l'intellettuale morto il 18 settembre scorso all’età di 89 anni. I brani sono apparsi sul Wall Street Journal
La Rivoluzione Conservatrice vista e pensata da Irving Kristol
«"Tutta la cattiva poesia ha origine da sentimenti autentici" scrisse Oscar Wilde, e vorrei suggerire che lo stesso accade con la cattiva politica. Mi sembra che la politica delle riforme liberali negli ultimi anni abbia caratteristiche molto simili alla poesia amatoriale. Si è occupata maggiormente di quel tipo di azioni simboliche che gratificano i sentimenti del riformatore, che dell’efficacia delle riforme stesse»
di Alia K. Nardini da L'Occidentale del 27 settembre 2009 [1447]

Una lettera di cento medici invita a guardare ai Paesi in cui questa pratica è legale
Quebec, l'eutanasia non è mai una "cura"
«Ci saranno sempre, nella nostra società, persone affette da malattie terminali o degenerative severe, che vedono sopraggiungere complicazioni e che pur beneficiando di molti supporti e molte cure, vorrebbero mettere fine ai loro giorni in un certo momento e in un certo luogo, e che non sono capaci di farlo da soli… è principalmente la voce di queste persone, che rappresentano un piccolo numero di individui, a chiedere la depenalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito. Queste persone devono essere ascoltate e aiutate a trovare un senso alla vita che resta, piuttosto che a trovare scorciatoie verso la morte»
di Nicoletta Tiliacos da PiùVoce del 25 settembre 2009 [1446]

Sui pazienti in stato vegetativo i quotidiani invertono la realtà
Sentenza Tar, notizie inquinate dall'ideologia
Nel mondo alla rovescia, avvelenato dall’ideologia, succede che il ricorso contro l’atto di indirizzo del titolare del Welfare Maurizio Sacconi – con cui, nello scorso dicembre, il ministro aveva stabilito che interrompere nutrizione e idratazione delle persone in stato vegetativo persistente non è legale per le strutture pubbliche e private del servizio sanitario nazionale – su molti importanti giornali risulti “accolto” dal Tar del Lazio. Non è vero, è accaduto esattamente l’opposto: il ricorso contro l’atto di indirizzo è stato respinto (dobbiamo ripetere per i duri di comprendonio? R-e-s-p-i-n-t-o) per difetto di giurisdizione
di Nicoletta Tiliacos da PiùVoce del 18 settembre 2009 [1445]

Molti hanno subito fatto il parallelo con la vicenda di Hina Salem, la ragazza di origine pakistana sgozzata a sangue freddo dal padre a Brescia. Ma l’episodio di ieri non è che l’ennesimo di una lunga scia di sangue innocente, versato spesso in silenzio da vittime che lottano per la propria libertà
Sanaa, un’altra vittima del fanatismo silenzioso che uccide la libertà
Siamo qui oggi a condannare nettamente quest’avanzata estremista e oscurantista che vuole annichilire la dignità delle donne, la loro autodeterminazione e più in generale la sacralità della vita... Siamo qui per mettere al bando i predicatori d’odio che strisciano come serpi silenziose e indisturbati tra i numerosissimi cosiddetti centri culturali islamici, le sedicenti moschee, spesso abusive, di cui è ormai costellata l’Italia... E siamo qui per fare in modo che la reputazione dei musulmani moderati che vogliono davvero integrarsi in Italia, lavorando onestamente, seguendo la propria religione senza fanatismi, seguendo i precetti della nostra costituzione e delle nostre leggi, possano impegnarsi a costruire un’Italia che ripudia ogni forma di violenza e di estremismo
di Souad Sbai da Il Sussidiario del 17 settembre 2009 [1444]

Pubblichiamo l’editoriale di Henryk M. Broder, saggista e commentatore per il settimanale tedesco Der Spiegel, apparso sul Wall Street Journal dell’8 settembre scorso
La sindrome del muro fantasma
Mentre gli eredi di Honecker macinano consensi in tutto il paese, sempre più tedeschi si chiedono se la riunificazione ha portato la Ddr nel mondo libero o se sarà la Germania a entrare nella Ddr
di Henryk M. Broder da Tempi del 15 settembre 2009 [1443]

Nel suo saggio Sangalli rilegge in modo analitico il testo di Tommaso, lo commenta, ne fa emergere le dipendenze dalla grande tradizione patristica, in particolare da Gregorio Magno, e ne mette in luce le novità
La “passione” secondo San Tommaso d’Aquino: il mondo interiore e i suoi pericoli
Sangalli mette in luce che gli aspetti innovatori della visione di Tommaso derivano sostanzialmente dalla sua concezione della persona umana, che è unità vivente di anima intellettuale e corporeità. Proprio in ragione di questa unità l’uomo sperimenta in sé quei moti dell’anima, che la tradizione chiama «passioni» e che oggi alcuni denominano «emozioni». Moti che possono condurre al peccato e al vizio, ma che se rettamente e intelligentemente orientati possono condurre a compiere con energia, con passione appunto, azioni virtuose
di Giorgio Carbone da Il Sussidiario del 16 settembre 2009 [1442]

Un concentrato di pericolosa stupidità. Che, se non indignasse per il carico di odio di cui è impregnato, meriterebbe di essere liquidato con una risata
L'attacco a Giorgio Israel, un avvertimento pericoloso
«In questo Paese c’è una dose di violenza politica che fa spavento»
di Antonio Macaluso dal Corriere della Sera del 15 settembre 2009 [1441]

Esce in Italia il libro del filosofo Fabrice Hadjadj che rivaluta la teologia del corpo e della sessualità secondo il pensiero cattolico
In principio era la carne
Come ha detto di lui Alain Finkielkraut, Fabrice Hadjadj porta un nome arabo, è ebreo di nascita e cattolico per scelta. Molto stimato anche dal filosofo Remi Brague, Hadjadj, a soli 38 anni ha già pubblicato in Francia vari volumi di riflessione filosofica e opere teatrali. Mistica della carne. La profondità dei sessi, che esce in questi giorni in libreria per Medusa (pagine 200, euro 17,50) è il primo libro fra quelli che Hadjadj ha scritto che viene tradotto in Italia. Anticipiamo in questa pagina alcuni brani sul mistero dell’Incarnazione
di Fabrice Hadjadj da Avvenire del 9 settembre 2009 [1440]

Irène Némirovsky, Les Vierges et autre nouvelles, a cura di O. Philipponnat, Paris, Denoël, 2009, pp. 231, € 17,00
Nei racconti di Irène Némirovsky c'è tutto il clima di un'epoca di orrori
Tranne alcuni che risalgono agli anni Trenta, i racconti sono stati quasi tutti composti tra il 1940 ed il 1942. Quello che dà il titolo alla raccolta è moralmente postumo. Viene infatti pubblicato su di una rivista, sotto pseudonimo, il 15 luglio 1942, pochi giorni dopo il suo arresto... Da un punto di vista letterario la raccolta dimostra che la Némirovsky dei racconti non è inferiore alla romanziera. Da un punto di vista più generale, poi, questo libro ci dà la possibilità di cogliere l’atmosfera di quel particolare momento storico. A dimostrazione che la letteratura può dare un contributo alla conoscenza del passato che non sempre i libri di storia riescono a offrire
di Maurizio Griffo da L'Occidentale del 30 agosto 2009 [1439]

Secondo la relazione conclusiva delle autorità polacche i corpi ritrovati sono stati 2.116 (1001 donne, 381 uomini, 377 bambini e i restanti non identificati)
I morti di Marienburg e le domande senza risposta sui crimini sovietici
«Non c’è alcuna prova, nessun indizio che i morti di Marienburg siano stati provocati dalla guerra», ha dichiarato Rückert, presidente dello “Heimatkreis Marienburg”, «tanto che si può pensare siano stati piuttosto vittime di crimini avvenuti dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma su questo non abbiamo alcuna certezza semplicemente perché non si è voluto cercare». Un’accusa neppure troppo velata alle autorità comuniste polacche filo-sovietiche del secondo dopoguerra
di Vito Punzi da L'Occidentale del 30 agosto 2009 [1438]

Le esperienze di altri Paesi dimostrano la necessità di un dibattito politico
La Ru486 in Parlamento? la "laica" Francia insegna
Il parlamento italiano ha almeno un buon motivo per indagare: se la Ru486 è nata per l’aborto domiciliare – e lo è – il suo uso confligge con la legge 194, la quale prescrive che l’aborto debba avvenire (quindi concludersi) in ospedale
di Nicoletta Tiliacos da PiùVoce del 28 agosto 2009 [1437]

Il paleontologo gesuita è un «gigante della fede», anche se il suo pensiero rimane ambiguo. Parla il biografo domenicano Arnould
Teilhard de Chardin: la vittoria della vita
«All’Universo è riuscita l’incredibile impresa di far nascere il pensiero umano all’interno di quello che a noi appare un inimmaginabile intreccio di eventi sfavorevoli, e tuttavia di evolversi con successo. La spiegazione? Nel profondo, esso è guidato da una potenza che domina sovrana sugli elementi che lo compongono»
di Luigi Dell'Aglio da Avvenire del 27 agosto 2009 [1436]

Intervista a Brad Gregory
Dal Protestantesimo al relativismo, senza il Vero si perde la ragione
Brad Gregory, professore di storia contemporanea all’università di Notre Dame ripercorre le tappe storiche e culturali che hanno portato alla crisi della ragione occidentale e al relativismo, con un invito a ritornare al riconoscimento di una verità comune a tutti gli uomini che prescinda o, meglio, salvaguardi la particolarità di ciascuno
da Il Sussidiario del 28 agosto 2009 [1435]

«Ho imparato nel tempo che lo Stato è migliore quando riesce a dare strumenti, a emancipare, quando si aggiunge agli sforzi dell'individuo per la sua creatività anziché sostituirsi alla sua individualità, quando, anziché tentare di controllare le nostre vite, ci dà più opportunità affinché possiamo controllare le nostre vite»
Io, fede e politica. Tony Blair si racconta
«Dopo le esperienze di fascismo, comunismo, e se vedete quello che è accaduto in Corea del Nord o la rivoluzione culturale in Cina, è più facile comprendere i pericoli di uno Stato troppo potente. Io però direi anche che lo stesso concetto di comunità ha i suoi limiti. La parola la usiamo in due sensi: da una parte per distinguerla dal governo, la cosiddetta società civile. L'altro senso è invece per descrivere la comunità generale, l'opinione pubblica. Nei regimi democratici comanda la gente; l'opinione pubblica va sempre corteggiata, bisogna avere i suoi favori, anche se non si arriva a farla arrendere, bisogna comunque gestirla ed è proprio qui che la fede amplia, arricchisce l'idea stessa di comunità»
di Tony Blair da Il Sussidiario del 28 agosto 2009 [1434]

Siamo stati condotti a questa estate dello scontento dalla stessa natura della coalizione che ha portato al potere Obama e la classe politica che gli sta intorno, e dalle circostanze che ne hanno determinato la vittoria
Gli americani non sopporteranno a lungo la politica del carisma
I contestatori che hanno gridato la loro protesta nelle città annunciano che il momento carismatico di Obama è passato. Ancora una volta, riemerge la convinzione che l’America sia diversa dal resto del mondo. Lo scontro sul sistema sanitario è la punta dell’iceberg. Alla base, risiede lo scontento per come il verdetto del 2008 è stato interpretato da chi ha vinto. Bisognerà vedere se colui che è arrivato al vertice in un momento di panico nazionale, si adeguerà al ritorno di fiducia in se stessa dell’America
di Fouad Ajami da L'Occidentale del 27 agosto 2009 [1433]

Intervista a Sergio Chiamparino
Siamo un partito che non ha più niente da dire a chi lavora
Il paradosso è che il Pd - dice il sindaco di Torino - invece di essere una forza realmente progressista, è diventato il riferimento dei ceti protetti e garantiti dai rischi della globalizzazione, perdendo il contatto con le classi più produttive del paese... Siamo un partito che purtroppo ha perso il rapporto con le realtà più dinamiche e contraddittorie del paese. Quando la politica non si misura con la contradditorietà, difficilmente trova sintesi che guardino al futuro
da Il Sussidiario del 27 agosto 2009 [1432]

Fabrice Hadjadj è un giovane intellettuale d’origine araba, nato in Francia nel 1971, ebreo e da una decina d’anni convertitosi al cattolicesimo
Ecco perché la meraviglia ci salverà
«Parteciperò a un incontro dal titolato stimolante, “Immagini della ragione”. “Immagini” è una bella parola, perché la ragione non conosce sé stessa direttamente ma ha bisogno innanzitutto di una sua immagine. La ragione non è mai diretta, è sempre mediata, ad esempio attraverso l’esperienza sensibile. Così io ho una certa interpretazione, una certa “immagine” della ragione. Se avessimo un accesso diretto alla ragione sarebbe semplice, potremmo dire “è questa” senza problemi, ma non è questo il caso, da qui la possibilità di interpretazioni diverse di cos’è ragione»
di Fabrice Hadjadj da Il Sussidiario del 27 agosto 2009 [1431]

La conoscenza, intesa come avvenimento, in russo acquista un significato molto particolare. La parola “avvenimento” (sobytie) in russo significa “essere-con” (so-bytie)
L’orrore di una conoscenza che trasforma gli uomini in oggetti
La conoscenza ci cambia, già solo per il fatto che ci apre, e questo è un avvenimento. Ma questo avvenimento si raggiunge in un modo soltanto – attraverso un “essere-con”, una condivisione con ciò che conosciamo. Nella comunione con ciò che viene conosciuto. Il conquistatore è un uomo senza avvenimenti nella vita. Uno che resta sempre sul suo territorio, su un terreno bruciato
di Tat'jana Kasatkina da Il Sussidiario del 27 agosto 2009 [1430]

La crisi economica e finanziaria che ha colpito l’economia mondiale negli scorsi due anni sta gradualmente rientrando
La strada per risolvere i problemi dell’Italia
Nello scenario mondiale che prevarrà, le sorti dell’economia italiana dipenderanno più che mai dalla soluzione dei suoi vecchi problemi: i nodi strutturali che serrano dalla metà degli anni novanta la crescita del prodotto e della produttività, ampliando i divari nei confronti degli altri paesi industriali... I problemi strutturali della nostra economia, numerosi e noti da tempo, si annidano nei campi più vari: formazione del capitale umano, efficienza della pubblica amministrazione, infrastrutture materiali e immateriali, concorrenza, squilibri territoriali, mercato del lavoro; se ne trovano anche in ambiti non economici ma fortemente in grado di influenzare la performance del sistema economico, come la protezione sociale, la giustizia, la criminalità organizzata
di Mario Draghi da Il Sussidiario del 27 agosto 2009 [1429]

Pierluigi Bersani spiega a Tempi perché al Pd serve il coraggio di riscoprisi cattolico popolare e socialista
Bersani: questa storia un senso ce l'ha
«Io credo in un grande partito popolare che si rivolga ai ceti produttivi (le imprese, i lavoratori), ai giovani, alle fasce più deboli. Credo in un partito organizzato e che abbia un'identità chiara e definita, non matematica»
di Emanuele Boffi da Tempi del 18 agosto 2009 [1428]

Mentre in Italia scopriamo che all’interno del sistema delle Nazioni Unite non è la meritocrazia che determina promozioni e assunzioni, è impossibile non avere crescenti dubbi sull’intero sistema delle organizzazioni internazionali
Sull’inutilità delle organizzazioni internazionali
Il mondo sta cambiando, forse è il caso di cambiare (leggi: ridurre drasticamente) tutte queste pletoriche strutture. Nate per dare laute ricompense a parenti, amici o politici trombati a livello nazionale, queste istituzioni cercano di darsi vita propria aumentando a dismisura i loro costi operativi, i loro compiti e le loro dimensioni. Nell’attuale sistema internazionale, non possiamo permetterci più questi lussi
di Andrea Gilli da Epistemes del 20 agosto 2009 [1427]

Il fatto nuovo è questo: oggi l’atto di ribellione più comune e chiaro, nella società della “crescita zero”, del figlio unico (altro che la Cina!), del “figlio quando lo dico io”, e del “figlio perfetto”… è proprio fare figli
Dagli Usa la SuperMamma che mette in scacco i laicisti benpensanti
Si può arrivare a “usare questo strumento di ribellione” in maniera scomposta, come la signora in questione, ma talvolta la ribellione assume tratti romantici e da guerra partigiana contro la mentalità del potere. Alcune donne, per esempio, resistono alle pressioni di abortire bambini affetti da disabilità, nonostante questo non sia politically correct... Talvolta la ribellione diventa irrazionale, come nel caso delle diciassette adolescenti americane che nel 2008 hanno voluto restare tutte insieme incinte, senza rivelare i nomi dei padri del loro bambino, per poter crescere i figli autonomamente e insieme... Insomma, la storia della signora plurimamma ci inquieta ma non ci stupisce: oggi si trasgredisce così
di Carlo Bellieni da Il Sussidiario del 29 luglio 2009 [1426]

Uno pensa ad Oscar Wilde e crede che l’accozzaglia di reminescenze liceali sia sufficiente a rendergli giustizia
Cercare la bellezza e trovare la verità, il ritratto di Oscar Wilde
Un spirito dotato di straordinaria sensibilità e uno sguardo sulla cose realista, pungente e profondo: Wilde si interpellava sulle questioni ultime, spesso con irriverenza e fare beffardo. E anche nelle opere più leggere, in quelle che - all’apparenza - scrisse solo per divertire, questi interrogativi emergono. «Per tutta la vita cercò la Bellezza e finì per incontrare la Verità», sintetizza Paolo Gulisano, autore de Il Ritratto di Oscar Wilde
di Paolo Nessi da Il Sussidiario del 29 luglio 2009 [1425]

La nostra filosofia di conservatorismo progressista mira a invertire il collasso delle responsabilità personali, che deriva inevitabilmente dal trasferimento del controllo dall’individuo e dalla comunità nelle mani di élite politiche e burocratiche
La scuola è la chiave per dare più potere ai cittadini
Possiamo invertire il processo di atomizzazione in atto nella nostra società dando alla gente il potere di lavorare collettivamente con i propri pari per risolvere problemi comuni. Possiamo invertire l’infantilizzazione della nostra società invitando la gente a cercare riposte in se stessi, nella propria comunità e nella più vasta società, invece che solo nello Stato. Soprattutto, possiamo incoraggiare la gente a comportarsi in modo responsabile se faremo sapere loro che, comportandosi in modo corretto e prendendosi delle responsabilità, otterranno dei riconoscimenti sociali e potranno fare la differenza
di David Cameron da Il Sussidiario del 29 luglio 2009 [1424]

Se dal punto di vista socio-culturale l’Italia del Ventunesimo secolo è una entità unita, non lo è affatto dal punto di vista geografico
Al Sud più che un partito servono strade, ponti, ferrovie e un ministero
E poiché l’Italia non è una unitaria espressione geografica ovvero geo-economica, dal punto di vista delle esigenze del Ventunesimo secolo, non si può nemmeno dire che essa sia un mercato unico... Per fare del Mezzogiorno una unità geo-economica e per saldare fra di loro l’Italia del Nord e del Centro con quella del Sud occorre una strategia, basata in larga misura (ma non solo) sulla politica delle infrastrutture. E serve un Ministero per il Mezzogiorno, che coordini in una politica unitaria le varie Regioni meridionali superando lo spezzatino territoriale, e che si faccia protagonista della unificazione infrastrutturale fra Nord e Sud. Non si tratta, dunque, di fare rivendicazioni, ma di promuovere e coordinare investimenti in opere, nel quadro di una strategia stabilita a livello europeo
di Francesco Forte da L'Occidentale del 28 luglio 2009 [1423]

Due settimane fa, il Segretario della Difesa statunitense Robert Gates ha tenuto un importante discorso a Chicago
L’era che cambia, a Chicago: dal discorso di Blair a quello di Gates
L’intervento merita particolare attenzione per tre distinte ragioni. A livello più generale, esso si pone come il nuovo paradigma del sistema internazionale – andando così a sostituire il famoso discorso di Tony Blair tenuto proprio a Chicago nel 1999. In secondo luogo, a livello intermedio, Gates identifica le importanti sfide domestiche che la presidenza Obama deve essere in grado di affrontare. Infine, il segretario americano getta uno sguardo alla defensive posture americana analizzando i cambiamenti necessari sia per prendere atto dei mutamenti intervenuti a livello internazionale che del malfunzionamento del sistema americano
di Andrea Gilli da Epistemes del 28 luglio 2009 [1422]

Da qualche tempo si susseguono segnali contraddittori sulla evoluzione della crisi economica globale. Vi sono infatti segni di rallentamento nella velocità di caduta dei livelli di attività, e i modelli econometrici segnalano per l’autunno la stabilizzazione della congiuntura
Liberalizzare per liberare il potenziale del paese
Come ha recentemente scritto l’economista statunitense Kenneth Rogoff, l’Europa deve recuperare crescita di lungo termine non con politiche fiscali espansive bensì attraverso riforme strutturali quali un mercato del lavoro flessibile, un mercato finanziario pan-europeo e la continua apertura del commercio estero. Solo così, quando la crescita ripartirà, sarà possibile cogliere un vigoroso rimbalzo che metta al contempo ordine nei conti pubblici. Per il nostro paese questa esigenza di riforme strutturali (del mercato del lavoro, dei servizi pubblici locali, del mercato delle professioni, del sistema previdenziale) è massimamente valida
di Mario Seminerio (articolo pubblicato in contemporanea da Libertiamo.it e FFWebMagazine.it) da Epistemes del 28 luglio 2009 [1421]

Intervista al dissidente cinese Wu, ospite al prossimo Meeting di Rimini: «Troppo silenzio sulla criminale politica del figlio unico»
Pechino, Erode invisibile
Quattrocento milioni di persone in meno. A tanto assommano i "risultati" della politica demografica in Cina in corso da un trentennio. Lo denuncia un noto dissidente cinese, Harry Wu, direttore della Laogai Foundation ed esiliato a Washington. Wu, conosciuto per il suo Controrivoluzionario (San Paolo) dove ha rievocato gli anni nei lager maoisti, sarà ospite del Meeting di Rimini intervenendo – domenica 23 agosto – all’incontro "Tien An Men: la Cina vent’anni dopo"
di Lorenzo Fazzini da Avvenire del 28 luglio 2009 [1420]

"Il Partito socialista francese è morto", parola di Bernard-Henri Lévy
Bernard-Henri Lévy: "Il socialismo sta morendo, speriamo accada in fretta"
Le cause della scomparsa dei socialisti, ha detto in un'intervista rilasciata a Le Journal du dimanche, hanno origine nella fine del comunismo: “quando l’astro è tramontato, quando a brillare è rimasta soltanto la luce delle stelle morte, è tutta la sinistra, tutta la sua galassia che, a sua volta, ha cominciato a impallidire”. Poi ha paragonato la decadenza del partito socialista francese al ciclista di Alfred Jarry che pedalava nonostante fosse già morto
di Costantino Pistilli da L'Occidentale del 28 luglio 2009 [1419]

Oggi la questione meridionale è ancora viva, ma l’approccio con cui affrontarla deve essere profondamente ripensato
Proposte per sconfiggere una volta per tutte il meridionalismo piagnone
Ancor più che in passato, bisogna liberarsi da un equivoco di fondo: che per superare il ritardo storico del Sud sia necessario compensare l’insufficienza dei capitali privati aumentando le risorse gestite dallo Stato e dagli apparati pubblici per la realizzazione di investimenti produttivi... Quest'approccio dirigista e assistenziale è infatti al tempo stesso inattuale, inefficace e dannoso. Inattuale perché troppo costoso e dunque incompatibile con gli odierni vincoli della finanza pubblica. Inefficace perché basato sul presupposto di una pretesa superiorità dello Stato rispetto al mercato nella destinazione delle risorse. Dannoso perché crea dipendenza e dirige le capacità imprenditoriali alla ricerca del sostegno pubblico, e quindi di rendite, piuttosto che del giusto profitto di impresa che è fattore determinante dei processi di sviluppo
di Gaetano Quagliariello da L'Occidentale del 27 luglio 2009 [1418]

Il Potere unico odia la Chiesa come tutto ciò che propone un’appartenenza concreta, storica, popolare. Certo, Pasolini ha nostalgia di un certo mondo “rurale”, ma la questione della Chiesa è più profonda
Pasolini: quei suggerimenti dati alla Chiesa per non ridursi a “folklore”
Allo scrittore interessa il fatto che la Chiesa avrebbe in sé la possibilità di proporre un rapporto originario con le cose, in cui i significati – anche quelli anti-cattolici – vengono dal di dentro dell’immedesimazione con ciò che accade (con “questa” persona e non con la gente in generale). È su questo che vale la pena riflettere... Pasolini, constatando che il Potere aveva dismesso la Chiesa per la prima volta dai tempi delle persecuzioni – senza che gli uomini della Chiesa se ne accorgessero! –, suggeriva alla Chiesa di recuperare la propria autenticità in due modi: 1) passare all’opposizione, non “di sinistra”, ma all’opposizione al Potere reale; 2) rimettere al centro Cristo stesso, spesso dimenticato nell’alleanza con i vari poteri civili
di Giovanni Maddalena da Il Sussidiario del 28 luglio 2009 [1417]

Insieme alle lucciole, il simbolo pasoliniano di un mondo legato alla realtà dei fatti, il Potere ha fatto scomparire una lingua, una cultura, la Chiesa e molte altre cose che affermavano la diversità dei tratti del singolo uomo e il suo radicamento nella realtà del proprio popolo
Pasolini: il Potere unico e la felicità corsara
Il Potere c’è sempre stato, ma la svolta millenaria che Pasolini denunciava consiste nel fatto che questo Potere, che sempre si era palesato nel cuore di ciascuno (l’idolo della Bibbia) e in forme politiche autoritarie (le dittature del XX secolo), ora si è mostrato nella sua forma “ultima”: il Potere unico, la cui natura è cercare di manipolare il desiderio dell’uomo fino a fargli credere – lo ricordava Foucault – che sia esso stesso a dare la vita. Nella visione apocalittica che Pasolini ha individuato Potere va scritto con la maiuscola perché è il dio di oggi, ed è l’ultimo dio
di Giovanni Maddalena da Il Sussidiario del 16 luglio 2009 [1416]

Un parere emesso dal Cnb invita alla cautela, mentre Londra dà il via libera (senza risultati)
Per gli ibridi uomo-animale troppe domande irrisolte
Di tutte le annunciate e praticate prove muscolari della tecnoscienza, certamente l’idea di produrre embrioni ibridi uomo-animale (e in particolare "cibridi", ibridi citoplasmatici ottenuti attraverso il trasferimento del nucleo di una cellula somatica umana in un ovocita animale privato del nucleo, nel quale però restano presenti i mitocondri animali) è in assoluto la più esemplificativa di che cosa significhi l’"assolutismo della tecnicità" di cui parla l’ultima enciclica di Papa Benedetto XVI, il quale lo contrappone alla "responsabilità morale dell’uomo"
di Nicoletta Tiliacos da PiùVoce del 24 luglio 2009 [1415]

Intervista a Bernhard Scholz (CdO)
La riforma più urgente? Ripartire dalla persona: ecco cosa fare per famiglie e Pmi
Cosa chiedete al governo? «Una politica che riconosca la centralità della persona come origine e scopo. Nel libro bianco del ministro Sacconi ci sono principi molto importanti: chiedono di essere applicati. Non vogliamo uno Stato che redistribuisca, ma che prenda solo quello che è veramente necessario e lasci il più possibile ai cittadini. Questa è la via maestra per creare lavoro, occupazione e benessere. Serve una detassazione, anche se il debito pubblico la rende difficile. E c'è bisogno del quoziente familiare, di una riforma scolastica e di altre che garantiscano un welfare basato sulla sussidiarietà»
da Libero del 26 luglio 2009 [1414]

Dal 1948 lo Stato della Corea del Nord è retto da una dittatura comunista di tipo staliniano riconosciuta come il regime peggiore per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani
Quel libro che fa paura alla Corea del Nord
La Commissione d’inchiesta contro i crimini dell’umanità ha recentemente pubblicato un rapporto nel quale denuncia una serie impressionante di crimini contro l’umanità commessi dal regime di Pyongyang... È di sabato scorso la notizia sconvolgente della donna giustiziata in pubblico perché distribuiva la Bibbia. Questa è stata la terribile sorte di Ri hyon-ok, una donna coreana di 33 anni che viveva in una città al Nord ovest della Corea del Nord, non lontano dal confine cinese. Lo hanno rivelato nella giornata di sabato alcuni attivisti sudcoreani che si battono contro il brutale regime di Kim Jong-il a Pyongyang, l’ultimo baluardo dell’utopia Comunista del Pianeta
di Mario Mauro da Il Sussidiario del 27 luglio 2009 [1413]

William Underhill di Newsweek avrebbe potuto...
L'Eurabia è dentro di noi
Dice Bat Ye’or: “La copertina di Newsweek e l’articolo di William Underhill pretendono di spiegare che l’emergenza dell’Eurabia è una speculazione. Ma Eurabia esiste, viviamo nell’Eurabia, non è il domani, ma oggi, qui. Eurabia rappresenta un’ideologia che, per raggiungere i suoi obiettivi, fa leva su numerosi strumenti strategici, politici e culturali. È un nuovo ‘spazio della dhimmitudine’ creato dai politici, dagli intellettuali e dai media europei, Eurabia è un’entità culturalmente ibrida, fondata sull’antioccidentalismo e sulla giudeofobia"
di Giulio Meotti da Il Foglio del 25 luglio 2009 [1412]

Colpo di stato, svolta pachistana, controrivoluzione. Nel moltiplicarsi di analisi e definizioni che lastricano questa estate iraniana in bilico tra ferocia e speranza c’è un luogo che più di ogni altro incarna l’enigma
L'Iran visto dalla città santa di Qom
“Teheran è la mente, Isfahan il cuore, Qom l’anima”, dice un detto persiano. Nessuno sa dove andrà l’Iran, ma è impossibile sciogliere il dilemma persiano senza provare a dare un senso al silenzio di Qom... La crisi di Qom inizia nel ’79 quando il conflitto tra i turbanti e la corona si trasforma in una guerra feroce tra mullah. Le dispute teologiche sono il sale dello sciismo, ma fino ad allora non avevano superato i confini del seminario. Poi Khomeini ha irriso la tradizione e il suo successore ha completato l’opera fagocitando i seminari. La trasformazione del canone della città santa non si è prodotta senza contestazioni. I primi ad accorgersi che la Repubblica islamica avrebbe ucciso Qom sono stati gli ayatollah
di Tatiana Boutourline da Il Foglio del 24 luglio 2009 [1411]

“Il test della vera assimilazione prova che, anche se sei ebreo, sei antisionista”, dice il personaggio principale
Una pièce teatrale a New York da non perdere (per chi può)
E per sottolineare quanto si senta ridicolmente solo, il personaggio più ragionevole dice: “Una volta che ho espresso la mia preferenza per le democrazie piuttosto che per i mullah, sono scomparso dal radar. Persone che conoscevo da anni non mi dicono neanche ciao quando m’incontrano per strada”
di Adi Schwartz da Il Foglio del 25 luglio 2009 [1410]

Un occhio alla mappa ed è chiaro il legame con i talebani che spiega la guerra afghana
Qui il potere si chiama Pashtun
I talebani idealizzano l'islam conquistatore e semplice del settimo secolo, ma guerreggiano anche per una seconda causa: la supremazia pashtun. Basta dare un'occhiata alla mappa, scrive un grande corrispondente americano, Robert Kaplan, in un saggio pubblicato da poco su Foreign Policy, "La vendetta della geografia", per vedere che il problema talebani coincide con l'etnia pashtun... ma come spiega uno dei maggiori esperti di counterinsurgency del mondo, l'australiano David Kilcullen, nel suo saggio The Accidental Guerrilla, l'abilità degli arabi di al Qaida consiste proprio in questo: impiantare il terrorismo mondiale su piccoli conflitti circoscritti
di Daniele Raineri da Il Foglio del 23 luglio 2009 [1409]

Così i soldati italiani (come Di Lisio) sono diventati un esempio di eccellenza
La battaglia più importante del mondo
Vittorio Emanuele Parsi, professore di Relazioni internazionali alla Cattolica di Milano, dice al Foglio: "Se tutto il resto della società italiana - la politica o le università o la magistratura, tutto - avesse fatto negli ultimi dieci anni lo straordinario balzo in avanti compiuto dall'esercito, saremmo un grande paese". Il balzo si spiega con due trasformazioni profonde. Numero uno: non ci sono più coscritti in leva obbligatoria, sono stati sostituiti da volontari professionisti. Numero due: l'impegno in teatri internazionali ostili
di Daniele Raineri da Il Foglio del 19 luglio 2009 [1408]

Sono state ripubblicate le opere capitali del pensatore svizzero che temeva una deriva postconciliare della Chiesa verso una dimensione solo terrena
La riscoperta di Romano Amerio, il filosofo cattolico che voleva custodire la "verità"
Già alcuni mesi fa l’editrice Fede & Cultura aveva ridato alle stampe Iota unum (pp. 648, € 40), riportando nella prefazione il commento di un grande estimatore dell’autore elvetico, il mistico don Divo Barsotti che scrisse: «Amerio dice in sostanza che i più gravi mali presenti oggi nel pensiero occidentale, ivi compreso quello cattolico, sono dovuti principalmente a un generale disordine mentale per cui viene messa la caritas avanti alla veritas, senza pensare che questo disordine mette sottosopra anche la giusta concezione che noi dovremmo avere della Santissima Trinità»
di Antonio Giuliano da Avvenire del 23 luglio 2009 [1407]

In un interessante articolo appena comparso sul Corriere della Sera, Umberto Veronesi prende in rassegna alcuni recenti lavori in campo neuropsicologico per mettere a fuoco il problema del bene nell’uomo
Siamo buoni per scelta o per necessità?
Quando mettiamo in atto un gesto altruistico, secondo l’antropologo Donald Brown dell’Università della California, si attiverebbero nel cervello le stesse reti neuronali che si attivano quando vediamo cose belle, o sperimentiamo comunque cose piacevoli. La conclusione di Veronesi è che «è vero che il gene della bontà non è stato ancora scoperto, ma il senso del bene e dell’altruismo è iscritto nei nostri geni». Il messaggio appare, a prima vista, molto, molto rassicurante: è davvero cosi?
di Andrea Moro da Il Sussidiario del 23 luglio 2009 [1406]

A Londra un numero crescente di non musulmani si rivolge alle corti islamiche per risolvere controversie civili e di natura commerciale. La giustizia islamica sembra meno complicata e più informale. Ma qualcuno ricorda l'accoppiata "donna-sharia"?
Agli inglesi piacciono le corti islamiche (alle donne probabilmente no)
Gli attivisti anti-Shariah, secondo cui il sistema islamico è intollerante e discriminante per le donne, si sono detti allarmati per queste notizie. Denis MacEoin, autore per il think-tank Civitas di un rapporto in cui si prende in esame il diffondersi della Shariah in Gran Bretagna, ritiene che l'annuncio del TAM sulle cause riguardanti anche parti non musulmane “solleva tutta una serie di problemi”
di Fiona Milton da L'Occidentale del 23 luglio 2009 [1405]

Ormai anche i non musulmani ricorrono alla sharia. Gli imam: “La introdurremo nel diritto britannico”. Già 80 tribunali
Nel Londonistan le corti islamiche sono triplicate. È già “apartheid legale”
Ne esistono più di ottanta in tutto il Regno Unito. Operano a porte chiuse, senza accesso a osservatori esterni indipendenti. Contemplano, tra l’altro, poligamia e mutilazione genitale, ripudio della moglie e prevenzione dei matrimoni misti. Oggi in Inghilterra è in funzione un sistema legale parallelo alla Common Law. Giudici e corti, formati all’interno di moschee, centri islamici e scuole coraniche, hanno già emesso decine di migliaia di sentenze relative allo stato civile e familiare dei musulmani inglesi, principalmente in materia di matrimonio e divorzio, eredità e contese patrimoniali. E ieri sul Times si parlava di richieste per il taglio delle mani
di Giulio Meotti da Il Foglio del 22 luglio 2009 [1404]

A 83 anni uno storico oppositore del regime comunista cecoslovacco racconta in un libro la lotta per la libertà condotta con Havel che poi lo volle come suo braccio destro. Cattolico convinto, fu tra i primi firmatari di «Charta 77». Espulso dal Paese, ritornò solo nel 1989
Ivan Medek, l’apostolo del dissenso
Nel gennaio 1977 Medek è uno dei primi fra i 1900 firmatari di «Charta 77»: «Me la portò un amico al caffè nel dicembre 1976. Disse che avevano riflettuto se farmelo firmare, perché per me poteva significare la fine dell’esistenza. Dissi che lo sapevo, ma firmai. A volte, dopo Natale, ci riunivamo nell’appartamento di Havel e ordivamo piani. Lì si decise chi sarebbe stato il portavoce e quando sarebbe seguita la riunione successiva, doveva essere in gennaio. Solo che finimmo in trappola»
di Roberta Beretta da Avvenire del 22 luglio 2009 [1403]

Il nuovo romanzo di Michael D. O’Brien, autore del bestseller Il Nemico, sulle sofferenze della Croazia, da Tito ai nostri giorni
L’epica della terra sacra
Come può un popolo conservare la sua identità, contro tutte le forze che cercano di cancellarla? «È la questione urgente che ho cercato di esplorare. Andando al cuore del romanzo, potremmo tradurla così: come può una persona restare tale, preservando la sua dignità, in circostanze radicalmente disumane? Credo che l’unico modo sia approfondire la propria identità spirituale in Cristo. È Lui a dirci chi siamo davvero e quanto valiamo, e solo la Chiesa può comunicarcelo. L’ideologia, al contrario, in nome dell’umanità distrugge il singolo»
di Fabrizio Rossi da Avvenire del 22 luglio 2009 [1402]

Da circa 10 anni gli OGM in Europa sono sotto attacco. I movimenti ecologisti e consumeristi, appoggiati dai partiti politici di sinistra ma non solo, hanno assunto questa battaglia come uno dei punti cardinali della loro strategia contro l’imperialismo economico americano
Attaccare gli Ogm è una moda che rischia solo di danneggiare l'ambiente
Ed è lecito affermare che - considerato che il biologico malgrado tutti gli aiuti di questo mondo non riesce realmente a crescere sul mercato perché troppo costoso - chi attacca gli OGM favorisce le multinazionali della chimica, che continuano a prosperare a scapito delle aziende agricole costrette a non potersi dotare di tecnologie più efficienti, economiche e rispettose dell’ambiente. E alla fine i consumatori si ritrovano ad esser vittime di discorsi retorici su un cibo che non c’è se non negli slogan propagandistici
da L'Occidentale del 21 luglio 2009 [1401]

Non fu propriamente un teologo, ma un umanista e un giurista, tuttavia pochissimi uomini hanno inciso così in profondità sulla storia religiosa dell’Europa moderna. Parliamo di Giovanni Calvino
Giovanni Calvino e Ignazio di Loyola, un problema di grazia e libertà
Calvino morì il 27 maggio 1564 a 54 anni di età. Aveva iniziato la sua opera di riforma ribellandosi all’autoritarismo della Chiesa romana, lasciò dietro di sé un regime tra i più intolleranti che la storia dell’Occidente abbia mai conosciuto. Identificando di fatto il cristianesimo con la purezza legale e la coerenza etica, Calvino, come scrive Daniel-Rops, finisce per essere l’antenato spirituale di Robespierre e del moderno fanatismo ideologico
di Giuseppe Reguzzoni da Il Sussidiario del 22 luglio 2009 [1400]

Per il filosofo John Armstrong «c’è ancora bisogno di un corpus di ideali»
Civiltà appannate
«Apprezzare l’arte ha a che vedere con la qualità della relazione tra l’opera e colui che la osserva. Quindi, la domanda veramente cruciale da porsi è: cosa sto cercando, cosa mi può dare l’arte?»
di Luca Gallesi da Avvenire del 21 luglio 2009 [1399]

L’economista deve essere consapevole che il fondamento e la prospettiva dell’enciclica è teologico-antropologica e che un riflessione su di essa soltanto di tipo istituzionale-sociale-economico è parziale
L’impresa per Benedetto XVI? Creatività e profitto. Ma a vantaggio di tutti
La dottrina sociale non propone modelli economici e politici, offre invece un orientamento ideale, a-temporale e a-spaziale, a tutti coloro che nelle diverse responsabilità devono affrontare e risolvere problemi socio-economici in un momento storico e geografico specifico
di Alberto Quadrio Curzio da Il Sussidiario del 21 luglio 2009 [1398]

Come si può sopportare l’orrore dell’esistenza? Ciascuno lo sperimenta e trova un modo per venirci a patti. Trovare la modalità per la sopravvivenza è, in fondo, lo sforzo di vivere
Leggere Hegel in Siberia e scoprire che la terra d’esilio è fuori dal Logos
Laszlo F. Foldényi, professore di Letteratura comparata all’Università di Budapest, ha scritto un piccolo libro tradotto in Italia da Il Melangolo (8 euro), Dostoevskij legge Hegel in Siberia e scoppia a piangere, la prima delle sue opere tradotte in italiano. Dostoevskij legge Le lezioni di Filosofia della storia tenute a Berlino da Hegel tra il 1822 e il 1831, anno della sua morte, mentre si trova in Siberia, nella primavera del 1854. Il grande scrittore russo, dopo quattro anni di lavori forzati, era stato trasferito come soldato semplice in uno sperduto paese di circa cinquemila anime, Semipalatinsk, nella Siberia meridionale. Ciò che vi legge lo fa trasecolare
di Pietrangelo Buttafuoco da Il Foglio del 20 luglio 2009 [1397]

Può esserci una connessione tra l’aumento della disoccupazione e i torrenziali investimenti fatti nel settore delle energie rinnovabili? Secondo Gabriel Calzada, professore di economia alla Università Juan Carlos, la risposta è sì
Se in Spagna aumentano i disoccupati è anche colpa dei "green jobs"
Sia Zapatero che i suoi predecessori hanno sostenuto generosamente con la spesa pubblica la “rivoluzione verde”, spendendo milioni di euro in sussidi per il solare, l’eolico e così via. Tutto questo ha generato fenomeni di “eco-corruzione” nel sistema dei sussidi pubblici, o per esempio nella vendita dei lotti per la costruzione delle wind farms. Se Obama seguisse la stessa “agenda verde” negli Usa, calcola Calzada, l’America potrebbe aspettarsi una perdita di 9 posti lavoro su ogni 4 creati. Sarebbe un totale fallimento della politica energetica e ambientale del nuovo presidente
di Roberto Santoro da L'Occidentale del 21 luglio 2009 [1396]

L’attacco subito nel sud del Libano dalle truppe dell’Unifil, mentre tentavano di verificare in che cosa consistesse il deposito d’armi degli hezbollah saltato per aria qualche giorno prima con morti e feriti, è un pessimo segnale per la pace in Medio Oriente
I muscoli di Hezbollah fanno paura
La chiave dell’aggressività delle ultime azioni degli hezbollah, che hanno taciuto per lungo tempo e che sembravano determinati a conquistare il potere in Libano tramite un percorso di legittimazione democratica, deve essere letta alla luce dei risultati delle ultime elezioni, anche se è lo scontro con Israele la stella polare intorno a cui costruiscono l’azione e il consenso
di Fiamma Nirenstein da Il Giornale del 20 luglio 2009 [1395]

Non chiamiamo medicina l`attività dei dottori disposti a tutto dietro lauto compenso
Orfani della mamma nonna, ma in UK ci riprovano
Il problema vero, come al solito, non è il delirio di onnipotenza e l’idea che un inesistente “diritto al figlio” debba travolgere tutto e tutti (prima di tutto i figli eventualmente venuti al mondo). Il problema vero è che per ogni donna convinta – come l’ultrasettantenne inglese – che i bambini, se proprio va male, si possano lasciare in eredità come un appartamento, si trova sempre un medico pronto, dietro lauto compenso, a offrirle il supporto tecnico. Ma non chiamatela medicina, per favore
di Nicoletta Tiliacos da PiùVoce del 17 luglio 2009 [1394]

Henric L. Wuermeling, Storia della Baviera, Santi Quaranta, pp. 302, € 15
Baviera, fede e «resistenza»
Quando si chiede al teologo Joseph Ratzinger quali siano i suoi modelli la risposta dell’attuale pontefice desta sempre una certa sorpresa. Ancora prima di santi e illustri pensatori della cristianità, per il Papa viene la sua famiglia bavarese. «Non saprei indicare – ha ribadito nella sua autobiografia – una prova della verità della fede più convincente della sincera e schietta umanità che la fede ha fatto maturare nei miei genitori»
di Antonio Giuliano da Avvenire del 17 luglio 2009 [1393]

Con la crescita economica, cresceranno anche le richieste di maggiore autonomia e libertà da parte della società civile
Sui disordini in Cina: l’inevitabilità di maggiore apertura politica?
Quando le richieste di maggiore autonomia e libertà verranno non da regioni come il Tibet e lo Xijiang, le quali, per via della loro storia, rappresentano una minaccia per l’unità territoriale cinese, ma da parte di quella parte della società che rappresenta il motore economico della nazione, il regime non potrà più usare la forza. Ciò non deve fare illudere nè sulla tempistica, nè sulla portata di questo cambiamento. Esso sarà lento e limitato, non ci sono dubbi. Ma nel lungo periodo, ci sono ragioni per credere che anche il regime Cinese sarà costretto a concedere maggiori libertà e apertura politica
di Andrea e Mauro Gilli da Epistemes del 17 luglio 2009 [1392]

Il paradosso di un’età che è chiamata contemporaneamente ‘età moderna’ e ‘antico regime’: come funzionava il mondo di allora? Alla ricerca di elementi di continuità ma soprattutto di fratture, per capire la crisi che viviamo oggi
L’Europa dell'Antico Regime: una proposta di lettura
L’autore è stato docente di Storia delle Istituzioni Sociali e Politiche alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento e di Storia delle Dottrine Politiche alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Cattolica di Milano
di Cesare Mozzarelli da LINEAtEMPOnline n 4 [1391]

«Ghilad non è andato a Gaza per un picnic o per affari. È andato perchè ce l’ha mandato il governo, e il governo deve fare quel che serve per ottenere il suo rilascio. E deve fare in modo che i terroristi non tornino a fare i terroristi»
«L’Italia mi aiuti a liberare mio figlio»
«La concessione della cittadinanza di Roma da parte del sindaco Gianni Alemanno è un segnale molto forte. Hamas vuole essere riconosciuta dalla comunità internazionale: non potrà ignorare che dietro Ghilad c’è anche l’Europa. L’Europa non dimentichi però che Hamas non tiene prigioniero soltanto mio figlio ma anche centinaia di migliaia di palestinesi innocenti. Anche loro devono essere liberati da questo incubo. Nella Striscia di Gaza la popolazione civile è in ostaggio di Hamas»
di Emanuele Novazio da La Stampa del 2 luglio 2009 [1390]

Intervista a Mohsen Makhmalbaf
L’appello di Moussavi. Il portavoce Makhmalbaf: è la fine della Repubblica
«Moussavi, Karroubi e Khatami supportano il Movimento e sono con noi fino alla fine. Pensiamo che siamo giunti all’inizio della fine del fascismo in Iran. Alla comunità internazionale chiediamo di sostenerci non riconoscendo Ahmadinejad come Presidente dell’Iran. Ahmadinejad non può imprigionare tutta la nazione, non può uccidere tutta la nazione. Ad ogni uccisione e ad ogni imprigionamento questo dittatore diventerà sempre più debole e la nazione sempre più forte»
di Mattia Sorbi da Il Sussidiario del 3 luglio 2009 [1389]

Nonostante canti, balli, ghirlande di fiori che ricoprono i camion americani e addobbano le strade, nonostante le rassicuranti dichiarazioni ufficiali riguardo alla prontezza dell’esercito iracheno a rimpiazzare le truppe americane, nessuno sa veramente cosa accadrà in futuro
L'Iraq è di nuovo padrone del suo destino ma la vera sfida inizia adesso
Gli Stati Uniti si sono trovati a combattere più di una guerra allo stesso tempo: quella contro Saddam, contro Al Qaida, contro le milizie scite settarie, quella per l’affermazione della democrazia, quella per la creazione di uno stato non filo iraniano. Di tutte queste, gli strateghi americani avevano previsto solo la deposizione del tiranno e la lotta per la creazione di un regime democratico; il resto è stato tutto trovato. A questo punto possiamo dire che una guerra è stata vinta al 100 per cento, quella contro Saddam, la seconda contro Al Qaida quasi del tutto; le altre due, quelle per la democrazia, per il tipo di stato e su che tipo di relazioni gli iracheni vogliano intessere con i loro vicini sono tornate nelle mani degli aventi diritto: gli iracheni
di Leonardo Tirabassi da L'Occidentale del 2 luglio 2009 [1388]

Il solo modo per capire il patriarca di Venezia e la sua metafora preferita è entrare nella sua Oasis, dove Oriente e Occidente si mescolano per davvero
L’orizzonte del meticciato
«Il meticciato di civiltà non è un programma politico, è un concetto esplicativo, non prescrittivo; prende atto della realtà che è sotto gli occhi di tutti: l’odierna mescolanza dei popoli, delle culture e delle religioni; non è un ideale, è una congiuntura; però se vogliamo pervenire al riconoscimento reciproco, alla stima reciproca che sono il fondamento della convivenza pacifica, dobbiamo assumerlo come orizzonte»
di Rodolfo Casadei da Tempi del 29 giugno 2009 [1387]

Negli ultimi anni, i mass media hanno ripetuto con una certa costanza il refrain “non si tratta con le dittature”
Trattare con le dittature (?)
La logica, più o meno corroborata e adottata dalla tesi (non teoria!) della pace democratica, vorrebbe che le democrazie non si abbassino a dialogare con le dittature. La ragione, sic et simpliciter, sarebbe che non si può dialogare e sedersi al tavolo dei negoziati con chi non rispetta istanze democratiche e diritti umani. In questo articolo proviamo brevemente a ragionare su questa impostazione logica
di Andrea Gilli da Epistemes del 29 giugno 2009 [1386]

Viaggio nel più impermeabile baluardo del comunismo, dove tra carestie e velleità nucleari l’unica speranza per il futuro è abbattere il muro invisibile che separa Nord e Sud Corea
Benvenuti a Pyongyang
Lo scrittore sudcoreano Yi Munyol ha sempre avuto un grande sogno: oltrepassare il trentottesimo Parallelo, l’ultimo residuo della Guerra fredda e recarsi in Corea del Nord. «Non mi interessa tanto sapere cosa troverò, ma chi troverò. Vorrei scoprire chi sono i nordcoreani per comprendere cosa spinse mio padre, nel 1951, quando avevo tre anni, ad abbandonare la famiglia e trasferirsi al Nord»
di Piergiorgio Pescali da Tempi del 29 giugno 2009 [1385]

Fra poco, se da Teheran promanerà solo il silenzio e i ragazzi spariranno dai tetti e dalle piazze, sarà colpa nostra
Ora l’Occidente mostri se ha coraggio
Il loro leader, ovvero l’icona libertaria in cui essi si rispecchiano, su cui proiettano i loro desideri, la parte da cui deve venire lo squillo di tromba, siamo noi. È il nostro modo di vivere arioso che li guida, i luoghi di lavoro misti, energici e frenetici, le serate dell’estate cittadina al concerto, i ragazzi e le ragazze che camminano allacciati, le palestre, le donne con le maniche corte e la gonna al ginocchio, l’aperitivo, le letture, i film, la musica. La libertà di andare per la strada preferita, di «leggere Lolita a Teheran». Siamo anche, ai loro occhi carichi di utopia, quelli che sanno far funzionare l’economia, redistribuire la ricchezza, buttar giù inflazione che là è al 30 per cento e la disoccupazione a più del 20 per cento
di Fiamma Nirenstein da Il Giornale del 29 giugno 2009 [1384]

Uno dei danni collaterali della guerra in Iraq è stata la confusione che ha portato nella politica estera americana, in particolare su una questione: quale priorità assegnare alla promozione della democrazia nel mondo?
Sull'Iran, neocon e realisti potrebbero sanare il loro dissidio
Per l’intero arco dei suoi due mandati, il presidente Bush è stato un infaticabile avvocato della democrazia, anche quando il voto popolare ha portato alla vittoria partiti quanto mai “non-jeffersoniani” quali Hezbollah e Hamas. È proprio qui che nacque la battaglia tra i neocon e i realisti. L’attuale situazione iraniana offre un’opportunità per portare questo dibattito su un piano meno dottrinario e più concreto
di Robert McFarlane da L'Occidentale del 29 giugno 2009 [1383]

Nella notte fra venerdì e sabato scorso il reporter del New York Times David Rohde è fuggito dalla prigione talebana in cui era rinchiuso da sette mesi. Con lui c’era il giornalista afghano Tahir Ludin
Grande beffa ai talebani
Quella di David Rohde è una vicenda a lieto fine che passa per uno svolgimento travagliato, per fasi alterne, angosce casalinghe, territori infidi sui quali si gioca un mestiere fatto alla vecchia maniera. Una di quelle storie che il linguaggio paludato del giornalismo riporterebbe a qualche mese di distanza sotto il titolo “I sette mesi che hanno tenuto il mondo con il fiato sospeso”, se soltanto fosse vero. Perché di un mondo con il fiato sospeso in questa storia non si ha notizia
di Mattia Ferraresi da Il Foglio del 27 giugno 2009 [1382]

È ora di dire basta all'atteggiamento vergognoso dell'Italia, dell'Europa, degli Stati Uniti, della Croce Rossa e delle Nazioni Unite sul caso di Gilad Shalit
Il vergognoso silenzio sull'israeliano rapito tre anni fa
Plaudo all'iniziativa del sindaco di Roma Gianni Alemanno che mercoledi prossimo in Campidoglio conferirà la cittadinanza onoraria a Gilad, sostenendo: «Roma ha un cittadino in più, un cittadino prigioniero». Gilad è un cittadino prigioniero di tutte le nostre città, la sua causa ci appartiene profondamente. Lancio un appello al Parlamento Europeo affinché consideri Gilad, che ha il passaporto francese, cittadino onorario dell'Europa, affinché adotti la sua causa come emblema del diritto inalienabile alla vita e alla libertà
di Magdi Allam da Libero del 28 giugno 2009 [1381]

Intervista a Emanuele Ottolenghi: «Nel 1979 la rivoluzione iraniana riuscì a rovesciare il regime dello Scià grazie a tre fattori che oggi mancano. La presenza di un leader carismatico, la presenza di un’ideologia coerente e alternativa che ispiri le masse e il sostegno... da parte dei bazari (commercianti, ndr) e del clero»
Ahmadinejad o Moussavi, per l'Occidente non cambia il problema di Teheran
«Quello che è successo è stato un colpo di Stato contro l’opposizione. La vittoria di Ahmadinejad è stata sostenuta a spada tratta e ora potrà governare senza problemi, manu militari. Gli eventi degli ultimi dieci giorni rappresentano sostanzialmente il consolidamento della struttura del potere che si è venuta a creare negli ultimi dieci anni e che comporta uno spostamento del baricentro del potere dal clero alle guardie rivoluzionarie di cui Ahmadinejad è la più autentica espressione politica»
di Mattia Sorbi da Il Sussidiario del 25 giugno 2009 [1380]

“Aiutateci! Aiutateci!”, ha gridato una studentessa al telefono con la Cnn... nella nebbia di lacrimogeni e sangue a qualcuno è parso di intravedere Mir Hossein Moussavi, ma probabilmente era soltanto una speranza. I leader della rivolta non si vedono da tempo
Piazza di sangue
Moussavi aveva invocato la disubbidienza civile e per dare il buon esempio aveva assicurato di essere disposto al martirio. Nessuno però lo vede da giorni – alcune fonti lo danno agli arresti domiciliari – e se questa assenza si associa al silenzio del grande regista, Hashemi Rafsanjani, il segnale diventa funesto: i leader hanno abbandonato la piazza... Nell’ora del giudizio gli unici a pagare sono stati i “terroristi”... non c’erano intellettuali e non c’erano modernizzatori, non c’erano i vati del cambiamento graduale. Nel pomeriggio di Teheran c’erano soltanto le braccia forti dei gorilla di Ahmadinejad
di Tatiana Boutourline da Il Foglio del 25 giugno 2009 [1379]

La soluzione potrebbe essere la stessa che ha risolto la guerra due anni fa: cooptare gli elementi “disposti alla riconciliazione”
Storia segreta del "talebano buono" contro i "talebani cattivi"
Ma il Pakistan non è l’Iraq, che pure era tremendamente complicato, con le sue faglie etniche e religiose – i curdi, gli sciiti, i sunniti – e i suoi vicini ostili. In Pakistan il teatro d’operazione è ancora più oscuro. La base madre dei cattivi è un labirinto di montagne, il Waziristan, dove ogni operazione con mezzi pesanti è impensabile... i servizi segreti militari non si sono ancora rassegnati a troncare i legami con al Qaida... e l’obiettivo dichiarato non è il blocco talebano nella sua interezza: l’esercito sta per scatenare la grande caccia contro Baitullah Mehsud, e contro di lui soltanto
da Il Foglio del 24 giugno 2009 [1378]

Mentre gli occhi degli economisti e dei risparmiatori erano ancora puntati sulle banche, le materie prime hanno ripreso a correre. E non solo il petrolio
I prezzi tornano a impennarsi. E il mondo ha sempre più fame
Dai minimi toccati a dicembre, le quotazioni di soia, mais e grano sono arrivate a salire anche del 50%. Siamo lontani dai record raggiunti nel 2008, ma i valori si sono comunque riportati ai livelli della fine del 2007, quando la crisi alimentare stava per scoppiare... I rincari, combinati agli effetti della crisi economica, hanno fatto aumentare a oltre un miliardo il numero di persone nel mondo che rischia di soffrire la fame
di Alessandro Bonini da Avvenire del 24 giugno 2009 [1377]

Con l’economia solida di una delle tigri asiatiche convive sulla stessa penisola un’economia pianificata fallita già in partenza, che affama la sua gente fino al cannibalismo
Nei gulag della Corea del Nord si mangia neve per sopravvivere
Nessuno esce e nessuno entra nel paese dove tutto è sottosopra. I contatti con l’esterno sono inesistenti; la popolazione viene indottrinata fin dalla tenera età nel sistema di “educazione” più lungo del mondo (che finisce, in pratica, solo con la morte); i televisori sono pochissimi e venduti con le frequenze bloccate, in modo da visualizzare solo la tv di stato; i giornali sono tutti emanazione del Partito Comunista o del governo; Internet è una parola sconosciuta; persino per viaggiare all’interno del paese è necessario un permesso speciale. La stragrande maggioranza della popolazione è costantemente impegnata nel disperato tentativo di sopravvivere alla fame... Sembra un inferno medievale: è la realizzazione del socialismo perfetto
di Matteo Salonia da L'Occidentale del 22 giugno 2009 [1376]

L’intellettuale francese che da anni studia l’Internazionale anticristiana spiega perché esiste un «nuovo razzismo figlio del laicismo»
René Guitton
In Francia ha suscitato scalpore il suo ultimo lavoro, definito «il libro nero della cristianofobia»: Ces chrétiens qu’on assassine, edito da una delle case editrici più in vista a Parigi, Flammarion, titolo che letteralmente sta per «questi cristiani che vengono uccisi». Si tratta di un viaggio in diverse tappe nell’Internazionale anticristiana: Maghreb, Medio Oriente, India, Cina ed Estremo oriente. Nel libro Guitton denuncia l’indifferenza che circonda i cristiani perseguitati: «Il silenzio che sperimentiamo ricorda altri silenzi di sinistra memoria, e provocherà forse, nell’arco di due o tre decenni, gli stessi imbarazzati appelli al pentimento e lo stesso rammarico di non aver voluto far risaltare la verità quando questa doveva essere conosciuta da tutti»
di Lorenzo Fazzini da Tempi del 22 giugno 2009 [1375]

Le politiche fiscali a favore della famiglia dovrebbero essere ancora una volta sacrificate in nome di altre e più elevate esigenze pubbliche? A tal proposito, alcuni aspetti della questione vanno chiariti
Il quoziente familiare? Farebbe bene anche alla ripresa
Il tema del quoziente familiare, istituto applicato con esiti assai positivi in altri ordinamenti (come, ad esempio, nella vicina Francia), appare e scompare a più riprese dal dibattito politico. Soprattutto si solleva in senso contrario l’esigenza di non incrementare ulteriormente il deficit e quindi il debito pubblico. Ma, com'è noto, il bilancio è il luogo ed il procedimento in cui si compongono le molteplici esigenze pubbliche contemporaneamente rilevanti. E quella di assicurare un fisco davvero giusto per la famiglia non è soltanto un’esigenza di rilievo costituzionale, ma è anche un’istanza apprezzabile allorché, nell’ambito di un’attenta politica dei redditi, si intenda dare nuova e necessaria spinta alla domanda aggregata, che non da poco tempo è depressa e adesso è fortemente arretrata
di Giulio Salerno da Il Sussidiario del 24 giugno 2009 [1374]

L’inasprimento fiscale, che pare ineluttabile, finirà con il contrastare l’effetto espansivo del pacchetto di stimolo federale, ed aggraverà la recessione e la disoccupazione, che in molti stati ha già raggiunto picchi storici
La flat tax di Schwarzenegger
Il governatore Arnold Schwarzenegger medita alcune misure drastiche, come tetti vincolanti alla spesa, l’abituale lotta agli sprechi e soprattutto l’introduzione di una sorta di flat tax statale che sostituisca una molteplicità di tributi. Schwarzenegger ha nominato una commissione bipartisan per la riforma fiscale incaricata di esplorare la fattibilità di un’aliquota uniforme del 6 per cento su imprese e privati, con drastica riduzione delle deduzioni. A questo livello di aliquota, date le ipotesi di lavoro (che poggiano, vale la pena ricordarlo, su un forte ampliamento di base imponibile), le simulazioni indicano che lo stato sembra essere in grado di raggiungere il pareggio di bilancio e smorzare la forte volatilità di gettito durante le varie fasi del ciclo economico e, cosa più importante, potrebbe tornare ad attrarre imprese
di Mario Seminerio da Epistemes del 22 giugno 2009 [1373]

Vogliamo ripassare ciò che è successo? Lo "show elettorale" si è svolto lo scorso venerdì e le dimostrazioni sono iniziate quella stessa notte, il 12 giugno. Sono passati tredici giorni, cosa abbiamo imparato?
Cinque verità da non dimenticare
Chi pensa di poter prevedere l'esito di questa guerra rivoluzionaria ha molta più fiducia nelle proprie profezie di me. Io non credo che Mousavi o Khamenei abbiano un simile potere; se la stanno battendo, come devono fare. La vittoria o la sconfitta può arrivare veloce o lenta, è il risultato dell'astuzia, del coraggio o del caso, e spesso una combinazione di tutti e tre. Una cosa sembra certa: gli iraniani avevano ragione nel ritenere che nessuno li avrebbe aiutati. Sono soli. Il che è davvero un peccato, una macchia terribile sulla nostra virtù nazionale
di Michael Ledeen da Liberal del 24 giugno 2009 [1372]

“Le truppe – scrive l’agenzia di intelligence Stratfor – hanno mostrato di avere tanta simpatia per i dimostranti quanto potrebbe averne un ragazzetto di una piccola città dell’Alabama per un ricercatore di Harvard”. Non è Bucarest 1989, quindi, ma somiglia sempre di più a Tienanmen 1989
Tutti i dubbi sull'Onda Verde, Mousavi e i brogli elettorali in Iran
I manifestanti non sembrano avere molte chance di prendere il potere, almeno non da soli, e rischiano di essere manipolati da questo o da quell’altro attore impegnato nella lotta di potere iraniana. L’impressione è che Mousavi sarà sempre più sulla difensiva mentre il presidente Ahmadinejad, forte della sua rielezione e del blocco di potere che continua ad appoggiarlo, è il favorito nella battaglia in corso
di Roberto Santoro da L'Occidentale del 24 giugno 2009 [1371]

Gli errori e le ingenuità di un presidente alle prime armi in politica estera ma non ancora “perso” come Jimmy Carter
Perché Obama è finito nella trappola persiana e che cosa può fare
Sulle rovine dell’ancien régime, i rivoluzionari iraniani – bisogna ammetterlo – hanno costruito uno stato formidabile. Gli uomini che sono sopravvissuti alla lotta crudele e sanguinaria sull’identità e sulle spoglie del loro paese sono tenaci e senza pietà. La loro capacità di repressione è spaventosa. Dobbiamo frenare la presunzione moderna che i blogger – e la forza di Twitter e Facebook – possano vincere per le strade contro gli squadroni del regime. Quella lotta sarebbe una tragedia iraniana e tutti gli altri fuori dal paese sarebbero meri spettatori... Il discorso del 4 giugno di Obama al Cairo non ha ridisegnato il paesaggio islamico. Ero in Arabia Saudita quando Obama è andato a Riad e al Cairo. La terra non si è mossa, la vita è andata avanti come al solito. C’erano innumerevoli persone confuse dalla presunzione dell’intero evento, un esterno che aveva messo becco nelle questioni sacre della loro fede
di Fouad Ajami (© Wall Street Journal per gentile concessione di MF) da Il Foglio del 23 giugno 2009 [1370]

Interviene anche il biologo Testard: un figlio non può essere donato alla scienza
Francia: novità in bioetica ma cresce il dissenso
Non tutto è perduto, viene da pensare, se nella patria riconosciuta della laicità, e per motivi del tutto laici, cresce la diffidenza verso la tecnoscienza disumanizzante. Merito anche di personagi popolari come il biologo Jacques Testart
di Nicoletta Tiliacos da PiùVoce del 19 giugno 2009 [1369]

Contro il dogma della sovranità dello stato, qui viene proposta una rivalutazione dei corpi, dei collegi, delle fraternità nello stato, anche tramite una interessante rilettura del pensiero di J. Bodin
Il potere dello Stato e i corpi della società: alle radici della dottrina moderna della sovranità
L’autore è ordinario di Storia del diritto italiano presso l’Università degli studi di Trento. Il testo che qui presentiamo è tratto dalla relazione di apertura del Convegno «Corpi, Fraternità, Mestieri nella Storia della Società europea», tenuto a Trento il 30 maggio - I giugno 1996. Gli atti sono stati pubblicati in un volume dei Quaderni di Cheiron, n. 7, 1998, a cura di Danilo Zardin per i tipi di Bulzoni
di Diego Quaglioni da LINEAtEMPOnline n 4 [1368]

Da Rushdie alla creazione di Hezbollah, così il “riformatore” ha esportato la Rivoluzione iraniana e perseguitato i dissidenti
Moussavi ha un lato sinistro segnato da morte e fanatismo
Moussavi è stato uno degli architetti del ministero dell’Informazione creato nel 1984, il responsabile della scomparsa, dell’uccisione e della persecuzione di migliaia di dissidenti. Il Mois, questo il nome della gestapo iraniana, fu costruita modellandola sul Kgb con l’aiuto di consulenti sovietici. Moussavi reclutava spie e informatori, autorizzava torture e arresti politici... Durante il lungo premierato di Mousavi, sono stati messi a segno anche alcuni degli attentati più eclatanti
di Giulio Meotti da Il Foglio del 18 giugno 2009 [1367]

Nel 2003 Alain Finkielkraut pubblicò da Gallimard uno snello saggio che allora non venne letto con sufficiente attenzione: Au nom de l'Autre. Reflexions sur l'antisemitisme qui vient
Pacifismo, negazionismo e antisionismo
Ora un saggio di Massimo Introvigne: Le origini di sinistra del negazionismo dell’Olocausto: in margine al caso Williamson cita nomi, dati, pubblicazioni che legano le origini del negazionismo al pacifismo anarchico francese degli anni '50 e '60, attraverso l'opera e il pensiero di Paul Rassinier
di Laura Camis de Fonseca da fondazionecdf.it del 16 giugno 2009 [1366]

Undici anni fa, in occasione dell’apertura in Vaticano del sinodo dei vescovi dell’Asia, Joseph Coutts, vescovo pachistano di Hyderabad, pronunciò parole tragiche sui cristiani orientali: “L’atteggiamento predominante nei paesi islamici è quello di considerare i cristiani come dhimmi, traditori. L’islam non può e non deve essere messo nelle stessa categoria dell’induismo, del buddismo, dello shintoismo. L’islam è una forza politico-religiosa con tendenze espansionistiche”
Nel medio oriente la dhimmitudine cristiana si paga con la vita
«La dhimmitudine è parte del jihad - dice Bat Ye’or - è una condizione teologica, politica e giuridica. L’oppressione e la persecuzione degli infedeli, compresi ebrei e cristiani, è la giusta punizione riservata ai kuffar (infedeli) che rifiutano di riconoscere la verità dell’islam. Sono "popoli vinti", vittime del jihad, spossessati della propria storia, cultura, identità, tradizione, non hanno riferimenti, hanno perduto la propria storia, come i copti in Egitto. Si sentono inferiori ai musulmani, vengono cacciati alimentando il sentimento di sottomissione e inferiorità, diventano umili. È un sentimento di vulnerabilità permanente. Per oltre un millennio, il jihad ha costituito la forza militare e politica che ha sottomesso e, nella maggior parte dei casi, annientato le civiltà zoroastriana, cristiana, indù e buddista in Africa, Europa e Asia»
da Il Foglio del 17 giugno 2009 [1365]

Si chiama come il padre del comunismo ma si scaglia contro l’economia di Stato. Però dice che la Chiesa «è chiamata a rimuovere le strutture ingiuste della società». Parla l’arcivescovo di Monaco e Frisinga
Marx e la sua dottrina cattolica
Attento da sempre ai temi dell’economia e della giustizia sociale, Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, non è rimasto indifferente ai nuovi tentativi d’interpretazione de Il capitale, l’opera fondamentale di Karl Marx, e ha pubblicato l’anno scorso in Germania una poderosa riflessione che prende provocatoriamente spunto proprio dal testo chiave del suo omonimo ottocentesco per cercare nuove risposte agli effetti della globalizzazione e della drammatica crisi economico-finanziaria internazionale nel consolidato patrimonio di dottrina e presenza sociale della Chiesa cattolica
di Vito Punzi da Tempi del 16 giugno 2009 [1364]

Secondo molti, l’Occidente non può rimanere a guardare. Dovrebbe intervenire, più o meno direttamente, a favore degli oppressi
Iran: purtroppo non li possiamo aiutare. Risposta a Bernard-Henri Lévy
Purtroppo, le cose non sono così semplici come sembrano. I problemi di questa visione sono molteplici. Per ragioni di spazio, in questo articolo ci limiteremo a presentarne uno, a nostro avviso il più importante. I fattori che permettono la nascita e il mantenimento della democrazia sono interni ai paesi, non esterni. Pertanto, se le condizioni interne ad un paese non sono favorevoli, aiutare un popolo a instaurare un sistema politico democratico sarà inutile, perché questo non potrà sopravvivere, se non addirittura controproducente, in quanto potrebbe distruggere gli eventuali progressi conseguiti
di Mauro Gilli da Epistemes del 16 giugno 2009 [1363]

Rivoluzione di strada a Teheran
Perché ora a Moussavi non resta che mirare alla gola di Khamenei
A questo punto, con i carri armati dell’esercito che per precauzione sorvegliano l’entrata del ministero dell’Interno a Teheran e l’arruolamento di arabi prezzolati perché si uniscano alle milizie bassiji e fare il lavoro sporco che i persiani non apprezzano – picchiare altri persiani – la situazione in Iran è andata troppo in là. Ora i due gruppi di potere in lotta al vertice della Repubblica islamica devono mirare alla gola l’uno dell’altro, perché non ci si può più ritirare dal confronto, pena il subire conseguenze definitive. Per questo motivo entrambi cercano il colpo decisivo
di Daniele Raineri da Il Foglio del 17 giugno 2009 [1362]

La più grande manifestazione dal 1979, forte di centinaia di migliaia di persone per le strade di Teheran, ha segnato ieri una svolta radicale sulla scena iraniana
La meccanica rivoluzionaria in Iran
Per la prima volta da 30 anni il regime degli ayatollah si trova a fronteggiare non una radicale spaccatura del gruppo dirigente del regime (come è stato con la prima elezione di Ahamadinejad nel 2005), ma il trauma di una fronda di alcuni tra i suoi massimi dirigenti, sotto la leadership del trasformista ed ex oltranzista Rafsanjani, forte di una mobilitazione popolare imponente, anche se per ora limitata alla capitale
di Carlo Panella da Il Foglio del 16 giugno 2009 [1361]

Venezia, Fondazione Peggy Guggenheim, Robert Rauschenberg fino al 20 settembre. Nei Gluts la pittura «casuale» delle lamiere recuperate in discarica definisce una nuova forma di classicità
Rauschenberg, l’arte dell’eccedenza
Con i Gluts l’artista arriva là dove voleva quando cominciò contaminando la pittura con oggetti e rottami: non era uno sconfinamento, semmai una ridefinizione dei confini che schiaccia sulla parete la tridimensionalità degli oggetti e delle lamiere assemblate, come bassorilievi dipinti, o pittura in aggetto; ogni segno, anche le lettere che compaiono su alcune superfici e sono accostate con senso ironico, nel rimando continuo fra le due e le tre dimensioni genera spazi e ombre portate. L’effetto pittorico prevale e i Gluts rappresentano il momento classico di una ricerca che mette alla prova l’idea di confine (forma mentis del pioniere americano)
di Maurizio Cecchetti da Avvenire del 16 giugno 2009 [1360]

Con un approccio nuovo e veramente significativo il documento che la Compagnia delle Opere dedica alla scuola, e che qui presentiamo, evidenzia la stretta connessione che intercorre tra il tema educazione e il tema istruzione
Una scuola che parla al futuro: idee per una rivoluzione
Il punto caratterizzante del documento: non solo la centralità del tema educazione, ma la diretta consequenzialità e correlazione tra la tensione educativa e la ricerca di risposte concrete a livello di sistema di istruzione. Non c’è educazione che non entri nel merito anche delle scelte concrete, sia nella didattica che nella politica scolastica; e d’altro canto parlare di istruzione senza porsi il problema educativo sarebbe ridurre tutto a un vacuo tecnicismo utopistico. Non si creerà mai un sistema talmente perfetto da rendere superfluo il rapporto educativo tra docente e studente, elemento centrale della scuola; ma non si darà mai vera incidenza alla tensione educativa se la si lascerà a lato delle problematiche della scuola (riducendola di fatto a ciò che è lo svago del sabato sera rispetto alla settimana lavorativa)
da Il Sussidiario del 12 giugno 2009 [1359]

Documento della commissione scuola di Compagnia delle Opere
Una scuola che parla al futuro
Il manifesto Una scuola che parla al futuro, dedicato alla scuola e all’educazione, intende cogliere il momento particolare attraversato dai sistemi formativi nel nostro Paese. Oggi, sempre di più, i giovani chiedono di ricevere dalla scuola non solo nozioni, ma anche, e soprattutto, orientamenti, insegnamenti fondamentali, criteri per interpretare l’esistenza e il delicato passaggio al mondo del lavoro. Nella misura in cui la scuola offre opportunità di contatto con la cultura di cui si sostanzia la vita del popolo e della comunità essa assolve il suo compito; quando invece se ne allontana e diviene preda di una didattica stanca e rituale essa finisce, a causa degli scarsi risultati, sul banco degli imputati
da Il Sussidiario del 12 giugno 2009 [1358]

Nel mio libro (Chesterton and Tolkien as Theologians: The Fantasy of the Real - T & T Clark/Continuum, 2007) cerco di identificare un progetto teologico comune in Chesterton e Tolkien diretto a fornire la base per una terza via nell’economia e nel localismo
Come riscoprire l’incanto del mondo? Chiedetelo a Chesterton e Tolkien
Chesterton ci pone di fronte situazioni ai limiti della credibilità e che sembrano completamente fantastiche, solo per farci scoprire che, invece di essere impossibili e sovrannaturali, sono spiegabili razionalmente. In ogni modo, più che rendere il fantastico reale, Chesterton rende il reale fantastico: egli riporta il sovrannaturale nel suo proprio luogo, in ciò che appare reale... Per Tolkien la fantasia non dovrebbe esaurirsi nell’accertare la realtà del mondo oltre sé, ma la sua indipendenza. Lo scopo dovrebbe essere «il recupero di un chiaro punto di vista: io non dico “vedere le cose come sono” e coinvolgermi con i filosofi, bensì posso avventurarmi a dire “vedere le cose come noi siamo (o eravamo) fatti per vederle” – come cose staccate da noi stessi»
di Alison Milbank da Il Sussidiario del 13 giugno 2009 [1357]

A prescindere dall’esito delle elezioni di ieri in Iran, le trattative non riusciranno a porre fine alla sua minaccia nucleare nel breve periodo – se mai dovessero riuscirci
Attaccare Teheran è rischioso, ma se Israele rinuncia sarà molto peggio
Sebbene non sia di alcuna utilità lamentarsi per il fatto che Israele avrebbe dovuto lanciare il suo attacco durante gli anni di Bush, l'occasione persa è davanti agli occhi di tutti. Per il resto del mandato di Obama, l'incertezza nel sostegno ad Israele da parte dell’amministrazione americana continuerà a perseguitare i governi israeliani e a complicare i loro calcoli. Anche l'Iran se ne renderà conto e cercherà di trarne vantaggio
di John R. Bolton da L'Occidentale del 13 giugno 2009 [1356]

Perché non deve meravigliare la prudenza dei centri italiani di procreazione assistita
Embrioni, frenano tutti sull'iperproduzione
Nei Paesi nei quali i contenitori all’azoto liquido si riempiono di embrioni umani nella più totale deregulation, crescono i contenziosi e le polemiche sul loro destino. A nulla valgono gli ultimatum fatti dalle cliniche alle coppie titolari del “possesso” di quei figli incompiuti... Non è così pacifico che nella percezione profonda delle coppie che accedono alla fecondazione in vitro, quegli embrioni appaiano come semplice “materia prima” da usare o da eliminare, una volta deciso che non servono più
di Nicoletta Tiliacos da PiùVoce del 12 giugno 2009 [1355]

Intervista a Ugo Volli
Il miracolo di Anna Frank: l’esperienza di un dolore che non diventa ideologia
«Ho la sensazione... che da un lato sia avvenuta una specie di santificazione collettiva per la quale tutti ripensando alle vittime dei campi di concentramento nazisti si sentono commossi. Oggi come oggi nessuno, a parte qualche nazista fanatico come quello che l’altro giorno ha sparato all’interno del museo della Shoah americana, si sentirebbe di appoggiare quanto avvenuto ad Auschwitz. E questo ovviamente è sacrosanto. Va denunciata però una questione, ossia il manifestarsi di un fenomeno per il quale quando si parla di “ebrei vivi” le cose diventano diverse. Quando c’è chi in qualche modo si ripropone di compiere un percorso analogo a quello che ha condotto alla Shoah, come l’Iran di Ahmadinejad, il coro di persone commosse non è più così unanime e non è certo la sinistra a difenderci»
da Il Sussidiario del 12 giugno 2009 [1354]

Ecco il capitolo del libro di Stefanini dedicato al dittatore libico ora in Italia
Muammar Gheddafi, l’agitatore (quasi) pentito
Qualcuno ritiene che il pentimento di Gheddafi sia conseguenza dell’embargo Usa, che avrebbe creato all’economia libica enormi difficoltà. Qualcun altro invece ha apprezzato la sua capacità di comprendere i nuovi scenari aperti dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica e dalla Guerra del Kuwait: l’esatto contrario di Saddam Hussein. Ma altri pensano piuttosto alla sua crescente contrapposizione all’integralismo islamico, di cui pure è stato antesignano, e che finisce per creare un’inopinata convergenza di interessi tra lui e gli americani
di Maurizio Stefanini da Il Foglio dell'11 giugno 2009 [1353]

La risposta di IC alle arroganti dichiarazioni di Gheddafi è la lettera che Herbert Pagani gli dedicò nel 1987, letta a New York in occasione del 10' Convegno Intemazionale degli Ebrei di Libia
Lettera aperta al Colonnello Gheddafi
«Ma di cosa si lamenta? Dirà il Colonnello sotto la sua tenda. Voleva partire, l'abbiamo lasciato partire. Certo, ci hai perfino incoraggiati a farlo, spogliando i pochi pazzi, ancora attaccati alla loro terra, dei loro beni e dei loro diritti. Ma stai tranquillo, non è per nostalgia che ti scrivo. Non faccio parte di quei poveri infelici che per rivivere la loro infanzia tripolina vanno a passare le vacanze a Tunisi. Perché se c'è qualcosa che rifiuto di assumere, è proprio la catastrofica illusione della somiglianza, cioè, quella distanza, infima eppur vertiginosa, che separa la lacrima dalla goccia di pioggia, esattamente come, quando, perduto in un souk, cerchi tua madre, la vedi, urli il suo nome, si gira e non è lei. Io, quando la chiamo, si gira ed è sempre lei: Gerusalemme, e quando voglio, ci vado»
di Herbert Pagani da Informazione Corretta del 12 giugno 2009 [1352]

«I silenzi? Cattiva coscienza degli Alleati». Il cardinal Bertone presenta un saggio curato dal direttore dell’Osservatore romano
Pio XII, operazione verità
Che ci sia stata cattiva coscienza storica su Pio XII, più va avanti il dibattito più appare evidente; proprio per questo In difesa di Pio XII, l’agile saggio curato da Giovanni Maria Vian sposta la questione: per lo storico è importante adesso spiegare non tanto e non più l’infondatezza del giudizio riservato a questo Pontefice, quanto perché sia nata la leggenda nera che vuole Papa Pacelli nientemeno che il «Papa di Hitler»
di Giovanni Ruggiero da Avvenire dell'11 giugno 2009 [1351]

Viaggio nell’edilizia residenziale pubblica milanese, tra abusivismo e inquilini che s’inventano isole di ordine dentro il degrado
Popolare a due tempi
Il problema casa esiste da sempre, e riguarda tutta l’area metropolitana. Lo dicono i sindacati, gli imprenditori, i soggetti istituzionali e sociali, il volontariato, le cooperative, i rappresentanti di tutti coloro che aspettano un tetto che probabilmente non arriverà. Non nel breve periodo, almeno, e di sicuro anche per colpa dell’abusivismo, che, se da un lato significa delinquenza, arroganza e disprezzo della legge, dall’altro testimonia un’emergenza abitativa oggettiva e a cui è difficile rispondere... Il punto di svolta non è tanto costruire, quanto la capacità di consentire l’accesso agli alloggi di un mix sociale, facendo entrare anche famiglie con livelli di reddito più elevati della norma. Il tutto affidando la gestione alle cooperative, incentivando i privati a riqualificare le case popolari delle periferie che oggi cadono a pezzi, costruendo nuove residenze
di Chiara Sirianni da Tempi del 9 giugno 2009 [1350]

Al via il processo contro don Conti, il parroco arrestato, riarrestato e diventato un mostro ancor prima di essere riconosciuto pedofilo
Sulla pelle dell’indagato
«Sono un idiota che non vuole capire che per salire occorre scendere: "Alla sera sopraggiunge il pianto e al mattino ecco la gioia" sono le parole del salmo 29 che tante volte ho ripetuto. Sì, ho detto “ripetuto”, perché se lo avessi pregato sarei dentro questa storia in un modo diverso. Come posso conoscere l’emozione del mattino se non riesco ad attraversare la paura della notte? E io ancora penso di arrivare alla pace (e non alla quiete, alla tranquillità…) senza fare i conti con il peso del turbamento»
di Clara Petri da Tempi del 9 giugno 2009 [1349]

Barack Obama ha deciso di cambiare politica sulla Corea del nord, ed è una svolta improvvisa, inattesa e in controtendenza rispetto, per esempio, alla strategia diplomatica nei confronti delle mire nucleari dell’Iran
Il regime change di Obama
Obama ha pubblicamente rigettato la linea degli incentivi economici in cambio della sospensione dei programmi nucleari elaborata negli anni di Bill Clinton e continuata, con una pausa tra il 2001 e il 2003, da George W. Bush. L’Amministrazione Obama usa toni che in passato si erano sentiti soltanto in bocca a John Bolton, l’ex ambasciatore all’Onu di Bush che negli ultimi anni ha criticato ferocemente il presidente repubblicano, tra le altre cose reo di aver tolto la Corea del nord dalla lista dei paesi che sponsorizzano il terrorismo
di Christian Rocca da Il Foglio del 10 giugno 2009 [1348]

L’eccezione americana si spiega con l’idea di una società libera, fondata sul progresso, sul cambiamento, animata dall’ottimismo, dalla libertà individuale
L’ottimismo “che non costa nulla” di Obama
Per questo, agli occhi di Walter Russell Mead, l’esperto del Council on Foreign Relation in Italia per il suo ultimo libro (Dio e dollaro, Garzanti, 564 pagine, 32 €), Barack Obama incarna la quintessenza dell’ideale americano. E davanti ai timori dei conservatori, come Victor Davis Hanson, il liberal Mead mette subito le mani avanti: “Non so se la politica di Obama sarà efficace, ma so che chi l’ha eletto voleva ciò che egli offre: un cambiamento, la speranza di un futuro migliore”
di Marina Valensise da Il Foglio del 10 giugno 2009 [1347]

Intervista a Pierluigi Battista
La svolta culturale? Una politica che si lasci “assalire” dalla realtà
Non è chiaro a quale gioco si stia giocando nel Pd... «Non c’è un’aperta lotta politica tra chi sostiene un’alleanza piuttosto che un’altra. Se si vuole Di Pietro come alleato, infatti, si ha un certo progetto politico; se si vuole recuperare il centro, si ha un altro progetto; se si vuole tornare al dialogo con l’estrema sinistra, si ha un altro progetto ancora. Tutti sappiamo che esistono queste diverse anime politiche nel Pd: eppure rimangono lì a marcire... non è certo un problema che un partito non abbia una posizione unanime. Le grandi figure della politica europea sono emerse vincendo una battaglia nel loro partito: così è stato per Blair con i laburisti, e così anche per la Merkel nella Cdu tedesca. Ma l’hanno spuntata giocando delle vere partite a viso aperto. Il Pd deve fare lo stesso, o continuerà a logorarsi e a sopravvivere»
di Rossano Salini da Il Sussidiario dell'11 giugno 2009 [1346]

Napoli è già passata a PDL-Lega assieme a Salerno, Avellino, Bari, Barletta. Ma anche Biella, Lecco, Cremona, Lodi, Novara, Piacenza, Alessandria, che sono nel cuore dell’Italia industriale, con forte concentrazione di lavoratori dipendenti
Perché il Pdl ha conquistato il cuore dell'Italia industriale
La sinistra nelle elezioni europee ha subito, nelle sue diverse componenti, una grave disfatta. Quella italiana ha avuto un crollo di voti di entità intermedia fra quello francese e quello tedesco. Il crollo si è ripetuto nelle elezioni locali, con l’aggravante qualitativa della perdita del controllo di territori che erano roccaforti rosse
di Francesco Forte da L'Occidentale del 10 giugno 2009 [1345]

Da Dawkins a Hitchens a Harris, i nipotini di Nietzsche smantellati dal teologo americano John Haught, autore di un pamphlet
Scienza e fede, il flop dei «nuovi atei»
Alterna il fioretto dell’argomentazione e la sciabola della polemica John Haught, teologo americano di vaglia, nel suo ultimo convincente lavoro, Dio e il nuovo ateismo (Queriniana, pp. 167, euro 13,80). Senior Fellow al Science & Religion Woodstock Theological Center della Georgetown University di Washington, nei giorni scorsi Haught ha ricevuto la laurea honoris causa dall’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio, per la sua pluridecennale ricerca sul rapporto tra teologia e scienza
di Lorenzo Fazzini da Avvenire del 9 giugno 2009 [1344]

Intervista a Gaetano Quagliariello
"In Italia, Francia e Germania gli elettori hanno firmato un patto di stabilità"
Se non ci si vuole attaccare al punto di percentuale, il commento del risultato elettorale dice questo: il riferimento non può che essere il dato delle politiche 2008 perchè quella è stata una vera e propria rivoluzione che ha semplificato la politica e introdotto un bipartitismo tendenziale. Se teniamo questo come punto di riferimento e ovviamente i risultati de due partiti maggiori, c'è da dire che il sistema ha tenuto... Ha pesato molto l’astensionismo... In certa misura si è pagata la transizione di Fi e An nel nuovo partito
di Lucia Bigozzi da L'Occidentale dell'8 giugno 2009 [1343]

I lacci della burocrazia affossano il progetto dell'Unione. E la Commissione a 27 rischia la paralisi
Che ce ne facciamo di questa Europa?
Invece del rito del voto, le elezioni europee rischiano di celebrare quello della disaffezione generalizzata al progetto Europa. Ad aprile Eurobarometro aveva previsto nel 66% il tasso di astensionismo. Comunque sia andata, è evidente che l’Unione europea non è ancora riuscita a convincere i cittadini dei Paesi membri
da Il Foglio dell'8 giugno 2009 [1342]

Se in Spagna le elezioni europee dovevano servire come un referendum sull’operato del governo, gli spagnoli hanno parlato chiaro bocciando Zapatero a pieni voti
Aborto e disoccupazione, ecco perché gli spagnoli hanno punito Zapatero
Tra le principali ragioni della crisi dei socialisti in Spagna c’è la nuova legge sull’aborto che liberalizza la pratica dell'aborto stesso fino alle prime 14 settimane (estendibile a 22 settimane) e permette alle ragazze da 16 anni in poi di abortire senza il consenso dei genitori. L’opposizione a questa misura è stata al centro della campagna elettorale di Rajoy che ha accusato il governo Zapatero di vivere una “crisi morale senza limiti”. La riforma è diventata un problema per l’esecutivo, specialmente quando i sondaggi hanno mostrato che sono gli stessi elettori socialisti a non approvare la misura
di Fabrizia B. Maggi da L'Occidentale dell'8 giugno 2009 [1341]

Dal Sudafrica al Perù, sono ormai oltre 30 gli istituti che hanno regolato i conti con la storia superando la giustizia dei tribunali
Commissioni Verità, la voce delle vittime
«In molti Paesi, i tribunali penali stanno evolvendo e ciò è dovuto anche all’influenza delle commissioni Verità e riconciliazione, molto più attente alle vittime rispetto alle istituzioni della giustizia tradizionale». Ad esserne convinto è l’avvocato e militante dei diritti umani Etienne Jaudel, di cui fa molto discutere in Francia l’ultimo saggio Justice sans châtiment («Giustizia senza castigo», edizioni Odile Jacob)
di Daniele Zappalà da Avvenire del 7 giugno 2009 [1340]

Intervista a Dario Del Corno
“Dalla tragedia è nato lo sguardo positivo dell’Occidente”
La tragedia ha introdotto, sviluppato e approfondito l’idea del “teatro” ossia di una rappresentazione mimetica che esprima direttamente una storia. Per “direttamente” intendo “che non passa attraverso il racconto”, ma attraverso l’azione, l’esperienza, il presente dell’individuo. La rappresentazione tragica è il riaccadere di qualcosa, non come semplice ripetizione, ma come interpretazione immediata. Questo spinge a una compartecipazione degli spettatori e a un’educazione culturale che fa perno sull’azione e sulla domanda, non sulla ricettività passiva della realtà
da Il Sussidiario delL'8 giugno 2009 [1339]

Ripubblichiamo l’appello di Bernard-Henri Lévy, Claude Lanzmann e Elie Wiesel, pubblicato da Le Monde il 22 maggio 2009, imbracciato e rilanciato qui dal Foglio, con adesioni di personalità del mondo ebraico italiano e della cultura
L’appello francese contro il ministro dell’intolleranza. Prime adesioni italiane
Sollecitati dal Foglio, hanno aderito all’appello: Renzo Gattegna, presidente dell’Unione comunità ebraiche italiane; Emanuele Fiano, deputato Pd; Riccardo Pacifici, presidente Comunità ebraica di Roma; Fiamma Nirenstein, deputata Pdl; Giorgio Israel, docente di Matematica Università La Sapienza di Roma; Guido Guastalla, assessore alla Cultura comunità ebraica di Livorno; Ugo Volli, docente di Semiotica Università di Torino
di Bernard-Henri Lévy, Claude Lanzmann e Elie Wiesel da Il Foglio del 5 giugno 2009 [1338]

Pubblichiamo un articolo del professor Roberto De Mattei, tratto dal quotidiano Libero, sul tema dell'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. Il professor De Mattei è autore del volume di recente pubblicazione Turchia in Europa. Beneficio o catastrofe?
La Turchia musulmana clandestina in Europa
La Turchia odierna vive un’insanabile contraddizione. L’Unione Europea richiede, come condizione per il suo ingresso nelle istituzioni comunitarie, l’allineamento ai «criteri di Copenaghen» e agli «standard democratici» occidentali violati dall’arbitrio di potere dei militari; ma la ragione per cui oggi la Turchia non è un paese totalmente islamico è proprio il fatto che l’esercito si fa garante del suo secolarismo. L’unico freno alla islamizzazione viene dalla nomenklatura militare, fedele all’eredità kemalista. Se la coercizione dell’esercito venisse meno, cadrebbe l’unico argine contro il fondamentalismo
di Roberto De Mattei da L'Occidentale del 6 giugno 2009 [1337]

Nonostante le aperture di credito nei confronti di Siria e Iran da parte occidentale, i toni inneggianti alla vittoria dei due regimi la dicono lunga sulla direzione sfavorevole a Europa e Stati Uniti imboccata dalla guerra al terrorismo
L'Asse del Male sta vincendo: parola di Siria e Iran
A destare preoccupazione negli ambienti israeliani non sono però le affermazioni di Assad ed Ahmadinejad: l’alleanza tra i due Paesi non è certo un mistero, e in passato il presidente iraniano ha dichiarato anche di peggio. A preoccupare la leadership israeliana (e buona parte degli analisti) è piuttosto la posizione dell’amministrazione Obama, che a fronte di un evidente spostamento di Damasco sulle posizioni estremiste di Ahmadinejad ricerca una collaborazione con Assad per risolvere i problemi dell’Iraq e del conflitto israelo-palestinese
di Luca Meneghel da L'Occidentale del 6 giugno 2009 [1336]

Sarebbe bello vivere nel mondo disegnato ieri da Obama al Cairo, ma il senso di realtà suggerisce che non sarà possibile
Obama nel paese delle buone intenzioni
Obama ha tentato al Cairo di creare con la forza della sua magia una svolta epocale, quella in cui non esiste il conflitto fra islam e Occidente. Ne è risultato il ritratto un po’ banale di un giovane presidente buono. Obama immagina il mondo a partire da Obama, dalla sua autobiografia: non a caso non ha nemmeno citato la parola terrorismo... ha parlato un’ora intera, ma il mondo ha sentito bene solo alcune cose: la prima riguarda il tono apologetico, io ho fatto del male a te, tu ne hai fatto a me, tu hai dei pregi e dei difetti, io ne ho altrettanti, parliamone, capiamoci, in fondo abbiamo principi simili, quelli dei diritti umani. Ma non è andata così
di Fiamma Nirenstein da Il Giornale del 5 giugno 2009 [1335]

Nella mostra fotografica ospitata a Vienna la morte di donne reali o letterarie
Desolanti scatti glamour per 25 celebrità suicide
Non si tratta del quadro preraffaellita con Ofelia che scivola nelle acque: quella che andrà in mostra a Vienna è l’invenzione di un club delle suicide formato calendario, con qualche nudità ben amministrata, i volti truccati delle modelle serenamente addormentati, i corpi abbandonati o plasticamente fissati nell’attimo fatale, in volo da un tetto o prima che la lama affondi nella carne. Ma non preoccupatevi: il mascara non cede mai, nemmeno per la finta Sylvia Plath con il forno spalancato sullo sfondo
di Nicoletta Tiliacos da PiùVoce del 5 giugno 2009 [1334]

Il nuovo libro del nemico numero uno di Wikipedia e dei blog: Dilettanti.com, DeAgostini
Così la rivoluzione del Web 2.0 ha distrutto la nostra povera economia
“Il Web 2.0 è la più grande esplosione dell’esibizionismo di massa nella storia dell’umanità”, attacca Andrew Keen, alienandosi le ultime simpatie di chi sogna il libro-remix... Ai disastri culturali, insiste Keen, si aggiungono i disastri economici, che per nostra mancanza di competenze specifiche riportiamo in un riassunto da serva: se tutti sono capaci di fare tutto, perché qualcuno dovrebbe essere pagato perché sa fare bene qualcosa?
di Mariarosa Mancuso da Il Foglio del 4 giugno 2009 [1333]

La traduzione del discorso al Cairo
"Sono qui per cercare un nuovo inizio tra Stati Uniti e Islam"
di Barack Obama (traduzione Enrico De Simone) da L'Occidentale del 4 giugno 2009 [1332]

L’Europa è muta di fronte a quest’epopea di illuminismo arabo. E, quel che è peggio, imbavaglia e ignora gli scismatici inginocchiandosi di fronte alla paura
Mr Obama, ascolti questi eroi!
Nathan Sharansky, che guidò la resistenza dei refusniks ebrei in Unione Sovietica, spiega così la differenza tra la battaglia dei dissidenti di allora e quelli di oggi: “Trent’anni fa sapevo che il mondo libero sarebbe stato dalla mia parte, oggi i dissidenti non godono del beneficio di sapere che qualcuno avrà a cuore la loro sorte in carcere, che la comunità internazionale richiederà il loro rilascio, che il popolo marcerà per la loro libertà”
di Giulio Meotti da Il Foglio del 4 giugno 2009 [1331]

Il presidente Obama non ha semplicemente evitato di esprimersi con forza sui fallimenti dell'Islam contemporaneo; egli ha anzi preferito non menzionarli
Ma con quale Islam vuole parlare Obama?
Il problema per Barack Obama è dato dal fatto che la sua campagna presidenziale ha dato adito alla fallace convinzione secondo cui la politica estera di George Bush abbia generato un sentimento anti-statunitense in seno al mondo musulmano. Vale la pena menzionare che Sayyid Qutb - l'autore egiziano che ispirò il jihadismo di Osama bin Laden - maturò il proprio disprezzo per l'America e l'Occidente in seguito ad una visita negli Stati Uniti nel corso degli anni '50; e che il capo dei dirottatori dell'11 settembre, Mohammed Atta, era un egiziano che aveva varcato la linea d'ombra ben prima dell'insediamento di Bush. Così le minacciose tendenze dell'Islam radicale, le cui origini affondano tra i vicoli del Cairo, rappresenterà un argomento che difficilmente si potrà eludere
di Joseph Loconte da Liberal del 4 giugno 2009 [1330]

L’auspicio dei tre padri fondatori dell’Europa fu quello di un’unione di stati laici, consapevoli delle loro radici cristiane
Da Schuman, Adenauer e De Gasperi al tradimento delle radici cristiane
Non è difficile accorgersi che le tendenze prevalenti nell’Unione Europea sono oggi ben diverse da quelle sperate dai nostri tre artefici. Tutto quanto avviene a Bruxelles o a Strasburgo ha un referente privilegiato, che è il mercato. Certo, i primi passi dell’Europa furono economici: il carbone, l’acciaio, l’atomo, il mercato. Adenauer, De Gasperi e Schuman erano politici troppo accorti per non capir che proprio da lì occorreva cominciare. Ma solo per giungere ad una unione etica e politica. Che non c’è mai stata
di Gianfranco Morra da Il Sussidiario del 5 giugno 2009 [1329]

Siamo al voto europeo, ma il dibattito che l’ha preceduto in questi mesi non è servito a delineare i tratti di una personalità del nostro continente, non solo matura e unitaria, ma nemmeno cosciente della strada per esserlo
L'Europa in cui crediamo
Dove è finito quell’afflato ideale che ne ha costituito il DNA originario e per cui cinquantacinque anni fa Paesi che si erano massacrati senza esclusione di colpi decisero, non solo di trovare un accordo, ma di fare scelte determinate da ideali comuni? Dove sono gli ideali di riferimento che attingevano nel background dei padri fondatori Adenauer, De Gasperi, Schumann, Monnet e che hanno determinato lo straordinario successo del processo di integrazione europea? Dietro una retorica europeista ipocrita dominano pensieri di breve respiro e mancanza di valori
di Giorgio Vittadini da Il Sussidiario del 5 giugno 2009 [1328]

Riproponiamo qui un testo di presentazione del fenomeno storico costituito dal tessuto associativo delle confraternite di ispirazione religiosa, che ripercorre i punti essenziali a suo tempo toccati dalla mostra «Un solo corpo». Le confraternite, la fede e le opere, allestita a cura di chi scrive nell’ambito della XXII edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli (Rimini, 19-25 agosto 2001)
Le confraternite nella storia dell'Occidente cristiano. Una lettura sintetica
Il catalogo con i testi completi e una selezione significativa delle immagini è stato stampato da Itacalibri, che ne garantisce pure la distribuzione anche tramite il canale online. All’organizzazione del Meeting ci si può invece rivolgere per eventuali nuovi allestimenti della mostra in sedi diverse
di Danilo Zardin da LINEAtEMPOnline n 4 [1327]

Nel 1949 moriva il pensatore cattolico. Di lui von Balthasar diceva: «Per capirlo bisogna compararlo a Hegel». La sua riflessione ha inciso su figure come De Lubac e Congar; e oggi Marion e Tilliette
Blondel, l’azione nella redenzione
Il quattro giugno di sessant’anni fa moriva all’età di ottantotto anni il filosofo dell’«Azione» Maurice Blondel. Un pensatore noto soprattutto nel mondo accademico francese per il suo capolavoro L’Action (1893), e tra i più studiati in Italia. Un autore che cercherà di costruire un ponte tra la filosofia e la teologia, tra la fede e la ragione a partire dalla questione del soprannaturale e del trascendente, il naturale desiderium vivendi Deum di san Tommaso, ma soprattutto un precursore del Concilio Vaticano II
di Filippo Rizzi da Avvenire del 3 giugno 2009 [1326]

Intervista a Nikolaus Lobkowicz
Sì alla Turchia, baluardo contro l’islam radicale
L’Europa in ordine sparso è purtroppo una realtà, ma questo non esime da un grande compito, quello di «perseguire risultati non semplicemente nazionali, bensì più complessivi, appunto europei». Questa visione lungimirante, secondo Nikolaus Lobkowicz, è all’altezza dei paesi europei. La casa comune, dice il filosofo, non può venire da un “indistinto ammasso europeo”, ma dal «lavoro comune di molte nazioni». Uno dei più eminenti intellettuali europei interviene sulle questioni più controverse: unità culturale dell’Europa, allargamento, diritti umani
da Il Sussidiario del 4 giugno 2009 [1325]

La Pechino di oggi sembra tutta un’altra cosa rispetto alla città che vide il massacro di Tienanmen 20 anni fa
Tienanmen: vent'anni dopo in Cina cova la nuova protesta
Ma in questi 20 anni il movimento di Tienanmensi si è diffuso in modo capillare, generando una società civile più consapevole: attivisti per i diritti umani, avvocati che difendono i poveri, giornalisti e internauti che diffondo l’informazione negata. La massa di operai sfruttati, di contadini defraudati, di famiglie avvelenate genera ogni giorno un fiume di petizioni, dimostrazioni e richieste che mettono in crisi la stessa capacità di governo del Partito
di Bernardo Cervellera da Avvenire del 3 giugno 2009 [1324]

Benvenuti alla Obama Motors, e a quello che ha tutta l'aria di essere un lungo, costoso e infelice esercizio di produzione automobilistica statale
La politica sull'auto di Obama è un costoso esempio di statalismo
A Obama piace definirsi un uomo pragmatico che sceglie una soluzione governativa solo quando non esistono soluzioni migliori. Adesso, resuscitando una politica industriale che persino la Francia ha da lungo tempo abbandonato, il presidente si è fatto numero uno effettivo della GM. La nostra previsione è che alla fine la cosa non gli piacerà, quasi quanto non piacerà ai contribuenti
da L'Occidentale del 3 giugno 2009 [1323]

Due settimana fa, la compania energetica ENI, insieme al suo partner russo Gazprom, ha annunciato di voler raddoppiare la capacità di trasporto della pipeline South Stream da 31 a 63bcm
La geopolitica della pipeline South Stream
L’efficienza e l’economicità del progetto sono discutibili secondo un’analisi costi-benefici - soprattutto perchè la capacità di questo progetto esiste già. Le pipeline costruite in epoca sovietica in Ucraina e nell’Est europeo sono ancora lì e funzionanti. La domanda da porsi riguarda dunque le ragioni che spingono a spendere miliardi di euro per un progetto che in parte duplicherebbe delle capacità già esistenti
di Cristiano Morelli da Epistemes del 1° giugno 2009 [1322]

Milioni di dollari contro i sintomi e nulla per debellare le cause. Il piano contro la malaria soffre di un male vecchio quanto l’Africa
Una zanzariera per (non) salvarli
In Italia e in molti altri paesi la malaria fu sconfitta nel secolo scorso sterminando con estese opere di disinfestazione la zanzara anofele, veicolo della malattia, e bonificandone l’habitat. Fino alla sua scomparsa, chi viveva in zone malariche si proteggeva con zanzariere e insetticidi per uso domestico. Quando si ammalava, perché succedeva comunque, si curava con il chinino. Poi però si deve essere persa memoria di questo collaudato metodo che elimina la malattia uccidendone il vettore. Negli ultimi decenni, infatti, malgrado le astronomiche risorse impiegate dalla comunità internazionale per debellarla, la malaria ha continuato a mietere vittime in oltre 100 stati: ogni anno sono centinaia di milioni i casi e un milione i morti, un bambino ogni 30 secondi nella sola Africa subsahariana
di Anna Bono da Tempi del 29 maggio 2009 [1321]

«Il Vecchio continente è già connivente di chi vuole costringerlo alla condizione di dhimmi». L’allarme di Bat Ye’or, autrice di Eurabia
Saremo tutti velati?
«Ci sono molti musulmani che si battono per mantenere i valori universali di dignità e uguaglianza. Queste persone, che vengono costantemente minacciate, sono molto coraggiose e sanno che quando entrano in questa ottica si prendono dei rischi enormi sia per loro che per le loro famiglie. Vanno aiutati, seguiti e protetti, sono degli alleati preziosi ed insostituibili. C’è da augurarsi che i governi europei sappiano proteggerli come meritano»
di Michael Sfaradi da Tempi del 29 maggio 2009 [1320]

La strategia dell’appeasement e la politica delle persecuzioni. Così i fondamentalisti tengono sotto scacco la minoranza più a rischio dei Territori palestinesi
Se Hamas corteggia i cristiani
Hamas e al Fatah stanno certo corteggiando le élites cristiane palestinesi per ragioni di ordine strategico, cioè per proiettare un’immagine di sé positiva e inclusiva a livello internazionale. Non sembrano però in grado di difendere i diritti dei cristiani delle classi medie e di quelle umili dagli abusi di individui e gruppi musulmani che rappresentano di fatto la base sociale dei loro movimenti. Hamas e al Fatah non vogliono (per ragioni elettoralistiche) e probabilmente non possono reprimere costoro. Si limitano a garantire privilegi, prebende e rispetto alle élites cristiane, ottenendo quello che per loro è un ottimo risultato: molti leader tendono spesso a minimizzare la persecuzione e le ingiustizie di cui i loro fratelli sono vittime
di Rodolfo Casadei da Tempi del 29 maggio 2009 [1319]

Gli attivisti: «C`è ancora molto da fare per malati di Alzheimer e persone sole»
Eutanasia: in Olanda vogliono maglie larghe
Eutanasia e suicidio assistito di stato sono da tempo realtà in Olanda. Ed è proprio l’Olanda che dimostra come, una volta scelta la strada dell’autodeterminazione come idolo assoluto, è impossibile darsi un limite
di Nicoletta Tiliacos da PiùVoce del 29 maggio 2009 [1318]

«È una strana psicosi, anzi una condizione psichiatrica in cui la gente proietta su Obama le sue paure, trasformandolo in un totem, e lui in cambio libera i suoi elettori dei loro sensi di colpa»
Obama non vi salverà
«Obama pensa che la storia della cultura occidentale sia in larga parte quella di un ingiusto trattamento imposto alle minoranze, alle donne, ai neri, agli omosessuali. Non capisce che invece è la cultura occidentale l’unica cultura che affronti questi problemi cercando di risolverli. Il senso di marcia dell’umanità è una prerogativa esclusiva alla cultura occidentale: i diritti dei gay non sono riconosciuti in nessun’altra parte del mondo se non in occidente. Ma Obama non lo sa, o meglio non è consapevole, perché non ne ha mai tratto un vantaggio politico: pur avendo studiato in un college delle Hawaii e poi all’Università di Harvard, ha continuato a trafficare nell’industria del biasimo e della vittimizzazione»
di Marina Valensise da Il Foglio del 2 giugno 2009 [1317]

«Nella pubblica piazza, nel supermercato delle idee, nelle antiche nazioni che sono state crocevia della libertà, le proibizioni del mondo islamico sulla ricerca intellettuale oggi si applicano a tutti... Per me ciò che più conta è l’osservazione di Arnold Toynbee: "Le civiltà non muoiono per omicidio, ma per suicidio"»
Mark Steyn ci racconta l'inquisizione islamica a un anno dalla sua gogna
«Se le ragazze musulmane in Ontario sono uccise nei "delitti d’onore", la commissione Diritti umani dice di essere una piccola commissione e che deve dare la priorità a Mark Steyn, piuttosto che ai killer delle musulmane. Il prezzo della libertà è una eterna vigilanza e quello che vogliono i movimenti islamici è criminalizzare la vigilanza usando il sistema legale»
da Il Foglio del 30 maggio 2009 [1316]

Intervista a Wuer Kaixi, uno dei leader della protesta
Tienanmen e la libertà dimezzata
«Quello che è accaduto vent’anni fa ha avuto un enorme impatto su quello che è successo da allora in poi in Cina. Se guardiamo alla Cina oggi, vediamo che le nostre richieste politiche non sono state accolte, mentre quelle di natura economica sì. Un’altra richiesta importante era quella che il Partito si ritirasse dalla vita privata delle persone. Oggi le persone possono scegliere il lavoro che vogliono fare, dove vogliono abitare, con chi vogliono sposarsi…»
di Ilara Maria Sala da Avvenire del 29 maggio 2009 [1315]

Accanto a un significato largo o metodologico di «laicità» – che permette di dire che oggi credenti e non credenti, purché rispettino determinate procedure, sono tutti laici – esiste un significato ristretto o forte di «laicità», per cui il laico s’identifica con il non credente
Ma non ci sono solo «laicisti» e «atei devoti»
Le due accezioni di «laicità» ricorrono sia nel linguaggio ordinario, sia in quello colto. Tant’è che se da un lato parliamo di «laici credenti e di laici non credenti», dall’altro parliamo di «laici e credenti» oppure di una «cultura cattolica» distinta da una «cultura laica». Pretendere di abolire o di espellere dal dizionario questa seconda accezione – come attestano i fallimenti di coloro che si sono cimentati nell’impresa – non è possibile. Infatti, essa è tipica del mondo moderno ed è profondamente radicata nel linguaggio odierno. Più saggio – e corretto – appare quindi lo sforzo di usare in modo appropriato e contestualmente preciso le due occorrenze, evitando le confusioni (e gli equivoci) che derivano dalla loro mancata distinzione
di Giovanni Fornero da Avvenire del 26 maggio 2009 [1314]

Come si elude il problema dell'immigrazione
D'Alema e Amato parlano di clandestini con la solita retorica comunista
Il problema reale che Amato e D’Alema eludono è la caratteristica del flusso migratorio clandestino: la portentosa organizzazione criminale semischiavistica che la supporta e addirittura la crea, la sollecita, la enfatizza
di Carlo Panella da L'Occidentale del 27 maggio 2009 [1313]

Conferenza Episcopale Italiana, 59a ASSEMBLEA GENERALE, Roma 25-29 maggio 2009
Prolusione del cardinale presidente
Il pellegrinaggio del Santo Padre in Terra santa - Il terremoto in Abruzzo - La crisi economica - Il mondo del lavoro - I poveri - La bio-etica - L'immigrazione - L'emergenza educativa
di Angelo Bagnasco [1312]

Nelle ultime settimane, l’Italia è stata investita da una nuova ondata di immigrazione clandestina
C’è una soluzione all’immigrazione?
Proporre lo sviluppo economico come soluzione all’immigrazione clandestina cela due grossi problemi. Il primo è di ordine pratico: si può favorire la crescita economica, in Paesi terzi? Il secondo è di natura politica: davvero la crescita economica dei Paesi in via di sviluppo sarebbe risk-free?
di Andrea Gilli da Epistemes del 20 maggio 2009 [1311]

Van de Westelaken interrompe la discussione: “Ayaan è stata cacciata dal paese”. Lo dice come se quel che è successo sia stato un momento di non ritorno. “L’Olanda è un paese piccolissimo senza Ayaan, da un punto di vista intellettuale”, dice Holman
Il Ground Zero dell’Olanda
Jansen rigetta gli studi fino ad ora condotti sull’assassino di Van Gogh. “C’è la tentazione di spiegare Mohammed Bouyeri attraverso canoni materialisti e sociologistici. Io ho sempre pensato che il caso di Mohammed fosse tipico dell’odio che chi riceve un dono matura verso chi glielo ha donato. Abbiamo dato tutto agli immigrati musulmani, ma loro hanno maturato odio per la democrazia. Sono pessimista sull’Olanda, non abbiamo l’energia per resistere. La popolazione islamica qui è del tutto immune dalle forze del liberalismo, della scuola, persino della lingua olandese. Il fallimento del multiculturalismo è una tragedia disarmante, c’è un grande disorientamento nell’educazione, nell’esercito, nella società. Siamo prossimi alla barbarie”
di Giulio Meotti da Il Foglio del 21 maggio 2009 [1310]

Dobbiamo prendere in considerazione le molteplici difficoltà che a partire dall’epoca moderna ha incontrato la preghiera, specialmente nei paesi di religione cristiana
Preghiera, il tabù della modernità
Le difficoltà che hanno avuto più ampio impatto sulla gente comune dipendono però non da idee e teorie, ma dagli enormi cambiamenti che sono intervenuti negli ultimi secoli, a un ritmo sempre più incalzante, quanto alle condizioni concrete della nostra vita. Mi riferisco alla rivoluzione industriale e poi alle grandi trasformazioni successive, che hanno il loro motore nello sviluppo delle scienze moderne e delle tecnologie ad esse collegate. Il mondo che ne deriva e di cui abbiamo esperienza diretta si presenta a noi sempre più come opera dell’uomo e sempre meno come "natura", che rimanda al suo Creatore. Il processo di cambiamento è anzi ancora più vasto, perché abbraccia progressivamente i rapporti sociali e le istituzioni, le scienze e in genere l’uso pubblico della ragione. Essi vengono ricondotti esclusivamente all’intelligenza e alla libertà dell’uomo, sottraendoli all’influsso di Dio e della religione
di Camillo Ruini da Avvenire del 22 maggio 2009 [1309]

Il neoliberismo e lo scientismo minacciano fortemente l’uomo postmoderno: il j’accuse del grande antropologo Julien Ries
Le ideologie? Non sono finite
«Il neoliberismo ci ha portato al primato del mercato sull’uomo, ora considerato solo un mezzo». Quanto di più lontano dalla visione dell’homo religiosus cui Julien Ries ha dedicato un’intera vita di studio, sfociata nell’Opera Omnia che Jaca Book sta pubblicando: l’ultimo volume è La storia comparata delle religioni e l’ermeneutica (pp. 204, € 35)
di Lorenzo Fazzini da Avvenire del 22 maggio 2009 [1308]

I respingimenti di sinistra. I patti libici firmati da Amato. I clandestini rapiti dai criminali. Non siamo un paese xenofobo e abbiamo bisogno della Ue per risolvere il “busillis immigrati”
Confine Italia
Quel che sta avvenendo oggi fra lo scandalo generale è la normalità da anni. Solo tra il 2005 e il 2008, l’Unione Europea ha attuato circa 150 mila respingimenti di immigrati clandestini. E, sebbene in queste ultime settimane l’Italia sia stata presentata come un paese “xenofobo”, i dati dicono il contrario. Siamo uno Stato assai accogliente con gli immigrati ed è strano che accuse di inospitalità non siano rivolte ad altri paesi come la Spagna zapateriana che detiene il record 2007 di dinieghi (644.989), un’enormità rispetto alla “xenofoba” Italia (9.394)
di Emanuele Boffi da Tempi del 19 maggio 2009 [1307]

Dopo la ripresa dell'articolo pubblicato su Il Sussidiario del 12 maggio intitolato «“No agli OGM”: la fobia ideologica che affama milioni di persone nel mondo», ci è stato suggerito di rilanciarne un altro, pubblicato nel dicembre del 2008. Con piacere e interesse, provvediamo immediatamente
La moria delle api: il caso delle cicogne e delle culle vuote colpisce ancora
Grazie al cielo questa volta nessuno invoca (anche se in passato qualcuno l’ha fatto) il male per eccellenza: gli OGM. L’ipotesi che va per la maggiore oggi è che il colpevole della moria sia la semina del mais ed in particolare i neonicotinoidi, insetticidi che si usano per trattare le sementi prima della semina in modo da evitare che vermi e insetti si mangino le nostre fatiche. Sulla base di ciò e del tam tam mediatico connesso, ecco entrare in gioco la politica che prontamente ha emesso una sospensiva per l’uso dei neonicotinoidi in Italia. Servirà a qualcosa? Dubitiamo. Certo uno potrebbe invocare il tanto osannato “Principio di Precauzione”, non se ne sa abbastanza e quindi “precauzionalmente” fermiamo i neonicotinoidi. Il ragionamento non fa una grinza come quello che fece il governo peruviano bloccando la clorazione delle acque: per precauzione. Il risultato fu quasi un milione di casi di colera e oltre seimila morti
di Piero Morandini da Il Sussidiario del 3 dicembre 2008 [1306]

Saggio apparso originariamente con il titolo «Fraternitas». Évangile et condition socio-culturelle, in «Revue d'histoire de la spiritualité», XLIX, 1973, pp. 385-400, tradotto da Giorgio Cavalli
Fraternitas. Vangelo e condizione socio–culturale
L’autore documenta il mutamento essenziale avvenuto tra il XII e il XIII secolo nella concezione della fraternità, analizzando il legame tra i cambiamenti socio-culturali e la rinnovata spiritualità evangelica: dalla densità della parola frater al suo rapporto con la povertà, con le associazioni di mestiere e il nascente movimento comunale (coniuratio, communem)
di Marie Dominique Chenu da LINEAtEMPOnline n 4 [1305]

Il Pakistan è la polveriera del mondo contemporaneo
Prima dell’Iran, il Pakistan talebano. Da lì arriva la minaccia nucleare
Diversamente dall’Iran, il Pakistan non è sul punto di dotarsi della bomba atomica, ma ne è già dotato. E questa, in Pakistan, non è una faccenda soltanto militare, ma è una vera causa nazionale, quasi santa, sostenuta da un movimento popolare in cui si ritiene del tutto normale che i missili appartengano non solo al Paese dei Puri, ma all’Umma, all’intera comunità dei Credenti. [...] Nessun responsabile può dire con certezza, e in coscienza, dove si trovino esattamente le sessanta testate di missili registrate né, ancor meno, cosa sia il famoso sistema della «doppia chiave» che sarebbe stato imposto agli apprendisti stregoni dell’Isi (Inter-Services Intelligence)
di Bernard-Henri Lévy dal Corriere della Sera del 20 maggio 2009 [1304]

In base a tutto quanto ho letto sul movimento dei diritti civili, non posso fare a meno di chiedermi se questo non sia qualcosa di simile
Ecco cosa è successo quando Obama è venuto nella mia Università
Ciò che lì volevamo ricordare e mettere in discussione è l’esclusione di un’intera fascia di esseri umani dal diritto più fondamentale che esista, la più grande violazione dei diritti umani oggi nel mondo, l’oppressione dei più vulnerabili, silenziosi e poveri tra noi, un tetro caso di oppressione del più forte sul più debole, l’uccisione di più di un milione di persone innocenti in America e molti milioni nel mondo, un’ingiustizia senza dubbio comparabile alla schiavitù o alla negazione dei diritti civili agli afroamericani. Non è forse questo il movimento per i diritti civili dei nostri giorni? [...] Signor Presidente, lei dimentica un piccolo particolare: la giustizia. I leader dei grandi movimenti per la giustizia, Martin Luther King, Gandhi, Lincoln, le suffragette del diciannovesimo secolo, erano tolleranti e ragionevoli, ma non si fermavano alla semplice discussione delle differenze. Domandavano un cambiamento, la fine delle esclusioni ingiuste
di Daniel Philpott da Il Sussidiario del 21 maggio 2009 [1303]

La funzione degli scrittori per la pace e il rapporto fra artisti e potere politico: parla il premio Nobel turco ieri a Firenze
Pamuk: la letteratura? È tolleranza
«Non ho mai detto di essere un ponte tra Oriente e Occidente. Questo è un luogo comune cui vengo comunemente associato e che intendo sfatare. Io non sono un diplomatico: sono uno scrittore che scrive con rabbia e ira. Per me la letteratura non è un esercizio di diplomazia ma una forma di espressione»
di Riccardo Michelucci da Avvenire del 14 maggio 2009 [1302]

Le critiche dei media islamici contro Benedetto XVI sono un nulla di fronte alla ricchezza della sua proposta
Il papa, l’islam arabo e l’occidente
Nel mondo arabo è urgente il dialogo con la scienza, bloccato da secoli; nel mondo occidentale è urgente non rinchiudersi in ideologie relativiste e sprezzanti verso la fede
di Samir Khalil Samir da AsiaNews del 14 maggio 2009 [1301]

Quando il gioco si fa duro
I conservatori americani non devono mollare né rinnegare i loro valori
Sebbene liberalismo e conservatorismo sociale siano dottrine dai principi a prova di errore, i capricci della politica fanno sì che spesso siano rappresentati ufficialmente da opportunisti assolutamente fallibili e senza principi o da mezze figure, anch’esse senza principi. Nel frattempo, i democratici festeggiano la diversità con un’idea spietatamente fissa: nella parata democratica, qualunque sia il tuo problema, il governo è la risposta. Il governo è il mezzo, il governo è il fine, il governo è la magia. Tutto ciò dà loro un’unità d’intenti con cui i repubblicani non possono competere. Eppure, eppure...
di Mark Steyn da L'Occidentale del 13 maggio 2009 [1300]

“La vera domanda è perché è così facile integrare negli Stati Uniti e falliamo in Europa?”
Europa multietnica
Secondo Leon de Winter, il multiculturalismo è stato un fallimento soprattutto per gli immigrati. “Ha illuso i musulmani che tutto fosse uguale, mentre abbiamo scoperto che non si può trapiantare la cultura e la religione del Marocco nel cuore dell’Olanda e nell’Amsterdam ipersofisticata. Volkert Van der Graaf, l’assassino di Fortuyn, pensava che gli animali avessero gli stessi diritti degli esseri umani e che una cultura fosse uguale a un’altra cultura. Ecco che cosa ha prodotto il relativismo, la negazione della civiltà umana, basata sulla capacità di discriminare. La discriminazione è l’essenza della civiltà. Vogliono invece imporre alla società l’idea che tutto è uguale. Così come la presunzione che l’islam è uguale alla cristianità. Sono due diversi concetti di Dio. Il multiculturalismo si basa su questa presunzione"
di Giulio Meotti da Il Foglio del 12 maggio 2009 [1299]

Tra pochi giorni prenderà il via un convegno organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze intitolato Le piante transgeniche per la sicurezza alimentare nel contesto dello sviluppo (15-19 maggio) dedicato ai fatti - benefici e rischi - accertati e alle promesse delle biotecnologie agrarie per combattere fame e malnutrizione nei paesi in via di sviluppo
“No agli OGM”: la fobia ideologica che affama milioni di persone nel mondo
I benefici, diversi a seconda della coltura e del carattere ingegnerizzato (vedi tabella), spiegano perché i contadini sono disposti a pagare di più per queste sementi, ma non spiegano perché: a) siano pochi i caratteri in coltivazione (essenzialmente resistenza agli insetti, tolleranza agli erbicidi e resistenza a virus) e poche le colture (mais, soia, cotone colza, barbabietola e papaia); b) nella grande maggioranza sia stata la ricerca privata e non quella pubblica a creare questi prodotti. Il punto cruciale della riunione vaticana, e della soluzione ai due enigmi, risiede nella regolamentazione. Quella attuale uccide la ricerca e, indirettamente, i potenziali utilizzatori, perché è eccessiva, costosa e non basata sulla scienza
di Piero Morandini da Il Sussidiario del 12 maggio 2009 [1298]

Michael Polanyi è stato uno dei più incisivi esponenti della “nuova filosofia della scienza”, quel movimento di pensiero che, nella seconda metà del secolo scorso, ha contribuito a cambiare l’immagine tradizionale del sapere scientifico
Esplorare la realtà: Michael Polanyi e il senso dell’esistenza umana
La posizione teorica di Polanyi ruota attorno a due nuclei fondamentali: difesa intransigente ed appassionata della nozione di “conoscenza personale” in ambito epistemologico, e del “liberalismo moderato” in ambito politico. Uno degli aspetti più interessanti della riflessione polanyiana è che essa, dopo i dualismi e i separatismi che hanno caratterizzato la cultura moderna e contemporanea, tende a recuperare una visione unitaria della esperienza umana già a suo tempo intravista agli albori della esperienza cristiana, dai primi Padri della chiesa e da Sant’Agostino, in modo particolare nel momenti in cui egli sottolinea l’inscindibile nesso tra fede e ragione
di Carlo Vinti da Il Sussidiario dell'11 maggio 2009 [1297]

Ernst Nolte, Die dritte radikale Widestandsbewegung: Der Islamismus, Landt Verlag, Berlin 2009, p. 413, € 39,90
Per Nolte l’islamismo è solo l'ultima evoluzione di bolscevismo e fascismo
Sollecitato dai fenomeni di violenza scatenati negli ultimi anni su scala planetaria, Ernst Nolte ha deciso di affrontare l’avventura di una nuova conoscenza: studiare l’islamismo non tanto come fenomeno isolato, piuttosto nelle sue relazioni storiche e ideologiche con i movimenti totalitari novecenteschi. A Nolte premeva centrare la domanda su quale sia il nemico contro il quale combatterono bolscevismo e fascismo e contro il quale combatte oggi l’islamismo. Il nemico non è il capitalismo, e non è neppure l’ebraismo. “È piuttosto un «qualcosa» presente nel capitalismo”, che è stato a lungo preso in esame da pensatori ebrei e non ebrei: la ricchezza più interiore, o meglio, il destino vero dell’uomo, che va «oltre se stesso», cioè […] la trascendenza, la necessità di porsi in un rapporto emozionale con il mondo nella sua interezza”
di Vito Punzi da L'Occidentale del 10 maggio 2009 [1296]

La notte dei poeti assassinati, SEI, Torino 2009, pp. 415, € 20
La notte dei poeti fucilati perchè ebrei
«Sono ebreo. Ho ricevuto la medaglia al Valore del lavoro durante la Grande guerra patriottica 1941-1945. Sono uno scrittore. Sono stato arrestato il 24 gennaio 1948 e ho ricevuto copia dell’atto d’accusa il 3 maggio 1952»: con queste e simili parole si presentavano uno dopo l’altro i quattordici esponenti del Comitato Ebraico Antifascista creato da Stalin dopo l’invasione hitleriana del 1941 e che l’8 maggio del 1952 venivano processati per tradimento, cospirazione e spionaggio
di Ugo Finetti da Libero del 10 maggio 2009 [1295]

Nel poco conosciuto romanzo La tragedia del Korosko, uscito nel 1898 e ripubblicato dalle Edizioni Medusa di Milano nel 2003, Conan Doyle racconta la natura religiosa della battaglia tra islam e occidente, e anche le divisioni ideologiche all’interno del mondo occidentale
L'Islam ai tempi di Doyle
Conan Doyle spiega la natura religiosa della battaglia jihadista in modo esemplare. “Dobbiamo sempre tenere a mente che le loro motivazioni non sono quelle della gente comune – dice uno dei personaggi –. Molti di loro sono ansiosi di incontrare la morte, e tutti credono in modo assoluto e irremovibile nel destino. Esistono come reductio ad absurdum di ogni integralismo – una prova di quanto esso possa condurre alla più totale barbarie”
di Christian Rocca da Il Foglio del 5 maggio 2009 [1294]

L’edizione originaria dell’articolo è apparsa nella prestigiosa rivista Annales ESC, maggio-giugno 1992. n° 3, pp. 751-765
I gruppi sociali del Medioevo e le origini della sociologia contemporanea
Oexle è senza dubbio oggi uno dei qualificati e autorevoli esponenti della medievistica internazionale, che oltrepassando le mode effimere della storiografia usa e getta di stampo aneddotico e sensazionalista, ha lavorato sul sodo, mettendo a fuoco molti degli elementi istituzionali e culturali che hanno plasmato nel profondo tutta la tradizione dell’Occidente europeo
di Otto Gerhard Oexle da LINEAtEMPOnline n 4 [1293]

Non ci si scompone davanti allo scandalo del carcere-fortezza di Evin, come non ci si scompose davanti ad Abu Ghraib e a Guantanamo. I diritti umani possono attendere, gli affari no
I diritti umani interessano ancora a qualcuno?
In Iran, dove la cultura è raffinata, i profumi dei fiori e dei frutti sono intensi, la gente comune è gentile, le donne sono sensuali e sobrie, la musica sufi mette d'accordo zoroastrismo e pratiche dervisce, sotto questo "mantello" di civiltà purissima il terrore avvolge una società tutt'altro che rassegnata come dimostra l'ansia di rinnovamento dei giovani i quali, formalmente ossequiosi verso il regime, lo contestano in privato, molto spesso nell'indifferenza dell'Occidente
di Gennaro Malgieri da Liberal del 5 maggio 2009 [1292]

Hanno impiccato Delara Darabi in Iran. Prima di lei, dall’inizio di quest’anno, il boia ha stretto il cappio altre 140 volte. Sono in attesa di esecuzione altri 150 condannati
Iran, 9 anni bastano per la pena di morte
Delara Darabi aveva 17 anni quando ha commesso il crimine di cui è stata giudicata colpevole. È vero che formalmente l’Iran aderisce alla Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia il cui articolo 49 vieta espressamente la pena capitale per chi ha commesso reati quando era minorenne. Ma per le ragazze iraniane la maggiore età scatta a soli nove anni (a 15 per i ragazzi), una soglia d’età molto bassa che consente di dare veste legale alla sopraffazione
di Pierluigi Battista dal Corriere della Sera del 4 maggio 2009 [1291]

Ricevendo a Treviso domenica scorsa il premio intitolato al pensatore amico di Paolo VI, il romanziere e saggista ne ha ricordato la vitalità: «Io credo che il filosofo francese sia più che mai attuale, col suo umanesimo integrale, con la straordinaria capacità di dimostrare la forza razionale, la laicità del pensiero religioso»
Magris: ripartire da Maritain
«C’è una cosa che contraddistingue le grandi religioni dalle pacchiane superstizioni. Il loro genuino, concreto materialismo. Il Verbo si è fatto carne. Ecco perché le grandi religioni sono umanistiche, non hanno nulla a che vedere con le pacchianerie paranormali fumesticamente misticheggianti che, come diceva Chesterton, fanno buio soltanto per far credere che ci sia chissà che cosa e per nascondere invece che non c’è niente»
di Francesco Dal Mas da Avvenire del 28 aprile 2009 [1290]

Per andare oltre certi timori può essere interessante rileggere il discorso che Joseph Ratzinger pronunciò a Gerusalemme nel febbraio 1994
Chiesa e Israele: un incontro possibile?
L’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede era stato invitato a un incontro sul dialogo organizzato dal rabbino David Rosen, un altro grande protagonista nel cammino di comprensione reciproca tra ebrei e cristiani. In quella sede il cardinale Ratzinger parlò del rapporto tra la Chiesa e Israele alla luce del Catechismo della Chiesa cattolica, con parole che sono poi diventate il primo dei quattro saggi raccolti nel libro Molte religioni un’unica Alleanza, pubblicato in Germania nel 1998 e riedito in Italia dalle Edizioni San Paolo nel 2005 all’indomani dell’elezione di Benedetto XVI
di Joseph Ratzinger da Avvenire del 28 aprile 2009 [1289]

Intervista a Vitaliano Trevisan
Vi parlo di me, dei miei racconti e dei colleghi con l’eskimo
Non voglio generalizzare, ma quando uno si camuffa da proletario a me, proprio in quanto proletario vero, non va giù. Trovo molto offensivo ad esempio che una persona non si curi i denti per una questione estetica, per fare il trasandato alla William Auden, quando ci sono individui che invece non possono letteralmente permettersi il dentista
da Il Sussidiario del 27 aprile 2009 [1288]

Nonostante gli aiuti, i jet e la fiducia dell’occidente, quattro mine rischiano di far esplodere il paese
Gli ultimi sei mesi del Pakistan
Oggi i talebani sono a soli centodieci chilometri dalla capitale Islamabad: la distanza della strada a scorrimento veloce Roma-L’Aquila. La loro espansione procede a pause e scatti nervosi, distretto per distretto, provincia dopo provincia, ma non incontra resistenza, non è nemmeno rallentata
di Daniele Raineri da Il Foglio del 26 aprile 2009 [1287]

Gedhun Choekyi Nyima è il più giovane prigioniero politico della storia
Il Panchen Lama compie 20 anni. Da 14 è ostaggio del governo cinese
Nel 1995 le autorità cinesi lo sequestrarono perché in lui il Dalai Lama aveva individuato la reincarnazione dell’11° Panchen Lama, la seconda carica per importanza nel buddismo tibetano che ha il compito, dopo la morte del Dalai Lama, di riconoscerne la nuova reincarnazione
di Nirmala Carvalho da AsiaNews del 25 aprile 2009 [1286]

Intervista a James Holland, autore di L’anno terribile: maggio 1944 / aprile 1945, Longanesi, pagine 568, € 29,00
La sventura italiana tra ’44 e ’45
La caratteristica di questo libro è la riuscitissima combinazione tra la vastità dello scenario, che rende conto di tutte le forze in campo, si può dire divisione per divisione e stormo per stormo, e la messa a fuoco di alcuni personaggi, sia di altissimo che di infimo grado, e non solo fra i militari ma anche fra i partigiani e i civili, che attraverso le loro esperienze e i loro stati d’animo riescono a far capire meglio di tante lezioni di storia come si siano svolti i fatti, sia quelli portati a buon fine sia quelli finiti in catastrofe
di Daniela Pizzagalli da Avvenire del 23 aprile 2009 [1285]

In anni recenti, vi sono stati molti che hanno preso ad inneggiare all’insostenibile “leggerezza” dell’essere. La metafora va d’accordo con la sociologia alla moda, fissata sulla “liquidità” del mondo postmoderno in cui siamo immersi
L’architettura del mondo di cui siamo eredi
Va bene: ci sono sempre stati, forse oggi più di quanto non avvenisse nel passato che ci siamo lasciati alle spalle, realtà, eventi e processi di natura effervescente, che sembrano sfuggire a regole e costanti e stentano però anche a mettere radici, a lasciare ancoraggi e segni duraturi come cicatrici sulla pelle del mondo che abitiamo. L’esperienza umana è anche un fiume dove le cose scorrono inesorabili, mutano e si trasformano. Ma non esiste solo la plasticità assoluta e invertebrata del sempre nuovo. Nella storia, non è vero che tutto è sempre un perenne inizio: questo è l’inganno di una ragione miope, indebolita, che si ferma alla superficie esterna dell’involucro. Il problema è andare oltre: bisogna imparare a vedere la realtà attraversandola in tutto il suo spessore. Conviene abbracciarla nella globalità delle sue dimensioni, se si vuole capire fino in fondo ciò che essa è e come essa è arrivata a definire il suo volto attuale
di Danilo Zardin da LINEAtEMPOnline n 4 [1284]

Non bisogna lasciare, dicono alcuni, che i morti seppelliscano i morti e che l’oblio, il buon oblìo, cicatrizzi le ferite del passato? Sì certo, bisognerebbe. Del resto, nulla è più conforme ai comandamenti della Torah dell’ingiunzione evangelica di seppellire subito, una volta per tutte, i morti. Salvo quando sono morti che, appunto, non sono sotterrati. Quando sono morti la cui morte stessa implicava che fosse senza tomba
I morti della Shoah senza tomba
La Shoah, dicono ancora alcuni, fu un grande crimine. Ma cosa vi fa dire che sia più grande di altri? E perché, nel susseguirsi di crimini che è la storia degli uomini, darle un posto d’eccezione? Non si tratta di questo, naturalmente. E nulla è più estraneo alla tradizione ebraica dell’idea di stabilire, fra i morti, una qualsiasi gerarchia. Salvo che, allora, si verificò un evento senza precedenti. Un progetto di messa a morte che non solo implicava l’assenza di tracce, ma l’impossibilità per le vittime di trovare un luogo, uno solo, dove sottrarsi ai loro carnefici. Le vittime di altri genocidi potevano, in teoria, a condizione di trovare asilo in un Paese vicino, sfuggire agli assassini. Per gli ebrei, nessuna via d’uscita
di Bernard-Henri Lévy dal Corriere della Sera del 22 aprile 2009 [1283]

Il progresso scientifico è stato il traguardo di sforzi inauditi e in esso sono state riposte le speranze di un mondo migliore. Il prezzo pagato per questo vero e proprio delirio di onnipotenza è, però, che la razionalità si è trasformata in una macchina costruita secondo principi logico-matematici che consentono di calcolare funzioni e prestazioni producendo continuamente strutture idonee a operare secondo impulsi codificati in appositi programmi operazionali
L’uomo-macchina, idolo della scienza
Il mondo è sistema e gli uomini sono inclusi nella logica sistemica: macchine per sopravvivere senza vivere. La ragione ha disintegrato l’uomo e ne ha fatto oggetto di studio. La psicologia, l’economia, la politica e via via il cuore, il fegato, i polmoni, il pancreas, gli occhi, sono diventati oggetto di sapere, guidati dall’unico metodo scientifico che si conosce: il riconoscimento della stessa comunità degli scienziati
di Pietro Barcellona da Avvenire del 22 aprile 2009 [1282]

Il problema è sempre, anzitutto, di conoscenza: di un modello (relativo), di un punto di vista (parziale), di una interpretazione (riduttiva) che si autodefinisce e si impone come realtà, tutta la realtà e l’unica realtà
Astrarre la persona: il “diritto” a morire si trasforma in “dovere”
La “nuda vita”, il “minimo comune denominatore biologico”, il corpo/oggetto, pura “cosa”, di volta in volta identificato con la “mera fisiologia”, o vanificato nel flusso proteiforme delle interpretazioni simboliche e dei valori culturali – i due lati assolutamente simmetrici e necessariamente complementari della stessa riduzione -, non sono esperienze, “realtà”, sono concetti, così come un concetto, filosofico-politico, è l’individuo autonomo, come autoposizione assoluta di una volontà formale, vuota, che si attualizza unicamente nella scelta e nella rivendicazione di diritti. Sono concetti entro certi limiti funzionali a legittime esigenze metodologiche e conoscitive, oltre certi limiti letteralmente “creatori di idoli”, in senso biblico, o, per usare un’espressione più attuale, creatori di ideologie
di Elisa Buzzi da Il Sussidiario del 23 aprile 2009 [1281]

La visione del Papa sulla lotta all’Aids è «realista». Un dossier del laicissimo Le Monde smonta la religione del condom. Ma in Italia nessuno se n’è accorto
Bugie per tutti i gusti
Tony Anatrella, Michele Barbato, Jokin de Irala, René Ecochard e Dany Sauvage sono certamente degli esperti di matrice cattolica, ma il linguaggio e gli argomenti che portano sono di una laicità a prova di bomba. Sia sul versante sanitario-epidemiologico («Il preservativo è certamente la tecnologia più efficace. Ma non è la misura di prevenzione più efficace. In numerosi paesi africani la percentuale di persone portatrici del virus è troppo elevata perché l’epidemia sia frenata dal solo preservativo») che su quello morale e antropologico («Un altro approccio deve essere proposto, che faccia maggiormente appello al senso della coscienza umana e della responsabilità; si tratta di un’iniziativa pedagogica riguardante il senso dei comportamenti sessuali. Ma questa prospettiva, ce ne rendiamo conto, attualmente è difficilmente compresa nel discorso sociale, che oggi coincide con un pensiero solo pragmatico»)
di Rodolfo Casadei da Tempi del 21 aprile 2009 [1280]

Ci sarebbe la mano di Hamas dietro la morte di 32 palestinesi e il ferimento di decine di sospetti “collaborazionisti” a Gaza
I palestinesi sono in guerra con se stessi. Lo dice Human Rights Watch
L’organizzazione per i diritti umani ha riferito di arresti arbitrari, torture ed esecuzioni sommarie, realizzate da militanti del gruppo terrorista con l’obiettivo prioritario di eliminare i dissidenti di Gaza. Il tutto confermato da una serie di interviste alle vittime e ai testimoni delle prevaricazioni
di Emiliano Albensi da L'Occidentale del 22 aprile 2009 [1279]

Prima del positivismo ottocentesco, i sapienti erano anche umanisti; oggi c’è invece l’idea che solo la scienza rappresenti in modo corretto la realtà. Intervista a Renato Oniga autore di Contro la post-religione. Per un nuovo umanesimo cristiano, Fede & Cultura, pp. 222, € 18
L’umanesimo difeso dai cristiani
«L’attacco anticristiano è il pretesto per colpire il vero obiettivo, che non è il sentimento religioso, ma "la giungla del sedicente pensiero umanistico"». Di qui nasce una «post-religione» di stampo «nichilista e consumista, fatale per l’intelligenza e oppressiva per la gioia di vivere»
di Lorenzo Fazzini da Avvenire del 21 aprile 2009 [1278]

Per un periodo, a Delara sono stati sequestrati pennelli e colori. Lei ha continuato a disegnare usando le dita delle mani e il carboncino. «Spero che i colori — ha scritto — mi restituiscano alla vita»
Delara, la ragazzina-pittrice che l’Iran manda al patibolo
«Il sistema giudiziario iraniano non è basato sulle prove. I giudici possono condannare qualcuno sulla sola base della propria cosiddetta intuizione», dice al Corriere Mahmood Amiry-Moghaddam, un medico iraniano che vive a Oslo, portavoce della rete di attivisti Iran Human Rights. Ma in ogni caso, le associazioni per i diritti umani sottolineano che la condanna a morte di una minorenne in sé viola le leggi internazionali. Ci sono 150 bambini iraniani nel braccio della morte. L’anno scorso è stato l’unico Paese a mandare a morte dei minorenni: almeno 8; quest’anno un ragazzo 17enne
di Viviana Mazza dal Corriere della Sera del 17 aprile 2009 [1277]

Perché mai si dovrebbe disertare una conferenza Onu che ha il nobile intento di sradicare la discriminazione e la xenofobia?
Durban 2, il nemico non è il razzismo ma la libertà di espressione
La conferenza di Ginevra si ripromette di completare e ampliare i lavori della conferenza di Durban (non a caso l’evento di Ginevra è stato ribattezzato Durban 2) dell’agosto 2001. Durban si risolse in una gigantesca kermesse anti-israeliana, in cui fu chiesto di ripristinare la risoluzione Onu del 1975 che equiparava il sionismo al razzismo. Nella dichiarazione finale delle Ong del 2001 si leggeva chiaramente questo obiettivo: “Il popolo palestinese ha diritto di resistere all’occupazione con ogni mezzo nei limiti della legge internazionale fino al raggiungimento dell’autodeterminazione e alla fine del sistema razzista israeliano, compresa la sua forma di apartheid”
di Stefano Magni da L'Occidentale del 18 aprile 2009 [1276]

Nel suo libro, Lessons of the 2006 Israeli-Hezbollah War, lo studioso del CSIS di Washington Anthony Cordesman mette a fuoco i limiti e le inefficienze di Israele nella guerra con Hezbollah dell'estate 2006. Limiti e inefficienze che Israele ha superato nella guerra successiva con Hamas nella Striscia di Gaza
Israele ha imparato la lezione e a Gaza non ha commesso gli errori del Libano
È difficile capire come usare la deterrenza non contro stati, ma contro attori guidati da una ideologia fanatica ed estremista, dove il realismo trova poco spazio. L’uso della forza da solo non basta ad avere il sopravvento sul nemico, specie nelle nuove guerre ibride, dove tutte le tattiche e tutte le armi sono impiegate simultaneamente. Né è sufficiente accusarlo di terrorismo e non rispetto delle leggi di guerra, perché non porta uniformi, si nasconde tra la popolazione civile e, peggio, si fa scudo di donne e bambini. Se uno stato occidentale vuole avere credibilità su questo piano, deve riuscire ad agire di conseguenza, evitando di colpire i civili, dimostrando di farlo e smontando in tempo reale le falsità della propaganda avversaria. Queste infatti sono guerre politiche, dove la comunicazione, l’informazione, la propaganda sono uno strumento fondamentale per conquistare, o inimicarsi, un terzo attore potente, l’opinione pubblica internazionale, in grado di spostare il peso della bilancia. La soluzione risiede nella capacità di dare una risposta proporzionata e allo stesso tempo efficace
di Leonardo Tirabassi da L'Occidentale del 18 aprile 2009 [1275]

Intellettuali francesi e italiani a confronto sulla crisi. De Rita: «Il crollo è dei vertici». Galli Della Loggia: «C’è un populismo dei piccoli contro i grandi». Lo scrittore Lambron: «Ormai il logo ha sostituito il logos». Glucksmann: «Però la globalizzazione ha anche vinto la miseria». Forte: «Meticciato, nave per riprendere il largo»
Contro il naufragio della società liquida
Bruno Forte rappresenta il rapporto tra noi e la crisi attraverso il Naufragio con spettatore di Hans Blumenberg e quattro metafore. La prima è appunto quella del naufragio: «In questa contingenza lo spettatore non è più al sicuro sulla terraferma. Nella condizione attuale naufragio e spettatore si identificano». Altra metafora è la liquidità, per cui mancano punti di riferimento fermi: impera il pensiero debole con la perdita di ogni riferimento al trascendente. Poi ancora la metafora dell’assemblaggio di una nave costruita con i pezzi più disparati che vengono a riva dal naufragio. «È il meticciato che è sempre esistito, ma che può essere una cultura viva perché è incontro e rispetto reciproco». Infine la metafora della navigazione. È indubbio che la nave deve riprendere il largo. Bruno Forte indica come strumenti per tracciare la rotta giusta la nostra Costituzione e il Codice di Camaldoli del 1943, con l’idea della centralità della persona che per Mounier non è un oggetto ma «ciò che non può essere trattato come oggetto»
di Giovanni Ruggiero da Avvenire del 18 aprile 2009 [1274]

Non amava la teoria intorno all’arte – che chiamava, con san Tommaso, "ragione in atto", subito osservando quanto nella nostra epoca il termine ragione ha sofferto una restrizione
Flannery O’Connor, parole che bruciano
Lo scrittore, diceva Flannery O’Connor, racconta il mondo che è senza far finta di non vedere che molte cose finiscono male, ma, se dotato di un certo senso del mistero, vedrà come nelle vicende agisca il misterioso dramma di apertura o chiusura alla grazia. E la qualità morale di un racconto, osservò più volte, non sta in tesi o in fervorini esposti, ma in quel che Henry James chiamava quantità di «vita sentita», percepibile drammaticamente nella storia. Questi furono alcuni dei motivi che spinsero don Giussani, studioso del protestantesimo americano, ad accogliere nella collana che dirigeva presso Rizzoli il volume a oggi più venduto della O’Connor in Italia: un’antologia di racconti e di scritti, La schiena di Parker
di Davide Rondoni da Avvenire del 18 aprile 2009 [1273]

Walter Jens è diventato "altro", quel qualcos’altro che lui stesso alcuni anni prima avrebbe giudicato indegno di essere considerato uomo e dunque da accompagnare senza esitazione alla "morte degna"
Jens, il no all’eutanasia scuote la Germania
Dei lunghi silenzi e delle imprevedibili azioni di cui è fatta la vita di Jens da cinque anni a questa parte si sono fatti carico in particolare sua moglie Inge ed il figlio maggiore, Tilman. Conoscendo bene quale fosse la posizione di Walter circa la "dolce morte" («un malato che non riconosce più i propri cari», scrisse, «non è più da considerarsi uomo»), i familiari hanno deciso di affrontare con decisione la questione e si sono rifiutati di chiedere l’eutanasia. Una storia, questa di Jens, che non poteva non sollevare in Germania un dibattito pubblico. Ne è nato un libro commovente, da poco edito in Germania, Demenza. Congedo da mio padre (Demenz. Abschied von meinem Vater)
di Vito Punzi da Avvenire del 15 aprile 2009 [1272]

Giovanni Codevilla, Lo Zar e il Patriarca. I rapporti tra trono e altare in Russia delle origini ai giorni nostri, La Casa di Matriona, Milano 2008, pp. 517, € 25
Lo Zar e il Patriarca. Storia dei rapporti tra religione e politica in Russia
Di particolare rilevanza e profondità è l’esame svolto sulla legislazione imperiale in materia di culti. Questa disamina si rivelerà della massima importanza nell’ultima parte del volume, in cui si esaminano i rapporti tra Stato e Chiesa nell’epoca successiva al crollo del sistema comunista e si pone in luce, in modo assai convincente, l’aspirazione del legislatore della nuova Russia ad instaurare, con il vivo auspicio e il pieno assenso della Chiesa Ortodossa Russa, un modello di relazioni tra Stato e Chiesa che richiama, da vicino e in modo davvero singolare, quello vigente nell’impero zarista
di Sergio Belardinelli da L'Occidentale del 13 aprile 2009 [1271]

David Kilcullen, The Accidental Guerrilla. Fighting Small Wars in the Midst of a Big One, Oxford University Press, New York, 2009, 27,95 $
La guerra nel XXI secolo: alle origini del surge iracheno con David Kilcullen
Per chiunque sia interessato a capire qualcosa sulle guerre in Iraq e Afghanistan, su Al Qaida e le nuove guerre, questo è il libro da leggere e studiare. È un testo composito che spazia dall’antropologia alla scienza militare, dalla politica internazionale alla sociologia, ma che, soprattutto, si basa sull’esperienza ventennale dell’autore nel campo delle guerre asimmetriche, essendo stato testimone di un numero incredibile di guerriglie, insorgenze e quant’altro, passando da Cipro, all’Indonesia a Timor, dall’Afghanistan all’Iraq
di Leonardo Tirabassi da L'Occidentale del 4 aprile 2009 [1270]

La storia di Amelie, suicida perché non voleva stare a letto. Intanto c'è chi propone la possibilità per i vedovi di essere uccisi se si sentono soli
Così in Belgio l'eutanasia diventa una "magnifica opportunità per scappare"
In Belgio una donna ha chiesto e ottenuto l’eutanasia dopo dieci giorni di sciopero della fame. Amelie Van Elsbeen, così si chiamava, aveva 93 anni e non era affetta da alcuna malattia incurabile o che le arrecasse dolori insopportabili (motivi per i quali in Belgio è possibile praticare legalmente l’eutanasia dal 2002). La donna, nata ad Anversa nel 1916, era soltanto anziana e i medici della casa di riposo di Merksem, dove era stata ricoverata per un periodo, le avevano prescritto di stare a letto. L’anziana quindi ha chiesto a quegli stessi medici di praticarle l’eutanasia, perché così la sua vita era “senza senso”
di Simona Verrazzo da Il Foglio del 2 aprile 2009 [1269]

Va in libreria da oggi Identità dissolta, il nuovo libro di monsignor Rino Fisichella su «il cristianesimo, lingua madre dell’Europa» (Mondadori, pp. 144, € 17)
Laicità? Ma l’hanno inventata i cristiani...
Per sua stessa natura l’etica non ha alcuna colorazione e ogni sua ulteriore qualificazione risulta pleonastica. L’etica, infatti, riconosce il primato della ragione e assieme alla ratio giunge ai principi fondamentali che stanno alla base della vita personale. Difendere in ambito politico l’esistenza di un’etica «laica» indipendente dalla «morale cattolica» è giusto e corretto, ma ciò non implica che i loro contenuti debbano essere necessariamente contrapposti. Significherebbe non percepire il nesso costitutivo che intercorre tra etica e morale cattolica e creare artificiosamente, e con intenti strumentali, un’inesistente contrapposizione. Per quanto possa apparire paradossale, oggi gli Stati hanno urgente bisogno di confrontarsi con la questione della verità; devono ricercarla incessantemente e proporla ai cittadini soprattutto quando questa ha a che fare con i diritti fondamentali della persona, come quelli che riguardano la vita e la morte
di Rino Fisichella da Avvenire del 30 marzo 2009 [1268]

«Certi ambienti laicisti sono spiazzati da un capo della Chiesa che parla della fede secondo ragione. Per questo lo aggrediscono». Intervista esclusiva ad Angelo Bagnasco
Usate l’intelligenza
«Il timore è che l’aggressione nei suoi confronti derivi dallo spiazzamento che produce in certi ambienti laicisti questa sollecitudine verso tutto ciò che è umano, quindi cristiano. Già, perché non si può proprio dire, come talvolta i superficiali usano dire, che il Papa fa semplicemente il suo mestiere, parla esclusivamente a chi ha la fede, non ci riguarda quel che dice perché non siamo credenti. Non si può più dire in modo così tranchant e sistematico che ogni parola che il Papa dice sia una parola che vale solamente per i fedeli. Non si può più dire perché il Papa usa una ragionevolezza di fondo che si presenta e si offre a qualunque uomo di pensiero, di intelligenza e di riflessione. In sintesi, la sua semplicità, il suo candore, la sua mitezza persuasiva suscitano qualche reazione particolarmente virulenta. Con la sua chiarezza, il Papa, ad esempio in Africa, ha messo il dito su argomenti di estrema importanza che vanno a toccare interessi economici e politici rilevanti. Per questo certi ambiti altolocati reagiscono con astio e irrisione... È lo stesso Papa Benedetto che ha parlato di “neocolonialismi”»
di Luigi Amicone da Tempi del 30 marzo 2009 [1267]

Nonostante il testo finale del documento non sia ancora stato reso pubblico, la legge ha già suscitato le prime reazioni internazionali
Afghanistan, per le donne sono tornati i tempi bui dei Talebani
Fonti legate all'Onu, vari attivisti per i diritti umani e alcune deputate afghane hanno denunciato che la nuova legge sul diritto di famiglia impone alle donne di chiedere al marito il permesso per uscire di casa, anche solo per andare al lavoro, studiare o recarsi dal medico. Per di più l’articolo 132 del documento legalizza lo stupro nell'ambito del matrimonio dato che la moglie non potrà rifiutarsi di aver rapporti coniugali con il marito. Per l’esattezza il testo recita come segue: “Le donne sono obbligate a obbedire alle richieste sessuali del marito” e “gli uomini devono poter mantenere relazioni sessuali con la propria moglie almeno una volta ogni quattro notti, a meno che non siano malate”. “La situazione è peggio di quando eravamo sotto i talebani”, commenta con amarezza la senatrice afghana Humaira Namati
di Fabrizia B. Maggi da L'Occidentale del 31 marzo 2009 [1266]

Antifranchista militante, membro negli anni Settanta del Partito comunista clandestino e attivista del gruppo rivoluzionario maoista Grapo, dopo la caduta della dittatura Pío Moa si è buttato a capofitto nello studio della storia dell’ascesa di Franco, della Guerra civile spagnola e della Repubblica del Fronte popolare
Spagna ’36, di chi la vera colpa?
E ne è riemerso con idee radicalmente discoste dai luoghi comuni storiografici che – in Spagna evidentemente come in Italia – tracciano senza esitazione la linea di demarcazione tra i buoni e i cattivi. Giovedì 2 aprile, Moa – autore nel 2003 di Los mitos de la Guerra Civil che, con centocinquantamila copie vendute, restò al primo posto in classifica per sei mesi consecutivi – sarà ospite del Centro culturale di Milano nell’incontro «Liberazione o furia ideologica? Verità e mito della Guerra civil» (Sala Verri, via Zebedia, 2)
di Edoardo Castagna da Avvenire del 1° aprile 2009 [1265]

Se il corpo è pura cosa, “oggetto” posseduto da un soggetto/coscienza che lo abita, allora lo è sempre, in qualsiasi fase della vita
Chi esercita il “potere” sul nostro corpo?
Sulla differenza tra “qualcosa” e “qualcuno”) -, potrebbe sollevare qualche interrogativo l’allusione al linguaggio comune e la sua identificazione con una forma specifica di linguaggio, cioè la completa riduzione del significato dell’“avere” a quello del “possedere”, nei termini del gergo giuridico-economico della “proprietà” di beni, intesi come cose. Ci si potrebbe chiedere se questo linguaggio sia adeguato a esprimere totalmente il modo in cui abbiamo esperienza dell’“avere” qualcosa come il corpo o la vita, ad esempio, ma anche, ad un altro livello, i figli, i genitori, gli amici, un marito, una moglie, una famiglia, una comunità, una cultura, una patria…
di Elisa Buzzi da Il Sussidiario del 30 marzo 2009 [1264]

Il toccante libro di Giovanna Parravicini, Liberi, recentemente edito da Rizzoli fa riemergere da lontane nebbie la leggendaria figura della pianista Marija Judina
La pianista che commosse Stalin
Nel 1943 Stalin ascolta alla radio il Concerto K 488 di Mozart eseguito dal vivo dalla Judina. Ne resta così colpito da chiederne immediatamente il disco. Ma il disco non esiste perché si tratta di una diretta. Non è il caso di perdere tempo in spiegazioni: in una notte la registrazione è fatta, il disco confezionato in pochi esemplari e recapitato all’illustre ammiratore. Stalin è generoso, fa avere alla Judina ventimila rubli, una cifra strepitosa per l’epoca. Con un gesto folle, li rifiuta: «La ringrazio. Pregherò giorno e notte per Lei e chiederò al Signore che perdoni i Suoi gravi peccati contro il popolo e la nazione. Dio è misericordioso, La perdonerà. I soldi li devolverò per i restauri della chiesa in cui vado»
di Enrico Raggi da Il Sussidiario del 30 marzo 2009 [1263]

La rivolta della classe media americana si sta riversando sui bonus e sui ricchi. Obama teme che possa travolgere il suo progetto politico
La rabbia populista
Uno dei personaggi di Furore, il capolavoro di John Steinbeck ambientato negli anni della Grande Depressione, si chiama Muley Graves. Nella versione cinematografica del romanzo, realizzata nel 1940 da John Ford, a un certo punto Graves non riesce a capire con chi prendersela per essere stato costretto ad abbandonare la terra che coltivava in seguito al pignoramento della fattoria. Gli dicono che non è colpa dello sceriffo, che non c’entrano né l’agente immobiliare né la banca di Tulsa: “E quindi – chiede Graves – noi a chi dobbiamo sparare?”. Il paradosso è che a cavalcare la nuova rivolta popolare 2009 contro i padroni del vapore sia proprio Barack Obama, ovvero il campione dell’elitarismo illuminato, il leader dell’America delle classi istruite in eterna lotta con quella parte politica accusata di sfruttare la paranoia populista. Una posizione resa ancora più improbabile dai consolidati rapporti del team economico della Casa Bianca con Wall Street
di Christian Rocca da Il Foglio del 29 marzo 2009 [1262]

L'ascesa dello scientismo ci ha indotto a pensare noi stessi e la nostra terra come niente più che un granello di polvere sul bordo del bidone della spazzatura di un universo in cui il sistema solare non rappresentava altro se non un minuscolo mulinello tra innumerevoli galassie
Dimenticare Cartesio
Ma la constatazione da parte dei fisici del fatto che l'osservatore umano non può essere separato da ciò che osserva ribalta tutto ciò. Noi e la terra su cui ed in cui viviamo siamo ancora al centro dell'universo: un universo inevitabilmente antropocentrico e geocentrico. Ciò è diverso dall'oscillazione di ritorno di un pendolo. La storia (e la nostra conoscenza del mondo) oscilla all'indietro, ma non più lungo l'arco che un tempo era solita descrivere. A causa della nostra attuale condizione storica e mentale, dobbiamo riconoscere e procedere a partire da una rinsavita visione di noi stessi, della nostra condizione al centro dell'universo. Le conosciute, visibili e misurabili condizioni dell'universo non sono anteriori ma conseguenti alla nostra esistenza ed alla nostra coscienza. L'universo è tale perché al centro di esso vi sono degli esseri umani coscienti e partecipanti in grado di osservarlo, esplorarlo, studiarlo
di John L. Lukacs da Liberal del 28 marzo 2009 [1261]

Ha colto di sorpresa soltanto chi non ragiona la proposta lanciata dal governatore della People's Bank of China, Zhiu Xiaouchan, di abbandonare il dollar standard per passare ad una grande divisa mondiale da far nascere sotto l'egida del Fondo Monetario Internazionale
Se Keynes fa il cinese
Quella arrivata da Pechino non è certo un'idea nuova: più di sessant'anni fa, infatti, Keynes aveva proposto di creare una nuova valuta internazionale di riferimento, denominata bancor. Un progetto che fu bocciato, perché considerato troppo rivoluzionario, e al suo posto prese piede quello della delegazione americana, che incoronava il dollaro come la moneta di riferimento mondiale. Quel sistema varato a Bretton Woods ha retto per 60 anni, ma oggi il ruolo egemone degli Usa e del biglietto verde ha fatto il suo tempo
di Enrico Cisnetto da Liberal del 28 marzo 2009 [1260]

Il recente patto siglato da Netanyahu e Barak va accolto come una buona notizia. Si tratta finalmente, dopo tanti anni di leadership priva di senno, di un atto che offre ad Israele qualcosa d’importante
Solo Netanyahu e Barak possono affrontare l’Iran
Mentre Livni ed i suoi seguaci si sono chiusi nella convinzione di seguire un proprio percorso di rettitudine, Netanyahu e Barak hanno agito con grande maturità. I due uomini più odiati tra tutti i politici israeliani hanno dato prova ancora una volta di essere ben più sobri e seri di tutti coloro che li detestano
di Ari Shavit (© Hareetz, traduzione Benedetta Mangano) da L'Occidentale del 28 marzo 2009 [1259]

Sull’ala di un aereo della Sabena alcune figure in tuta bianca si schiacciano contro la parete del velivolo per evitare di essere visti dai finestrini dai terroristi palestinesi che lo hanno sequestrato con tutto il carico di passeggeri. È una foto in bianco e nero del 1972. In un attimo gli uomini appostati sull’ala con le armi in pugno balzeranno all’interno e libereranno gli ostaggi. Fra loro si identificano Ehud Barak, comandante dell’unità Sayeret Matchal, e Bibi Netanyahu, uno dei suoi uomini
Con Barak e Netanyahu Israele è in buone mani
Proponiamo l’immagine della Sabena non certo per sollevare inutili emozioni, ma per spiegare quello che sta succedendo oggi in Israele evocandone la storia e cercando così di evitare che si strologhi su destra e sinistra in maniera tutta europea e disadatta a quel Paese. Barak e Netanyahu sono una coppia che, quali che siano le critiche nei loro riguardi, ogni Paese vorrebbe avere nella sua classe dirigente
di Fiamma Nirenstein da Il Giornale del 27 marzo 2009 [1258]

L’emergenza educativa è al centro del dibattito del IX Forum del progetto culturale che si svolgerà a Roma il 27 e 28 marzo 2009 presso il Centro Villa Aurelia. Pubblichiamo qui di seguito la prolusione del Card. Camillo Ruini
L’emergenza educativa. Persona, intelligenza, libertà, amore
In questa breve prolusione mi concentrerò sulla convinzione che all’origine delle difficoltà dell’educazione stiano anzitutto alcune idee-forza, o dinamiche profonde della nostra civiltà. Lo dico con la speranza di non cadere nelle unilateralità di una Geistesgeschichte, storia dello spirito, che pretenda di ricondurre – e quasi dedurre – tutto ad una dialettica delle idee. Mi incoraggia a muovermi in questa direzione il fatto che Benedetto XVI, nei suoi interventi sull’educazione, ha ricondotto l’emergenza educativa anzitutto al relativismo che permea la nostra cultura e vita sociale
di Camillo Ruini da L'Occidentale del 27 marzo 2009 [1257]

Intervista ad Antonio Socci
Una testimonianza che vince l'ipocrisia di certe posizioni
«Al fondo c’è un’ostilità preconcetta al fatto cristiano, che risale a una serie di situazioni che ormai noi accettiamo con rassegnazione e a cui non facciamo più nemmeno caso. Un’ostilità che genera un’immagine distorta della presenza cristiana nel mondo, e in particolare nel nostro Paese. Guardiamo ad esempio alle statistiche: da noi l’80% si definisce cattolico, e solo il 5% ateo. Una percentuale che negli ultimi anni è andata sempre più diminuendo, soprattutto nella fascia di età fra i 15 e i 30 anni. In un Paese così, è paradossale che non si trovi quasi mai, sfogliando i giornali, un opinionista di estrazione cattolica. Gli opinionisti cattolici ammessi sui giornali sono quelli che si qualificano per la loro preconcetta posizione critica verso il Papa e la Chiesa. Verrebbe quasi da pensare, facendo riferimento al 5% di atei, che chi li vuol trovare li possa cercare tutti nelle redazioni dei giornali! I media non parlano della realtà dei fatti, ma di quella delle redazioni»
da Il Sussidiario del 27 marzo 2009 [1256]

«Dicono che sono folle perché curo gli incurabili, ma vorrei che la piantassero di parlare a priori e venissero a vedere la vita dei miei rifiuti umani»
Aldo Trento
«Per queste mie parole sul Manifesto del 17 dicembre hanno scritto: “Le follie del prete del Paraguay”. Io vorrei che questa gente imparasse a parlare partendo da un’esperienza, non da un a priori. Perché a priori si possono dire un sacco di sciocchezze. Ma è la vita che parla, come dice quel bellissimo blues. Quello dove Richard diceva alla nonna: "Ma Dio non esiste", e la nonna rispondeva "È la realtà che dice che Dio esiste"»
di Rodolfo Casadei da Tempi del 23 marzo 2009 [1255]

Per Zaslavsky - russo trapiantato in Canada, già docente negli States a Stanford e a Berkeley, da anni stabilitosi in Italia e oggi ordinario di Sociologia della politica alla Luiss di Roma - il film di Wajda «spiega come pochi altri cosa fu il Novecento e cos’è l’ideologia. Il massacro di Katyn è il simbolo dell’unica natura totalitaria che animò Mosca e Berlino»
Lo stesso male
«Katyn è solo la punta dell’iceberg di una politica di “pulizia di classe” che connota tutta l’esperienza sovietica, anche negli anni della guerra. Uso consapevolmente l’espressione “pulizia di classe”, perché è l’esatto equivalente della “pulizia etnica” perpetrata dai nazisti: gli uni e gli altri eliminano sistematicamente quelli che le rispettive ideologie, diverse come contenuto ma assolutamente simmetriche come sistema, identificano come nemici»
di Roberto Persico da Tempi del 24 marzo 2009 [1254]

Che genio Stalin: con una mano liquida gli ebrei a Mosca, con l’altra corre a riconoscere lo Stato di Israele. Genio e con un bernoccolo particolare. Che nemmeno il programma di Heinrich Himmler avrebbe potuto immaginare
A Berdicev, Ucraina, il regime comunista si guardò allo specchio e si scoprì nazista
Ecco cosa sono Le ossa di Berdicev (di John e Carrol Garrard, edito da Marietti), libro di cui citiamo subito una delle tante, terribili conclusioni: «In uno degli episodi più incredibili e ignobili dell’immediato dopoguerra, che avrebbe sorpreso perfino i più feroci degli ufficiali delle SS, le autorità sovietiche suggellarono il sogno di segretezza accarezzato da Himmler. Qui si colloca probabilmente la prova più schiacciante dell’affermazione di Grossman secondo cui i due regimi totalitari erano l’immagine speculare l’uno dell’altro. Persino prima della fine della guerra il governo sovietico cominciò a cancellare ogni traccia della Shoah; anche le prove documentarie prodotte dalla propria Commissione straordinaria sulle atrocità naziste vennero sepolte in archivi inaccessibili. Il caso più emblematico del completamento sovietico degli obiettivi di Himmler occorse a Babij Jar. Le autorità sovietiche ordinarono che le gole dove si erano svolte le esecuzioni venissero riempite con l’aiuto dei bulldozer, con l’effetto che ogni traccia di cenere o di ossa polverizzate rimase profondamente seppellita nella terra». Non solo Katyn, dunque. Anche la Shoah inizia in terra sovietica
di Luigi Amicone da Tempi del 24 marzo 2009 [1253]

La produzione industriale tracolla. Non solo in Italia e nell’unione monetaria europea, ma anche in Paesi di nuova e rapida industrializzazione come il Brasile, la Repubblica di Cina, Formosa, la Tailandia o la Turchia
È nel commercio internazionale il termometro della crisi
Sotto il profilo strutturale, ciò vuol dire che, quando si sarà usciti dalla crisi, il mondo sarà differente da quello che era all’inizio del XXI secolo: non solamente una finanza più prudente (e forse meglio vigilata) ma anche una mappa differente della produzione industriale
di Giuseppe Pennisi da L'Occidentale del 25 marzo 2009 [1252]

La crisi finanziaria ha bruciato miliardi su miliardi, ma non solo. Ha anche mutato gli assetti internazionali
Così è cambiata la geografia delle banche del mondo in 10 anni
Oggi sono tre banche cinesi ad occupare il podio: Bank of China, China Construction Bank ed ICBC. Solo HSBC regge al quarto posto, mentre entrano nuove realtà come Brasile, Canada ed Australia
di Fabrizio Goria da L'Occidentale del 25 marzo 2009 [1251]

La Nato in quanto istituzione non è in pericolo. Al contrario, la sua efficacia e centralità lo sono
Una Nato da rifare
L'Alleanza dovrà infatti misurarsi con tre grandi questioni che ne determineranno il futuro: l'Afghanistan, la perdita di credibilità dei principi di difesa collettiva e mutua assistenza, l'evidenza di un serio problema strategico
di Rafael L. Bardají da Liberal del 26 marzo 2009 [1250]

In Cina mettere a morte una persona appassiona le folle
Omicidi di lotta e di governo
Ma il problema legato alla pena di morte rischia di passare in secondo ordine a Zhongnanhai, il quartiere blindato che costeggia Tiananmen e ospita il governo cinese. Il veto espresso dal Sudafrica all'ingresso del Dalai Lama nel Paese - chiaramente ispirato da un diktat di Pechino - sta indignando il mondo intero. Il fatto poi che questo sia stato esteso sino alla fine del 2010, per impedire al Nobel per la Pace di assistere ai campionati mondiali di calcio, rende evidente la manovra che cerca di tenere lontano il leader buddista dalla comunità internazionale
di Vincenzo Faccioli Pintozzi da Liberal del 25 marzo 2009 [1249]

Sabato scorso a Gaza si è tenuta una manifestazione con l’obiettivo di dare una spinta alle trattative per lo scambio di prigionieri fra Hamas ed il governo israeliano
La Gabbia di Shalit, come Hamas tortura il popolo ebraico
Apriva il corteo una gabbia dove all’interno era stato sistemato un manichino che indossava una divisa dell’esercito israeliano con, al posto del viso, un primo piano del volto di Gilad Shalit
di Michael Sfaradi da L'Opinione del 24 marzo 2009 [1248]

La Corte rappresenta una fonte di potere potenzialmente enorme del cui esercizio non è responsabile di fronte a nessuno
Aja lontana dal Sudan
Ma dato che la Cpi si rivela priva di un qualsiasi effettivo potere di supervisione, c'è il rischio che le sue azioni producano effetti imprevedibili in scenari di grave crisi. Nei governi reali, il processo decisionale costituisce il prodotto di sforzi coordinati al fine di definire una generale politica nazionale. La Corte, al contrario, risulta slegata ed autonoma, in grado di generare conseguenze delle quali non dovrà rispondere a nessuno
di John R. Bolton da Liberal del 25 marzo 2009 [1247]

È un paese per vecchi e per bambini, Sàlcuta, in Romania. Un villaggio di soli piccoli e anziani rom. Gli adulti, uomini e donne, sono partiti per l’Italia
A casa dei rom
I loro villaggi in Oltenia, la regione intorno a Craiova, sono isolati dalle cittadine vicine. Fisicamente, da chilometri di sterrato e fango. E socialmente: l’integrazione con la popolazione romena qui è difficile come altrove, anche se all’anagrafe ufficiale non ci sono differenze etniche. A stento arriva la luce elettrica, nei villaggi. Le fognature e i condotti idrici si fermano alla soglia delle strade dei “mattonari”, dei “musicisti”, dei “ramaioli”. Così vengono classificati dai romeni, secondo le principali attività dei gruppi. Attività fittizie perché non producono reddito
di Annalisa Guglielmino da Avvenire del 24 marzo 2009 [1246]

Magari fosse solo censura, quella che ha colpito in Italia Andrzej Wajda
Perchè a nessuno interessa Katyn
Si è imposta, non per ordine censorio ma per spontanea adesione a un luogo comune, l'idea secondo la quale, a comunismo morto, l'anticomunismo non è che ossessione minoritaria di passatisti risentiti e nostalgici della guerra fredda. Immaginate lo scalpore che susciterebbe l'idea secondo la quale, a fascismo morto, anche l'antifascismo fosse una patetica sopravvivenza del passato. Ma sul comunismo, nessuno scalpore. Nel mondo della cultura. Nel dibattito pubblico. Al botteghino in cui l'anticomunismo fa mestamente flop
di Pierluigi Battista dal Corriere della Sera del 23 marzo 2009 [1245]

Credo di non aver mai seguito una visita del Papa dove la distanza tra le percezioni interne ed esterne sia stata così ampia
Il viaggio reale in Africa, oltre le cronache dei media
È quasi come se il Papa avesse fatto due viaggi separati in Camerun, uno quello riportato a livello internazionale, l’altro quello vissuto realmente dagli africani. Vista dall’estero, la visita del Papa è stata centrata sui preservativi, localmente, è stata sentita come una celebrazione del cattolicesimo africano
di John L. Allen da Il Sussidiario del 24 marzo 2009 [1244]

Le esecuzioni in tutto il mondo sono state 2390
Pena di morte: primato cinese, nel 2008 uccise 1718 persone
Nelle triste graduatoria dedicata alla pena capitale il primo Paese è la Cina, il primo continente l’Asia. Il 93% delle pene messo in atto da cinque Stati. Con la Cina ci sono l’Iran (346), l’Arabia Saudita (102), gli Usa (37) e il Pakistan (36)
da AsiaNews del 24 marzo 2009 [1243]

La tesi che intendo dimostrare è che il limite della filosofia crociana, per un cittadino della "società aperta", sta nella sua epistemologia delle scienze storico-sociali e assai meno nella sua particolare versione del liberalismo politico
Il liberalismo italiano deve a Croce più di quanto non si creda
Che la debolezza dell’epistemologia crociana infici irreparabilmente il suo liberalismo è da dimostrare. Per valutare quest’ultimo non occorre "fare i conti" con il sistema filosofico, in cui si iscrive, e con i suoi scolasticismi ma individuare la peculiarità di una teorica tutt’altro che "superata", specie in questi ultimi tempi, in cui la riflessione sullo Stato ritrova una sua inattesa attualità, come ha dimostrato Angelo Panebianco in noti articoli e saggi. L’originalità di don Benedetto, a mio avviso, sta nel fatto che in lui convivono, per così dire, un cuore idealistico, nutrito di liberalismo ottocentesco, e una mente realistica, educata da Machiavelli e da Marx
di Dino Cofrancesco da L'Occidentale del 20 marzo 2009 [1242]

Quali ragioni e quali novità hanno riacceso, in tempi recenti, soprattutto in Europa e in Italia in particolare, la questione della laicità conducendola al centro di un dibattito che investe non solamente la sfera politico-sociale ma anche quelle culturale e religiosa?
Laici e cattolici: non si gioca in campo neutro
Bisognerebbe che la laicità venisse accolta come principio di metodo per la convivenza di tutte le possibili culture e non come essa stessa una nuova cultura, secondo l’originale idea di Norberto Bobbio. È l’errato convincimento in base al quale laicità significherebbe neutralismo legislativo a non consentire un’apertura di dialogo franco e fruttuoso e ad alimentare quella cultura del sospetto che distrugge il capitale civile di una comunità politica
di Stefano Zamagni da Avvenire del 20 marzo 2009 [1241]

Il danno più grosso dell’eccesso di prudenza non viene pagato in euro, è pagato in moneta di scarso valore, sotto forma di vite umane in paesi lontani
La mancanza di prudenza non riguarda i condom ma i pregiudizi sugli ogm
L’eccesso di prudenza in Italia si ripercuote nel terzo mondo in due modi. Prima di tutto come emulazione. Se l’Europa rifiuta queste nuove varietà perché mai dovrebbero accettarle i paesi del terzo mondo. La seconda modalità è che il presunto rifiuto dei consumatori europei (e italiani in particolare) per queste nuove varietà uccide di fatto la tecnologia. La uccide perché spinge i politici a non tener conto dei giudizi ponderati di tutti gli organismi scientifici, tutti a favore della tecnologia e dei suoi prodotti. Questo ha portato i politici europei a varare una normativa draconiana e restrittiva che si basa sulla tecnologia, non sul prodotto. L’effetto primario di questa regolamentazione non basata sulla scienza non è certo di tranquillizzare i consumatori, più spaventati che mai, ma di far lievitare i costi di approvazione che arrivano ad essere migliaia di volte il costo effettivo di sviluppo del prodotto
di Piero Morandini da Il Sussidiario del 21 marzo 2009 [1240]

Le due potenze hanno una serie di incentivi strategici a lavorare insieme, ma sul lungo periodo sono destinate a scontrarsi. Probabilmente nel Caucaso
La Russia è in declino, la Turchia in ascesa, ma sono destinate a scontrarsi
La Russia è una potenza in ascesa che si sta muovendo in modo aggressivo per estendere la sua sfera di influenza nell’area dell’ex impero sovietico. La Turchia è uscita dal suo splendido isolamento degli ultimi 90 anni seguito al crollo dell’Impero Ottomano. Con una differenza: mentre la Russia è una potenza destinata al declino sul lungo periodo, la Turchia sembra essere di fronte a un destino più ricco di opportunità
di Bernardino Ferrero da L'Occidentale del 19 marzo 2009 [1239]

Ci sarà pure una ragione se la scorsa settimana il premier cinese Wen Jiabao ha ritenuto esser suo diritto mandare un forte e chiaro messaggio alla Casa Bianca
Adesso anche la Cina è preoccupata dal Piano Obama contro la crisi
Nel mirino di Beijing il pacchetto fiscale free-for-all lanciato da Obama e più in generale i rapporti di credito tra la Cina e gli USA. Il primo ministro Jiabao si è infatti detto “profondamente preoccupato”, riferendosi neanche così velatamente all'esplosione del debito statunitense causato da quella lunga serie di piani di salvataggio (costosi e tutt'altro che capaci di rilanciare la crescita, secondo molti) attraverso i quali il Tesoro USA di Henry Paulson e la Federal Reserve di Bernanke prima, e l'amministrazione Obama oggi, hanno fronteggiato i danni della crisi. Il punto della faccenda è che parte di quel pacchetto è in mano a Beijing, dato che il governo cinese detiene 1.3 trilioni di dollari in securities statunitensi
di Edoardo Ferrazzani da L'Occidentale del 19 marzo 2009 [1238]

Non solo Darfur. Tra Sudan e Uganda c’è un’altra emergenza che il giustizialismo umanitario ha contribuito solo ad aggravare
Vittime delle buone intenzioni
C’è un altro posto del mondo, oltre al Darfur, dove la smania di protagonismo della Corte penale internazionale (Cpi) e del suo procuratore capo Luis Moreno-Ocampo contribuisce a moltiplicare delitti e orrori anziché a porvi fine: è la remota regione di savane e foreste al confine fra Uganda, Sudan meridionale, Repubblica democratica del Congo (Rdc) e Centrafrica
di Rodolfo Casadei da Tempi del 16 marzo 2009 [1237]

Il panorama sub-sahariano è impressionante. In questo 10% della popolazione mondiale si concentra il 66% dei casi di infezione da Hiv. La proporzione di popolazione infetta supera spesso il 5% ed in alcuni casi il 20%
L’abc contro l’Aids? I numeri dicono che funziona
In quei Paesi si è dimostrato vincente il modello di prevenzione originalmente sviluppato in Africa. È basato su tre principi, indicati dalle lettere A, B e C. A, ovvero Abstain, astieniti da rapporti sessuali in età molto giovane, non iniziare un’attività sessuale precocemente; B, come Be faithful, ovvero sii fedele, non cambiare continuamente partner; C, ovvero usa il Condom in modo corretto e continuo
di Filippo Ciantia e Pier Alberto Bertazzi da Il Sussidiario del 20 marzo 2009 [1236]

Intervista a Rose Busingye
Jovine (malata Aids): senza marito e con sei figli ormai orfani, a che mi servono i condom?
Discutere del problema dell’Aids dalle redazioni dei giornali o dagli uffici politici delle varie istituzioni europee è una cosa; parlarne avendo negli occhi la situazione di decine di donne sieropositive, e dei loro figli che hanno preso il contagio, è tutt’altro affare. Rose Busingye dirige il Meeting Point di Kampala, un luogo di rinascita per 4 mila persone, tra malati e orfani, altrimenti condannate a vivere nel silenzio e nell’abbandono il loro destino di marchiate dall’Hiv
da Il Sussidiario del 20 marzo 2009 [1235]

Nel dibattito di ieri sulle parole del Papa a Yaoundè dedicate alla prevenzione dell’AIDS in Africa è stata omessa l’evidenza scientifica
Ecco perché il preservativo non difende dal contagio
Come hanno scritto dall’Uganda Filippo Ciantia e Rose Busingye su Lancet nel Marzo 2008, «la posizione tradizionale Cattolica sui condoms e l’AIDS è la più ragionevole e la più solida scientificamente nella prevenzione dell’epidemia di AIDS». In Uganda, paese simbolo dell’Africa sub-sahariana per la riduzione della prevalenza di sieropositivi dal 20 al 6%, l’approccio “ABC” all’AIDS (Abstain, Be faithful, use Condoms, cioè Astinenza, Fedeltà, Preservativi) è stato centrato su A e B e i dati sul declino della sieroprevalenza sembrano avvalorare questa scelta
di Andrea Costanzi da Il Sussidiario del 20 marzo 2009 [1234]

Il condom non risolve il flagello dell’Aids, anzi lo peggiora: lo dice il papa, ma anche la ricerca scientifica
La “minaccia” della Chiesa cattolica e l’Aids
I dati del Sud Africa, Uganda Thailandia, Filippine. Dietro gli attacchi al pontefice, la lobby neocoloniale della rivoluzione sessuale, portata avanti da frange dell’Onu e Ue
di Bernardo Cervellera da AsiaNews del 19 marzo 2009 [1233]

Il biologo Angelo Vescovi spiega perché il new deal americano sulle staminali non serve alla medicina ma a Wall Street
La cura protezionista
Il problema non è la cellula in sé, ma dove la si va a prendere. «Se noi trovassimo un modo per ottenere una cellula con le stesse caratteristiche delle embrionali staminali ma senza distruggere un embrione allora il problema etico sarebbe risolto. Ecco, oggi ci siamo arrivati»: Yamanaka ha preso delle cellule dell’epidermide, vi ha inserito dei geni molto semplici e ha ottenuto che quelle cellule si riprogrammassero diventando in tutto e per tutto delle staminali embrionali. «Di più, questo tipo di cellule, a differenza delle embrionali, si possono clonare, il che fa la vera differenza in termini terapeutici». E allora perché la decisione di Obama? «Sugli embrioni umani si lavora da tanto tempo e la tecnologia sviluppata per le embrionali staminali è una tecnologia che riguarda l’utilizzo di cellule staminali embrionali estratte da embrioni umani. Ma la tecnologia di Yamanaka i brevetti sugli embrioni li scavalca a pie’ pari. Il mondo anglosassone e quello americano che per trent’anni hanno lavorato su questo ora si trovano con prodotti che rischiano di essere invalidati»
di Laura Borselli da Tempi del 16 marzo 2009 [1232]

Il cielo azzurro di Kampala fa da sfondo al viaggio in auto che Emmanuel Exitu fa con Rose. Al volante c’è lei, la destinazione è il Meeting Point International, dove insieme a un’altra ong, Avsi, Rose accoglie i malati di Aids che vivono nelle baracche della capitale ugandese
Meglio di un lieto fine
“La sconfitta dell’Hiv è questa: dire che la vita ha un valore; anche se mancano due giorni alla fine, dieci giorni, un anno… vale la pena viverli, perché hanno un motivo, una ragione”. Quando capiscono questo le ammalate cominciano a cantare, a curarsi la pettinatura, a vestirsi bene. “Anche se ci fosse un vaccino, se uno non sa il valore della vita, anche il vaccino sarebbe inutile”. New York, aula magna dell’Università. Qualche mese dopo Emmanuel sta proiettando il film nato da questo viaggio, Greater, defeating Aids, all’Aids film festival delle Nazioni Unite. Quando Rose dice quella frase sul vaccino la sala è attraversata da un brusio di dissenso. Non è possibile, sembra dire quell’onda silenziosa nel buio dell’aula. Eppure quando sul palco del Babelgum online film festival il regista Spike Lee ha consegnato a Emmanuel il primo premio del concorso internazionale, la motivazione è stata proprio “perché offre una visione diversa delle persone con l’Hiv perché non le presenta come vittime […] Stiamo guardando la vita qui in un modo inconsueto rispetto alla mentalità corrente”
di Piero Vietti da Il Foglio del 18 marzo 2009 [1231]

Bernanke, Presidente della Riserva federale statunitense, in un’inusuale intervista ha affermato che la ripresa è in vista nel 2010. In effetti, da qualche settimana, parecchi indicatori segnalano che la crisi sta “rallentando” sul piano globale
I tre nodi che peseranno sulla ripresa europea
Il problema principale è che la recessione porterà a un forte incremento della disoccupazione. Il secondo problema è che difficilmente la locomotiva sino-americana che ha trainato la crescita globale nell’ultimo decennio si rimetterà in moto a piena forza. Il terzo problema nella futura ripresa riguarderà la quantità del credito
di Carlo Pelanda da Il Sussidiario del 19 marzo 2009 [1230]

Il rapporto tra Stato e Liberalismo è sempre stato complesso. Il Liberalismo nasce come ideologia volta a depotenziare le tentazioni autoritarie dello Stato
Popper, Liberalismo e Anti-Statalismo
Non stupisce dunque che, analiticamente, ancora prima che normativamente, il Liberalismo tradisca una certa diffidenza verso il ruolo dello Stato nella società e nell’economia. Di tanto in tanto, però, questa tensione, riassumibile nella dicotomia sicurezza contro libertà, ha delle accelerazioni infelici. Piero Ostellino, in un recente editoriale sul Corriere della Sera, offre proprio una di queste infelici accelerazioni
di Andrea Gilli da Epistemes del 16 marzo 2009 [1229]

La risposta immediata dei cittadini, al nord e al sud, è stata “ non di nuovo”, un profondo sospiro di disperazione di fronte all’eventualità che l’intera storia potesse ripartire ancora
Irlanda: così si può riaccendere la miccia della guerra
Sebbene a distanza i recenti attentati possano apparire come una riaccensione delle difficoltà politiche che hanno afflitto l’Irlanda del Nord per tre decenni, la verità è al contempo più complessa e più banale. Questi crimini sono stati accompagnati dalle stesse giustificazioni portate per quasi trent’anni dalla Provisional IRA, ma non vi è nessuna prova che vi sia ora un contesto politico teso a intraprendere azioni per rimuovere la presenza britannica dall’Irlanda
di John Waters da Il Sussidiario del 17 marzo 2009 [1228]

Crollo delle esportazioni minerarie in Congo e Zambia. Borse giù da Lagos fino a Johannesburg. Rimesse degli emigranti in calo quasi ovunque. Il Continente nero sente la crisi ma tenta di rilanciarsi: tra fonti di energia alternativa e una nuova spinta all’integrazione tra Stati
Africa: sviluppo o recessione?
Sono in molti a pensare che la soluzione dell’attuale impasse vada cercata in un nuovo corso economico all’interno dei confini del continente. Per un continente con solo il 10% di esportazioni rivolte verso l’interno - mentre l’Asia commercia con l’Asia per il 50% e l’Europa con l’Europa al 70% - la grande sfida di oggi è la creazione di un mercato inter­africano. La crisi potrebbe allora essere anche un’opportunità per vedere un’Africa più unita, che punta a parlare - almeno economicamente - a una sola voce
da Avvenire del 16 marzo 2009 [1227]

Intervista a Giovanni Maria Vian
Quell’affinità tra Benedetto XVI e San Paolo
«Si tratta di una lettera straordinaria, che qualcuno – e direi a piena ragione – ha addirittura definito una “piccola enciclica”. È un testo che il Papa ha a lungo meditato, e che ha scritto interamente di suo pugno, dalla prima all’ultima parola. La situazione che ha generato la pubblicazione di questa lettera è senza precedenti recenti: il provvedimento di revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani ha provocato una reazione veramente inaudita. Dunque, altrettanto senza precedenti è stata questa lettera, che per il tono appassionato, per il contenuto così profondamente radicato nella tradizione della Chiesa ci ha richiamato non solo alle lettere dei vescovi cristiani antichi, ma addirittura alle lettere di San Paolo»
da Il Sussidiario del 16 marzo 2009 [1226]

Lettera del Santo Padre Benedetto XVI
Ai Vescovi della Chiesa Cattolica
Riguardo alla remissione della scomunica dei quattro Vescovi consacrati dall'Arcivescovo Lefebvre
da La Santa Sede, (www.vatican.it), marzo 2009 [1225]

Intervista a Inos Biffi
La grande ed umile avventura di “dire Dio” nel medioevo
È appena uscito il quarto volume della serie Figure del pensiero medievale. Storia della teologia e della filosofia dalla tarda antichità alle soglie dell’umanesimo (coedizione Jaca Book-Città Nuova), intitolato La nuova razionalità. L’opera, dedicata al XIII secolo e composta da saggi dei maggiori specialisti del periodo, tratta della riscoperta di Aristotele in occidente, del pensiero arabo ed ebraico, delle scuole di Parigi e Oxford, dell’impostazione domenicana e francescana, per concludersi con un ampio studio su Tommaso d’Aquino
da Il Sussidiario del 16 marzo 2009 [1224]

Legge marziale, arresti, violenze, monasteri controllati: questa è la “pace” del Tibet decantata da Wen Jiabao
Osservatori internazionali per fermare le falsità della Cina sul Tibet
Nei dialoghi Cina-Tibet occorrono osservatori internazionali e stampa per verificare le reali intenzioni di Pechino. Il ricatto economico della Cina verso tutte le diplomazie mondiali. La campagna di offese contro il Dalai Lama accresce la protesta
di Urgen Tenzin (ha collaborato Nirmala Carvalho) da AsiaNews del 14 marzo 2009 [1223]

John e Carol Garrad, Le ossa di Berdicev, Marietti, pp 490, € 25. Esce finalmente anche in Italia la biografia di uno dei maggiori scrittori russi, vittima prima della Shoah e poi dell’apparato poliziesco sovietico, che vietò la pubblicazione del suo capolavoro fin dopo la morte
Grossman, il ’900 in una vita
Di fronte alla volontà di Stalin e dei suoi successori di occultare ogni prova della catastrofe subita dagli ebrei russi nella loro stessa patria, Grossman, alla fine della guerra, giunge alla conclusione che «i due Stati socialisti in guerra, la Germania nazista e la Russia sovietica, fossero in realtà il riflesso speculare l’uno dell’altro», rifiutando così l’intero esperimento sovietico, fermo nel suo bisogno di verità
di Fulvio Panzeri da Avvenire del 14 marzo 2009 [1222]

Il volume I liberali italiani dall’antifascismo alla Repubblica, curato da Fabio Grassi Orsini e da Gerardo Nicolosi, ed. Rubbettino, rappresenta un’occasione utile per ripensare la storia di un partito e di una "cultura politica" che, anche nel secondo dopoguerra, hanno segnato il nostro paese e contribuito a orientarne le scelte di fondo
Perchè la cultura liberale è rimasta senza partito liberale
L’ottica con cui si guarda alle complesse vicende che hanno unito e diviso i liberali italiani è ormai profondamente mutata in virtù di due fratture epocali, "strutturale" l’una, "sovrastrutturale" l’altra, per servirci delle vecchie categorie marxiane. La prima riguarda il crollo dell’impero sovietico e quindi la fine del "socialismo reale", almeno nel continente europeo, un dramma storico non retoricamente definito un "secondo ’89"; l’altra si riferisce al mutato paradigma interpretativo del mondo contemporaneo iscritto nel revisionismo storiografico dei Renzo De Felice, dei François Furet, degli Ernst Nolte
di Dino Cofrancesco da L'Occidentale del 13 marzo 2009 [1221]

Disinformazione sulle vittime civili
Iraq: 500 mila morti sono vivi
655.000 civili uccisi, vittime collaterali della guerra in Iraq. Da alcuni anni questa cifra è diventata l’argomento principe dei critici dell’occupazione Usa, la prova provata di un olocausto senza precedenti. Da brandire come un dogma, in quanto certificata da una serissima rivista scientifica, Lancet, sulla scorta della ricerca sondaggistica di un professore della prestigiosa John Hopkins University. Ebbene, a 28 mesi dalla pubblicazione, che nell’ottobre 2006 conquistò le testate dei media, si scopre che era tutta una bufala. Anzi una vera truffa, priva di requisiti scientifici
di Francesco Ruggeri da L'Occidentale del 14 marzo 2009 [1220]

La «Madonna del Parto» è nello stesso tempo il ritratto veristico di una contadina toscana e un raffinato simbolo dell’Incarnazione. Il commento del direttore dei Musei Vaticani
Una Vergine molto «teologica»
Prima di tutto bisogna conoscere la storia. Poi occorre guardare il dipinto, guardarlo a lungo così da capire bene quello che si guarda. Siamo nel 1455 (questa è la data a mio giudizio più probabile) e Piero della Francesca è impegnato ad Arezzo. Sta dipingendo il ciclo della Vera Croce. Qualcuno da Monterchi (paese non lontano da Arezzo e vicinissimo a Borgo San Sepolcro, sua patria) lo chiama per commissionargli un affresco...
di Antonio Paolucci da Avvenire del 12 marzo 2009 [1219]

Urge un confronto davvero fraterno e libero da diffidenze, ma non più fine a se stesso. Parla il vescovo di Tunisi
Islam, dialogo sì, ma solo nella verità
Il mondo del dialogo islamo-cristiano non è monolitico. C’è del bianco e c’è del nero. Tutto sta nel saper navigare tra i due. L’errore da evitare è quello di camminare su questa strada con sentimenti di diffidenza, di distanza o di conflitto. Se si giungerà a leggere questo nuovo "segno dei tempi", a leggerlo cioè come un messaggio che il Signore ci manda, saremo aiutati ad arricchirci di ogni piccola parte di verità che il Creatore ha seminato in ogni uomo, in ogni tempo e in ogni luogo, e potremo dare all’uomo di oggi la testimonianza che la vera fede in Dio non può che avvicinare i credenti gli uni agli altri nel rispetto e nella collaborazione
di Maroun Lahham da Avvenire del 12 marzo 2009 [1218]

Il prossimo 31 marzo 2009 la Corte Costituzionale prenderà in esame una serie di questioni sollevate da diversi Tribunali e riguardanti la costituzionalità della legge n. 40 del 2004 che ha disposto le “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”
Ecco perché la legge 40 è a prova di costituzionalità
La questione che tra pochi giorni si aprirà dinanzi alla Corte costituzionale nasce da un duplice palese errore di interpretazione da parte dei giudici. Da un lato, essi ragionano come se lo scopo della legge 40/2004 fosse quello di predisporre la cura o la terapia per una malattia o un disturbo. La PMA non cura né rimuove alcuna malattia, né tanto meno la sterilità o l’infertilità. La legge 40 regolamenta un complesso procedimento in cui, attraverso l’applicazione di tecniche mediche, si dá vita ad embrioni, soggetti di diritti destinati, se l’impianto ha successo, a diventare persone. Dall’altro, i giudici rimettenti ritengono che lo scopo della legge sia quello di massimizzare il numero di embrioni da creare e trasferire perché così – secondo grave errore di valutazione – si faciliterebbero le gravidanze sane e vitali. Così non è, come le stesse Autorità indipendenti in materia di medicina riproduttiva affermano
di Andrea Simoncini e Carter Snead da Il Sussidiario del 12 marzo 2009 [1217]

«Il tentativo affannato di gestire il morire è un modo per dimenticare la morte». Lo psichiatra Eugenio Borgna spiega perché la perdita del senso aumenta la paura
L’ultima illusione dei sani
Testamento biologico, accanimento terapeutico, vita “dignitosa” oppure no. A un grande psichiatra come Eugenio Borgna chiediamo perché, oggi, questa attenzione collettiva, e quasi ossessione, sul morire. «Vorrei notare una differenza fondamentale: tutto questo parlare riguarda il “morire”, e non la morte stessa. Il morire è in realtà ancora un vivere; la morte invece è mistero che viene continuamente tacitato e rimosso. Assistiamo oggi a una terrificante implacabile riflessione sul “modo” di morire il più rapidamente possibile, lasciando sempre nel non detto però quell’immenso mistero di cui non vogliamo parlare»
di Marina Corradi da Tempi del 10 marzo 2009 [1216]

Indagare sull`odierna nozione di popolo: esercizio necessario
Da Porta Pia al Family Day
Cosa c’è di più sfuggente, oggi, della nozione di popolo? Sotto la spinta dei totalitarismi, il Novecento aveva dovuto fare i conti con una storia, e con una concezione della storia, che finiva con l’appiattire i popoli sull’asse Stato-Nazione. In un processo identificativo che toglieva qualcosa, anzi molto, ai popoli, per dare forza-qualità-poteri agli Stati. Finendo così per privilegiare piuttosto il concetto di masse (nel migliore dei casi popolari), piuttosto che quello di popoli, in cui la dimensione della persona, chiamata sempre a fare scelte consapevoli, è molto più forte e significativa
di Domenico Delle Foglie da PiùVoce del 10 marzo 2009 [1215]

Parla l’ex prostituta bambina che lotta per salvare le schiave del sesso del Sud-Est asiatico
Somaly Mam
«La legge ha un articolo unico: prima della violenza, silenzio; dopo la violenza, silenzio. Ci insegnano fin da piccole che bisogna essere come un albero, il capoc. Fare l’albero di capoc significa che, per sopravvivere, bisogna essere sordomuti e, naturalmente, anche ciechi. Io mi soffoco, mi strangolo, balbetto, ma rompo questo silenzio». Sono le parole di un giuramento, quello di Somaly Mam, giovane donna cambogiana, ex bambina prostituta e fondatrice dell’Afesip (Agir pour les femmes en situation précaire) che assicura, fornendo assistenza e istruzione, una vita autonoma e dignitosa alle vittime strappate dai luridi bordelli della Cambogia, del Vietnam o della Thailandia
di Emanuela Campanile da Tempi del 9 marzo 2009 [1214]

Da sempre dipendente dagli aiuti alimentari esteri, la Corea del Nord è diventata una sorta di paziente scontroso che minaccia le nazioni sviluppate che si prendono cura di lui. È il primo mendicante della storia dotato di missili e armi nucleari
Dietro le follie di Kim Jong Il c'è una crisi alimentare senza paragoni
Per quei nordcoreani che hanno soldi, i mercati privati offrono cibo in abbondanza, nonché televisioni, frigoriferi e DVD made in China. Ma gli operatori umanitari si sono resi conto che, l’anno scorso, l’alimentazione nelle istituzioni pubbliche quali scuole e ospizi non è affatto migliorata nell’arco dell’ultimo decennio. I teenager che sono fuggiti dal Nord nell’ultima decade sono, in media, dieci centimetri più bassi e venti chili meno pesanti dei pari età del Sud, secondo dati raccolti a un centro di raccolta per dissidenti in Corea del Sud
di Blaine Harden, (tratto da The Washington Post, traduzione di Enrico De Simone) da L'Occidentale dell'11 marzo 2009 [1213]

I Paesi ex comunisti dell’Europa Orientale risentono in modo particolarmente grave della crisi finanziaria mondiale. E non c’è da stupirsi: dopo oltre 40 anni di regime totalitario la loro situazione economica rimane particolarmente debole ed essi non hanno ancora fatto in tempo a superare le difficoltà della transizione incominciata alla fine degli anni '80 del secolo scorso. E la Russia?
Russia, crisi sociale
Il governo di Mosca si prepara alla possibilità di insurrezioni di massa e ai modi di reprimerle. I segnali preoccupanti sono numerosi. Pochi giorni fa il sito Internet del ministero dell’Interno, guidato da Rashid Nurgaliev, ha pubblicato l’"ordine N° 800" con il quale la polizia (milizia) viene autorizzata a sparare ad altezza d’uomo nel caso che si trovi ad affrontare dimostrazioni di protesta. Il numero dei poliziotti e delle cosiddette "truppe interne" ha per la prima volta superato il numero di militari dell’esercito, arrivando a 2,5 milioni di uomini
di Giovanni Bensi da Avvenire dell'11 marzo 2009 [1212]

Si può anche non essere d’accordo con Piero Ostellino sull’efficacia del liberalismo in una società come quella italiana. Ma non si può assolutamente non essere d’accordo sull’analisi della società italiana che Ostellino fa nel suo libro appena uscito Lo stato canaglia, edito da Rizzoli
La provocazione "liberale" di Ostellino all'Italia immobile
A nostro parere, l’ex direttore e attualmente grande editorialista del Corriere della Sera, dà una autentica sferzata a un Paese che dice, in modo troppo ipocrita, di essere diventato “liberale”. Questo avviene nel campo della sinistra post-comunista fino a quello della nuova destra. Ormai si dichiarano tutti liberali. Ma di liberalismo ne conoscono ben poco e soprattutto operano, consapevolmente o inconsapevolmente, perché la società liberale o “quella aperta”, come diceva Karl Popper, in Italia non si costruisca mai
di Gianluigi Da Rold da Il Sussidiario del 10 marzo 2009 [1211]

Sylvain Gouguenheim, medievista all’École Normale Supérieure di Lione, ha recentemente pubblicato un libro (Aristotele contro Averroè. Come Cristianesimo e Islam salvarono il pensiero greco) che ha scatenato un’accesa polemica sia in patria che in Italia
Ma quale Averroé? I monaci di Mont Saint-Michel diffusero la filosofia occidentale
In buona sostanza, le posizioni dello storico francese invitano a considerare con maggiore ponderatezza il debito dell’Europa medievale nei confronti della vicina cultura araba. Partendo da una serie di riflessioni ed evidenze storiche, Gougenheim ha ritenuto possibile impugnare e confutare l’ipotesi che l’Europa debba esclusivamente al mondo islamico la conoscenza di Aristotele e dunque la nascita del proprio pensiero filosofico
di Andrea Bennegi da Il Sussidiario del 10 marzo 2009 [1210]

Ieri era il primo anniversario della seconda vittoria elettorale di Zapatero e, mentre è scoppiata la crisi economica, il progetto su cui punta l’esecutivo per i prossimi mesi è la riforma della legge sull’aborto
Dopo un anno di Zapatero II qualcosa è cambiato
Il Piano dei Diritti Umani, una delle grandi scommesse della seconda legislatura, sprofonda nel radicalismo. Anche la libertà religiosa è in gioco. Siamo davanti a un «soggettivismo esasperato, che si trasforma in un esasperato volontarismo giuridico», espressione ultima del giusnaturalismo moderno (Paolo Grossi). Quale risposta è più adeguata?
da Il Sussidiario del 10 marzo 2009 [1209]

Messaggio del grande dissidente democratico ai delegati dell’Assemblea nazionale del popolo riunita oggi
Cina: il potere assoluto del Partito soffocherà il popolo e l’economia
Lo stimolo economico varato dal governo necessita di verifiche per evitare corruzione, impoverimento dei lavoratori migranti, inquinamento, spreco delle risorse. È tempo di mettere limiti al potere assoluto del Partito e rivalutare il movimento di Tiananmen, cancellato dal violento massacro dell’89
di Bao Tong da AsiaNews del 5 marzo 2009 [1208]

Nelle ultime settimane tragici casi di violenza hanno riposto al centro dell’attenzione della cronaca immigrati rumeni. Non sono mancate le semplificazioni, fino ad arrivare ad accreditare la superficiale equazione rumeno=malvivente. La realtà è molto più complessa
Quanti sono, cosa fanno e come vivono i romeni in Italia
Le stime recenti indicano in circa 4 milioni gli immigrati regolari di tutte le provenienze presenti nel 2007 in Italia. Di essi i romeni sarebbero da 600.000 a 1 milione e costituiscono la componente più rilevante dell’immigrazione non temporanea nel nostro paese. Essi sono seguiti dagli albanesi e dai marocchini e, via via, da tutti gli altri. Come per altre componenti del flusso migratorio, si calcola siano raddoppiati tra il 2006 e il 2007; in particolare gli occupati sarebbero passati da 263.000 a 557.000
da Il Sussidiario del 9 marzo 2009 [1207]

Nel clima del post-concilio, si infittirono i contatti tra esponenti del comunismo cristiano e la sinistra cattolica. Questo dialogo conobbe declinazioni meramente politiche che si spinsero fino alla formula del "compromesso storico", altre culturali, altre ancora di tipo teologico con i rischi connessi di portare la fede a trasformarsi in una mondana teoria socio-economica
Il diritto naturale è vivo e, se solo lo vogliamo, lotta insieme a noi
Si comprenderà perché, con il fallimento storico delle politiche di pianificazione e delle teorie deterministiche, questo dialogo sia entrato in crisi. E si potrà altresì comprendere la ragione per la quale il trasferimento delle pretese dei costruttivisti dal terreno sociale al terreno antropologico (la pretesa, cioè, che l'uomo possa pianificare e controllare ogni istante della propria vita dalla culla alla bara), abbia aperto una possibilità di contatto proficuo tra la cultura cristiana e la cultura liberale
di Gaetano Quagliariello da L'Occidentale dell'8 marzo 2009 [1206]

Michael McCormick, Le origini dell'economia europea, Vita e Pensiero, pagine 1168 € 50
Secoli d’oro, altro che bui
Dopo aver raccolto una mole impressionante di indizi nel suo libro Le origini dell’economia europea. Comunicazioni e commercio 300-900 d.C., edito in Italia da Vita e Pensiero, Michael McCormick, storico dell’Università di Harvard, ha maturato la convinzione che l’economia mercantile europea non sia cominciata dopo il fatidico anno Mille, ma già nell’Alto Medioevo, in particolare negli ultimi decenni dell’VIII secolo
di Antonio Giuliano da Avvenire del 7 marzo 2009 [1205]

Intervista ad Aharon Appelfeld
«Se non ci fosse stata la Shoah non sarei mai diventato uno scrittore»
«Senza memoria non avrei saputo dove attingere. Mi sentivo privo di coscienza, ma sentivo che dovevo creare qualcosa. Non volevo fare una semplice cronaca di fatti, ma trasfigurare i miei ricordi, far sentire emozioni e sentimenti. È l’emozione della ripetizione che accade ogni volta, l’arte che copia la vita. Con la memoria e l’immaginazione ci sentiamo parte di quello che non siamo. E di chi non c’è più. La memoria ci ripete che quel che è stato non è solo dentro di noi, ma è realmente accaduto, non è un ricordo vuoto. È l’unica via per sentire l’esperienza e portare dentro di noi mondi che testimoniano di altre esistenze»
di Elena Beninati da L'Occidentale dell'8 marzo 2009 [1204]

«Il mio film vuol essere un’elegia che tocca i cuori, non una clava da usare in una nuova guerra della memoria»
Un film che spaventa: arriva "Katyn" e dall'Italia un seconda censura
Adesso è arrivato anche nel nostro Paese ma solo pochi fortunati sono riusciti a vederlo. Katyn viene proiettato in pochissimi cinematografi, 12 in tutt’Italia. Com’è possibile che un simile capolavoro non trovi spazio se non in circuiti ristretti o nei cinema d’essai? Non è certo colpa della società di distribuzione Movimento Film il cui responsabile, Mario Mazzarotto, ammette sconsolato che «di Katyn in versione italiana sono disponibili molte più copie di quante ne circolano attualmente, ma sembra che si stia facendo di tutto per boicottarne la visibilità». Censurato e avvolto nella menzogna di regime per oltre mezzo secolo, Katyn è stato un nome difficile da pronunciare ad alta voce anche qui da noi. Nell’immediato dopo­guerra ci fu chi venne sottoposto ad un vero e proprio linciaggio morale da parte del Pci di Togliatti per aver sollevato i veli sull’eccidio che porta il marchio sovietico
di Luigi Geninazzi da Avvenire dell'8 marzo 2009 [1203]

«Ora, con la crisi, si è dimezzata la quantità di riso e fagioli venduta, ad esempio. E la favela sta cambiando, ci finiscono anche i nuovi disoccupati che prima stavano nei quartieri di operai e impiegati»
Vita da favela
Case a due piani in muratura, blindate dalle inferriate, attaccate a baracche sgangherate di legno. Strade di terra battuta sommerse dall’acqua, bimbi scalzi che girano seminudi nel fango. Palo central è la strada segnalata come zona vermelha, la zona rossa di Guamà, la più pericolosa della principale favela di Belèm. La capitale del Parà sorge alla foce del Rio delle Amazzoni, ha un milione e 800mila abitanti, il 40 per cento dei quali vive in baraccopoli. È la percentuale più alta tra le capitali federali brasiliane
di Paolo Lambruschi da Avvenire del 6 marzo 2009 [1202]

Intervista ad Aharon Appelfeld
Il viaggio alla riscoperta di me stesso e del mio popolo
«La melodia è forse la parte più profonda di un essere umano, perché è la lingua dell’interiorità. È questa, ad esempio, la lingua che porta alla scoperta dell’inconscio. Il linguaggio che noi usiamo quotidianamente è un po’ come una copertura: parliamo per fare un’impressione, o per esprimere quello che desideriamo. Ma la melodia viene fuori da noi, e noi stessi non sappiamo bene cosa sia. Ogni scrittore dovrebbe avere la sua propria melodia. E in questo si può riconoscere un valido scrittore: nel percepire che quello che dà non sono solo parole»
di Luigi Crema e Rossano Salini da Il Sussidiario del 6 marzo 2009 [1201]

«Preferisco morire da martire in patria che vivere da schiavo ovunque altrove». Così rispondono i caldei iracheni alle violenze dei terroristi islamici che li stanno decimando
Ma noi non ci arrendiamo
Politici e militari. Membri del parlamento e media di tutto il Medio Oriente. Autorità religiose sia cristiane che musulmane. Non mancava proprio nessuno al convegno delle Chiese cristiane d’Oriente intitolato “Cristiani d’Iraq: Agonia di una presenza o resurrezione” che si è svolto a Beirut lo scorso 19 febbraio. Scopo dell’iniziativa, voluta dal vescovo caldeo di Beirut Michel Kassarji e ospitata dall’università di Notre Dame de Louaizé dei maroniti: affermare che la presenza dei cristiani in Medio Oriente è minacciata gravemente e che la sua perdita sarebbe una tragedia per tutti i popoli della regione
di Ida Soldini da Tempi del 2 marzo 2009 [1200]

L’incubo di essere donne in Arabia Saudita quando si finisce nel mirino della “polizia religiosa”. Samar al Mogren racconta le carceri femminili del regno, da dove le assassine escono prima delle “pubbliche peccatrici”
Sorvegliate speciali
È nelle librerie Islam, istruzioni per l'uso, un saggio di una delle maggiori esperte italiane dell’argomento, Valentina Colombo, docente di Lingua e letteratura araba all’Univeristà della Tuscia e collaboratrice di Tempi. Il libro è una introduzione alla cultura (o meglio, alle culture) di una civiltà. Dalla A di Aborto alla W dei Wahabiti, un compendio che serve a capire quali pensieri noi occidentali destiamo nella mente dei musulmani quando parliamo loro, per esempio, di “democrazia”
di Valentina Colombo da Tempi del 2 marzo 2009 [1199]

Intervista a Matthew Lamb
Il Concilio che i media divisero fra “conservatori” e “progressisti"
Matthew Lamb, assieme al suo collega dell’università «Ave Maria» in Florida Matthew Levering, è autore di un importante volume sul Concilio Vaticano II (Vatican II. Renewal within Tradition, Oxford University Press, 2008). A cinquant’anni dall’annuncio della convocazione del ventunesimo Concilio della Chiesa cattolica, il dibattito sulla sua interpretazione è ancora molto vivace... «I Padri conciliari erano di fronte alle sfide e alle situazioni nuove della fine del XX secolo e cercavano di rispondervi con riforme in continuità con le grandi verità della nostra fede cattolica. Però io notavo che i giornalisti che si occupavano del Concilio per i mass-media non comprendevano questi aspetti teologici dei dibattiti. Al contrario, inserivano le loro informazioni nelle categorie politiche di “conservatori” contro “progressisti”»
da Il Sussidiario del 5 marzo 2009 [1198]

La questione antropologica si è posta al centro del pensiero del nostro tempo
Guardini, l’uomo e l’assoluto
Ovunque, sia dietro le affermazioni teoriche che dietro il comportamento pratico, era all’azione lo scetticismo. Tutti i pensieri e le prese di posizione minacciavano prima o poi di dissolversi nel relativismo. Eppure si ammetteva, per consenso generale, che esistesse un’immagine certa dell’esistente, nella quale anche l’uomo aveva il suo posto
di Romano Guardini da Avvenire del 4 marzo 2009 [1197]

Il nuovo saggio di Ostellino: l'arte di arrangiarsi in Italia sotto il giogo dello «Stato canaglia»
Nazione di sudditi allergica al liberalismo
Un Paese paralizzato da un numero spropositato di leggi e regolamenti; soffocato da una cultura burocratica invasiva e ottusa; gestito da una pubblica amministrazione pletorica, costosa e inefficiente e, non di rado, corrotta; vessato da un sistema fiscale punitivo per chi paga le tasse e distratto nei confronti di chi non le paga; prigioniero di corporazioni e interessi clientelari; nelle mani, da Roma in giù, della criminalità organizzata. Un Paese in inarrestabile declino culturale, politico, economico, che non è ancora precipitato agli ultimi gradini tra i Paesi industrializzati dell'Occidente solo grazie allo spirito di iniziativa e alla proiezione internazionale della media e piccola imprenditoria. Questa è l'Italia oggi
di Piero Ostellino dal Corriere della Sera del 4 marzo 2009 [1196]

Un mondo sull’orlo della svolta nell’impeto aggressivo e vitale del Futurismo. Due mostre nel vortice di un’energia che smuove il presente
Di corsa verso la modernità
«Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia», affermava Marinetti nel quarto punto del suo Manifesto. Questo principio estetico, che pone l’automobile in antagonismo con la bellezza classica della Nike greca, ebbe una portata deflagrante, unica, che influenzò tutti gli aspetti della vita che con l’estetica hanno a che fare: poesia e arti visive, teatro e politica, musica e arredamento, cucina e moda. Non esiste un caso simile in nessun’avanguardia europea
di Vladek Cwalinski da Tempi del 2 marzo 2009 [1195]

Riportiamo il testo integrale del documento temuto dal governo cinese e censurato, perché chiede maggiore democrazia e rispetto dei diritti
Carta 08
Per celebrare i 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, 303 cittadini cinesi (intellettuali, imprenditori, contadini, semplici cittadini) hanno sottoscritto il documento “Carta 08”, che chiede al governo maggiore democrazia e rispetto di tutti i diritti umani. “Carta 08” si richiama a “Carta ‘77”, il documento firmato da intellettuali e attivisti cechi e slovacchi nel 1977, che premeva sul governo est-europeo per il rispetto dei diritti umani
da AsiaNews [1194]

P. Mauro-Giuseppe Lepori, La vita si è manifestata. Omelie sull’attesa, l’avvenimento e la manifestazione dell’Incarnazione del Signore. Illustrate da acquerelli dell’autore, Genova-Milano, Marietti, 2008
L’ultimo libro di Padre Lepori, l’abate che “dipinge” la realtà
Io sono “Tu che mi fai”. In effetti, è il senso di una oggettività che incombe quello che domina tutta la più genuina mistica cristiana, dalle sue prime scaturigini, neotestamentarie e patristiche, fino alle vette degli “spirituali” dei nostri tempi moderni. Un Tu oggettivo che suscita, accoglie e fa muovere l’io dell’uomo alla ricerca della sua pienezza
di Danilo Zardin da Il Sussidiario del 4 marzo 2009 [1193]

Cosa è diventata la Ue?
Per l’Ue la fine è sempre più vicina
Resta più di un’alleanza, ma è ormai molto meno di un’unione. È in bilico tra modello di Europa della nazioni e confederale, sempre più orientata verso il primo, pertanto in fase di disintegrazione. Per questo molti analisti temono che non possa resistere allo stress dato dalla crisi
di Carlo Pelanda da Il Sussidiario del 3 marzo 2009 [1192]

In questi momenti, prima di capire cosa fare, è necessario capire cosa succede e cosa è successo
Il ritorno dello Stato in America
In altre parole, non sono i fattori materiali (come gli interessi - che, appunto, non possono nemmeno essere identificati), ma i fattori ideali a guidare gli attori... e le idee che avevano una posizione centrale prima dell’avvento della crisi finiranno per essere accantonate, mentre le idee concorrenti le sostituiranno nel guidare gli attori. La percezione che il libero mercato abbia fallito, o che comunque non sia sufficiente, si è diffusa pian piano: ma non a partire dalla crisi, ma già dall’11 settembre. La crisi economica del 2007/08 ha sanzionato definitamente questa transizione
di Mauro Gilli da Epistemes del 2 marzo 2009 [1191]

Il figlio del leader dell’unica «repubblica» partigiana del Sud, in Calabria nel 1945, denuncia il «tradimento» operato dai comunisti
Caulonia, la «comune» scaricata dal Pci
La storia scritta dai figli non è mai la migliore premessa per una ricostruzione obiettiva delle opere dei padri, o almeno per allontanare nel lettore i sospetti di parzialità. Ciò non significa tuttavia che il volume Operazione «Armi ai partigiani», appena stampato dalla calabrese Rubbettino (pp.190, € 14), non abbia i suoi meriti. Per esempio nella divulgazione di documenti inediti e informazioni interessanti sulla cosiddetta «Repubblica di Caulonia»: l’anomalo e brevissimo (durò solo 5 giorni) esperimento di «repubblica partigiana» che nel marzo 1945 interessò la cittadina in provincia di Reggio Calabria
di Roberto Beretta da Avvenire del 27 febbraio 2009 [1190]

«Sono in molti ad avere interesse a che il mio film non sia proiettato, ad acquistarne i diritti per non farlo vedere». Le scomode verità del grande regista di Katyn
Il caso Wajda. Il maestro censurato
«Ho sempre avuto in mente che un film su Katyn avrei potuto e dovuto farlo io: farlo ha voluto dire saldare un debito con mio padre e mia madre, far conoscere a tutti l’eccidio compiuto sugli uomini e la menzogna perpetrata nei confronti delle loro donne»
di Roberto Persico e Annalia Guglielmi da Tempi del 23 febbraio 2009 [1189]

La lunga lettera – Wilde voleva intitolarla Epistola: In Carcere et Vinculis – non può certo essere ridotta a qualche battuta smagliante, del tipo di quelle per cui Wilde era celebre, sull’omosessualità
L’Oscar Wilde nascosto da Benigni
Essa è anzitutto e soprattutto una riflessione sulla sofferenza: «La sofferenza, per quanto ti possa apparire strano, è il nostro modo d’esistere, poiché è l’unico modo a nostra disposizione per diventare consapevoli della vita. Là dove cresce il Dolore è terra benedetta. Gli ecclesiastici e tutti quelli che discorrono a vanvera parlano a volte della sofferenza come d’un mistero. In realtà è una rivelazione... Il proponimento d’essere più buoni è un bell’esempio d’ipocrita retorica, esser diventati più profondi è il privilegio di quanti hanno sofferto»
di Pigi Colognesi da Il Sussidiario del 27 febbraio 2009 [1188]

Oggi che non c’è militante o leader di partito che non si accrediti come discendente diretto del conte Alexis de Tocqueville, non sarebbe male leggersi la celebre pagina della Democrazia in America del 1835 sull’arte delle associazioni negli Stati Uniti
Per Tocqueville le ronde per la sicurezza non sarebbero un'eresia
«L'abitante degli Stati Uniti impara fin dalla nascita che bisogna contare su sé stessi, per lottare contro i mali e gli ostacoli della vita; egli non getta sull'autorità sociale che uno sguardo diffidente e inquieto, e ricorre al suo potere solo quando non può farne a meno. Si comincia a notare questo fin dalla scuola, dove i bambini si sottomettono, persino nei loro giochi, a regole che essi hanno stabilito e puniscono fra loro colpe da loro stessi giudicate. Lo stesso spirito si ritrova in tutti gli atti della vita sociale. Un ostacolo si forma sulla pubblica via, il passaggio è interrotto, la circolazione bloccata; i vicini si costituiscono subito in corpo deliberante; da questa assemblea improvvisata uscirà un potere esecutivo che rimedierà al male, prima che l'idea d'una autorità preesistente a quella degli interessati si presenti alla immaginazione di alcuno. Se si tratta di divertimenti, ci si assocerà per dare più splendore e regolarità alla festa. Ci si unisce infine per resistere a nemici del tutto immateriali: si combatte in comune l'intemperanza. Negli Stati Uniti ci si associa per scopi di sicurezza pubblica, di commercio e d'industria, di morale e di religione. Non c'è nulla che la volontà umana disperi di raggiungere con la libera azione della potenza collettiva degli individui»
di Dino Cofrancesco da L'Occidentale del 26 febbraio 2009 [1187]

Il Segretario di Stato Hillary Clinton, in visita a Pechino, ha sottolineato come le divergenze di vedute tra gli Stati Uniti e la Cina in merito ai diritti umani non debbano ostacolare la collaborazione tra i due paesi relativamente a questioni più urgenti come la crisi finanziaria e il cambiamento climatico
Clinton a Pechino: I pericoli nascosti della retorica
Il comportamento di Hillary Clinton non deve stupire. Più semplicemente, dimostra come interessi di bottega spingano i politici a muovere critiche che loro stessi poi non terranno in considerazione una volta al potere. Tutto ciò può permettere due riflessioni, una relativa agli effetti domestici, e una relativa agli effetti esterni del ricorso alla retorica per fini politici
di Mauro Gilli da Epistemes del 23 febbraio 2009 [1186]

La crisi del mercato comune
Cercasi nuovi leader per scacciare i vecchi demoni dell’Europa
Nonostante tutto, c’è del vero nelle critiche rivolte all’Europa. Gli americani non valutarono correttamente le implicazioni della caduta del comunismo. Ma hanno sbagliato anche gli europei. A volte la risposta sta nell’azione, come l’Europa avrebbe dovuto capire in occasione della crisi jugoslava. L’azione richiede leadership, come del resto sanno bene i fondatori dell’Unione. Il problema è che manca la volontà politica di avere una leadership. E in sua assenza, stanno tornando i demoni del nazionalismo
di Philip Stephens da L'Occidentale del 25 febbraio 2009 [1185]

Intervista a Ernesto Galli della Loggia
Pd: la componente cattolica è in un vicolo cieco
L’elezione di Dario Franceschini alla guida del Pd, dopo le dimissioni di Walter Veltroni, non risolve la situazione travagliata e caotica nella quale è impantanato il Partito democratico. E la questione del testamento biologico ha subito messo in evidenza le divisioni tra l’ala ds e i teodem. La convivenza tra la componente cattolica e quella progressista si preannuncia molto complicata, anche se Franceschini le riunisce entrambe. O forse proprio per questo. I cattolici del Pd, secondo Ernesto Galli della Loggia saranno sottoposti ad un continuo, estenuante esame di laicità. Che potrebbe vederli definitivamente sconfitti
da Il Sussidiario del 25 febbraio 2009 [1184]

Sebbene gli studi militari abbiano assorbito e dato tradizionalmente valore ai testi della dottrina classica sulla guerra, la dottrina islamica sulla guerra, anch'essa fondata su altrettanti testi, è stata totalmente ignorata
Gli Usa rinunciano a capire cos’è la guerra islamista
Se qualcuno potrebbe anche sostenere che studiare come fece Alessandro Magno a manovrare la sua cavalleria nella Battaglia di Gargamela nel 331 a.C. sia un esercizio accademico oltre che anacronistico, le imprese e gli stratagemmi del profeta Maometto – e la sua "sunna sulla guerra" – sono ancora di esempio per i moderni jihadisti
di Raymond Ibrahim da L'Occidentale del 24 febbraio 2009 [1183]

Da quando, trent'anni fa, Pechino introdusse le prime riforme economiche liberiste, in Cina si è avviato un vasto e rapido processo di urbanizzazione. Tra costi umani e minacce di crisi, queste migrazioni interne stanno rimodellando la società. Shenzhen ne è l'esempio
La corsa di Shenzhen
A tutt'oggi, ci sono circa 150-200 milioni di migranti nel Paese, un numero che in quindici anni potrebbe superare i 400 milioni. E molti di essi vivono in condizioni difficili, tra insicurezze nel lavoro e precarietà dei rapporti umani... Il China Labour Bulletin, organizzazione di Hong Kong per i diritti dei lavoratori, ha calcolato che nella regione del delta del fiume delle Perle (Zhu Jiang, su cui si affacciano Shenzhen, Guangzhou-Canton e altre città industriali), le operaie lavorano dalle dodici alle quattordici ore giornaliere, sette giorni alla settimana e con un solo giorno di riposo al mese
di Francesco Vecchio da Popoli di febbraio 2009 [1182]

L’est del paese vive ancora nel caos, fomentato dagli interessi del Rwanda. L’esercito, in attesa di riforma, è corrotto e pletorico
La nazione che non c’è
Kabila e i suoi consiglieri stanno eliminando, anche fisicamente, l’opposizione. Lo dicono l’Onu, Human Rights Watch e Amnesty International. E pensare che la comunità internazionale ha fatto fior d’investimenti...
di Raffaello Zordan da Nigrizia di febbraio 2009 [1181]

Roger Scruton, scrittore e filosofo, è autore di A political Philosophy. Arguments for Conservatism. L'articolo è un adattamento tratto dalla sua McNish Lecture for the Advancement of Western Civilization all'Università di Calgari
Il perdono e l'ironia hanno reso migliore l'Occidente e ora possono salvarlo
Il sentimento della cittadinanza non è abbastanza, e sopravviverà soltanto se sarà associato a significati a cui la nuova generazione può unire le sue speranze e la sua ricerca di identità... Ciò che è necessario non è tanto rifiutare la cittadinanza come fondamento dell’ordine sociale ma darle un cuore. E nella ricerca di questo cuore, dovremmo allontanarci dal multiculturalismo sempre pronto a chiedere scusa e che ha avuto un effetto tanto distruttivo nell’autostima occidentale, per tornare ai doni che abbiamo ricevuto dalla tradizione giudeo-cristiana. Il primo di questi doni è il perdono
di Roger Scruton da L'Occidentale del 20 febbraio 2009 [1180]

In un articolo recente (1168), Ernesto Galli della Loggia ha dichiarato finita (o prossima a finire) una stagione culturale: quella del dialogo tra laici di orientamento liberale e cattolici
Il dialogo fra liberali e cattolici è vivo e ha bisogno di tutti i suoi protagonisti
Galli ha ricordato le difficoltà che provengono dagli ambienti cattolici: chiediamoci per un istante se non ve ne siano anche da parte laica. Credo che, su questo versante, il problema fondamentale sia stato spesso quello di aver eccessivamente subito la pressione dei “laici intransigenti”: i comunisti del XX secolo hanno avuto sempre difficoltà ad avere “nemici a sinistra” e a svolgere una polemica su due fronti. Sul terreno della “laicità” si ha spesso l’impressione che nella stessa situazione si trovino i laici di ispirazione liberale
di Roberto Pertici da L'Occidentale del 22 febbraio 2009 [1179]

Vent'anni dopo, non ho cambiato parere. Salman è più tranquillo, quasi libero (dico «quasi» perché, sebbene abbia l'eleganza di vivere come se nulla fosse, una fatwa «sospesa» resta purtroppo una fatwa), ma sul problema di fondo non ho modificato di una virgola la mia analisi
Quella fatwa su Rushdie e la fine dell'Illuminismo
Il caso Rushdie ha avuto la funzione di segnare la fine del mondo passato. Di segnare una delle date, se non la data, in cui è comparsa la nuova variante del fascismo, che è l'islamofascismo. Ci sono stati l'11 settembre con i suoi tre attentati... La morte di Massud, come prologo... Il martirio di Daniel Pearl, un po' dopo... Gli assassinii di massa in Algeria, un po' prima... Ma la sequenza è cominciata — retrospettivamente, mi sembra d'improvviso chiarissimo — con la condanna a morte di uno scrittore, accusato di aver offeso la lettera del Corano
di Bernard-Henri Lévy dal Corriere della Sera del 21 febbraio 2009 [1178]

Nei giorni in cui il deputato laburista John Mann preparava l'incontro da cui è nata la «Carta di Londra», si è acceso un fuoco nella delegittimazione di Israele e degli ebrei, nei giornali, nelle istituzioni, nel discorso pubblico, nella crescita del 300 per cento degli attacchi a uomini e proprietà che abbiano a che fare con l’ebraismo e con Israele
L’odio irrazionale nutre i fautori dell’antisemitismo
Abe Foxman, presidente dell’Anti Diffamation League: «Sono un sopravvissuto dell’Olocausto, e vi devo dire che dagli anni Trenta, quando si preparava la Shoah, mai, fino a oggi, è stata cosi brutta»
di Fiamma Nirenstein da Il Giornale del 22 febbraio 2009 [1177]

La cultura dominante si trova impreparata di fronte ai progressi della tecnologia, perché le manca il «minimo etico»: quelle due o tre verità sull’uomo che possano fissare i paletti e definire la società nella quale alla fine si desidera vivere
Il futuro in ostaggio del pensiero malato
Qual è il rischio del futuro? C’è un futuro che ormai è scritto e che è ancora tutto da risolversi, non si è ancora pronunciato in pienezza, ed è il grande tema della potenza tecnologica che l’uomo sta acquisendo, con prospettive incredibili. Pensate alle questioni più urgenti in materia di bioetica, nelle quali c’è la tentazione da più parti di ridurle ad argomento dei dibattiti parlamentari. Ora, di fronte a questo grosso problema la cultura attuale è impreparata
di Ersilio Tonini da Avvenire del 20 febbraio 2009 [1176]

Con una battuta “culturale” ad effetto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti disse, pochi mesi fa, che per la soluzione dell’attuale crisi «non ci vorrebbe una nuova Bretton Woods, bensì una nuova pace di Westfalia»
Intervista a Pierre Manent: la sfida dell'identità contro il mito dell'Europa dei banchieri
Dalla crisi attuale si esce «solo recuperando una dimensione nazionale, dentro la quale si giochi la responsabilità, anche economica, di ciascuno». E tale recupero non può che avvenire «sul fondamento dell’appartenenza religiosa», l’unica base che abbiamo per trovare un «linguaggio comune europeo». È finito il tempo in cui ci si può, e quasi ci si deve sentire (secondo l’astrattezza dell’illuminismo cosmopolita) “cittadini del mondo”: si è cittadini di una particolare città, e da lì si parte per il mondo
di Rossano Salini da Il Sussidiario del 20 febbraio 2009 [1175]

Arrestati oltre 60 leader evangelici perché riuniti senza autorizzazione
La quotidiana violenza delle autorità cinesi contro chi non si adegua alla volontà statale
Ordinata la chiusura di uno studio legale di Pechino che ha difeso attivisti pro-diritti. Perseguitato chiunque parli di Carta 08. Il potere non vuole concedere spazio a chi non osservi la sua volontà
da AsiaNews del 19 febbraio 2009 [1174]

Con il Vaticano II si è aperta una nuova stagione di rapporti fra cattolici e mondo laico. Ma oggi viviamo una fase nuova, a volte fatta di contese
Laicità, punti fermi per l’etica pubblica
Oggetto di questo contenzioso sono principalmente le grandi problematiche etiche ed antropologiche che sono emerse negli ultimi decenni, a seguito sia dei profondi cambiamenti intervenuti nei costumi e nei comportamenti sia delle nuove applicazioni al soggetto umano delle biotecnologie, che hanno aperto orizzonti fino ad un recente passato imprevedibili. Queste problematiche hanno infatti chiaramente una dimensione non soltanto personale e privata ma anche pubblica e non possono trovare risposta se non sulla base della concezione dell’uomo a cui si fa riferimento: in particolare della domanda di fondo se l’uomo sia soltanto un essere della natura, frutto dell’evoluzione cosmica e biologica, o invece abbia anche una dimensione trascendente, irriducibile all’universo fisico
di Camillo Ruini da Avvenire del 19 febbraio 2009 [1173]

Prendi un trapasso atroce e fanne un paradiso
Eutanasia
Nella comunicazione quotidiana, avviene che un’azione sia presa per un processo, e che un individuo che si trova coinvolto in un processo sia fatto passare per un agente
di Giovanni Gobber da Tempi del 16 febbraio 2009 [1172]

Campionario cosmetico dei ninnoli e delle perifrasi che hanno trasformato una tragedia in «un lavoro ben fatto»
La morte si fa bella
È proprio vero che gli uomini non possono sopportare troppa realtà. E quando non la possono sopportare la modificano, la sottopongono a cosmesi, scherzano con le parole, disgiungendo il significante dal significato. È accaduto con Eluana Englaro, ad esempio. Chi la voleva tenere in vita ha dovuto affannarsi per mesi a ribadire l’ovvio: è viva, non è attaccata a macchinari, deglutisce, ha il ciclo mestruale, mangia frullati (la mela grattugiata è accanimento terapeutico?), non ha espresso una volontà chiara e attuale di voler morire. Soprattutto, c’è qualcuno – le suore Misericordine – che la voleva. Ma gli uomini non sopportano troppa realtà
di Emanuele Boffi da Tempi del 16 febbraio 2009 [1171]

Il processo di integrazione europea ha ormai superato la boa dei 50 anni, tuttavia il problema di definire l’Europa come soggetto politico rimane vivo ed irrisolto
Europa: scoperta di un’identità o costruzione di una geopolitica
Il processo di unificazione europea intrapreso dopo la II guerra mondiale può essere interpretato sotto una duplice chiave di lettura: l’Europa come scoperta – o, meglio, riscoperta – di un’identità storicamente immanente (prospettiva costruttivista), o l’Europa come “costruzione artificiale” funzionale a necessità geopolitiche concrete (prospettiva materialista)
di Enzo Marongiu da Epistemes del 18 febbraio 2009 [1170]

Un’incredibile cappa di silenzio circonda da giorni sui media mondiali una denuncia clamorosa di Amnesty International
Se Amnesty accusa Hamas di strage (quasi) nessuno le dà voce
Il dossier presentato il 10 febbraio scorso documenta – spesso con nomi e cognomi – le operazioni da macelleria che Hamas conduce contro gli uomini di Abu Mazen, a settimane dalla fine dei combattimenti con Israele, durante i quali aveva già eliminato una quarantina di avversari
di Carlo Panella da Il Foglio del 17 febbraio 2009 [1169]

Tutto sembra indicare che una stagione italiana sta finendo: la stagione che è andata sotto il nome di incontro o dialogo tra laici e cattolici
Una stagione al tramonto
L'autoreferenzialità — di cui tanto spesso la Chiesa e il suo mondo ancora non riescono a liberarsi, e che è emersa con chiarezza nel dialogo con i laici interessati ad avviare un rapporto nuovo con il cattolicesimo — non è che la conseguenza della separatezza a cui la vicenda storica ha costretto la Chiesa stessa insieme al retroterra sociale che fa capo ad essa. Una separatezza che costituisce un grave ostacolo proprio rispetto alla possibilità di fare politica davvero, cioè di avere una visione strategica, di fare scelte nette e conseguenti, di scegliere chi sono i propri amici culturali e chi no, magari perfino di farsi arricchire da essi (non oso dire cambiare). È su questi scogli che il dialogo tra laici e cattolici si è incagliato e forse sta naufragando
di Ernesto Galli della Loggia dal Corriere della Sera del 15 febbraio 2009 [1168]

Il cielo racchiude in sé fisica e metafisica, è il campo delle rivelazioni astrofisiche e delle rivelazioni teologiche, è una volta simile al «ciel d’oro» delle cupole basilicali, musivamente tempestata di costellazioni, ma anche un ambito irto di satelliti televisivi e militari che vomitano volgarità e scagliano minacce
Cielo, il Grande Codice della teologia
Il cielo è un simbolo supremo, uno degli archetipi capitali in tutte le culture e in tutte le esperienze perché lega in un nodo d’oro due estremi: da un lato, si configura la realtà fisica spaziale coi suoi sistemi, i suoi corpi, le sue energie, le sue «meccaniche»; d’altro lato, al cielo è vincolato un mondo di metafore, di fantasie e di ideologie. L’oscillazione tra i due estremi della scienza e dell’allegoria rende affascinante anche all’uomo contemporaneo, forse scettico e agnostico, l’immensità degli spazi celesti, consapevole del celebre detto della Critica della ragion pratica di Kant: «Due cose riempiono l’animo di ammirazione e di riverenza sempre nuove e crescenti, quanto più spesso e a lungo il pensiero vi si sofferma: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me»
di Gianfranco Ravasi da Avvenire del 15 febbraio 2009 [1167]

In Iraq si sono tenute le elezioni locali. Il giorno delle votazioni non è stato funestato da alcun episodio di violenza. La sicurezza è stata garantita dalle forze irachene con un supporto minimo da parte americana
Dall’Iraq tante buone notizie che non fanno notizia
L’Iraq si è mosso dal settarismo religioso verso un più terreno nazionalismo. “Tutti i partiti che avevano le parole ‘islamico’ o ‘arabo’ nei loro nomi hanno perso” ha osservato Amir Taheri, esperto di questioni mediorientali. “Al contrario, tutti quelli che esibivano la parola ‘Iraq’ o ‘iracheno’ hanno vinto”... Il grande vincitore strategico, in questa vicenda, sono gli Stati Uniti. Il grande perdente è l’Iran
di Charles Krauthammer da L'Occidentale del 17 febbraio 2009 [1166]

Le guerre irregolari, asimmetriche, le small wars, le guerre che non sono guerre, sono la minaccia del nuovo secolo
La guerra non è cambiata anche se è diventata "ibrida" e asimmetrica
La questione che divide è una sola: come devono rispondere gli eserciti a questa sfida? Riducendo le forze tradizionali e aumentando quelle per affrontare le guerre irregolari oppure la sfida attuale è solo temporanea e il pericolo maggiore è sempre costituito dalle potenze che possono mettere in discussione l’esistenza del paese? O cercando una nuova strada?
di Leonardo Tirabassi da L'Occidentale del 17 febbraio 2009 [1165]

La guerra è la continuazione della politica, e gli accordi ne sono la protuberanza legale. Forza, politica e legge sono come la Santissima Trinità: senza di uno dei suoi componenti, tutta la costruzione crolla
L’inganno di Pino Arlacchi e la paura della verità
Pino Arlacchi, ex-vice segretario dell’ONU, ha recentemente scritto un volume, al quale il Corriere della Sera ha dato un notevole risalto. L’inganno e la paura, questo il titolo del testo, si pone due obiettivi. Svelerebbe innanzitutto, sulla base di semplici dati, come non ci sia ragione di credere che il mondo sia insicuro e, in secondo luogo, che una fabbrica della menzogna lavorerebbe accanitamente per diffondere paure e insicurezze nella società. In altre parole, mentre il mondo sarebbe un luogo calmo e pacifico, il senso di insicurezza che ci porta a spendere in armamenti e a temere per il futuro sarebbe dovuto da una cospirazione mondiale
di Andrea Gilli da Epistemes del 17 febbraio 2009 [1164]

La strategia eutanasica viene disegnata tempo fa a cena in un ristorante vicino a Udine
Campeis, e lo strano stato di diritto
Eluana ora è morta, ma nessuno ha spiegato come un decreto di Corte d’Appello che autorizzava la sola sospensione dell’alimentazione e idratazione a mezzo sondino naso-gastrico abbia potuto essere stravolto fino a venire interpretato come un’autorizzazione a portare a morte la giovane donna, né come un decreto di volontaria giurisdizione abbia potuto essere presentato scorrettamente come «una sentenza passata in giudicato». Nessuno ha chiarito come sia possibile che una persona accolta dalla sanità regionale per un «piano di assistenza individuale» (approvato dall’Azienda sanitaria in data 3 febbraio), e non per l’applicazione del protocollo di disidratazione, sia potuta morire il giorno 9 per un disegno predeterminato, la cui contraddizione con quanto autorizzato e con la stessa convenzione operante tra Azienda sanitaria e Casa di riposo «La Quiete» era stata contestata dall’Azienda sanitaria ancora in data 6 febbraio
di Gian Luigi Gigli da Avvenire del 14 febbraio 2009 [1163]

Prima della morte di Eluana, dieci detenuti del carcere di massima sicurezza di Padova avevano inviato questo appello ai loro amici della cooperativa Giotto, chiedendo di recapitarlo a Beppino Enlgaro. Nelle loro parole la testimonianza di esistenze spezzate, che hanno però saputo recuperare il senso del valore della vita
I carcerati di Padova di fronte agli ultimi giorni di Eluana
«Si continua a parlare tanto di moratorie contro la pena di morte, alle quali anche l’Italia ha aderito, ed ho provato a pensare che se io – che pure ho commesso il reato più ignobile e sprezzante che esista, e cioè l’omicidio – decidessi per qualsiasi motivo di lasciarmi morire, cercando di suicidarmi o smettendo di mangiare, proprio perché la vita è sacra lo Stato cercherebbe in tutti i modi di impedirmelo, e allora mi chiedo: se non si lascerebbe morire neppure una persona con colpe terribili come le mie, perché invece si autorizzano dei medici a lasciar morire di fame e di sete una donna che di colpe non ne ha neppure una?»
da Il Sussidiario del 12 febbraio 2009 [1162]

Il rabbino Neusner, che ha dialogato con Ratzinger su Cristo, spiega importanza e storia del testo legislativo fondante del giudaismo. Un «ricettario» culturale nato per reagire alla distruzione del Tempio nel 70 d.C. e capace di adattare le verità eterne della fede a ogni situazione
Il Talmud: la legge «giusta» per la crisi
«Ciò che affascina del Talmud è il modo in cui ripresenta la Torah: attraverso l’analisi ragionata e la discussione. Più precisamente, ben oltre che disporre la legge secondo un ordine prestabilito, il Talmud incoraggia la discussione, il dibattito e il contrasto, invitando le generazioni future a prender parte all’analisi, sempre secondo i criteri e l’ordine stabiliti»
di Jacob Neusner da Avvenire del 12 febbraio 2009 [1161]

«Tu ti stai sbagliando nel dire che sei una storia di orrori. Il significato della Redenzione è precisamente che noi non dobbiamo essere la nostra storia»
Le Confessioni di Flannery O’Connor
«Avevo un cugino che era solito dire: "Non c’è niente di più facile che seppellire i bambini degli altri", e io ho la tendenza a disfarmi delle sofferenze delle altre persone, ma questa, essendo un tuo dolore, sarà anche sempre parte di me. Mi colpisce per il semplice fatto che ha colpito te e ciò dura nel tempo fino a quando ferisce te»
di Lorenzo Fazzini da Avvenire del 12 febbraio 2009 [1160]

Intervista al cardinale Ersilio Tonini
«Scardinamento dell’umano? Sono certo, qui non prevarrà»
«Guardiamo che ruolo hanno avuto i malati nella storia della nostra civiltà, e quale carità e capacità di cura si è messa in moto da quando il Medioevo cristiano aprì i primi hotel Dieu per togliere i moribondi dalle strade. La carità ha trasformato l’Occidente»
di Marina Corradi da Avvenire dell'11 febbraio 2009 [1159]

«C’è chi dice che la vita è una malattia trasmessa per via sessuale, mortale al cento per cento. È questo che si è voluto affermare uccidendo Eluana Englaro?». Per il leader laico di Cl Giancarlo Cesana «negare la carità è negare la libertà di amare»
Con quale autorità
Non c’è niente da fare, e ciò è la consolazione e la speranza del vivere, anche del vivere in galera o inchiodati a un letto: un’esperienza di verità spegne come il fuoco nell’acqua qualsiasi cosa nello spettro che va dalla pura ricerca alla pura menzogna. È come il ribellarsi autentico dell’animo umano davanti a una disumanità così conclamata e imposta da una folle e ideologica interpretazione della Costituzione italiana, avvalorata dai massimi vertici dello Stato. È l’imprevedibile, imprevisto, grande moto di umanità che si è opposto con la preghiera, la parola, la testimonianza, la lettera, la pietà e la carità popolare al vuoto di pietà, carità, misericordia del potere scettrato. È come la politica autentica. Poiché, come andiamo dicendo da quando siamo nati, la prima politica è vivere
di Luigi Amicone da Tempi del 9 febbraio 2009 [1158]

Era la prima volta che i cattolici potevano vincere una battaglia
L’abisso culturale tra Napolitano e Berlusconi
La battaglia contro l’interruzione del sostegno vitale a Eluana Englaro, divenuto il simbolo del valore della vita in se stessa. Quella battaglia è stata dolorosamente persa lunedì sera con l’uccisione di Eluana, ma è stata eroicamente combattuta. Il fatto che sia iniziata una corsa a ostacoli tra il Parlamento italiano e la casa di riposo “La quiete” di Udine indica che una tesi cattolica è giunta a influenzare la vita pubblica italiana in modo rilevante
di Gianni Baget Bozzo da Tempi del 10 febbraio 2009 [1157]

Uno dei primi passi per la costruzione e l’assestamento di un sistema totalitario è il lavoro di falsificazione e svuotamento della lingua
Quel linguaggio che trasforma la morte di Eluana in “applicazione del protocollo”
Per dominare la realtà bisogna far sì che non la si possa più chiamare con delle parole che tutti intendiamo in maniera sufficientemente omogenea; così solo il potere potrà dare il nome alle cose, e sarà un nome cui non corrisponderà più la realtà nominata
di Adriano Dell'Asta da Il Sussidiario dell'11 febbraio 2009 [1156]

La Chiesa italiana intende ancora essere una “Chiesa di popolo”
La Chiesa va in aiuto alle famiglie e lancia messaggi alla politica
Si tratta di interventi non rivolti alle famiglie cattoliche, ma alle famiglie bisognose. Solo in questo modo la Chiesa può avere una autorevolezza tale da parlare ed essere ascoltata anche su altre situazioni – si pensi ai temi della vita e della famiglia – senza essere considerata un corpo estraneo rispetto al paese, oppure venire accusata di moralismo. La politica non può non apprezzare questo sforzo a sostegno di chi è in difficoltà in questi momenti difficili, e nello stesso tempo non può dare credito alla Chiesa solo come agenzia assistenziale, ma come soggetto pienamente inserito nella vita nazionale, dal punto di vista religioso, etico e solidale
di Stefano Fontana da L'Occidentale dell'11 febbraio 2009 [1155]

Usando una formula retorica, si potrebbe dire che “uno spettro si aggira per l’Europa, il protezionismo”
Il declino dell’egemonia americana e il ritorno dello spettro del protezionismo
Come il politologo di Stanford Stephen Krasner ha dimostrato, la presenza di un paese egemone, in virtù del suo potenziale economico, favorisce l’apertura dei commerci. Al contrario, un mondo multipolare non garantisce le condizioni necessarie per l’apertura al commercio internazionale, creando così i presupposti per l’adozione di pratiche protezinonistiche. Quali cambiamenti bisogna aspettare, dunque, nel panorama economico internazionale? Secondo la teoria della stabilità egemonica, esiste un forte rischio che gli Stati nazionali tornino ad adottare politiche protezionistiche, una volta che il paese egemone non sia più in grado di costringere tutti gli attori a rispettare le regole del gioco
di Mauro Gilli da Epistemes dell'11 febbraio 2009 [1154]

Non morta, ma uccisa
Adesso però vogliamo sapere tutto
Eluana è stata uccisa. Davanti alla morte le parole tornano nude. Non consentono menzogne, non tollerano mistificazioni. E se noi – oggi – non le scrivessimo, queste parole nude e vere, se noi – oggi – non chiamassimo le cose con il loro nome, se noi – oggi – non gridassimo questa tristissima verità, non avremmo più titolo morale per parlare ai nostri lettori, ai nostri concittadini, ai nostri figli. Non saremmo cronisti, e non saremmo nemmeno uomini
di Marco Tarquinio da Avvenire del 10 febbraio 2009 [1153]

Premessa necessaria: parlare dei lefebvriani “rientrati” nella Chiesa non significa affatto tematizzare direttamente ed unicamente la valenza della Tradizione cattolica come tale, ma significa, piuttosto, criticare un certo punto di vista sulla modernità
Lefebvre, la modernità e la strana alleanza tra atei e clerical-progressisti
Il Vaticano II non è stato l’unico Concilio della Chiesa, quasi che Trento non ci fosse mai stato, ma è uno dei concili che la Chiesa ha celebrato, l’ultimo in ordine di tempo e in grado di meritarsi il famoso last, but not least, nulla di più. Nell’immaginario sociale, simbolico e collettivo, esso, invece, è diventato l’“unico” Concilio, punto e basta
di Raffaele Iannuzzi da L'Occidentale del 9 febbraio 2009 [1152]

La battaglia giudiziaria intentata da Beppino Englaro è iniziata nel 1999 e fino al 2006 ci sono state ben sette sentenze che gli hanno dato torto. Fino al capovolgimento dell'ottobre 2007, quando la Corte di Cassazione ha aperto la porta all'eutanasia, con evidente manipolazione delle testimonianze...
Uno strano caso giudiziario
Una linea retta che all’improvviso impazzisce. E viene non solo deviata, ma completamente ribaltata con un colpo poderoso, che le imprime una direzione esattamente inversa a quella fin lì percorsa e che si collocava nella tutela costituzionale del diritto alla vita
di Paolo Lambruschi da Avvenire del 9 febbraio 2009 [1151]

Oggi a Palazzo Madama, comunque vada a finire, si chiude un cerchio
Una contro manifestazione per la vita, per la libertà e per Eluana
È bene ricordarlo, nessuno dei tanti disegni di legge sul fine vita presentati da esponenti di ogni orientamento - neanche il più estremo e il più radicale -, consentirà ciò che la Cassazione ha invece autorizzato: che si possa giungere a far morire una persona ricostruendo ex post, su base indiziaria, la sua presunta volontà, ricavata da un presunto stile di vita. Neanche se fosse legge il disegno di Ignazio Marino, o addirittura quello di chi vorrebbe l'introduzione dell'eutanasia nel nostro ordinamento, il dramma di Eluana potrebbe concludersi così come la Cassazione ha stabilito
di Gaetano Quagliariello da L'Occidentale del 9 febbraio 2009 [1150]

La settimana che si apre è destinata a rimanere scolpita nella memoria e a segnare profondamente la vita politica: da un lato il Parlamento – a testa bassa – per approvare una legge, dall’altro una équipe medica – a testa bassa – per arrivare prima a far morire una persona
Caso Eluana? Non solo: ecco i retroscena della partita istituzionale
A livello istituzionale una conclusione comunque traumatica: la sostanziale delegittimazione del Capo dello Stato o del Capo del Governo. La conseguenza immediata è che – di fatto – siamo in un regime di repubblica presidenziale
di Ugo Finetti da Il Sussidiario del 9 febbraio 2009 [1149]

Intervista a Laura Salmon
Sergej Dovlatov, malinconia umoristica di un narratore a metà fra Usa e Urss
Sergej Dovlatov, Il giornale invisibile, Sellerio, 180 pagg., € 11
di Guido De Franceschi da L'Occidentale dell'8 febbraio 2009 [1148]

Le strade eticamente raccapriccianti si sono rivelate scientificamente infondate
Neanche un penny sugli embrioni chimera
Robert Lanza, direttore scientifico della compagnia biotecnologica Advanced Cell Technology, molto impegnata nel sostenere la strada degli ibridi come fonte possibile di staminali “terapeutiche”: “l’idea di mettere il Dna di un paziente in un ovulo di mucca o di coniglio per riprogrammare il Dna in cellule staminali`” non ha sortito nessun risultato. Non funziona, insomma, e dire che ce l’avevano messa tutta: “Negli ultimi dieci anni abbiamo effettuato letteralmente centinaia di esperimenti cercando di creare cellule staminali usando ovuli animali. Non ha funzionato”
di Nicoletta Tiliacos da PiùVoce del 6 febbraio 2009 [1147]

«La vita è importante anche quando è inerme e indifesa. Fosse mio figlio mi basterebbe un battito di ciglio»
Caso Eluana, parla l'ateo Jannacci: allucinante fermare le cure
«Non staccherei mai una spina e mai sospenderei l'alimentazione a un paziente: interrompere una vita è allucinante e bestiale»
di Fabio Cutri dal Corriere della Sera del 6 febbraio 2009 [1146]

Il tempo stringe. Oramai è questione di ore. Da domani i medici dell’équipe che hanno accettato di dare esecuzione alla sentenza della Cassazione che riguarda Eluana daranno il via alla riduzione dell’alimentazione, e da allora basteranno quattro giorni di fame perché i danni procurati alla giovane donna in stato vegetativo siano irreparabili
Il governo vuol salvare Eluana per decreto
Quattro giorni sono pochi, pochissimi per intervenire, anche se il Governo – come ha detto ieri sera Silvio Berlusconi – “ci sta lavorando” e anche se la procura friulana ha dichiarato proprio oggi che intende verificare le testimonianze di amici e parenti sui reali desideri espressi dalla giovane donna di Lecco, perché dagli esposti inviati in questi giorni a Polizia, Carabinieri e alla Procura stessa del capoluogo friulano si capisce che c’è qualcosa che non convince e quel qualcosa riguarda l’intero impianto fondativo che ha dato corpo alla sentenza dei giudici milanesi: quale fosse l'effettiva volontà espressa da Eluana Englaro prima dell'incidente nel quale rimase ferita
di Cristiana Vivenzio da L'Occidentale del 6 febbraio 2009 [1145]

Intervista a Marco Olivetti
Il costituzionalista: il decreto "salvavita" è la scelta più opportuna
«Finalmente arriva un decreto, dal momento che i mezzi usati fino ad ora per fare chiarezza sugli effetti della sentenza erano tutti destinati a rivelarsi insufficienti. Questa era la via da seguire fin da subito». Marco Olivetti, ordinario di diritto Costituzionale all’università di Foggia, concorda con l’opportunità di intervenire sul caso di Eluana, in questo momento, con un decreto d’urgenza, prima di avviare e portare a compimento la «via maestra» di una legge vera e propria che regoli un settore in cui la sentenza sul caso Englaro ha generato molta confusione
da Il Sussidiario del 6 febbraio 2009 [1144]

Cristiani, musulmani, membri del Falun Gong, prostitute, drogati subiscono fino a 4 anni di lavori forzati senza alcuna accusa o processo
Diritti umani in Cina: l’Onu prema per abolire i lager e le detenzioni arbitrarie
Torture, pestaggi, umiliazioni, rischi per la salute sono all’ordine del giorno. Pechino al vaglio dell’Onu il 9 e l’11 febbraio a Ginevra
da AsiaNews del 5 febbraio 2009 [1143]

Si può certamente affermare che non esiste alcuna area al mondo analizzata in modo tanto minuzioso – e quasi ossessivo – come il Medio Oriente. Nonostante tutto, un'enorme trasformazione è avvenuta in questo incrocio di interessi globali proprio nel momento in cui questi erano presi meno in considerazione
Islamisti contro riformisti: la nuova guerra mondiale in Medio Oriente
Barry Rubin è direttore del Global Research in International Affairs e del Middle East Review of International Affairs Journal
di Barry Rubin da L'Occidentale del 5 febbraio 2009 [1142]

Perché agli islamici britannici non sembra più così lontano il giorno in cui anche ai ladri del Regno Unito saranno mozzati mani e piedi
Sharia? Yes, please
L’intervento con cui l’arcivescovo di Canterbury in carica Rowan Williams nel febbraio dello scorso anno ha proposto l’integrazione parziale della sharia nel sistema di diritto britannico è stata seppellita da una valanga di critiche. Peccato che quello che Williams ha descritto come uno sviluppo inevitabile rappresenti in realtà il presente del Regno Unito: la sharia ha già valore legale, ci sono corti sciaraitiche in alcune località che emettono sentenze vincolanti anche per la Common Law britannica e provvidenze di welfare destinate alle famiglie poligamiche
di Rodolfo Casadei da Tempi del 3 febbraio 2009 [1141]

C’è una guardia giurata al terzo piano della clinica “La Quiete” a Udine. Controlla che nessuno entri nella stanza di Eluana Englaro, la prima persona in Italia che morirà di fame e di sete con l’autorizzazione dei giudici
Una morte legale? Sì, come erano legali gli schiavi e le stelle gialle degli ebrei...
Se eseguiranno il decreto della Corte di Appello, Eluana morirà, e diranno che sarà morta naturalmente. Ma se c’è una morte innaturale, è proprio quella per fame e per sete. Si muore di malattia, di vecchiaia, per un incidente, una caduta: i morti per fame e per sete stanno nei paesi dimenticati da Dio, colpiti dalle carestie o dalla guerra, e di solito è uno scandalo quando nessuno li soccorre. Ma questo succedeva prima
di Assuntina Morresi da Il Sussidiario del 4 febbraio 2009 [1140]

«La prima volta mi sono fermata sulla soglia della sua porta. Pensavo di essere più forte. Ho respirato a fondo, poi sono entrata»
Parla la vedova Coletta: vi racconto Beppino ed Eluana
«Lei è una donna. Una donna di trentotto anni: ha la mia stessa età. Ha il ciclo mestruale come ogni donna. Apre gli occhi di giorno e li chiude la notte. Respira benissimo e da sola, serenamente. Il suo cuore batte da solo, tenace e forte. Ci sono momenti nei quali forse sorride e altri nei quali forse socchiude gli occhi. Ma quanti sanno davvero che Eluana non è attaccata a nessuna macchina? Quanti sanno che nella sua stanza non c’è un macchinario, ma due orsacchiotti di peluche sul suo letto? Che non ha una piaga da decubito? Che in diciassette anni non ha preso un antibiotico?»
di Pino Ciociola da Avvenire del 4 febbraio 2009 [1139]

Questa notte Eluana Englaro è stata trasferita dalla clinica di Lecco in cui era ricoverata a Udine. Sarà lì, alla casa di cura "La Quiete", che verrà data esecuzione alla sentenza della Cassazione
L'ultimo viaggio di Eluana è una sconfitta anche per chi è liberale
L'attivismo del padre di Eluana, comprensibile sul piano umano, non ha nulla a che vedere con il tema della tutela dei diritti individuali. Si tratta piuttosto di un tentativo di realizzare una forma di giustizia "sostanziale" in conto terzi, laddove manca un qualunque riconoscimento formale della sua pretesa. E la concezione “sostanzialistica” è esattamente la negazione della giustizia. Non basta valutare come ormai inutile un'esistenza (anche quando lo sia oggettivamente) per poter porre legittimamente fine ad essa
di Antonio Mambrino da L'Occidentale del 3 febbraio 2009 [1138]

Intervista a Dan Zahavi
Quegli innumerevoli aspetti che costituiscono l’unità dell’Io
C’è chi riduce tutta la nostra vita al prodotto dell’egoismo di un gene o chi parla della personalità come un flusso scomposto di vissuti ed eventi che si stratificano l’uno sull’altro senza senso. L’ennesimo tentativo di ridurre l’uomo a qualcosa di modificabile e controllabile sembra caratterizzare l’ideologia e il pensiero debole moderni. Eppure c’è ancora chi, come il professor Dan Zahavi, agnostico, docente di filosofia presso l’Università di Copenaghen nonché direttore del centro di ricerca sulla soggettività, non si unisce alla schiera nichilista la cui tentazione è quella di ridurre l’esistenza umana a una mera accidentalità pretendendo di poterne definire i connotati in base a griglie schematiche di dubbia scientificità
da Il Sussidiario del 3 febbraio 2009 [1137]

I più coraggiosi si erano organizzati e avevano sbarrato le porte di accesso ai loro cortili, inchiodato assi a quelle dei palazzi, bloccato in fretta e furia le scale per i tetti più alti. Ma per lo più la guerriglia non dava ascolto a nessuno
Noi usati come scudi da Hamas
"Traditori. Collaborazionisti di Israele. Spie di Fatah, codardi. I soldati della guerra santa vi puniranno. E in ogni caso morirete tutti, come noi. Combattendo gli ebrei sionisti siamo tutti destinati al paradiso, non siete contenti di morire assieme?". E così, urlando furiosi, abbattevano porte e finestre, si nascondevano ai piani alti, negli orti, usavano le ambulanze, si barricavano vicino a ospedali, scuole, edifici dell’Onu... E c’è un altro dato che sta emergendo sempre più evidente visitando cliniche, ospedali e le famiglie delle vittime del fuoco israeliano. In verità il loro numero appare molto più basso dei quasi 1.300 morti, oltre a circa 5.000 feriti, riportati dagli uomini di Hamas e ripetuti da ufficiali Onu e della Croce Rossa locale. "I morti potrebbero essere non più di 500 o 600. Per lo più ragazzi tra i 17 e 23 anni reclutati tra le fila di Hamas che li ha mandati letteralmente al massacro"
di Lorenzo Cremonesi dal Corriere della Sera del 21 gennaio 2009 [1136]

Per Khalil Samir paradossalmente la fine dell’inferno di Gaza s’intravede nelle parole dell’uomo che lo ha scatenato, Ehud Olmert
La pace non è mai stata così vicina
Come si esce dall’immane catastrofe che abbiamo visto a Gaza? Come si può evitare l’ennesima esplosione del Medio Oriente, le piazze in fermento, il terrorismo pronto a fare la sua parte in questo scenario di conflitto totale? Nonostante la tragicità della situazione sostengo che la pace tra Israele, palestinesi e mondo arabo potrebbe essere molto più vicina di quanto lasciano immaginare le rovine fumanti di Gaza. Quell’orribile spettacolo di distruzione e morte che non ha risparmiato donne, bambini, civili. Basta volerla, la pace. Chi deve volerla? Hamas, che come già fece Fatah, deve cancellare dal suo statuto e da ogni carta politica l’obiettivo della distruzione d’Israele. E deve volerla Israele, soprattutto, riconoscendo quello che lo stesso premier Ehud Olmert, lo stesso uomo che ha poi deciso il devastante attacco militare a Gaza, ha riconosciuto il 29 settembre del 2008 in un’intervista a Yedioth Ahronoth
di Samir Khalil Samir da Tempi del 19 gennaio 2009 [1135]

La guerra israeliana sulla striscia di Gaza e le drammatiche immagini trasmesse nei giorni scorsi dalle emittenti mediorientali hanno spinto alcune frange più estremiste della comunità islamica che vive nel nostro paese a venire fuori e a mostrarsi pubblicamente
C'è un'offensiva estremista che attacca in Italia l'islam moderato
Per chi vive all'interno della comunità dei musulmani italiani, episodi di questo tipo non sono affatto strani. Era da mesi che denunciavamo uno strano silenzio da parte di queste frange estreme dell'Islam italiano che alla prima occasione, la guerra a Gaza, hanno approfittato per ritornare allo scoperto sentendosi forti dello sdegno provocato nel mondo arabo dai raid aerei sulla città palestinese e dall'appoggio di buona parte della sinistra radicale che li considera un interlocutore politico. A pregare in strada erano le stesse persone che ogni sabato, da quando è iniziata la guerra a Gaza, si organizzavano con degli autobus per partecipare ai vari cortei pro palestinesi che si sono tenuti in Italia, in modo da far credere all'opinione pubblica che tutti i musulmani italiani condividono il loro progetto politico fondamentalista
di Souad Sbai da Il Sussidiario del 20 gennaio 2009 [1134]

Intervista ad Asfa Mahmoud
L’islam moderato? C’è ma non fa notizia…
«La mia è una religione aperta e non chiusa. Riconosco purtroppo che non per tutti i musulmani è così». Lo dice Asfa Mahmoud, presidente della Casa della cultura islamica di Milano. Sono stati Vittorio Emanuele Parsi e Souad Sbai a lanciare un segnale d’allarme: guai se gruppi musulmani estremisti riescono a sfruttare episodi come quello della crisi di Gaza per confondere fede e politica ed egemonizzare l’islam italiano
da Il Sussidiario del 20 gennaio 2009 [1133]

Chi ancora pensa che il nucleare iraniano non sia una minaccia provi a pensarlo in mano a un tiranno convinto che la fine dei tempi è vicina e passerà attraverso di lui. Dalla repubblica degli ayatollah al Libano del Partito di Dio, glossario del millenarismo che ammorba l’islam sciita
L’Apocalisse secondo Ahmadinejad
I musulmani, come i cristiani, credono nella fine del mondo e nel Giudizio universale, che loro chiamano Giorno del giudizio e Giorno della resurrezione. Credono nell’avvento dell’Anticristo e nel ritorno di Cristo, nell’apparizione della Bestia e nell’intervento dei popoli di Gog e Magog: proprio come si legge nelle lettere dell’apostolo Giovanni e nella sua Apocalisse. Credono anche a rivelazioni propriamente islamiche riguardo ai segni precorritori e ad alcuni personaggi estranei all’Apocalisse cristiana: il Mahdi, messia degli ultimi tempi, e il Sofyani, suo arcinemico insieme all’Anticristo (Dajjal), lo Yemenita, alleato del Mahdi, eccetera. Il problema nasce quando qualcuno si mette in testa di passare dall’escatologia all’attualità
di Rodolfo Casadei da Tempi del 19 gennaio 2009 [1132]

«Nulla giustifica la morte di un ragazzino - mi ha detto Asaf, 33 anni, proprietario di un ristorante a New York e, nei periodi da riservista, pilota di elicotteri Cobra -. Nulla. Per questo, quando il rischio esiste, quando in cabina di pilotaggio mi accorgo che, prendendo di mira un obbiettivo militare, potrei colpire anche dei civili, lascio perdere e torno alla base»
Perché Gaza non è Sarajevo
Che non tutti abbiano gli stessi scrupoli, lo immagino (infatti, come spiegare altrimenti i troppo numerosi e inaccettabili bagni di sangue?). Ma che in Tsahal esistano persone come Asaf, che le procedure comandino di agire piuttosto come Asaf, insomma che Asaf non sia l'eccezione ma la regola, è importante dirlo (e pazienza per il cliché che vuole ridurre Tsahal a un'accozzaglia di bruti che si accaniscono su donne e vegliardi)
di Bernard-Henry Lévy dal Corriere della Sera del 19 gennaio 2009 [1131]

«Il cammino dell’ultimo mezzo secolo è irreversibile. Papa Benedetto XVI ha riaffermato in molti modi la sua amicizia con il popolo ebreo e il suo rispetto per il giudaismo. Ha ripreso la tradizione di Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo»
Parla il rabbino amico di B-XVI, e conferma la tesi di Israel
«La memoria è fondamentale ma deve essere bene usata. Il modo migliore di sviluppare i rapporti tra ebraismo e cristianesimo è di rivolgere lo sguardo al futuro. Va riconosciuto al cardinale Ratzinger di aver compreso questa necessità, di aver tentato di superare i limiti del dialogo dei primi decenni»
di Andrea Monda da Il Foglio del 18 gennaio 2009 [1130]

Leopardi pone la domanda di fondo: esiste qualcosa di ingiusto in sé e per sé e che non potrà mai essere giustificato da nessuna procedura legittima? In altre parole: esiste una verità circa il bene dell’uomo indipendentemente dai risultati della discussione e deliberazione pubblica? Esiste e non può che essere il riconoscimento di ciascuno da parte di ciascuno dell’uguale dignità di persona
Perché non possiamo non dirci cristiani
La presenza di Cristo dentro una cultura è assicurata dalla fede dei suoi discepoli, la quale non è destinata a rimanere confinata nell’intimo della coscienza del singolo né a supposte comunità di discepoli separate dal mondo. Essa, la fede dei discepoli, deve imprimere nel mondo e nel vissuto umano la forma Christi, di cui solo la fede è trasmettitrice
di Carlo Caffarra da Avvenire del 18 gennaio 2009 [1129]

Qualche anno fa aveva scritto: «La vecchiaia favorisce un’altra conoscenza, quella che l’Oriente considera come l’unione dell’intelligenza e del cuore»
Clément, il ’68 dello Spirito
Scompare con Clément (nato nel 1921) una figura europea di spicco, unica e originale. Il suo pensiero è figlio di un innesto complesso e ben riuscito. Le sue radici sono in ambiente laico e non credente. Ha vissuto a Parigi, in una città al plurale, ricca ma con tanti aspetti di deserto umano. Ha sentito l’angoscia degli orizzonti stretti dell’uomo contemporaneo; si è incamminato nei sentieri della ricerca spirituale. Ha incontrato la fede cristiana nella Chiesa ortodossa. La sua ricerca inquieta si è sviluppata nel clima della seconda guerra mondiale. La guerra è, per tanti grandi spiriti, un tempo fecondo di intuizioni
di Andrea Riccardi da Avvenire del 17 gennaio 2009 [1128]

Intervista inedita a Primo Levi. Un ragazzo di 20 anni e l'autore di Se questo è un uomo. Una lunga conversazione, mai rivelata, che torna alla vigilia del Giorno della Memoria
«Io, scampato al lager per poterlo raccontare»
«Volevamo sopravvivere anche e soprattutto per raccontare ciò che avevamo visto: questo era un discorso comune, nei pochi momenti di tregua che ci erano concessi. Del resto è un desiderio umano: lei non troverà mai un reduce che non racconti. (No, mi correggo, ve ne sono alcuni che non raccontano; ve ne sono alcuni che sono stati feriti talmente a fondo che hanno censurato il loro passato, l'hanno sepolto per non sentirselo più addosso). In primo luogo c'è il bisogno di scaricarsi, di buttare fuori quello che si ha dentro. Poi ci sono anche altri motivi... c'è forse anche il desiderio di farsi valere, di far sapere che siamo sopravvissuti a certe prove, che siamo stati più fortunati, o più abili, o più forti»
di Marco Viglino da La Repubblica del 18 gennaio 2009 [1127]

Scrittore radicato nell'identità ebraica, Singer ha respirato fin dall'infanzia le consuetudini della cultura yiddish. Ne ha interpretato gli umori più nascosti mettendo in evidenza le abitudini e i punti di forza di un mondo che rischia di perdersi
L'ebraismo che sa di avere un passato ma teme di non avere un futuro
Amava ripetere che tutti i suoi scritti rappresentavano un frammento della sua identità. "Io sono - sosteneva - in tutti i miei libri in un modo o nell'altro". Libri che hanno fatto ribalzare l'immagine di un popolo stretto tra la necessità di sopravvivere e il desiderio di tramandare la propria storia
di Carlo Roma da L'Occidentale del 18 gennaio 2009 [1126]

Così sarà intitolata l’enciclica sociale di Benedetto XVI, che forse si ispirerà anche a questo inedito di Romano Amerio, dove sta scritto che non c’è amore senza verità
Caritas in Veritate
«La nostra fede porta che in principio sia il Padre, il Padre genera il Figlio, che è il Verbo, e, dal Padre e dal Figlio, si genera lo Spirito Santo, che è l’amore. L’amore è preceduto dal Verbo, è preceduto dalla cognizione. (…) Facendo dell’amore un assoluto si cade nell’errore degli Orientali, che non accettano il Filioque del nostro Credo... Questo del Filioque, che sembra un teorema di astratta teologia, è un atteggiamento formidabilmente pratico, perché il mondo è pervaso dall’idea che il valore vero sia l’azione, il dinamismo... Si cade facilmente in un irenismo che vuole abbracciare ogni dottrina, ogni religione; questo abbraccio è possibile in quanto si prescinde dal Verbo, che è una verità, che è una legge»
di Lorenzo Fazzini da Tempi del 12 gennaio 2009 [1125]

Si assalta la Santa Sede per le sue posizioni sul conflitto Israele-Hamas; si cerca di tirarla da una parte o dall’altra. Ma non si comprende la sua missione
C’è chi non capisce il “pacifismo” del Vaticano
Da israeliano (e sarebbe il caso del cittadino di qualsiasi altra Nazione) non mi dispiace mai che ci sia chi guardi alla mia Nazione con simpatia, che ci sia chi ne voglia capire le ragioni, che ci sia chi voglia comprendere anche le scelte più difficili e più discusse del suo governo. E da essere umano, innanzitutto e soprattutto, è chiaro che non mi possa dispiacere che ci sia chi prenda tanto a cuore le infinite sofferenze di una popolazione inerme già comunque eccezionalmente provata. Ma da cattolico, da sacerdote, mi offende che ci sia chi ne abusi per attaccare la Chiesa; mi dispiace moltissimo che ci sia ancora chi si ostini nel rifiutare di riconoscere che la Chiesa in genere, e la Santa Sede in specie, non partecipano, e per natura loro non possono partecipare, al dibattito politico, non prendono parte nelle dispute temporali, e non lo possono né lo debbono fare, e che sia in fondo nell’interesse di tutti quanti che non lo facciano
di David-Maria A. Jaeger, ofm, da AsiaNews del 16 gennaio 2009 [1124]

Se uno sta male a investire un gabbiano, cosa gli succede se uccide un innocente? Mi sono sempre chiesto in questi giorni, quale sforzo debbano fare non i guerrieri di Hamas, che coltivano la morte, ma i soldati di Tsahal, che vogliono vivere. Ed è per questo che spero finisca presto, anche
Sulle curve di Gaza, dove vorresti che i due nemici si uccidessero occhi negli occhi, con i coltelli se serve
E se uno pensa a chi ha ucciso per sbaglio, fosse pure per evitare di venire ucciso, o per spezzare l’incubo dei missili sulla testa della tua gente, è facile capire che le cicatrici lasceranno un segno. Non l’abitudine, non l’indurimento, questo non lo credo. Ma un segno lo lasceranno, e non è un bel segno
di Toni Capuozzo da Il Foglio del 15 gennaio 2009 [1123]

Qui siamo in presenza di uno scontro interno al mondo cattolico in cui una parte del mondo ebraico italiano si sta prestando alla funzione del Settimo Cavalleggeri
Il cattolicesimo ambrosiano e l’ebraismo di sinistra marciano divisi per meglio colpire il ratzingerismo
A questo punto salta anche agli occhi di un cieco che le questioni di merito c’entrano come il classico cavolo a merenda. Esse sono soltanto un pretesto per saldare uno schieramento politico e rafforzare una battaglia interna al mondo cattolico, ma anche per colpire l’attuale dirigenza dell’Unione delle Comunità Ebraiche e della Comunità di Roma, ritenute “troppo di destra”. Che in una situazione drammatica come questa ci sia chi ha voglia di fare simili manovre, a costo di provocare scontri, divisioni e anche di riattizzare vecchie incomprensioni e risentimenti contro i quali il dialogo dovrebbe essere perseguito con la stessa cura con cui si assume un medicamento, è un segno di come l’ideologia possa condurre alle più gravi manifestazioni di irresponsabilità
di Giorgio Israel da Il Foglio del 16 gennaio 2009 [1122]

Fra i riservisti che mangiano il cibo portato da casa prima di uccidere o morire nella Striscia
Bilancio di guerra
Una cosa è chiara, nei mozziconi di parole che scambiamo: che vanno al fronte per difendere le loro vite, e quelle di chi gli è caro. Messi tutti insieme, quei mozziconi di parole dicono che Israele non si fermerà fino a quando la capacità di lancio dei Qassam non sarà azzerata, e fino a quando la capacità di rifornirne gli arsenali non sarà distrutta. Sono obbiettivi chiari, ed elementari
di Toni Capuozzo da Il Foglio del 13 gennaio 2009 [1121]

Julliard precisa che tutti e tre gli scrittori, in epoche diverse, hanno rappresentato uno «strumento di emancipazione intellettuale» in quanto hanno, attraverso le loro opere e il loro percorso esistenziale, operato una “liberazione” del proprio tempo, aiutandolo a prendere le distanze dalle influenze culturali in esso dominanti
L’anti modernità scomoda e profetica di Péguy, Claudel e Bernanos
I tre sono accomunati dalla loro matrice cattolica e ciò ha implicato, data la società laica o addirittura laicista in cui hanno operato, la loro messa al bando. Ma la solitudine più o meno voluta non li ha fatti sprofondare nella marginalità; al contrario ha fatto acquistare loro una profonda “chiaroveggenza” e una grande capacità di resistenza alla “volgarità dell’ambiente”. C’è un bel passaggio in cui Julliard precisa cosa intende per chiaroveggenza. Parlando di Péguy, dice che il suo “programma” come storico e giornalista, la sua “passione per la verità” nasceva dalla sua posizione “interiore” che Juillard precisa con una frase di Mounier: «L’avvenimento sarà il nostro maître intérieur (interiorità)». Julliard commenta questa frase del filosofo personalista dicendo che «noi (giornalisti, scrittori) non possiamo scegliere la materia. Né la creiamo. Essa sorge dalla nostra stessa vita, dalla nostra stessa esperienza, dalla nostra stessa epoca. Le idee non camminano nude per le strade. Bisogna prenderle per la mano e condurle allo scoperto»
di Silvio Guerra da Il Sussidiario dell'8 gennaio 2009 [1120]

Les journalistes ont du souci à se faire. Leurs défenseurs paraissent moins efficaces que jamais. Que Reporters sans frontières écrive cela pourra sembler singulier. Sans être adeptes de l’autoflagellation - nous connaissons nos forces et nos faiblesses depuis longtemps -, il nous faut cependant dire les choses telles qu’elles sont: les journalistes ne sont pas correctement et suffisamment défendus dans le monde
La liberté de la presse dans le monde en 2008
Les Etats les plus répressifs de la planète n’ont que faire de la liberté d’expression et de ses apôtres. Les organisations non gouvernementales sont interdites d’entrée ou boutées hors des frontières des pays dans lesquels elles seraient pourtant le plus utiles. Les grandes institutions internationales peuvent protester, menacer de sanctions, monter aux tribunes les plus prestigieuses pour condamner, rien n’y fait. Les prédateurs de la liberté de la presse font la sourde oreille. Notre impuissance est leur force
di Reporters sans frontières, gennaio 2009 [1119]

Mi hanno guardato tutti, ma soltanto uno ha detto, scusandosi, che non avevano voglia di rispondere
Il silenzio di chi fa la guerra
Non è diffidenza, e neanche indifferenza. È soltanto che sono convinti di non essere capiti. So già quello che mi avrebbero detto: che faresti se una parte del tuo paese finisse sotto i missili un giorno sì e l’altro pure? So già che se gli avessi chiesto del cessate il fuoco rigettato mi avrebbero risposto che non vogliono tornare al punto di partenza. So anche quello che mi avrebbero risposto se gli avessi detto delle vittime civili: è Hamas che se ne fa scudo
di Toni Capuozzo da Il Foglio del 13 gennaio 2009 [1118]

Chiunque abbia, se non altro per ragioni anagrafiche, un passato, è portato a leggere i conflitti di oggi alla luce degli schemi mentali di ieri
Un conflitto nuovo
Sono due i fatti nuovi che hanno determinato un cambiamento qualitativo del conflitto israeliano- palestinese e che tanti sembrano voler rimuovere: in primo luogo l'irruzione della religione, e più precisamente dell'islam politico; in secondo luogo lo scontro per l'egemonia fra l'islam sciita guidato dall'Iran e quello sunnita
di Angelo Panebianco dal Corriere della Sera del 12 gennaio 2009 [1117]

L’atteggiamento della Chiesa nel conflitto arabo-israeliano si colora di un aspetto tutto particolare, che va oltre il rapporto cristianesimo-ebraismo. Si tratta del fatto che mai come a proposito di quel conflitto si manifesta il carattere problematico delle posizioni che la Chiesa è venuta assumendo sempre di più negli ultimi anni sulla scena internazionale. Una posizione che, come si sa, si compendia in pratica nel rifiuto/denuncia della guerra, virtualmente di ogni guerra
Il pacifismo impossibile
Questo pacifismo suscita inevitabilmente una questione di grande rilievo, destinata a emergere di continuo nelle accese discussioni pubbliche che accompagnano sempre il conflitto mediorientale, come per l’appunto si vede anche in questi giorni. Essa riguarda il carattere quasi sempre non neutrale del pacifismo, spesso a dispetto dei suoi stessi promotori
di Ernesto Galli Della Loggia dal Corriere della Sera dell'11 gennaio 2009 [1116]

Il riconoscimento di un legame non può arrestarsi alla declamazione ma deve proiettarsi nel futuro e sostanziarsi di fatti nuovi
La Chiesa, Israele e gli Ebrei
La doverosa ammissione dei torti inflitti non può tramutarsi in un processo infinito, in un elenco senza fine e continuamente riaperto: nessuno può restare in perpetua penitenza per le colpe compiute dai padri. D’altra parte, nessuno può pretendere di mettere una pietra sopra la storia dell’antisemitismo. Bisogna saper tracciare un confine tra memoria e analisi storica da un lato e azione presente dall’altro: se l’una pesta continuamente i piedi dell’altra diventa impossibile pensare in modo oggettivo il passato e costruire in modo libero il futuro
di Giorgio Israel da Il Foglio dell'11 gennaio 2009 [1115]

Il governo di Hamas è indifferente alla sua popolazione
Hamas non ha pietà della sua gente
I capi e dirigenti si sono dati alla clandestinità o, più precisamente, si sono rintanati nei bunker sotterranei lasciando il popolo in preda alle sorti di un’irrealizzabile avventura fondamentalista
di Abraham B. Yehoshua da La Stampa dell'8 gennaio 2009 [1114]

I fatti di Gaza ripropongono il problema dell’Urnwa come punta dell’iceberg del più generale problema della riorganizzazione dell'Onu
L'Unrwa e la connection con Hamas
L’Unrwa è all’origine di quel doppio standard con cui l’Onu tratta la questione palestinese rispetto a tutte le altre emergenze umanitarie e belliche che si sono succedute al mondo negli ultimi sessant’anni: e che è poi all’origine di quell’altro doppio standard che viene rimproverato a Israele, di essere il Paese al mondo che più risoluzioni dell’Onu ha violato. Vero: anche perché è contro Israele che si creano sistematicamente maggioranze che all’Onu non si creano contro nessun altro Paese, anche quando fa cose ben peggiori di quelle rimproverate allo Stato ebraico
di Maurizio Stefanini da L'Occidentale del 10 gennaio 2009 [1113]

Una volta di più, vorrei ripetere che l’opzione militare non è una soluzione e che la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata fermamente
Per costruire la pace dobbiamo sconfiggere la povertà
Auspico che, con l’impegno determinante della comunità internazionale, la tregua nella striscia di Gaza sia rimessa in vigore – ciò che è indispensabile per ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione – e che siano rilanciati i negoziati di pace rinunciando all’odio, alle provocazioni e all’uso delle armi. È molto importante che, in occasione delle scadenze elettorali cruciali che interesseranno molti abitanti della regione nei prossimi mesi, emergano dirigenti capaci di far avanzare con determinazione questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma indispensabile riconciliazione. A questa non si potrà giungere senza adottare un approccio globale ai problemi di quei Paesi, nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte le popolazioni coinvolte
di Sua Santità Benedetto XVI, 8 gennaio 2009 [1112]

Poiché da decenni non sono mai riuscito a distinguere fra morti buoni e cattivi o, come diceva Camus, fra «vittime sospette» e «carnefici privilegiati», sono evidentemente sconvolto, anch'io, dalle immagini dei bambini palestinesi uccisi. Detto questo, e tenuto conto del vento di follia che, una volta di più, come sempre quando si tratta di Israele, sembra impadronirsi di certi mass media, vorrei ricordare alcuni fatti
Ostaggi di Hamas
Oggi, delle due l'una. O i Fratelli musulmani di Gaza ristabiliscono la tregua che hanno rotto e dichiarano caduca una Carta fondata sul puro rifiuto dell'«Identità sionista», raggiungendo il vasto partito del compromesso che, Dio sia lodato, non smette di progredire nella regione, e allora la pace si farà. Oppure si ostinano a vedere nella sofferenza dei loro compagni solo un buon carburante per le loro passioni riacutizzate, il loro odio folle, nichilista, senza parole, e allora bisognerà liberare non solo Israele, ma i palestinesi, dall'oscura influenza di Hamas
di Bernard-Henry Lévy dal Corriere della Sera del 7 gennaio 2009 [1111]

Tutte le espressioni che modulano con ripetitiva monotonia l'esigenza della tregua, dal «cessate il fuoco» al «tacciano le armi», dai «tavoli della pace» alle «conferenze internazionali per il dialogo» ai «corridoi umanitari», presuppongono una condizione fondamentale che è proprio quella assente nell'inferno di Gaza: la tregua, perché sia tale, si fa sempre in due
Tregua e retorica
È ragionevole, è realistico, è possibile che Hamas voglia essere una delle due parti a rispettare una tregua? Non l'ha già violata lanciando razzi Qassam sulle città israeliane per fare espressamente vittime civili? E poi, su quali basi è possibile per Israele trattare con chi non nasconde un'ostilità assoluta e non negoziabile verso la sua stessa esistenza?
di Pierluigi Battista dal Corriere della Sera del 7 gennaio 2009 [1110]

In questi giorni di guerra nella striscia di Gaza il mondo si è diviso tra chi sostiene che Israele ha il diritto di reagire e chi no, tra chi ritiene che le ragioni dei palestinesi siano legittimamente portate avanti dai metodi di Hamas e chi no
Appello per la pace in Terra Santa – Si ascolti il Papa
Il Sussidiario raccoglie l'appello promosso da Roberto Formigoni, Mario Mauro, Maurizio Lupi e altri venti tra parlamentari e senatori a sostegno della posizione più ragionevole fin qui espressa, con profondità e semplicità. Quella di Benedetto XVI
di Roberto Formigoni, Mario Mauro e Maurizio Lupi da Il Sussidiario del 6 gennaio 2009 [1109]

Da quando è iniziato il conflitto militare a Gaza si leva da mezzo mondo la richiesta di un cessate il fuoco immediato e senza condizioni
I pacifisti di casa nostra, più strillano meno dicono
È comprensibile che un simile esito sia auspicato dai sostenitori di Hamas. Difatti, Israele non otterrebbe nulla salvo aver provocato inutili lutti e rovine e Hamas canterebbe vittoria facendo al contempo la parte della vittima, per prepararsi a riprendere la sua sagra missilistica. Ma che una simile uscita dal conflitto venga auspicata da chi non si dice sostenitore di Hamas e venga invocata in nome delle ragioni della pace e dell’umanità è una manifestazione di cinismo e di immoralità senza limiti
di Giorgio Israel da Libero del 6 gennaio 2009 [1108]

È strano come i toni della ragionevolezza, quelli della saggezza antica, confortevole e insipida come l’acqua calda, alle volte nascondano invece un abisso di confusione, un vuoto di idee che può diventare un pericolo per il mondo
Questa sinistra pavida che gioca coi terroristi
Viene da chiedersi con quale senso della responsabilità la sinistra italiana, l’Europa, l’Onu, parte della stampa internazionale, fingano di non capire che limitare il proprio commento alla richiesta di fermare la guerra contro Hamas giochi la credibilità del mondo occidentale, li metta in ridicolo presso il mondo islamista, rovini i Paesi arabi moderati che tacciono cauti, distrugga la deterrenza di fronte alla jihad islamica, danneggi Abu Mazen e anche la prospettiva di «due Stati per due popoli»
di Fiamma Nirenstein da Il Giornale del 5 gennaio 2009 [1107]

Hu Jia, per la nomenklatura, è un «criminale» che, sfidando il pugno di ferro del «Principe» - niente meno che con due miti lettere pubbliche lanciate attraverso internet e una prudente intervista - ha richiamato l'attenzione della comunità internazionale sulla violazione dei diritti umani in Cina
Zampate cinesi sul Nobel per la pace
Quest'anno Hu Jia aveva tutti i titoli per vedersi assegnare il prestigioso riconoscimento: la sua storia, le vessazioni subite, la dignità e la coerenza della sua battaglia non violenta. Era una candidatura molto forte, ragionevole e giusta. Ma a poche ore dalla riunione decisiva, in ottobre, Pechino è insorta con virulenza. «Sarebbe un insulto se il premio Nobel finisse a un criminale che ha violato la legge cinese». Un monito. Una minaccia. E non era la prima volta. Già l'anno precedente, di fronte alla prospettiva che alla cerimonia fosse chiamata Rebiya Kadeer, la dissidente della minoranza uigura dello Xinjiang (Cina occidentale), il regime aveva esplicitamente detto che avrebbe rotto le relazioni diplomatiche con la Norvegia se ciò fosse avvenuto
di Fabio Cavalera da Popoli, gennaio 2009 [1106]



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