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Segnalazioni 2011
Le ricorrenze spingono sempre a ricordare i tempi passati e a misurarli con quelli presenti. Non è soltanto la nostalgia per le cose che non ci sono più, ma un criterio di misura di ciò che accade attorno a te confrontato con le esperienze che hai fatto
Crisi dello spread o crisi del rancore?
Ciò che sento profondamente mutato rispetto a tutte le altre esperienze di crisi, compresa la guerra da cui ho preso le mosse, è proprio questo umore collettivo che esprime in ogni circostanza apatia e sconforto. Ciò che sento attorno a me è infatti l’idea che nessuno è più in grado di governare la propria vita verso un progetto duraturo, e che nessuno, allo stesso tempo, si fida più degli altri come compagni di una stessa avventura... Nessuno dei governanti del nostro Paese, dell’Europa e del mondo si rende conto che una così massiccia deprivazione del governo della propria vita può produrre proteste insensate e violenze improvvise non controllabili, giacché l’esperienza storica insegna che gli uomini possono anche accettare riduzioni delle proprie risorse economiche ma non riescono a gestire il senso di annichilimento della propria persona
di Pietro Barcellona da Il Sussidiario del 30 Dicembre 2011 [1707]

Sinistra radicale e destra populista tornano a parlare una lingua dagli antichi accenti comuni. Le uniscono le stesse denunce, le identiche parole d'ordine contro "mercatismo" e "macelleria sociale", la stessa propensione alle teorie complottistiche fondate sull'esistenza di cupole decisionali invisibili, di doppi Stati, di cospirazioni segrete
La tentazione sfascista
Per costoro il governo Monti non è semplicemente un esecutivo discutibile e fallibile come ogni compagine governativa. È molto di più: rappresenta il disvelarsi del potere ultimo e autentico, quello che finora aveva agito dietro le quinte della politica e dell'economia, l'epifenomeno apocalittico a lungo atteso da coloro che sanno e che vedono, l'avvento dell'ultima ora della democrazia e della sovranità sostituita dalla finanza e dalle logge occulte che hanno sempre governato il mondo
di Riccardo Paradisi da Liberal del 29 Dicembre 2011 [1706]

La trasfigurazione della materia, di Massimo Camisasca, Jonah Lynch e Marko Ivan Rupnik, fotografie di Stefano Ciol, Marietti 2011, pp. 115
Il mosaico di Rupnik: così la fede cambia il volto della materia
Quel che segue è il racconto di un incontro avvenuto in diverse fasi tra chi scrive, gallerista d’arte contemporanea, e un’opera d’arte sacra realizzata in tempi recentissimi. Si tratta del mosaico della Fraternità san Carlo di Roma creato da Marko Ivan Rupnik, coadiuvato da un gruppo di artisti del centro Aletti di Roma... Le mie considerazioni preliminari e immediate si sono appuntate su due aspetti evidenti: la lavorazione assolutamente magistrale del mosaico, di una ricchezza inventiva e tecnica davvero prodigiosa, contrapposta al disegno che non sembra tener conto dell’evoluzione dell’arte contemporanea... una manifesta riluttanza a richiamare l’immaginario contemporaneo o a rifarsi con studiate citazioni stilistiche a un momento dell’arte del passato
di James Rubin da Il Sussidiario del 28 Dicembre 2011 [1705]

La nuova partecipazione politica deve avviarsi attraverso una riforma dei partiti istituzionalizzati che per la loro tendenza oligarchica sono i primi responsabili della participation crisis della nostra democrazia. Come può avvenire, però, una tale riforma dei partiti?
Così si può battere l’alleanza perversa di partiti e tecnocrati
A parte l’esigenza di più trasparenza dei loro lavori, i partiti dovrebbero cercare di impegnarsi maggiormente nella comunicazione con i cittadini e nel loro coinvolgimento a partire dalla base – lì dove è legittimamente radicato il processo di formazione della volontà politica di una popolazione. A questo livello, poi, e meno nel processo di elezione e decisione politica stesso, sarebbero da considerare anche tutte le forme possibili di e-democracy, da rivalorizzare quindi soprattutto a livello consultivo. In questo modo, la politica riacquisisce la consapevolezza di doversi collocare molto di più sul livello della società civile, e non direttamente al livello astratto dello Stato dove rischia di rinchiudersi in processi meramente formalizzati. Il luogo della partecipazione è la società civile, e se l’attuale participation crisis è l’occasione per la popolazione di appropriarsi maggiormente del processo democratico, nel senso di Beck, allora potrebbe avvenire in maniera costruttiva – e non di “lotta” – la participatory revolution. Dobbiamo riscoprire l’effetto civile e costruttivo insito nella democrazia, invece che il “pericolo” per i partiti istituzionalizzati e per i mercati: per Mill e Tocqueville è la partecipazione che genera cittadini migliori
di Markus Krienke da Il Sussidiario del 27 Dicembre 2011 [1704]

Ci lascia un opportunista scaltro, cinico, fascista quando Mussolini era all’apice, partigiano quando il regime cadde e le sorti della guerra erano segnate, leghista quando Bossi predicava la secessione e conquistava il Nord, Berlusconiano quando c’era da mangiare a Fininvest, protagonista di Repubblica quando c’era da strisciare al fianco del fallimentarista De Benedetti
Biografia non autorizzata di uno strano "antifascista"
Insomma il classico percorso di tanti intellettuali nostrani, un percorso a tratti indecente, viscido, fatto di opportunismi e convenienze. Umana pietà per chi non c’è più e per chi ha lasciato, ma ci si risparmi il frignare delle prèfiche inconsolabili che oggi lo definiscono, con la solita ipocrisia, “Maestro”
di Milton da L'Occidentale del 27 Dicembre 2011 [1703]

Dante racconta come negli ultimi istanti della sua vita Manfredi si fosse affidato alle braccia amorevoli di Dio e come fosse stato preso dentro il mistero inafferrabile della misericordia del Signore
Dante, Manfredi e quel disegno che la ragione non comprende
Al di là di tutti i complessi problemi politici sottesi a questo giudizio di Dante, il suo appare come un avvertimento non adirato, ma sofferto, a riconoscere la natura delle vie di Dio, a leggere la sua vita come mistero di misericordia. Fino all’ultimo istante l’uomo è custodito da un Dio che è Padre e al quale basta il pianto del pentimento per salvare un figlio smarrito
di Laura Cioni da Il Sussidiario del 23 Dicembre 2011 [1702]

«Così come oggi tanti anni fa / mandate a dire all’imperatore / che tutti i pozzi si sono seccati / e brilla il sasso lasciato dall’acqua / orientate le vostre prore dentro l’arsura / perché qui c’è da camminare nel buio della parola»
Il fascino scomodo della parola poetica
Sono i versi dell’ultima raccolta di poesie, Mandate a dire all’Imperatore (Crocetti 2010), di Pierluigi Cappello, uno degli ultimi poeti veri di questo strano Paese che troppo spesso nobilita e rende eroi nazionali i senza arte né parte, lasciando ingiustamente al margine quelle genialità che ancora potrebbero salvarlo
di Massimiliano Castellani da Avvenire del 22 Dicembre 2011 [1701]

Le ambizioni atomiche di Teheran potrebbero farsi concrete già nel 2012
Colpire il cuore di Teheran
Con la chiusura dello scenario di guerra iracheno, si è tornati chiedersi se quell'intervento contro Saddam Hussein fosse necessario. E soprattutto resta in sospeso l'incognita se oggi l'Iraq sia un Paese migliore rispetto a otto anni fa. Certo è che Bagdad è più vicina a Teheran. Il che porta a chiedersi cosa stia succedendo a Teheran
di Antonio Picasso da Liberal del 22 Dicembre 2011 [1700]

È la domanda che di sala in sala si impone come da filo conduttore della più bella mostra vista in questo 2011: quella organizzata dalla Tate Modern di Londra (sino all’8 gennaio, ma andrà poi a Berlino e Parigi) per gli 80 anni di Gerhard Richter
Che cosa può dire la pittura sul destino del mondo?
È la pittura che ancora una volta scende in campo per interrogare e interrogarsi, senza pretesa di proclamare alcunché, ma senza censurare nulla. Certo la pittura entrando in scena dice che l’ultima parola non è detta e che nessuno aspetto della realtà può essere liquidato, ma deve essere affrontato con lealtà nel suo profondo. Questo è, secondo Richter, il senso del fare arte rispetto ai destini del mondo: portare a galla nessi nascosti, indagare con discrezione, porre e porsi tante domande che sono state tenute sepolte nella coscienza
di Giuseppe Frangi da Il Sussidiario del 22 Dicembre 2011 [1699]

«Semplicemente per farne dono – scrisse – a una persona che soffre e che forse da queste mie pagine fatte alla svelta può ancora trarre la misura del mio amore»
Alda Merini, mistica & clochards
Quanto al dono della poesia, esso per lei aveva due facce, come in una medaglia: Alda Merini si chiede come possa essere autrice, «che cosa abbia contribuito a farmi poetessa; al principio era come un dono immenso, poi è diventata l’immensa fatica di offrire qualcosa, di provare la mia esistenza. È certo che non è un libro giusto come ingiusta è stata la mia esistenza»
di Pierangela Rossi da Avvenire del 21 Dicembre 2011 [1698]

Omero rievoca fatti, eroi, usanze di un mondo in gran parte passato, filtrandoli attraverso la cultura della sua epoca. Nei poemi vi sono aspetti del mondo miceneo, perché questi sono integrati in modo indissolubile nei racconti che Omero rielabora, ma molti fatti peculiari di quell’epoca non sono nemmeno più capiti
Il palazzo tra invidie e vendette: i "politici" di Omero sono ancora attuali?
L’Odissea presenta novità interessanti nella concezione dell’etica (e forse questo aspetto è anche più interessante di quello politico). Se la percezione di essere un individuo portatore di diritti e membro attivo di una comunità, quale sarà il cittadino della polis, nell’Odissea è ancora molto sfumata, è più nitida la sensazione che ha l’uomo dell’Odissea di essere almeno in parte artefice del proprio destino. Vi sono eventi che non si possono evitare, quali la malattia, la vecchiaia, la morte, ed eventi che risiedono “sulle ginocchia degli dèi”, ma è vi è anche una sfera di azioni che ricade interamente sotto la responsabilità del singolo e che può determinarne il successo o il disastro
di Moreno Morani da Il Sussidiario del 21 Dicembre 2011 [1697]

Itaca è un modello di comunità retta da regole condivise
Ulisse, fondatore della politica
È il viaggio per antonomasia, quello di Ulisse verso Itaca, l'isola solitamente identificata, nella metafora, con il traguardo di un difficile percorso spirituale che consente di prendere consapevolezza dei limiti della condizione umana, affermando al tempo stesso l'autonomia della propria coscienza. Ma per i greci che leggevano l'Odissea - dal momento in cui venne messa per iscritto, nell'VIII secolo a.C. - quel viaggio non era una metafora. Per loro, Itaca era una città reale, con le sue case, il suo porto, le sue abitudini di vita. Una delle tante comunità in cui, nei secoli successivi al crollo dei Palazzi micenei, si era consolidata una nuova forma di vita associativa, in cui non esistevano dei sudditi (come nei regni micenei), bensì dei cittadini. In altre parole, la polis, all'importanza (e alla celebrazione) della cui diversità il viaggio di Ulisse accompagnava i greci
di Eva Cantarella dal Corriere della Sera del 12 Dicembre 2011 [1696]

“C’è un positivo a cui Pasolini giunge attraverso il marxismo, un positivo che deve però essere separato dal suo laicismo. Ed è infine interessante notare come egli incontri il pensiero cattolico a partire dal marxismo, come faccia rientrare la critica marxista nella critica cattolica alla società borghese”
La follia di Pasolini e le profezie di Del Noce sul nuovo "fascismo"
“È una società [la società opulenta] che accetta tutte le negazioni del marxismo nei riguardi del pensiero contemplativo, della religione e della metafisica: che accetta quindi la riduzione marxista delle idee a strumento di produzione; ma che d’altra parte rifiuta del marxismo gli spetti rivoluzionari-messianici, quindi quel che di religioso rimane dell’idea rivoluzionaria. Sotto questo riguardo rappresenta veramente lo spirito borghese allo stato puro; lo spirito borghese che ha trionfato dei suoi due tradizionali avversari, la religione trascendente e lo spirito rivoluzionario. Si potrebbe arrivare a dire, e documentarlo coi testi del Manifesto: per una singolare eterogenesi dei fini il marxismo ha condotto lo spirito borghese a manifestarsi allo stato puro, ma una volta che ha raggiunto questo, si trova impotente a combatterlo. La società tecnologica segna l’abdicazione del marxismo nei confronti degli inventori dell’organizzazione razionale della società industriale, Saint-Simon e Comte”
di Massimo Borghesi da Il Sussidiario del 20 Dicembre 2011 [1695]

Il dissidio tra autorità e ragione rappresenta, nel bene e nel male, un nodo costitutivo dell’assetto intellettuale della nostra modernità. Lo osservava già Hannah Arendt: la crisi attuale dell’autorità dipende direttamente dalla struttura intellettuale e politico-sociale della modernità occidentale, la quale ha perduto the dimension of depth: la dimensione della profondità. Ovvero il riferimento costitutivo a qualcosa di (sempre) precedente e fondante
La crisi dell’autorità? Il grande errore della libertà moderna
L’unica forma di autorità che la modernità ha riconosciuto come legittima è quella della ragione autonoma, intesa quale essenza esclusivamente pensante (res cogitans) applicata alla conoscenza di una realtà sostanzialmente riducibile ai suoi aspetti misurabili e quantificabili (res extensa). La crisi dell’unica forma di autorità ritenuta legittima – quella della ragione autonoma – ha così portato la crisi dell’autorità al suo parossismo
di Stefano Biancu da Il Sussidiario del 15 Dicembre 2011 [1694]

Intervista ad Arthur Kleinman
Le nostre metropoli? Vulnerabili e malate
«Sicuramente il privato sociale deve fare la sua parte, ma se continuiamo a lasciare al governo meno responsabilità, si moltiplicheranno le ingiustizie. Dobbiamo invece cambiare approccio e prenderci cura delle persone che soffrono. È un problema di valori. Ciascuno li tragga da una fede religiosa o da un’ideologia. L’importante è umanizzare questo mondo che sta diventando freddo, cinico, crudele, troppo soggetto alle leggi della biologia. Prendiamoci la responsabilità di umanizzarlo prima che la sofferenza esploda»
di Paolo Lambruschi da Avvenire del 14 Dicembre 2011 [1693]

Pubblichiamo un passo dell'articolo There could be trouble ahead apparso sull'ultimo numero del settimanale britannico The Economist
Se la Bce non farà il suo lavoro in Europa la storia potrebbe ripetersi
Dopo lo shock della crisi finanziaria del 2008, le lezioni scaturite dagli anni ’30 hanno risparmiato al mondo molte sofferenze. Non è troppo tardi per richiamare alla luce altre lezioni fondamentali. Se verranno ignorate, la storia potrebbe tranquillamente ripetere se stessa
da L'Occidentale del 13 Dicembre 2011 [1692]

Giovanni è un vasaio artigiano dotato di una discreta abilità, che ama lavorare e che si dedica anima e corpo alla propria professione. Da sempre, egli passa tutto il giorno al tornio, ai pennelli e alla fornace. Settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno ...
La resa di Giovanni
Ma ora che Giovanni ha abbracciato la scelta estetizzante e solidale di una vita a debito chi pagherà il conto? Beh … questo ce lo devono dire i professoroni nostrani e gli ambiziosi euro nanerottoli, tutti tasse, cellulosa e crescita equa. Al riguardo, noi abbiamo una solissima certezza: ciò di cui quei dottoroni stanno discutendo da mesi tra Bruxelles e Francoforte non è economia (di essa, fino a ieri, si occupava Giovanni), ma, al più, banale ragioneria frammista a demagogia finto etica
di John Galt da L'Occidentale del 13 Dicembre 2011 [1691]

Pubblichiamo la Sintesi introduttiva del “Terzo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo”, redatto dall’Osservatorio Cardinale Van Thuân e pubblicato dalle edizioni Cantagalli di Siena. Il Rapporto verrà presentato sabato 3 dicembre a Trieste in un convegno a Palazzo Diana dall’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi, da Simona Beretta della Cattolica di Milano e da Stefano Fontana, direttore dell’Osservatorio
La Dottrina sociale della Chiesa non può essere incatenata
«Il vivere nella pluralità di sistemi di valori e di quadri etici richiede un viaggio al centro del proprio io e al nucleo del cristianesimo per rinforzare la qualità della testimonianza fino alla santità, trovare sentieri di missione fino alla radicalità del martirio» (Benedetto XVI, discorso all’aeroporto da Portela, Lisboa, martedì 11 maggio 2010)
di Stefano Fontana, Philippe de Saint Germain, Fernando Fuentes Alcantara e Diego Arias Padilla da L'Occidentale del 1° Dicembre 2011 [1690]

Intervista a Vita Fortunati
L'umorismo di un vecchio scettico che sfidò la crisi dell'America
«La profonda americanità di Twain, come la intendeva anche Faulkner, si riscontra nel suo linguaggio e in quell'umorismo che fu sua grande prerogativa. Twain si rifà all'umorismo di frontiera, l'umorismo paradossale di quelle che si definivano le "tall tales", le panzane, i miti, le leggende alla David Crockett per intenderci. In questo senso Mark Twain è profondamente americano: tutto il suo interesse per il Mississippi, l'epopea fluviale, le storie di Huckleberry Finn e Tom Sawyer reclamano questa sua appartenenza all'America più profonda»
da Il Sussidiario del 1° Dicembre 2011 [1689]

Due romanzi brevi di Franz Werfel descrivono ambienti viennesi tra le due guerre
La fine dell'Europa? Le anime guaste di Franz Werfel
Nel rigido mondo della Mitteleuropa due uomini combattono la loro lotta, solitari alfieri di una lunga decadenza
di Laura Cioni da Il Sussidiario del 29 Novembre 2011 [1688]

Il circo mediatico-finanziario sembra in piena convulsione. Moody’s nel suo ultimo report ritiene che “default multipli non sono da escludere”. E tutti pensano subito all’Italia
Se ci si disfa dell’euro
Il sollievo maggiore verrebbe dall’industria esportatrice. Una svalutazione del 25 per cento, secondo le stime, spiazza la meccanica tedesca rendendo più convenienti i prodotti italiani sui mercati asiatici. Una bella rivincita. Ma questi segmenti pur importanti dell’economia, hanno un’incidenza limitata sul prodotto lordo. Prima di vederne i vantaggi in termini di crescita e occupazione ci vogliono almeno tre trimestri, durante i quali tutto può succedere
di Stefano Cingolani da Il Foglio del 29 Novembre 2011 [1687]

Intervista a Giulio Sapelli
Tra la "fede" di Lévy e quella dei tecnocrati, meglio il popolo
«È stupido accusare di tutto i poteri forti, come è stupido pensare che certi "poteri" non abbiano alcuna responsabilità. Parlerei di poteri situazionali di fatto, e di rappresentanze funzionali non democratiche ma autorevoli per la loro competenza tecnica». Ma allora che cosa sta accadendo? «Una tregua. Un periodo imposto dalla pressione dell’oligopolio finanziario mondiale e dalle istituzioni finanziarie internazionali, comprese quelle europee, di congelamento della rappresentanza politica. Mi va anche bene: per l’Italia è positivo, perché mi sembra che consenta, finalmente, un raffreddamento degli animi»
di Federico Ferraù da Il Sussidiario del 28 Novembre 2011 [1686]

Più che un’unione monetaria sembrava un’unione mistica. Dopo anni di entusiasmi e sperticati elogi è cominciata la Grande Autocritica
Gli europentiti
Un’autocritica così, nessuno se l’aspettava: “Bisogna ammettere che abbiamo sbagliato”. E ancora: “I padri fondatori dell’euro sono stati troppo ambiziosi”. Non lo scrive uno dei tanti euroscettici che si fregano le mani, a destra come a sinistra: non è Antonio Martino né Giorgio La Malfa, per citare due politici ed economisti di scuola e collocazione diversa, l’uno seguace di Milton Friedman e l’altro allievo di Franco Modigliani. No, l’autodafé, pubblicato in prima pagina dal Sole 24 Ore sotto il titolo “Il re è nudo”, viene niente meno che da Guido Tabellini, rettore dell’Università Bocconi, economista apprezzato urbi et orbi, in corsa per il Tesoro nel governo dei tecnici guidato da Mario Monti. E se si spinge a tanto un luminare, misurato e moderato, come lui, allora davvero stiamo assistendo a un cambio di stagione, un ripensamento radicale che fa cadere anche il totem attorno al quale ha danzato la Seconda Repubblica
di Stefano Cingolani da Il Foglio del 28 Novembre 2011 [1685]

Negli anni in cui lo stalinismo stava assumendo in pieno il suo carattere di “grande terrore”, in Europa ma anche negli Stati Uniti si assiste al momento forse più esteso di consenso e di fascinazione per l’Urss
La chimera sovietica e l’intellighenzia
Voci discordi furono quella di Emmanuel Mounier che parlò di un nuovo umanesimo e di valorizzazione della persona e poco dopo, in un commento al convegno, avrebbe stigmatizzato «il conformismo e la bassezza nei confronti del grande Stalin e dell’infallibile Urss». E anche di Musil che dovette apparire a molti una sorta di sopravvissuto e di anacronistico retaggio del passato: «Deve essere anche presente l’amore per la verità; vorrei ricordarlo perché al momento attuale non è troppo grande e ciò che definiamo cultura non usa direttamente come proprio criterio il concetto di verità, eppure nessuna cultura può fondarsi su un rapporto obliquo con la verità»
di Marcello Flores da Avvenire del 25 Novembre 2011 [1684]

Perché dovremmo stupirci se l’Italia cade a pezzi? Con decine di dialetti e un’unificazione fatta in fretta e furia, si potrebbe persino dubitare che sia davvero una nazione. L’Italia sta cadendo a pezzi, politicamente ed economicamente
La fine dell'Italia (secondo Foreign Policy)
Il grande politico liberale Giustino Fortunato era solito citare suo padre, secondo cui “l’unificazione dell’Italia è stata un crimine contro la storia e la geografia”. Credeva che la forza e la civiltà della penisola risiedesse in una dimensione regionale, e che un governo centrale non avrebbe mai funzionato. Ogni giorno che passa, le sue idee appaiono sempre più esatte. Se per l’Italia c’è ancora un futuro come nazione unitaria dopo questa crisi, dovrà riconoscere la realtà di una nascita travagliata e costruire un nuovo modello politico che tenga conto del suo intrinseco, millenario regionalismo, magari non un mosaico di repubbliche comunali, ducati arroccati sulle montagne e principati; ma almeno uno stato federale, che rifletta le caratteristiche principali del suo passato
di David Gilmour, tratto da Foreign Policy, (raduzione di Enrico De Simone) da L'Occidentale del 22 Novembre 2011 [1683]

Secondo Barfield, contrariamente a molti indirizzi linguistici degli ultimi due secoli, all'inizio della storia della coscienza e del linguaggio umano si trova una profonda unità di realtà-linguaggio-significato. All'inizio nominare qualcosa voleva dire anche esprimerne il significato e attestarne la realtà
Tolkien contro Eliot: ha ragione Barfield?
Questo plesso unitario è l'essenza del principio poetico, un principio sintetico della nostra ragione che si rivela ancora in ogni capacità creativa di significato, capacità che non riguarda solo la letteratura o l'arte, ma anche la matematica o la scienza. Tale unità semantica originaria si sarebbe poi progressivamente divisa in una molteplicità di significati specializzati secondo un principio logico-analitico, che aiuta a precisare le espressioni e a suddividere le funzioni ma allontana anche dalla ricchezza iniziale
di Giovanni Maddalena da Il Sussidiario del 3 Novembre 2011 [1682]

Esce il nuovo libro di Patrick J. Buchanan, Suicide of a Superpower: Will America Survive to 2025? (Thomas Dunne Books, New York 2011) e su The American Conservative (pubblicazione di cui Buchanan è tra i fondatori) lo recensisce Jack Hunter
Buchanan insegna che essere conservatori va oltre le singole elezioni
"Convertire un popolo a nuovi modi di pensare circa le verità fondamentali è cosa che si pone oltre le competenze della politica e necessita di un John Wesley" [1703-1791], il pastore anglicano che per riformare l'anglicanesimo fondò il metodismo - il cattolico "tradizionalista" Buchanan sa bene quanti buoni e generosi protestanti vi siano nel gregge in cui è stato posto a vivere, "o un san Paolo". Perché le rivoluzioni a cui i conservatori debbono opporsi riguardano ciò che gli uomini "credono su Dio e sull'uomo, su ciò che è giusto e su ciò che è sbagliato, sul bene e sul male", cose mica da poco
di Marco Respinti da L'Occidentale del 28 Ottobre 2011 [1681]

L'esperienza del XX secolo, in particolare l'esperienza della Russia e della sua Chiesa, con i patimenti e il martirio che hanno dovuto subire, costituisce una risposta a questa domanda: in quell'inferno l'uomo non solo è potuto rimanere uomo, ma ha potuto trasmettere il senso di una libertà, di una bellezza e di una dignità che sembrano impossibili anche agli uomini esteriormente liberi
Russia: perché il sacrificio dei martiri "salva" anche una società laica?
Ma l'uomo d'oggi sembra non cogliere più l'attualità di questa risposta, è come se dovesse prima rispondere a un'altra sfida, quella di superare lo spazio che separa la sua intelligenza dal suo cuore, lo spazio che separa il riconoscimento di una storia dalla comprensione del fatto che quella storia non riguarda soltanto i libri o le leggi della storia, ma riguarda la sua persona
di Adriano Dell'Asta da Il Sussidiario del 28 Ottobre 2011 [1680]

Tom ha una considerazione per tutti, una constatazione: non ci sono buoni, oggi. Questo è il succo... Siamo tutti cattivi, siamo poveretti, peccatori, inaffidabili, mentitori e bisognosi. D'amore. Di baci. Di purezza. Di sangue. Di speranza. Di cambiamento. Di perdono
Tom Watts: Bad as me, nessuno è innocente
"L'oceano cerca un marinaio/ la pistola desidera una mano/ il denaro vuole uno spendaccione/ e la strada vuole un uomo/ Ho voltato il viso verso l'autostrada/ e ti ho girato le spalle"
di Walter Gatti da Il Sussidiario del 28 Ottobre 2011 [1679]

Il governo, finalmente, ha avviato l’operazione patrimonio contro debito. Ma ancora timidamente: 30 miliardi, con una formula poco chiara. Ne propongo qui un’altra con lo scopo di estrarre 500 miliardi dal patrimonio
C'è una formula che può salvare l'Italia
In generale, si tratta di combinare due requisiti: (a) valorizzare e attendere il momento buono di mercato per vendere un bene; (b) ottenere liquidità per abbattere il debito il prima possibile perché è un’emergenza. La formula che meglio li combina è quella di creare un Fondo sovrano multi-comparto così organizzato. Per prima cosa la parte alienabile del patrimonio (quella indisponibile resta al Demanio) va trasferita al Fondo. Questo avrà la forma di una società finanziaria inizialmente posseduta dallo Stato al 100%. Sarà diviso in molti comparti, ciascuno con un proprio regolamento e organizzazione gestionale, tra cui i principali dovrebbero essere: (1) immobiliare; (2) azionario; (3) licenze, concessioni e brevetti
di Carlo Pelanda da Il Sussidiario del 3 Ottobre 2011 [1678]

Intervista a Maurizio Maggiani
«Il mio Caino necessario»
Ci piacerebbe identificarci con Abele, certo. Ma la genealogia non lascia scampo: siamo discendenti di Caino. Della sua imperfezione, della sua colpa. «Sono d’accordo con san Paolo – spiega Maurizio Maggiani – e anche con Bakunin: l’uomo non è fatto bene, si porta addosso qualcosa di storto, una specie di zoppia... Mio nonno era un contadino, stirpe di Caino destinata a strusciare la faccia sui campi tutto il giorno, ferendosi e sporcandosi. Ogni mattina, però, apriva la porta della cucina e guardava verso la campagna, fissando lo sguardo sul filare della vigna. Il suo orizzonte era quello ed era un orizzonte di dignità e bellezza...»
di Alessandro Zaccuri da Avvenire del 30 Settembre 2011 [1677]

Intervista a Peter Kreeft
Occidente, il vuoto dentro
«Noi siamo sicuramente migliori di quanto non lo fossero i nostri avi in quelle virtù soft come la compassione, la gentilezza e la comprensione, e siamo peggiori per quanto riguarda virtù hard come il coraggio, la castità e l’onestà con noi stessi... Il cristianesimo è in decadenza e sta morendo in Europa non per cause esterne, come l’insalata, ma dal suo interno, come una patata. Un edonismo mondano e socialmente rispettabile è la religione che lo sta rimpiazzando. Questo è ciò che intendo con “paganesimo”, non l’antico e pio culto politeistico. Se stessimo tornando a quel tipo di paganesimo sarebbe un motivo di speranza, perché i pagani si convertono naturalmente al cristianesimo... Il continente che una volta era cristiano ha perso la sua passione. La sua unica passione è ora sessuale, non religiosa. Questo è il motivo per cui sta perdendo nei confronti dell’islam. La passione più forte vince sempre»
di Andrea Galli da Avvenire del 20 Settembre 2011 [1676]

Intervista a Pier Paolo Portinaro (I conti col passato. Vendetta, amnistia, giustizia, Feltrinelli)
Tutti i figli di Norimberga
«L’intento che guida questo lavoro – spiega Portinaro, che è docente di Filosofia politica all’Università di Torino – al di fuori di ideologie e revisionismi, è per un verso accademico, in quanto viene dato conto degli studi internazionali più recenti; per l’altro verso si vuole fornire un contributo di analisi e di elaborazione pratica tale da far comprendere che processi morali, storici e politici di questo tipo che coinvolgono singoli Stati e la comunità internazionale, devono essere esaminati nella loro complessità di intrecci e interdipendenze»
di Roberto I. Zanini da Avvenire del 20 Settembre 2011 [1675]

Il fallimento che incombe su Atene è anche culturale e politico: uno stato moderno non poteva reggersi sull’anarchia familista
La Grecia è finita
Il filosofo Stelios Ramfos ha voluto spiegare la crisi attuale scavando a fondo nelle fondamenta dello stato greco: “La crisi in cui ci troviamo oggi affonda le radici nel tentativo di creare uno stato moderno preservando la nostra vecchia mentalità. Fare finta di ammodernarsi, per rimanere gattopardescamente sempre gli stessi: le leggi che regolano i rapporti di famiglia, nella corporazione, nel luogo in cui viviamo, si sono dimostrate più forti delle leggi dello stato. Il mio affetto per mio figlio, per mio cugino, per il mio compare d’anello, travalica le disposizioni di legge. Ritengo quindi del tutto legittimo scavalcare o truccare il concorso per farlo assumere nell’amministrazione pubblica. Abbiamo creato uno stato che si dichiarava moderno per fare fessi i filoelleni europei. Dicevamo che da sudditi ottomani dovevamo diventare cittadini europei. Ma la verità era che ognuno voleva fare i propri comodi. Quelli che volevano lo stato moderno erano greci della diaspora, che avevano vissuto l’ordine della legalità e ne conoscevano i vantaggi. Ma alla fine sono prevalse le tradizionali gerarchie locali. Dalla proclamazione di indipendenza nel 1830 fino a oggi abbiamo vissuto in regime di anomia: le leggi ci sono ma nessuno le rispetta, per primi i politici e i funzionari”
di Dimitri Deliolanes da Il Foglio del 19 Settembre 2011 [1674]

Pubblichiamo il testo integrale della Lectio Magistralis tenuta da S.E. Cardinal Angelo Bagnasco in occasione della giornata inaugurale della VI edizione della Summer School
Come la Chiesa pensa che si possa fare una buona politica
La politica è amore per la polis, per la vita sociale che trova la sua radice in quella esigenza interiore che spinge l’uomo a cercare gli altri, ad entrare in relazione con loro, a vivere insieme. Non si tratta solo della necessità di soddisfare i propri bisogni attraverso la collaborazione altrui, o di regolamentare gli istinti di prevaricazione di tutti contro tutti, ma di aprirsi, di superare il proprio guscio, di creare comunione, di farsi dono nella dimensione indispensabile dell’amore dato e ricevuto. Non è innanzitutto questione di avere ma di dare, non di sopravvivere ma di essere
di S.E. Cardinal Angelo Bagnasco da L'Occidentale del 16 Settembre 2011 [1673]

Intervista a Jean-Robert Armogathe
Nessun dubbio, ecco il vero Cartesio
«Si può evocare il concetto di matrice dell’origine delle idee scientifiche. Ebbene, in tale matrice, c’è una dimensione teologica. Il mondo occidentale ha creduto in una creazione ordinata ed ha così potuto cercare delle leggi nel mondo. Il mondo occidentale ha creduto nell’incarnazione di Dio ed ha così potuto costruire un’antropologia specifica. Il discorso scientifico corrente sul mondo e sull’uomo ha ancora nella propria matrice forti componenti teologiche cristiane»
di Daniele Zappalà da Avvenire del 16 Settembre 2011 [1672]

È stato ripubblicato The Three Christs of Ypsilanti, il libro che racconta l'esperimento su tre pazienti psichiatrici che si credevano Gesù
Quei tre Cristi in manicomio
Tutto ebbe inizio quando Milton Rokeach, medico e psichiatra dell'ospedale pubblico della città di Ypsilanti, Michigan, tentò di studiare “l'estrema contraddizione in cui possa trovarsi la mente umana: quella in cui più persone reclamano la stessa identità”. Per farlo, spulciò gli elenchi dei venticinquemila pazienti affetti da malattie mentali ricoverati nello stato del Michigan. Non trovando Napoleoni o Giulio Cesari ma soltanto falsi eredi dei magnati Ford e Morgan e una manciata di Biancaneve, fu sul punto di rinunciare. A un certo punto, però, la contraddizione si fece massima, viva, incarnata. Gli ospedali psichiatrici del suo stato raccoglievano all'incirca dieci Gesù
di Simone Trebbi da Il Foglio del 12 Settembre 2011 [1671]

Elisabetta Sala, L'enigma di Shakespeare, cortigiano o dissidente?, Edizioni Ares. Pagine 464. € 24,00
Shakespeare era cattolico?
La documentazione esibita da Elisabetta Sala nel corposo L’enigma di Shakespeare (in uscita dalle Edizioni Ares, che già hanno pubblicato due importanti saggi dell’anglista: L’ira del re è morte ed Elisabetta la “Sanguinaria”) è talmente ampia e dettagliata da mettere alla prova anche gli scettici più inveterati. Del resto, recentemente perfino il primate anglicano, l’arcivescovo Rowan Williams, ha affermato di considerare più che probabile la cattolicità del poeta
di Alessandro Zaccuri da Avvenire del 10 Settembre 2011 [1670]

Le suore stuprate fanno indignare se raccontate nelle barzellette, ma quando nel mondo veramente giovani donne cristiane subiscono violenza, cala il silenzio
Su Sacconi più coerenza o la barzelletta saranno le donne del Pd
Non ricordo tanti articoli, esternazioni, comunicati, da parte delle donne del Comitato SeNonOraQuando, del Pd e della CGIL quando i pochi, soliti noti – il quotidiano Avvenire, Antonio Socci, e Bernardo Cervellera con il suo sito Asia News – ci hanno fatto conoscere notizie raccapriccianti sulle persecuzioni reali dei cristiani, spesso giovani donne, in quei paesi dove per i cristiani vivere è quasi impossibile. Nessuna esternazione neppure in certe piazze tanto loquaci, neanche a proposito di sterilizzazioni e aborti forzati. Tutte rigorosamente zitte sull’argomento, le donne presenti
di Assuntina Morresi da L'Occidentale del 12 Settembre 2011 [1669]

Cosa penseremmo di un governo che obbligasse i sindaci a rendere pubblici, su appositi registri, gli orientamenti sessuali dei cittadini dei rispettivi comuni?
Perché premiare la delazione fiscale è un vero metodo tribale
Il celeberrimo passo in cui Adam Smith ci rammenta che non dobbiamo appellarci alla benevolenza del macellaio per avere carne sulle nostre tavole dice tutto su quanto di più miracoloso vi sia stato nella nostra storia: l’aver trovato il modo di superare le relazioni tribali, di amicizia e inimicizia sanguigne e viscerali, che ci hanno costretto da che l’uomo è sulla terra... I pubblici elenchi preludono alla gogna: sono pensati per quello. La lotta non all'evasione ma alla dimensione del “privato”, perché di questo stiamo parlando, farà di noi sempre meno una società libera e sempre più una grande tribù. Coi suoi stregoni, coi suoi ostracismi, coi suoi sacrifici umani
di Alberto Mingardi da Il Foglio del 2 Settembre 2011 [1668]

Quando lei afferma che non intende mettere le mani nelle tasche degli italiani, non dice soltanto che non li vuole aggravare fiscalmente. Dice anche e soprattutto che non vuole entrare nella loro privacy
Caro Cav., la furiosa caccia agli evasori è da sinistra classista
Ezio Vanoni ha stabilito la dichiarazione dei redditi affinché si determinasse un rapporto di fiducia fra fisco e contribuente, portando nel rapporto tributario qualcosa di simile al contratto, cioè la società di diritto privato, non lo stato di polizia inquisitorio... E l’evasione tributaria non va concepita come reato penale da punire col carcere (magari preventivo, con pubblici ministeri amanti delle manette come metodo di confessione). È un’omissione di cifre dovute, da penalizzare con sanzioni pecuniarie e la temporanea chiusura degli esercizi che hanno evaso
di Francesco Forte da Il Foglio del 2 Settembre 2011 [1667]

Guardando le ragazze per strada, ma come indicatori del mercato
La fluttuazione della biancheria
... perché la moda femminile è un utile indicatore finanziario delle mutanti condizioni economiche mondiali: un attento lettore del mercato avrà notato che la vendita di tanga è calata notevolmente dal 2004 per registrare oggi un meno 27 per cento (come i mercati), mentre quest’anno, in piena crisi, Marks & Spencer ha venduto 500 mila paia di mutande coprenti e protettive
di Richard Newbury da Il Foglio del 25 Agosto 2011 [1666]

Da manuale, una guerra fredda è "un conflitto basato sulle differenze ideologiche, condotto con modalità che non contemplano una prolungata azione militare manifesta e in genere senza la rottura di rapporti diplomatici"
Nell’islam c’è una Guerra Fredda ma il Muro non è ancora caduto
I futuri scenari possibili sono molteplici e molti di questi perfino indecifrabili, tuttavia, se la situazione dovesse mantenersi con questo status quo e senza l’intervento di una ormai super-potenza in declino, lo scenario di un Iran atomico capace di ricattare Ryad e l’intera area, sorretto dagli ausiliari di Hezbollah e Hamas sempre più sicuri del proprio potenziale militare da usare contro Israele, potrebbe diventare realtà e incendiare nuovamente e forse definitivamente la regione
di Nino Orto da L'Occidentale del 24 Agosto 2011[1665]

Duecentomila yuan (oltre 20.000 euro) per fare da madre surrogata e affittare il proprio utero
Cina, boom delle «madri surrogate»
In alcuni casi, per poter avere un bambino in via surrogata la coppia con problemi di infertilità necessita di acquistare anche degli ovuli e anche per questo c'è un mercato
da Avvenire del 23 Agosto 2011 [1664]

La morte di Virgilio, per alcuni critici il suo capolavoro, è la ricostruzione dell’ultimo giorno di vita del poeta latino e insieme il tentativo di dare forma letteraria alla crescente avversione per la letteratura, luogo privilegiato della vanità e della menzogna
Hermann Broch, Virgilio e l’"inganno" della bellezza che non salva
In un intreccio di elementi storici e di suggestioni derivate dall’opera di Virgilio, così carica di attesa, lo scrittore racconta come il poeta torni ammalato dal viaggio in Grecia, dove si era recato per concludere l’Eneide e si accorga dell’errore che inficia il poema, scritto non per ritrarre, ma per glorificare la grandezza di Roma. Egli vuole perciò bruciare il manoscritto che porta sempre con sé: il suo canto infatti non giunge a dire la realtà del male e neppure il presagio della salvezza
di Laura Cioni da Il Sussidiario del 27 Maggio 2011 [1663]

Ieri la Fondazione Magna ha ospitato lo storico e giornalista americano Michael A. Ledeen, uno dei massimi esperti a livello mondiale di politica estera USA e di relazioni internazionali, di terrorismo islamico e di Iran
C'è un'insurrezione globale che chiede più libertà e meno governo
Un incontro in cui, partendo dagli scenari che si aprono per gli Stati Uniti dopo l’uccisione di Osama bin Laden, Ledeen ha toccato molti punti destinati a mutare la geopolitica mondiale
di Elena Di Giorgio da L'Occidentale del 27 Maggio 2011 [1662]

«Un fatto che non avremmo mai potuto prevedere cinque mesi fa è che l’Iraq sarebbe divenuta la più avanzata democrazia dell’intera regione»
Il modello per le rivoluzioni arabe è la democrazia irachena
«Per quanto gli eventi appaiano contorti, quando si ripensa ai mesi e mesi che ci sono voluti per formare un governo, non è possibile ignorare il fatto che lo scontro sia sempre rimasto sul piano politico e che la gente non sia mai scesa in strada per uccidersi a vicenda. Il governo non ha mai sparato contro il suo popolo»
del Segretario della Difesa Usa Bob Gates (tratto dal Wall Street Journal) da L'Occidentale del 25 Maggio 2011 [1661]

Quello che più stupisce di questo libro è che nell’unirsi e mischiarsi di elementi fantastici e realtà storiche Bulgakov riesce a far affiorare prepotentemente la dinamica umana che ritiene più importante: il desiderio
Se il Diavolo su una panchina a Mosca parla di Gesù...
Nel romanzo si intrecciano due piani: quello della Russia contemporanea, sconvolta dall’avvento del Male, e quello di Gerusalemme ai tempi di Pilato, la prima con i suoi diavoli, la seconda con Gesù e la crocifissione. Ma cosa resta dopo l’intricato e bellissimo arabesco tessuto da Bulgakov? Emerge in questi fili che gli esseri viventi sono una misteriosa unità, una compenetrazione, incontro di tempi e spazi diversi che lo scrittore sembra sfumare fino a far coincidere. Così che nulla di quello che avviene sulla terra è mai separato da quello che avviene fra le stelle
di Martino Sartori da Il Sussidiario del 26 Maggio 2011 [1660]

«Per me Wojtyla è stato il papa della libertà ed è il santo della libertà» dice di Giovanni Paolo II il Patriarca di Venezia, Angelo Scola. «Una libertà però che ha continuamente bisogno di essere liberata». E solo la fede in Cristo può farlo. Una fede, spiega Scola, «divenuta lungo tutto l’arco della sua esistenza il fattore primario di conoscenza»: «di sé, degli altri e di Dio»
Vi racconto il Giovanni Paolo II che ho conosciuto
«La sua santità traspare secondo me in maniera luminosa dal suo appassionato impegno per la libertà. Per me Wojtyla è stato il papa della libertà ed è il santo della libertà. Una libertà però che ha continuamente bisogno di essere liberata. Come dice il Vangelo di Giovanni, chi segue Gesù “sarà libero davvero”»
di Federico Ferraù da Il Sussidiario del 29 Aprile 2011 [1659]

Frank Dikötter Mao’s Great Famine. The History of China’s Most Devastating Catastrophe, 1958-1962, Walker, New York 2010
Il misero Balzo di Mao Tse Tung
Continua la controversia fra gli storici se abbia ucciso più persone Hitler o Stalin. Mao Tse-Tung li batte di gran lunga entrambi. Una cosa, secondo Dikötter, è sicura: il "Grande Balzo in Avanti" del 1958-1962 è il più grande crimine di tutti i tempi, la peggiore catastrofe mai causata da mano umana nella storia
di Massimo Introvigne da Avvenire del 28 Aprile 2011 [1658]

Senza avventurarsi in complesse tipologie, si può dire che, come per il comunismo novecentesco, anche le interpretazioni del Sessantotto, al di là dei giudizi di valore, si possono raggruppare in due vasti schieramenti. Ci sono coloro che scorgono una piena continuità tra le premesse ideali, gli eventi e le conseguenze storiche. Tali letture lineari, anche di segno opposto, si mantengono alla superficie e hanno come effetto o scopo la banalizzazione del Sessantotto. Più stimolanti sono le interpretazioni che introducono variamente il tema della eterogenesi dei fini, per cui gli effetti sono stati in tutto o in parte diversi e opposti rispetto alle intenzioni
Come fu che il ’68 morì comunista
Innanzitutto il Sessantotto, e forse proprio l’anno 1968, segna l’ultimo passaggio del processo di dissoluzione del comunismo sovietico, anche se occorreranno altri vent’anni prima della sua fine. Di contro il comunismo eretico sembra poter rinascere a contatto del movimento di contestazione antisistemica generale. In ogni dove si moltiplicano gruppi politici che si rifanno a una qualche eresia del comunismo novecentesco, ma anche alla più stretta e surreale ortodossia. In realtà sono fuochi di paglia destinati a consumarsi rapidamente. Il comunismo eretico può vivere solo in lotta e polemica con quello ufficiale e statale. In caso contrario viene riassorbito o sopravvive come setta religiosa astorica
di Pier Paolo Poggio da Avvenire del 27 Aprile 2011 [1657]

«Gesù si è consegnato all’esegeta, allo storico, al critico come si è consegnato ai soldati, agli altri giudici, alle turbe». Questa citazione di Charles Peguy racchiude al meglio il senso dell’ultima fatica di Antonio Socci, La guerra contro Gesù, Rizzoli, pagine 440, € 18,50
Chi fa guerra a Gesù?
Si tratta di una sorta di viaggio nel tempo, che tocca anche Voltaire, soffermandosi sul lato noir del polemista francese, ben noto agli storici ma quasi per nulla al grande pubblico: il Voltaire rabbiosamente antisemita; quello razzista del Trattato di Metafisica; quello azionista di una compagnia mercantile di Nantes dedita alla tratta dei «negri»; quello dell’écrasez l’infâme, preda di un’ossessione, una sorta di nevrosi anti-cristiana, secondo la diagnosi di quel finissimo filologo che fu Erich Auerbach
di Andrea Galli da Avvenire del 20 Aprile 2011 [1656]

Una delle caratteristiche essenziali del fenomeno giuridico consiste in ciò: esso non è riducibile al mero dato normativo, ma implica necessariamente un "oltre" (cioè una dimensione metagiuridica), che variamente lo condiziona. Basti pensare - a mero titolo di esempio - che non si può parlare di diritto senza parlare di giustizia... Ora, in un contesto di soggettivismo e relativismo dominanti, in cui non esiste più un comune sentire in ordine ad evidenze fondamentali ed al giudizio su ciò che è "giusto", è diventato addirittura pericoloso parlare di giustizia e di sentimento di giustizia
Rapporto tra diritti fondamentali, giudici e politica
È solo recuperando l'idea del diritto come rapporto che si svela l'astrattezza e quindi il carattere ideologico della logica dei diritti, dimostrando l'irrazionalità e l'insostenibilità di certi pretesi diritti fondamentali individuali che, per definizione, non possono riguardare solo il loro titolare, ma riguardano la trama dei rapporti nei quali il titolare del diritto è inserito. La vera battaglia culturale non si gioca dunque sul piano del catalogo dei diritti, ma sulla concezione di diritto che si vuole affermare, cioè su ciò che è giuridico e su ciò che invece non assume rilevanza quale oggetto di discussione giuridica
di Tomaso Emilio Epidendio e Guido Piffer da Il Sussidiario del 24 Marzo, del 31 Marzo e del 7 Aprile 2011 [1655]

Per non restare isolato, Israele deve ritrovare la Turchia e imparare a parlare con la piazza araba
La chance di Gerusalemme
Non è difficile comprendere le ragioni dell’apprensione con cui Israele – tutto Israele non soltanto il governo – guarda alla rivolta araba. La prima, mai rilevata ma stranamente intuita dal rais siriano Bashar el Assad, è che con un ritardo di trent’anni la Guerra fredda è finita anche in medio oriente
di Carlo Panella da Il Foglio del 7 Aprile 2011 [1654]

Sono passati cento anni dalla nascita, avvenuta l’8 aprile 1911, e quasi sedici dalla morte di Emil Cioran, il 20 giugno 1995. Ripensare a Cioran, che – come Czeslaw Milosz – rappresentò l’epoca della disgregazione della Mitteleuropa tra le due guerre, porta a riconsiderarlo anche alla luce del nostro tempo
Cioran, l'enigma dell'ateo-credente
Al suo stile di scorci, aforismi, omissioni, dentro il quale avvertiamo il flusso di nostalgia segreta, dobbiamo l’intero fascino di Cioran, che solo attraverso il "non" può essere se stesso. In questa forma ellittica si salvano i frantumi dell’immenso mondo mitico e religioso, storico e letterario che lo scrittore coltissimo depone in riva alla Senna. Il cardinale Gianfranco Ravasi non poteva scegliere una figura più complessa e opportuna, per inaugurare le riflessioni del Cortile dei Gentili, commentandone il paradosso del Nulla tragico che non è mai il "mero nulla" di tanti individui, più cornici che uomini. Forse pensando alla sua malinconia atroce, ha rievocato la pesatura delle anime egizia nel pensiero di ascendenza biblica: «Nel giorno del giudizio verranno pesate solo le lacrime»
di Rosita Copioli da Avvenire del 6 Aprile 2011 [1653]

Siamo un popolo ormai arrivato alla frutta, una nazione vecchia nell’animo: un Paese che ha 150 anni e li sente!
Cosa nasce da quei giovani-vecchi cresciuti a latte e rivoluzioni fallite?
Cosa c’era da aspettarsi da una generazione, pur con le dovute eccezioni, che ha messo il relativismo come somma legge, che ha prima pensato di rivoluzionare il mondo col comunismo distruggendo fisicamente gli avversari e poi è arrivata a capitanare l’industria che combattevano, col rammarico di essere dei traditori dell’idea marxista-ugualitaria, presto tramutato in cinismo? Oggi sanno solo parlare di morte, di diritti “civili”, cioè di quello che si può fare al chiuso della propria stanzetta, e in questo rammarico e intisichimento hanno intisichito dai loro giornali, televisioni e cattedre; e di conseguenza i giovani
di Carlo Bellieni da Il Sussidiario del 14 Marzo 2011 [1652]

Dal femminismo poteva venire fuori di tutto ed è venuto fuori di tutto: dalla professionista delle quote rosa, alla donna in carriera con o senza famiglia, alla lesbica, alle Carrie Bradshaw tutte Sex and the City, a Moana Pozzi, la pornostar degli anni ’80 cocca della sinistra, alle escort laureate degli anni 2000. E non c’entra affatto Berlusconi in questa trasformazione delle italiane. C’entra molto più il femminismo, un epifenomeno, come il ’68, della modernizzazione
Elogio delle femmine, senza essere femministe
Occorre smetterla di fare le santerelline femministe dell’ultim’ora, di pontificare sull’etica, sulle studentesse da proteggere dal berlusconismo e ricordare invece gli anni del femminismo: la voglia di riprendersi la notte, il diritto all’orgasmo, una grande vitalità sessuale. Gli anni in cui le donne cominciano a dire scopare, trombare, fottere, come gli uomini, invece di fare l’amore, per togliere al sesso ogni accezione sentimentale... Le signore dell’appello alle Italiane, con la Susanna Camusso che sembra la sorella dell’Uomo di marmo ripescata in un mercatino di souvenir dell’ex Ddr, non si rendono conto che il femminismo è stato soltanto un epifenomeno della più vasta modernizzazione della società italiana. Appunto, se a una ragazza è vietato uscire di casa, di avere le chiavi e di riprendersi la notte per muoversi e andare a divertirsi, come si farà a vendere motorini, auto, vacanze, viaggi? Se una ragazza deve stare tutto il giorno chiusa in casa e non deve farsi bella, come sarà possibile vendere vestiti, cosmetici, jeans, scarpe?
di Daniela Coli da L'Occidentale dell'8 Marzo 2011 [1651]

«Groviglio di materie, superbamente glassate, come sapevano fare solo gli anonimi terracottisti Sukhotai del XIV secolo; superbamente e, aggiungiamo, angosciantemente glassate, quasi l’invetriatura fosse un caramello sanguinante, sacrificale e, insieme, stellare; questo groviglio, dicevo, dove le figure s’inseguono, s’attirano, si torcono, s’allungano, si sbrindellano, s’abbracciano, si feriscono, si baciano e dove, atto dopo atto, vien umiliato e, insieme, esaltato l’evento finale della vita di Cristo» - tutto questo, afferma Testori – «pone, senza più mezzi termini, la designazione di tutta l’opera di Fontana»
Le tre Vie Crucis di Fontana
Chi vuole leggersi questo magnifico gioco pirotecnico di Testori, questo inno gioioso e tragico alla scultura di Fontana, lo troverà in un libro curato da Fulvio Panzeri e da pochi giorni in libreria per le edizioni Interlinea: Davanti alla croce, però qui è bene ricordare le conclusioni cui giunge lo scrittore milanese: «Ben più che in altre opere sacre di Fontana – scriveva Testori –, l’eterna verità dell’actus tragicus del Golgota sembra qui appartenere, tutta, al nostro tempo, proprio perché mira sempre ad uscirne; forse per catturare quello spazio incommensurabile e indicibile, in cui, avendo compiuta la volontà del Padre, il Cristo è tornato»
di Maurizio Cecchetti da Avvenire del 6 Marzo 2011 [1650]

Se avessero detto alla gentile signorina georgiana Flannery O’Connor, circondata dai pavoni della sua casa ad Andalusia, che un giorno sarebbe stata considerata la più grande scrittrice cattolica americana, lei avrebbe subito commentato divertita che un artista è un po’ come il lupo di Gubbio con san Francesco: “Non so se riuscì effettivamente a convertire questo lupo o se il carattere del lupo sia migliorato dopo l’incontro con san Francesco. A ogni modo, si calmò parecchio. Ma la morale della storia, almeno per me, è che il lupo, nonostante avesse molto migliorato il proprio carattere, rimase un lupo”
Flannery O’Connor e la scoperta che il bene è grottesco perché incompiuto
Il lettore italiano può finalmente accedere a una preziosa raccolta di articoli, saggi e lettere inediti, curati con appassionata intelligenza dal gesuita Antonio Spadaro. Il titolo del volume Rizzoli, Il volto incompiuto da ieri nelle librerie, è tratto da uno degli scritti più importanti della O’Connor, fino a oggi inedito in italiano: la prefazione della scrittrice al racconto, steso da alcune suore, della vita e della morte di una bambina di nome Mary Ann, da loro accudita e uccisa dal tumore che le aveva già sfregiato il volto
di Edoardo Rialti da Il Foglio del 6 Marzo 2011 [1649]

Nella storia del pensiero ha «vinto» la linea platonica: riconoscersi limitati, sì, però anche «tangenti» al divino
«Conosci te stesso», slogan cristiano
La "storia degli effetti" del «Conosci te stesso» rivela in modo sorprendente le implicanze e la portata di quell’«urto paradossale» contenuto nell’affermazione socratica, che già Kierkegaard ben metteva in rilievo: l’uomo, esaminando se stesso, viene inevitabilmente a urtare contro qualcosa di sconcertante: una possibile tangenza che l’uomo ha con la natura del divino, che per i pensatori cristiani consiste nell’essere l’uomo un’«immagine di Dio»
di Giovanni Reale da Avvenire del 6 Marzo 2011 [1648]

La prigionia di chi non ha scelta interpella il nostro otto marzo
Madri surrogate, la nuova schiavitù
Cronache di nuove e sempre più ordinarie schiavitù femmminili: è stata scoperta e smantellata una organizzazione thailandese, dall’ameno nome “Baby 101”, la cui attività consisteva nel procurare madri surrogate – vietnamite poverissime, ripagate con 5.500 dollari a gravidanza – per fornire neonati a coppie straniere in cerca di figli. “ Baby 101” faceva credere a queste donne che la pratica fosse legale ma in realtà, appena arrivavano in Thailandia, faceva sparire i loro passaporti. E a quelle che cercavano di sottrarsi, veniva chiesto un risarcimento di mille dollari, che naturalmente nessuna era in grado di sborsare
di Nicoletta Tiliacos da PiùVoce del 4 Marzo 2011 [1647]

La città di Milano “è stata riconsacrata al vero liberalismo” in risposta alla “pantomima delle due Italie” messo in scena una settimana prima al PalaSharp dall’associazione “Libertà e Giustizia”. La manifestazione del 12 febbraio organizzata da Giuliano Ferrara al teatro Dal Verme è stata un vero successo: sala piena, nemmeno un posto a sedere libero e moltissime persone in piedi. In più di duemila hanno risposto all’appello, anzi di più dato che quasi il doppio sono quelli rimasti fuori
Ferrara riparte dalla Rivoluzione del ’94 e conquista Milano
Che fare per reagire? Berlusconi non deve ricorrere a soluzioni censorie, “non deve fare favori agli avversari riducendo i suoi giorni a quelli di un imputato”. Deve fare il Presidente del Consiglio, fare politica. È un uomo ricco: “usi le sue televisioni in modo creativo”, finanzi nuovi giornali per far crescere giovani giornalisti e la battaglia delle idee. “Vogliamo il Berlusconi libertario del 1994”, torni in televisione a duellare con gli avversari. “Basta con queste cose ingessate, Berlusconi non è Breznev”, chiude l’orgogliosa voce di Ferrara sovrastata dagli applausi
di Luca Negri da L'Occidentale del 14 Febbraio 2011 [1646]

Il filmato è davvero bello, a tratti perfino commuovente. In primo piano non c’è l’auto, ma la città di Detroit: le ciminiere, i fumi delle industrie, i celebri murales di Rivera che raccontano la catena di montaggio e il lavoro degli operai. Poi i grattacieli, la neve e le luci della notte
Marchionne "canta" con Eminem e sbanca il Super Bowl
Insuperabile esempio di comunicazione pubblicitaria che coniuga l’identità locale (Detroit, l’auto e la rinascita) agli interessi più grandi di una fusione industriale intercontinentale: il tutto mixato in un linguaggio immaginifico che evoca scenari da new deal. C’è questo nello spot di Marchione, ma anche qualcosa di più. C’è la differenza tra noi e l’America, tutta l’America: dalla working class fino ai rapper dei ghetti
di Luigi Santambrogio da Il Sussidiario del 14 Febbraio 2011 [1645]

Undicesimo anno del Terzo millennio. Questa volta l`omertà non ha funzionato
Bangladesh, ammazzata da 200 colpi di frusta
Si parla molto di donne, in questi giorni. Si dice che alla loro dignità – non si capisce se significa “al loro comportamento” – sarebbe affidata la dignità della nazione. Non alla dignità degli uomini, evidentemente, e vai a capire perché. Io però stavolta non voglio parlare “delle donne” ma di una donna in particolare. Si chiamava Hena Begum, viveva a Dakha, in Bangladesh, aveva quindici anni ed è morta per emorragia, ammazzata da duecento colpi di frusta
di Nicoletta Tiliacos da PiùVoce dell'11 Febbraio 2011 [1644]

Paul Valadier, Lo spirituale e la politica, Lindau, pagine 96, € 12,50
Perché alla politica serve un’anima
Di Paul Valadier esce a giorni in libreria il volumetto Lo spirituale e la politica di cui anticipiamo la prefazione. In questo saggio l’autore affronta il rapporto tra la sfera spirituale e quella politica, proponendo un nuovo tipo di relazione tra le due sfere per promuovere il bene comune nelle democrazie. Paul Valadier, gesuita, teologo e filosofo, è professore emerito al Centre Sèvres di Parigi e uno dei più noti studiosi di Nietzsche
di Paul Valadier da Avvenire del 2 Febbraio 2011 [1643]

“Never again”, non una costatazione ma una battaglia. Nel giorno in cui si celebra la Giornata della Memoria, un gruppo di intellettuali ed esponenti del mondo ebraico ha proposto una lettura inconsueta e senz’altro più significativa di questa ricorrenza, partendo non dal ricordo storico, ma dal presente
"Never again", partiamo dal presente per non dimenticare la Shoah
È sbagliatissimo celebrare l’unicità dell’Olocausto. La tragedia che ha colpito sei milioni di ebrei è estendibile, come ha sottolineato Dan Diker, Segretario Generale del World Jewish Congress, a livello universale. Si guardi a ciò che è avvenuto in Cambogia, in Darfur, in Rwanda e ai tentativi di genocidio in Tibet e in Bosnia. E allora quello che i relatori della convention si sono chiesti è: cosa ha fatto la comunità internazionale per far fronte a un tale scempio? Quello che bisogna fare, come ha sottolineato Riccardo Pacifici, Presidente della Comunità Ebraica di Roma, è cambiare prospettiva: mettere da parte patetismi e parole di compassione nei confronti del popolo ebreo, mobilitarsi per la difesa dei cristiani arabi e preservare l’Europa dall’invasione incontrollata di esponenti islamici, potenzialmente pericolosi
di Alma Pantaleo da L'Occidentale del 27 Gennaio 2011 [1642]

Covano mostri spaventosi, in certe avanguardie dedite al culto della razionalizzazione e della scienza
Quel welfare svedese malato di eugenetica
Il bellissimo Ausmerzen, scritto e recitato magistralmente dall’attore e autore Marco Paolini, mercoledì scorso su La7, ha raccontato al pubblico televisivo italiano che cosa è stata l’eugenetica nazista. Molti, ma non tutti, sanno che il progetto eugenetico ha avuto una sua versione socialdemocratica e svedese, con effetti perduranti fino alla metà degli anni Settanta
di Nicoletta Tiliacos da PiùVoce del 28 Gennaio 2011 [1641]

Hannah Arendt, proprio pensando alla Shoah, ha scritto che c’è un male che non può essere perdonato, perché non sappiamo neanche come potrebbe essere adeguatamente punito. Usando l’immagine evangelica, meglio sarebbe che coloro che lo hanno commesso non fossero mai nati o che fosse stata legata loro al collo una macina da mulino e gettati nel mare
Nemmeno la Giornata della memoria può sostituire la nostra libertà
La “giornata della memoria” deve essere in qualche modo anche una giornata del perdono e della riconciliazione. Non con i carnefici e gli assassini, ma con noi stessi, con i nostri contemporanei e con le generazioni ci hanno preceduto. Lo dobbiamo in primo luogo alle generazioni future, non fosse altro per non tenerle incatenate agli errori e agli orrori commessi da coloro che sono venuti prima
di Sergio Belardinelli da Il Sussidiario del 27 Gennaio 2011 [1640]

Negli Stati Uniti fa furore un libro sulla nuova Shoah del nostro Meotti. L’Italia come sempre è in ritardo
Il fogliante giusto
Dal 1993, con l’inizio del processo di pace, a oggi sono stati 1.723 i civili uccisi in Israele in attentati terroristici. 1.723 nomi che vanno ripetuti e ricordati. Per non farli morire due volte. Perché, come una volta dichiarò il capo di stato maggiore israeliano Gabi Ashkenazi: “In Israele non ci saranno più numeri al posto dei nomi, non ci saranno più ceneri e fumo al posto di un corpo e un’anima”
di Edoardo Camurri da Il Foglio del 27 Gennaio 2011 [1639]

Deploro fortemente che uno scrittore come Céline sia stato tolto dal calendario delle celebrazioni per il 2011 in Francia
Ma io, filosemita, celebro Céline
Se di gloria letteraria si parla, Céline, riplasmatore del linguaggio, petite musique, affrescatore e medico delle miserie umane, è Céline. Ingiusto e ridicolo, cancellarlo dalle celebrazioni del 2011. Era un’occasione per comprendere, riscoprire, analizzare. L’odio, Spinoza dixit, non può mai essere buono
di Guido Ceronetti dal Corriere della Sera del 26 Gennaio 2011 [1638]

Se iniziamo ad analizzare il capitale sociale generalmente inteso non possiamo evitare di fare i conti con tutte quelle istituzioni e quelle testimonianze esemplari che, a partire, da una sensibilità strettamente religiosa, hanno immesso costantemente all’interno del tessuto della società italiana elementi di gratuità sotto la forma di accoglienza, relazione, compagnia. Si tratta di apporti decisivi ai fini della vita sociale che solo l’eccessiva attenzione data agli interessi (economici e politici) ha consentito fino ad oggi di lasciare in ombra, lasciando emergere una storia nazionale parziale, umanamente inconsistente e socialmente incomprensibile
Quella "strana" economia (dimenticata) che ha salvato l'Italia
Se si pone attenzione al dono si può ragionevolmente osservare come la società italiana non sia mai stata riducibile alle sole logiche dello scambio utile e quindi alle teorie della scelta razionale (o dell’utilità attesa) che le sostengono. La dimensione del dono mostra l’importanza di individui e gruppi la cui attività non è stata affatto riducibile alla pura logica di acquisizione, né alla semplice conquista di quote di possesso materiale o di potere politico. Chi ha sostanzialmente ed essenzialmente donato, accolto, accompagnato, ha implicitamente legittimato e insegnato il donare, l’accogliere e l’accompagnare. Ma, facendo questo, ha contribuito concretamente all’edificazione di quella trama sociale che sola consente un livello apprezzabile di vita socialmente significativa
di Salvatore Abbruzzese da Il Sussidiario del 24 Gennaio 2011 [1637]

Intervista ad Alfredo Mantovano
La Chiesa guarda agli atti pubblici, anche se il Cav. non è Carlo d’Austria
Da cattolico Alfredo Mantovano ricorda come la dottrina sociale della Chiesa inviti a guardare anzitutto ai comportamenti pubblici, cioè azione di governo e leggi. Atti concreti che «questo esecutivo ha fatto, ad esempio sulla difesa della vita» diversamente dal cattolico Prodi favorevole ai «Dico o a un testamento biologico para-eutanasico». Muove da qui l’analisi del sottosegretario all’Interno che affronta il Rubygate da magistrato, da politico e, appunto, da cattolico
di Lucia Bigozzi da L'Occidentale del 23 Gennaio 2011 [1636]

Un libro molto popolare fra i liberal americani dice che i tassi di natalità sono importanti come un discorso di Martin Luther King. Così la demografia condiziona le scelte della Casa Bianca
La culla democratica
Per i democratici è più che una certezza. È un mito. Come i superpoteri dei Kennedy o i sogni di Martin Luther King. E poco importa se la realtà, a volte, osa entrare in rotta di collisione con il mito; se i Kennedy erano umani (troppo umani) o se Martin Luther King votava repubblicano. I dettagli non possono scalfire un mito costruito con attenzione. E l’ultimo mito dell’intellighenzia liberal si chiama demografia
di Andrea Mancia da Il Foglio del 23 Gennaio 2011 [1635]

Dal Medioevo all’oggi, ma anche al domani, alla ricerca delle origini e quindi del profilo del vero capitalismo, che non poteva e non può prescindere dalla caritas cristiana
Non tutto è moneta. Tra Le Goff e Galasso, vinca il dono
Se per il medievista francese l’economia europea fino al secolo XII compreso rimane avvinta da una prevalente logica del dono (senza pensiero economico specifico e strumenti di crescita adatti, denaro compreso), oggi in molti ambienti si richiama invece l’importanza proprio del tema della gratuità, della costruzione di relazioni (positive) prima ancora che di beni e servizi, attualmente scambiati per mezzo di uno strumento monetario sempre più labile e per questo instabile
di Mario Taccolini da Il Sussidiario del 19 Gennaio 2011 [1634]

«È qualcosa di incredibile: si è aperta un’inchiesta e si sono usate delle intercettazioni per qualcosa che attiene alla sfera morale»
Giusto resistere. Calpestate le libertà individuali
«La cosa ridicola è che tutto questo accade in un Paese come l’Italia, dove di solito chi si azzarda a sbandierare la necessità di una morale sessuale si prende immediatamente una pernacchia. Quando non viene bollato come bacchettone, o omofobo nel caso si permettesse di commentare, chessò, l’omosessualità di un politico. Che Berlusconi debba rispondere in tribunale nel caso di violazione della legge o di abuso della propria carica, è ovviamente sacrosanto. Ma che si utilizzino strumenti investigativi per verificare “reati” attinenti alla sfera morale e sessuale, è inaccettabile. E che addirittura si intercettino le conversazioni di persone solo perché sono entrate in una casa privata, e i loro nomi e volti poi finiscono sui giornali - senza che sia dimostrato alcun reato - è una cosa inaudita»
di Luigi Mascheroni da Il Giornale del 19 Gennaio 2011 [1633]

Qui sono in gioco persone la cui privacy e dignità sono state violate due volte
L'attacco alle libertà individuali
Qui, le (supposte) «distrazioni» di Berlusconi - delle quali, se passibili di sanzione giudiziaria, risponderà eventualmente in Tribunale - non c'entrano; qui sono in gioco persone le cui libertà individuali, fra le quali quella alla privatezza e alla dignità, sono state violate due volte: innanzi tutto, per essere state monitorate solo perché avevano frequentato le abitazioni private del presidente del Consiglio; in secondo luogo, per essere, adesso, segnate con un marchio morale di infamia agli occhi dell'opinione pubblica
di Piero Ostellino dal Corriere della Sera del 17 Gennaio 2011 [1632]

Il modello economico italiano, emerso negli anni Settanta sotto la pressione di sinistra e sindacalismo estremi, offre garanzie economiche di tipo irrealistico o socialmente ingiuste. Dovrà cambiare
Così si abbattono le garanzie che frenano l'Italia
La via giusta non è accettare una riduzione secca delle garanzie, ma creare nuove garanzie compatibili con la realtà. La priorità è trovarle e applicarle nel mondo produttivo, in quanto è il motore di creazione della ricchezza che poi può essere ridistribuita
di Carlo Pelanda da Il Sussidiario del 18 Gennaio 2011 [1631]

Lo stabilimento di Mirafiori ha votato: i sì hanno vinto con il 54% dei suffragi, dopo settimane di dura polemica
Chi apprezza il modello tedesco sa che è molto simile a quello Marchionne?
Ancora una volta si dovuto constatare che l'Italia è un Paese malato di retorica. Che una normale vertenza sindacale si sia trasformata in una sorta di "giudizio di Dio", di scontro definitivo tra il "bene" e il "male", tra i "puri" e i "venduti" e che a determinare tale rappresentazione deformata e patetica della realtà abbiano concorso tanti "pifferai della rivoluzione" che una fabbrica l'hanno vista solo in cartolina, è il vero insulto alla dignità di quei lavoratori che, votando in piena libertà a favore dell'accordo, hanno assicurato un futuro anche dei colleghi caduti nella trappola della retorica e della ideologia
di Giuliano Cazzola da L'Occidentale del 16 Gennaio 2011 [1630]

Giorgio Merli, Elena Gelosa e Marco Fregonese, Surpetere, Guerini e associati, pagg. 230, € 24,50
Perché l’Italia non prova a "surpetere" per vincere la crisi?
Come ha detto Sergio Marchionne al Meeting di Rimini rivolgendosi ai giovani, «non è importante la strada che sceglierete, è molto più importante l’approccio con cui deciderete di percorrerla». In pratica, «saper stare un passo avanti agli altri uscendo dalle tradizionali dinamiche competitive e avendo la capacità di reinventarsi quando serve»
di Gianfranco Fabi da Il Sussidiario del 13 Gennaio 2011 [1629]

Appello di “alcuni cattolici gratissimi” affinché il Papa non riaccenda le confusioni sincretiste
Santità, fugga lo spirito di Assisi
Al cattolico «deve risultare nettamente che non esistono "le religioni" in generale, che non esiste una comune idea di Dio e una comune fede in Lui, che la differenza non tocca unicamente l’ambito della immagini e delle forme concettuali mutevoli, ma le stesse scelte ultime...»
da Il Foglio dell'11 Gennaio 2011 [1628]

Scampate anche alle crociate, le idee dei «puri» sopravvissero oltre il Duecento e il loro influsso aiuta a capire la caccia alle streghe e il successo della Riforma
La confessione degli ultimi catari
Elena Bonoldi Gattermeyer, Il processo agli ultimi catari. Inquisitori, confessioni, storie, Jaca Book, pagine 336, € 24,00
da Avvenire del 12 Gennaio 2011 [1627]



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